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	<title>Late For The Sky</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>Rock &amp; Pop, le recensioni di LFTS 6</title>
		<link>http://www.lateforthesky.org/2010/08/25/rock-pop-le-recensioni-di-lfts-6/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Bad Company]]></category>
		<category><![CDATA[Jimmy Thackery And The Drivers]]></category>
		<category><![CDATA[Lynyrd Skynyrd]]></category>
		<category><![CDATA[Mott The Hoople]]></category>
		<category><![CDATA[Uriah Heep]]></category>

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		<description><![CDATA[LIVE MADNESS 
a cura di Paolo Baiotti
Il mercato discografico è difficilmente controllabile. Etichette indipendenti o affiliate alle majors si moltiplicano, come le pubblicazioni di dischi incisi dal vivo. L&#8217;abitudine di registrare Instant Live e di venderli dopo i concerti ha preso piede; iniziato con jamband come Widespread Panic e Phish, il fenomeno si è ampliato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LIVE MADNESS </strong></p>
<p><em>a cura di Paolo Baiotti</em></p>
<p>Il mercato discografico è difficilmente controllabile. Etichette indipendenti o affiliate alle majors si moltiplicano, come le pubblicazioni di dischi incisi dal vivo. L&#8217;abitudine di registrare Instant Live e di venderli dopo i concerti ha preso piede; iniziato con jamband come Widespread Panic e Phish, il fenomeno si è ampliato a gruppi di ogni genere musicale, dagli Allman Brothers ai Pearl Jam, dagli Who ai Black Crowes. Per non parlare delle reunion, ormai all&#8217;ordine del giorno. Tra le pubblicazioni più recenti ne abbiamo scelte alcune di particolare interesse per gli appassionati di classic rock e rock blues.  </p>
<p> </p>
<p><strong>BAD COMPANY<img class="alignright size-thumbnail wp-image-2005" title="bad company" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/bad-company-150x150.jpg" alt="bad company" width="150" height="150" /></strong><br />
<strong>Hard Rock Live</strong><br />
<strong>2009 Image CD+DVD</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nati dall&#8217;incontro di Paul Rodgers (ex Free) con Mike Ralphs (ex Mott The Hoople) sono stati una delle band più popolari degli anni &#8216;70. Classico hard rock con influenze blues e un pizzico di country, caratterizzato dalla formidabile voce di Rodgers, con la brillante sezione ritmica formata da Simon Kirke (batteria, ex Free) e Boz Burrell (basso, ex King Crimson). Hanno registrato sei albums tra il 1974 e il 1982, poi si sono sciolti. Nel 1986 Ralphs e Kirke hanno riformato il gruppo senza Rodgers, ottenendo risultati discreti. Nel 1999 c&#8217;è stata la prima reunion con Rodgers in occasione della registrazione di alcuni brani nuovi per la doppia eccellente raccolta <em>Original Bad Company Anthology</em>. Dieci anni dopo Rodgers, Kirke e Ralphs sono tornati insieme per un concerto a Hollywood Fl. recentemente pubblicato dalla Image (nel frattempo Boz è morto, sostituito da Lynn Sorensen al basso). Non mi aspettavo molto, invece il concerto è eccellente. Rodgers è in gran forma, sia fisica che vocale, confermandosi uno dei migliori vocalist in ambito rock blues. Ralphs se la cava egregiamente, affiancato dalla preziosa chitarra da Howard Leese (ex Heart) e la sezione ritmica non è da meno. La scaletta ripercorre la storia del gruppo, con sei brani tratti dall&#8217;omonimo album d&#8217;esordio tra i quali la title track, lo splendido slow <em>Seagull </em>e la trascinante <em>Can&#8217;t Get Enough</em>. Da <em>Straight Shooter </em>spiccano il singolo <em>Feel Like Makin&#8217; Love</em>, perfetta fusione di rock e melodia e la ballata <em>Shooting Star</em>. <em>Run With The Pack </em>e <em>Simple Man </em>sono le tracce migliori dal terzo disco, mentre la title track <em>Burning Sky </em>è l&#8217;unico estratto dal quarto lavoro, inferiore ai precedenti. Il DVD ha un brano in più e una buona qualità visiva. Il buon esito della reunion ha convinto la band a effettuare un tour inglese nell&#8217;aprile del 2009, seguito da dieci date estive negli Usa, replicate quest&#8217;anno.</p>
