Posts Tagged ‘Doug Schmude’

DOUG SCHMUDE – Burn These Pages

di Paolo Baiotti

21 febbraio 2019

BurnThesePages[1118]

DOUG SCHMUDE
BURN THESE PAGES
Lost Hubcap 2018

Nato a Baton Rouge in Louisiana, cresciuto in Texas e Oklahoma, Doug ha vissuto in otto stati diversi. Ha iniziato a scrivere e a suonare dal vivo in Colorado a Boulder negli anni novanta, poi si è trasferito a Nashville dove ha formato un duo di blues acustico, Hot Foot Delta che ha riscosso notevoli apprezzamenti in Tennessee testimoniando la sua passione per il Delta Blues. Attualmente risiede nel sud della California, dove suona prevalentemente da solo alternando brani storici di blues alle sue composizioni, che formano la base dei quattro dischi che ha inciso, a partire da A New Century del 2003, seguito da All These Avenues del 2014 e Ghost Of The Main Drag del 2017, fino a Burn These Pages, autoprodotto l’anno scorso e registrato a Irvine negli Old Mill Studios. Doug ha fatto quasi tutto da solo: ha composto i brani dell’album, eccetto una cover, canta, suona chitarra, basso e talvolta anche batteria e tastiere. L’up-tempo melodico di Setting Fires On The Moon interpretato con voce morbida e arrangiato con gusto apre il disco, che prosegue con la ballata confidenziale Just The Night, nulla di speciale, e con la ritmata Crescent City Home in cui si apprezza una slide incisiva. Nella parte centrale trovano spazio i brani migliori: la border-song El Tren de la Muerte, ispirata dal libro The Beast del giornalista di El Salvador Oscar Martinez che racconta la storia della rotta migratoria che dal Centro America attraversa il Messico fino al confine con gli Usa con accenti western che potrebbero appartenere a Tom Russell o Dave Alvin, il brioso folk Silas James, racconto sull’immaginario proprietario di un negozio di dischi che usa la musica per aiutare i suoi clienti e Worry Stone, brano intimo e riflessivo con il violino di Georgiana Hennessy e un cameo vocale della cantautrice Carter Sampson. La seconda parte del disco è più grintosa con la ritmata The Light, il robusto rock di Salt e il roots-rock Enough Rope, cover di Chris Knight che si alternano alla sofferta My Daddy’s Musket, ispirata dalla storia di una donna della Carolina del Nord che riceve ancora una pensione legata alla Guerra Civile in cui il padre aveva combattuto per entrambe le parti, circostanza che la costringe a sopportare insulti da sudisti che la considerano una traditrice e all’accorata ballata Burn These Pages, che chiude un album di discreto livello.