MANDOLIN’ BROTHERS – Restless

mb

MANDOLIN’ BROTHERS
RESTLESS
Ultra Sound Records 2026

Chissà se Jimmy Ragazzon (voce e armonica) e Paolo Canevari (chitarra elettrica e slide), quando hanno iniziato come duo country-blues acustico supportando la Treves Blues Band nel settembre del ’79 avrebbero mai immaginato di essere ancora insieme a guidare il sestetto dei Mandolin’ Brothers, forse la migliore band di roots-rock italiana. La prima versione elettrica è datata 1981, ma per l’esordio discografico, dopo innumerevoli difficoltà, esperienze e cambi di formazione hanno dovuto aspettare il 2001, quando è uscito For Real. Da allora ne hanno pubblicati altri cinque fino a ‘6’ datato 2019 e prodotto da Jono Manson. Ci sono voluti altre sette anni per poter ascoltare Restless, registrato con l’aiuto di un riuscito crowfunding che ha confermato l’affetto di uno zoccolo duro di appassionati. Da più di 15 anni la formazione si è stabilizzata con la sezione ritmica formata da Joe Barreca (basso) e Daniele Negro (batteria) ai quali si sono aggiunti i polistrumentisti Marco Rovino (chitarra e mandolino) e Riccardo Maccabruni (voce, piano, Hammond e fisarmonica). Restless conferma le qualità della formazione vogherese, dei veri artigiani indipendenti che hanno raggiunto una capacità notevole in ogni fase, dalla scrittura all’interpretazione, dal suono agli arrangiamenti. Registrato allo studio Casemate di Pontecurone (AL) con la coproduzione di Marco Alberto Matti, è l’album più maturo, elettrico e tosto del loro percorso, evidenziando i contributi essenziali di ognuno dei componenti, un lavoro di gruppo che non ha punti deboli. Al roots-rock vigoroso di This Weight è affidata l’energica apertura, impreziosito dal break strumentale di armonica e chitarra, seguito dalla bluesata title track, interpretata con tonalità più oscure da Jimmy e dalla deliziosa ballata Last Call, affidata alla voce morbida di Maccabruni, coautore del brano con Canevari. L’unica cover è piazzata nel centro del disco: non si tratta di un brano qualunque ma di un capolavoro del maestro Dylan nascosto a lungo (scritto nell’83 e pubblicato solo nel ’91), Blind Willie McTell che i Mandolin’ interpretano senza timore con un notevole arrangiamento strumentale. Si prosegue con Searching (for Gaza) che si distingue non solo musicalmente, ma anche per il drammatico messaggio del testo, con la ballata Near You rinvigorita da Hammond e chitarra elettrica e con Nothing Special tra Little Feat e Stones, in cui si inseriscono il piano dell’ospite Nicolò Moschera e la slide, per chiudere con la brillante Upon My Soul dove viene lasciato spazio agli intrecci tra le chitarre di Rovino e Canevari che si inseguono allegramente.
Non c’è nulla di superfluo in questo album, otto tracce per 37’ di roots-rock esemplare.

Paolo Baiotti

Tags:

Lascia un commento