<p> </p>
<p><strong>MOTT THE HOOPLE</strong><br />
<strong>Live At HMV Apollo 2009</strong><br />
<strong>2009 Concert Live 3 CD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-2006" title="mott" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/mott-150x150.jpg" alt="mott" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche i leggendari Mott The Hoople si sono riuniti dopo trentacinque anni. Tre concerti a Londra (diventati cinque) nell&#8217;ottobre del 2009 al glorioso Hammersmith Odeon, nei quali Ian Hunter (voce, piano, chitarra), Verden Allen (tastiere), Mike Ralphs (chitarra) e Overend Watts (basso) hanno commosso un pubblico quasi incredulo. Il batterista Dale Griffin, seriamente malato, ha partecipato ai bis, sostituito dall&#8217;esperto Martin Chambers. I Mott sono stati una band di culto, non hanno avuto un successo pari alle loro capacità, hanno gestito male la loro carriera a causa di problemi di management (e per i loro rapporti interpersonali turbolenti), ma hanno avuto grande influenza sul glam rock inglese degli anni &#8216;70. La carriera solista di Ian Hunter è stata alterna, con momenti di splendore (basta ascoltare il recente <em>Man Overboard</em>), mentre Mike Ralphs ha raggiunto platee immense con i Bad Company. Ma i Mott sono ancora adorati da un consistente zoccolo duro di fan e il concerto del primo ottobre, pubblicato integralmente su CD, conferma la grandezza della band e la solidità di un repertorio notevole. Forse Ian non è molto credibile a settant&#8217;anni a cantare testi da adolescente incazzato, ma se non altro è in buona compagnia! I Mott dal vivo sono sempre stati una band potente, trascinante, a tratti un po&#8217; confusionaria; caratteristiche confemate nelle due ore abbondanti del concerto londinese, aperto da <em>Hymn For The Dudes</em>, seguita dalla grintosa <em>Rock &amp; Amp</em>; <em>Roll Queen </em>e da una discreta cover di <em>Sweet Jane</em>. La prima parte molto tirata prosegue con <em>One Of The Boys </em>e <em>Moon Upstairs</em>; è il momento di rallentare con due splendide ballate, <em>The Original Mixed Up Kids </em>e la commovente <em>I Wish I Was Your Mother </em>(con Hunter all&#8217;armonica). <em>Ready For Love </em>è un omaggio ai Bad Company, poi si torna ai Mott con <em>Born Late &#8216;58 </em>(un po&#8217; caotica), seguita dall&#8217;autobiografica <em>Ballad Of Mott </em>(deliziosa) e da una travolgente <em>Angeline</em>. Il secondo dischetto si apre con il devestante medley <em>Walking With A Mountain / Jumping Jack Flash</em>, seguito da <em>The Journey </em>(uno dei capolavori della band) introdotta da una strofa di <em>Like A Rolling Stone</em>. Siamo alla parte finale del concerto, con il classico <em>The Golden Age Of Rock &#8216;n Rol</em>l, seguito da <em>Hanaloochie Boogie</em> e dal rock irresistibile di <em>All The Way From Memphis</em>. I  bis comprendono l&#8217;epica <em>Roll Away The Stone </em>e <em>All The Young Dudes</em>, superba title track dell&#8217;album omonimo prodotto da David Bowie che diede il primo grande successo alla band. La cover di <em>Keep A Knockin&#8217; </em>e la melanconica ballata <em>Saturday Gigs</em>, cantata meravigliosamente da Ian, concludono un concerto sicuramente indimenticabile per chi ha avuto la fortuna di essere presente. Il terzo dischetto comprende un video e immagini di archivio. Reperibile sul sito <span style="text-decoration: underline;">http://www.concertlive.co.uk/</span>.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>                      </p>
<p><strong>LYNYRD SKYNYRD</strong><br />
<strong>Live From Freedom Hall </strong><br />
