DOUG SCHMUDE – Delta Blues & Vacuum Tubes

delta-blues-and-vacuum-tubes (1)

DOUG SCHMUDE
DELTA BLUES & VACUUM TUBES
Lost Hubcap 2026

Cantautore nato a Baton Rouge in Louisiana, cresciuto tra Texas e Oklahoma, si è spostato più volte tra Colorado e Nashville fino all’attuale residenza nel sud della California. In Tennessee Doug Schmude ha fatto parte del duo di blues acustico Hot Foot Delta prima di dedicarsi a una carriera solista. Nel 2019 abbiamo scritto di Burn These Pages, quarto album del suo percorso inciso quasi in solitudine. L’anno dopo è uscito l’EP di sette canzoni Mileposts sempre tra folk e Americana, seguito da un paio di altri EP digitali. Chitarrista noto per l’uso espressivo della slide e per un songwriting viscerale, radicato nella tradizione, suona quasi tutti gli strumenti anche in questo nuovo disco. Nella presentazione ha dichiarato: “È da anni che desidero realizzare questo disco, per mettere in luce il versante blues della mia scrittura e del mio modo di suonare e per rendere omaggio ad alcuni dei miei più grandi punti di riferimento in ambito blues”. E così ha fatto, suonando chitarra acustica, elettrica e Resonator, armonica, washboard, saltuariamente basso e batteria, aiutato da Doug Driesel al basso, Brandon Allen e Paul Chris alla batteria. Delta Blues & Vacuum Tubes è un disco ruvido e sincero, cantato con una voce sporca e grinzosa, una testimonianza della passione per il blues. Un pregio è sicuramente il brillante lavoro alla chitarra, specialmente della slide ispida e paludosa che coglie alla perfezione l’essenza di un suono blues granuloso, graffiante e dal ritmo incalzante, intriso di influenze rock e di elementi di Americana. Non conta più di tanto la fantasia compositiva, quanto l’atmosfera e il suono come nella frenetica Thunderbirds influenzata dagli ZZ Top, dei quali viene ripresa la cadenzata e inquieta I’m Bad, I’m Nationwide con un arrangiamento prevalentemente acustico. Mississippi John Hurt viene omaggiato con il delizioso country-blues Make Me A Pallet On Your Floor, Charlie Patton con una rivisitata Moon Goin’ Down. Tra i brani autografi si lasciano preferire l’ironica The Devil Was My Uber Driver con un’intro di chitarra acustica, il rock bluesato When We Get Paid in cui emerge la slide con un testo sulla fatica del lavoro e sull’attesa del pagamento dovuto e l’acustica Dry Country Blues con una Resonator insistente.

Paolo Baiotti

Tags:

Lascia un commento