<strong>2010 Roadrunner CD+DVD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-2007" title="lynyrd" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/lynyrd-150x150.jpg" alt="lynyrd" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sorte continua ad accanirsi contro i gloriosi Skynyrd; l&#8217;anno scorso sono deceduti lo storico pianista Billy Powell e il bassista Ean Evans (che aveva sostituito Leon Wilkeson, anche lui mancato improvvisamente), ma la band sudista non molla. Lo zoccolo duro della formazione attuale è costituito dal chitarrista Gary Rossington, unico sopravvissuto della band originale (un po&#8217; malmesso pure lui), dal cantante Johnny Van Zant (fratello del grande Ronnie) presente dalla reunion del 1987 e dal chitarrista Rickey Medlocke, con gli Skynyrd per breve tempo anche negli anni &#8216;70. Un nuovo disco dal vivo è stato pubblicato in formato audio e video, registrato nel giugno del 2007 con Powell e Evans nella band e non è affatto brutto. Nonostante tutto i Lynyrd tengono benissimo il palco: la voce di Johnny è sempre all&#8217;altezza, Rossington cesella con la sua slide quando è necessario e Medlocke schitarra senza esagerare con il nuovo arrivato Mark Matejka (un po&#8217; troppo ai confini con il metal in alcuni frangenti): Non possiamo attenderci sorprese dal repertorio, ma non è tutto scontato. L&#8217;unico brano recente è la ballata patriottica <em>Red White And Blue</em>, e questo un po&#8217; mi spiace perchè gli ultimi album hanno qualche brano valido. Per fortuna vengono ripescate tracce meno sfruttate dal passato come le due splendide ballate <em>Simple Man </em>e <em>The Ballad Of Curtis Loew </em>o le più ritmate <em>Workin&#8217; </em>e <em>Travelin&#8217;Man</em> (con un duetto virtuale tra Johnny e Ronnie ripreso in video). Sempre commovente <em>Tuesday&#8217;s Gone</em>, fluida e coinvolgente <em>Call Me The Breeze</em>. Inevitabile la doppietta conclusiva di <em>Sweet Home Alabama </em>e dell&#8217;immortale <em>Free Bird</em>, con la prima parte lenta e soffusa impreziosita dal piano di Powell e il cambio di ritmo che precede l&#8217;infuocata e indimenticabile cavalcata chitarristica che ha reso celebre Allen Collins (oggi sostituito da Medlocke). Il pubblico della Freedom Hall di Louisville, Kentucky, gradisce ogni minuto del concerto e noi non possiamo certo smentirli. Un&#8217;aggiunta sicuramente non indispensabile alla discografia degli Skynyrd, ma che non riesco a definire superflua.   </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>URIAH HEEP</strong><br />
<strong>Live At The Sweden Rock Festival 2009</strong><br />
<strong>2010 Edel CD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-2008" title="heep" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/heep-150x150.jpg" alt="heep" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il chitarrista Mick Box continua a guidare gli inossidabili Uriah Heep, una delle band più longeve dell&#8217;hard rock britannico. L&#8217;attuale formazione comprende il bassista Trevor Bolder già presente negli anni &#8216;70, tornato nel 1983 dopo qualche anno di pausa, Bernie Shaw (voce) e Phil Lanzon (tastiere) nel gruppo dalla seconda metà degli anni &#8216;80. Solo il batterista Russell Gilbrock è un acquisto recente. Dunque una band esperta e amalgamata che nel 2008 ha pubblicato un album in studio, <em>Wake The Sleepers</em>, seguito da un lungo tour. Molto popolari nei paesi nordici e nell&#8217;est europeo, gli Heep sono tornati a suonare negli Usa e mantengono un seguito significativo. Dal vivo non tradiscono; hanno un repertorio consistente che alternano con qualche brano nuovo. Questo dischetto registrato il 3 giugno dell&#8217;anno scorso si apre con <em>Sunrise</em>, in bilico tra hard rock e progressive con gli intrecci tra chitarra e tastiere che hanno sempre caratterizzato il gruppo. La ritmata <em>Steelin&#8217;</em> precede il classico <em>Gypsy</em>, un riff che gli <em>headbangers</em> riconoscono all&#8217;istante. L&#8217;up tempo di <em>Look At Yourself </em>evidenzia le qualità di Bernie Shaw che riesce a riproporre anche le parti urlate di David Byron, il cantante della formazione originale. <em>Ghost Of The Ocean </em>e <em>Angels Walk With You</em>, tratte dal disco più recente, non si distinguono particolarmente; meglio l&#8217;epica <em>July Morning</em>, una delle composizioni più complesse degli Heep con cambi di ritmo e un assolo in crescendo notevole. La frenetica <em>Easy Living </em>e il bis <em>Lady In Black </em>chiudono il dischetto, di buona qualità audio pur essendo un “official bootleg”. Altri concerti sono stati registrati e possono essere acquistati sul sito <span style="text-decoration: underline;">www.concertlive.co.uk</span> .</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>JIMMY THACKERY AND THE DRIVERS</strong><br />
<strong>Live In Detroit</strong><br />
<strong>2010 Dixie Frog CD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-2009" title="thackery" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/thackery-150x150.jpg" alt="thackery" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La discografia di Thackery con i suoi Drivers (formazione più volte cambiata) ha superato quota dieci. Nel corso degli anni il rock blues dei primi tempi sullo stile dei Nighthawks (band di provenienza di Jimmy) ha assunto sfaccettature diverse, con influenze rock, country, soul e surf. Questo è il secondo disco dal vivo dopo <em>Wild Night Out </em>del 1995. Registrato in un club di Auburn Hills nel novembre 2009 ha la particolarità di privilegiare tracce strumentali. L&#8217;opener <em>Don&#8217;t Lose Your Cool </em>di Albert Collins, un blues veloce swingato e trascinante, apre la serata con una serie di improvvisazioni di Jimmy, accompagnato dagli esperti Russ Wilson alla batteria e Mark Bumgarner al basso, seguito da <em>Solid Ice</em>, title track dell&#8217;album del 2007, brano d&#8217;atmosfera di gran classe con la chitarra protagonista di un primo assolo composto e di un secondo scatenato. <em>Daze In May </em>ci riporta agli anni &#8216;50 tra rockabilly e surf; leggero e scorrevole, confermando la poliedricità del musicista. Il mid tempo blues <em>Big Long Buick </em>è il primo brano cantato, mentre <em>Land Locked </em>è uno strumentale surf-rock intenso e convincente. La dura <em>Detroit Iron </em>è inferiore alle precedenti, meglio il raffinato slow <em>Love My Baby </em>di Memphis Slim (l&#8217;assolo centrale è da antologia), cantato con i giusti toni morbidi. La grintosa <em>Bomb The Moon </em>è il quinto e ultimo strumentale, forse il meno azzeccato, <em>Eat It All </em>un mid tempo con un crescendo interessante (ma la voce ha qualche limite). Si chiude alla grande con <em>Blinking Of An Eye</em>, dimostrazione dell&#8217;evoluzione di Thackery come compositore, una canzone lenta e sofferta tra soul e pop, nobilitata da un assolo eccellente.</p>
<p>( a cura di <em>Paolo Baiotti</em>)</p>
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		<title>Rock &amp; Pop, le recensioni di LFTS 5</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 08:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Deep Purple]]></category>
		<category><![CDATA[Huriah Heep]]></category>
		<category><![CDATA[John Hammond]]></category>
		<category><![CDATA[Jon Lord]]></category>
		<category><![CDATA[Kiss]]></category>
		<category><![CDATA[Ray Davies]]></category>
		<category><![CDATA[The Hoockie Coochie Men]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura del nostro Daniele Ghisoni, una carrellata di recenti uscite discografiche dei protagonisti dei bei tempi che furono. Celebrazioni, ricordi, dischi nuovi ma anche e sopratutto una musica che decisamente si rifiuta di invecchiare.
URIAH HEEP
Celebration
2009 Edel CD + DVD
Per celebrare il quarantesimo anniversario della pubblicazione del primo, stupendo album Very Heavy… Very Umble, famoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A cura del nostro Daniele Ghisoni, una carrellata di recenti uscite discografiche dei protagonisti dei bei tempi che furono. Celebrazioni, ricordi, dischi nuovi ma anche e sopratutto una musica che decisamente si rifiuta di invecchiare.</p>
<p><strong>URIAH HEEP</strong><br />
<strong>Celebration<br />
2009 Edel CD + DVD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1992" title="uriah heep" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/uriah-heep-150x150.jpg" alt="uriah heep" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per celebrare il quarantesimo anniversario della pubblicazione del primo, stupendo album <em>Very Heavy… Very Umble</em>, famoso non solo per il suono innovativo della band, ma anche per una delle copertine più macabre e inquietanti nella storia della musica rock, gli Huriah Heep, guidati da sempre dal chitarrista e mente del gruppo Mick Box, pubblicano questo <em>Celebration</em> che è stata una vera sorpresa anche per uno come il sottoscritto che li ha sempre amati alla follia. Completano la formazione attuale Bernie Shaw, voce, Phil Lanzon alle tastiere, Trevor Bolder al basso e Russell Gilbrok, drums che ha sostituito il batterista storico Lee Kerslake, che aveva lasciato per motivi di salute un paio di anni orsono. Il nucleo è lo stesso da anni: ottimi strumentisti che hanno pubblicato <em>I Wake The Sleeper</em>, il buon album di studio inciso nel 2008 dopo oltre dieci anni dal precedente. Il  cantante David Byron, grande frontman, è purtroppo scomparso da anni, dopo una breve carriera solista. Lo stupendo tastierista, arrangiatore e coautore delle più belle e famose canzoni della band, Ken Hensley, continua una prestigiosa carriera ricca di soddisfazioni. Ma se il suono è cambiato rivolgendosi a sonorità piu corpose e avvolgenti, lo spirito degli Huriah Heep non è mai venuto meno, basta ascoltare questo lavoro che ci offre ben quattordici brani. Due sono nuovi (<em>Only Human </em>e <em>Corridors Of Madness</em>) gli altri ci ripropongono canzoni immortali come <em>Sunrise, Stealin, The Wizard, Easy Livin, Lady In Black, Gypsy </em>e <em>Free And Easy</em>, tutte riproposte in una nuova versione. Stupenda la confezione in digipack del dischetto, con un booklet ricco di foto, notizie e con i testi delle canzoni. Il DVD ci offre uno stupendo concerto registrato al The Sweden Rock Festival dello scorso anno, con la band in forma smagliante che ci offre quarantacinque minuti di musica che continua e continuerà a farci sognare.</p>
<p> </p>
<p><strong>JOHN HAMMOND<br />
Rough &amp; Tough<br />
2009 Chesky Records CD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1993" title="john hammond" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/john-hammond-150x150.jpg" alt="john hammond" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quasi cinquanta anni di carriera, forse il più grande interprete ed esecutore bianco della musica blues di tutti i tempi, riesce ancora a stupirci con un nuovo album, grazie a una voce calda e coinvolgente, un tocco chitarristico unico, unito alle sonorità stupende che riesce a trarre dalla sua armonica. Con un palmares di un Grammy Award e un WH. Handy Award, oltre a diverse nomination, il 26 giugno di quest’anno ha suonato il suo 4 millesimo concerto. Una produzione discografica enorme, oltre trenta album, iniziata nel 1962, ma con pochissimi lavori non all’altezza. Hammond è soprattutto interprete, perché ha scritto pochissimo, delle canzoni di tutti i grandi del blues, da Muddy Waters e Chuck Berry a Jimmy Reed e Son House; da Sonny Boy Williamson a Howlin Wolf, solo per citarne alcuni, ma un brano già ascoltato migliaia di volte nella sua esecuzione riesce a dare ancora nuove sensazioni che ti coinvolgono in modo unico. Quindici brani, classici senza tempo, prodotti da G.Love, nei quali John si fa aiutare da Stephen Hodges alla batteria, Marty Baloou al basso e Bruce Katz alle tastiere e John suona acoustic and 12 strings guitar, National steel e armonica. Il disco è stato registrato nel novembre del 2008 in NYC, alla St. Peter Episcopal Church. Le canzoni, quasi tutte già interpretate da John, si susseguono senza sosta, una più bella dell’altra: <em>My Mind Is Ramblin </em>del suo idolo Howlin’ Wolf, <em>She’s Though, Chattanuga Choo Choo,</em> il classico di Glen Miller davvero stupendo. Poi, <em>Statesboro Blues </em>di Willie McTell, <em>I Can Tell </em>di Bo Diddley, <em>No Place To Go, It Hurts Me Too </em>di Elmore James, <em>I Can’t Be Satisfied </em>di Muddy Waters, solo per citarne alcune. Notevole il booklet allegato, con notizie e foto, per un disco da non perdere.</p>
<p> </p>
<p> <br />
<strong>KISS<br />
Ikons<br />
2009 Mercury Box 4CD<br />
Sonic Boom<br />
2009 Mercury Box 2CD + DVD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1995" title="kiss" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/kiss-150x150.jpg" alt="kiss" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> <br />
Ace Frehley, il chitarrista storico dei Kiss, ha appena pubblicato <em>Anomaly</em>, un disco in gestazione dagli anni ’90 poi rimandato per le sue vicissitudini personali, l’abbandono e il rientro nella band in varie riprese, con alcuni brani scritti e incisi recentemente, veramente un bel dischetto degno di un grande musicista. Ma ai fan della band consiglio soprattutto queste due chicche: <em>Ikons</em> è un cofanetto con oltre sessanta brani, in una bellissima confezione con un libretto che racconta la storia della band ricco di foto inedite e altre delizie. Le note si aprono con “<em>Sono quattro, quattro volti, quattro eroi, quattro icone</em>”. Ogni CD è dedicato a un componente del gruppo e raccoglie le canzoni più belle e famose dallo stesso scritte e cantate. Di Gene Simmons, detto “The Demon”, troviamo tra le altre <em>Deuce, Lager Than Life </em>e <em>Radioactive</em>. Di “The Star Child” Paul Stanley ricordo <em>Detroit Rock City, Rock Bottom, Strutter </em>e <em>Mr. Speed</em>: Di “Spaceman” Ace Freheley possiamo ascoltare <em>Talk To Me, Dark Light </em>e <em>Snow Blind</em>. Infine, “The Cat Man” Peter Criss ci offre le stupende <em>Beth, Black Diamond </em>e <em>Getaway</em>. Il box è consigliato anche per il prezzo contenutissimo.<br />
<em>Sonic Boom </em>è invece il nuovo album della band, pubblicato in concomitanza col nuovo tour che porterà il gruppo per tutto il mondo, il primo disco in studio dal 1998. Il suo ascolto ha tolto ogni dubbio sulla utilità dell’operazione: un buon album di rock and roll, undici brani nuovi composti da Simmons e Stanley, alcuni col chitarrista Tommy Thayer. I miei brani preferiti sono <em>Russian Roulette, Say Yeah </em>e <em>Hot And Cold</em>, ma anche gli altri non sono davvero male. Questo box è una edizione limitata, una confezione deluxe in ogni senso, contenente anche un CD antologico e un DVD con un concerto inedito registrato al River Plate Stadium di Buenos Aires il 9 Aprile di questo anno.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DEEP PURPLE<br />
Live At Long Beach Arena<br />
2009 Purple Records 2CD<br />
Live Encounters<br />
2010 Purple Records 2CD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1996" title="deep purple" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/deep-purple-150x150.jpg" alt="deep purple" width="150" height="150" /></strong><br />
 <br />
Si tratta di due stupendi concerti dei Deep Purple, uno dei quali sino a oggi assolutamente inedito, mentre il primo che fu pubblicato nel 1995 dalla King Biscuit Flower Hours col titolo <em>Deep Purple In Concert</em>, registrato durante il Tour U.S.A. del 1976 con materiale raccolto alla meno peggio, tratto sia dal concerto alla Long Beach Arena del 26 gennaio che da quello registrato a Springfield il 27 febbraio. Il gruppo con i vecchi Jon Lord e Ian Paice, orfano di Ian Gillan, Ritchie  Blackmore e Roger Glover, è in un periodo musicale di transizione, malgrado la presenza della voce di Dave Coverdale, del basso di Glenn Hughes, impegnato anche come seconda voce, oltre all’astro nascente delle chitarra Tommy Bolin, giovanissimo talento di fama mondiale che portò nuove sonorità funky jazz nel suono della band, facendo però storcere il naso ai fan più integralisti. Questo concerto, qui propostoci nella sua integrità, è l’unica testimonianza ufficiale di quel periodo troppo breve ma stupendo, con la band in forma smagliante. Le date successive furono deludenti, alcune furono sospese e altre soppresse per i problemi di droga di Glenn e Tommy. Due CD con ventuno brani, oltre un’ora e mezza di musica incredibile, con i maggiori successi della band: <em>Burn, Lady Dark, Smoke On The Water, Stormbringer</em> e <em>Higway Star</em>, con ampio spazio lasciato alla genialità di Bolin che duetta in modo stupendo soprattutto con Jon Lord anche in brani da lui composti come <em>Getting Togheter, Guitar Solo </em>e <em>Love Child</em>. Alla fine del “Came Taste The Band Tour”, promosso per promuovere l’omonimo, eccellente album, il gruppo si scioglie per soddisfare l’ambizione di mille altre avventure. Bolin riforma la sua band ma il 3 dicembre di quell’anno, dopo un concerto di apertura a Jeff Beck a Miami, si spegne a soli venticinque anni. Il secondo dischetto ci offre il concerto tenutosi allo The Spodek, a Katowice, Polonia, il 3 giugno del 1996 per oltre un’ora e mezzo di eccellente musica. Pubblicato fino a oggi solo come bootleg, presenta la band in forma stupenda: Gillan, Lord, Paice e Glover supportati da uno stupendo Steve Morse alla chitarra solista, un artista che già aveva fatto scordare anche ai fan più incalliti un certo Ritchie Blackmore, con in evidenza uno striscione con la scritta “Gillan Is God and In Morse We Trust”! In questo caso sono diciassette i brani proposti, con classici del gruppo come <em>Fireball, Black Night, Smoke On The Water</em>, e <em>Highway Star</em>. E poi, canzoni stupende come <em>Sometimes I Feel Like Screaming, Perfect Stranger </em>e <em>When A Blind Man Cried</em>. Fantastici sono anche il solo di Steve Morse <em>Cascades</em>, nel quale conferma il suo talento chitarristico, e quello di Jon Lord che si ispira alla musica classica offrendoci Bach e altre delizie della sua cultura musicale che lo ha portato ha rinunciare ultimamente ai tour con la band per dedicarsi alla musica classica orchestrale. Di rilievo alcuni brani inediti dalle session dell’eccellente album <em>Purpendicular</em>, come per esempio <em>Hey Chico </em>e <em>Rosa‘s Cantinas</em>. Eccellente la confezione del dischetto con libretto contenente biografia, discografia, notizie, foto, interviste alla band. Consiglio la versione con allegato un DVD stupendo del concerto.</p>
<p> </p>
<p><strong>RAY DAVIES<br />
&amp;THE CORAL CROUCH END FESTIVAL CHORUS<br />
The Kinks Choral<br />
2009 Decca CD</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="alignright size-thumbnail wp-image-1997" title="ray davies" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/ray-davies-150x150.jpg" alt="ray davies" width="150" height="150" /><br />
Solo un genio come Ray Davies poteva pensare a riproporre le più famose canzoni dei Kinks facendosi accompagnare da un coro liturgico, riuscendo in modo sorprendente ad amalgamare brani seminali con sonorità così diverse, unendo il sacro al profano in modo unico. Il risultato è un disco davvero particolare per la sua bellezza, nel quale Ray canta facendosi accompagnare da una rock band composta da Billy Shamely e Milton McDonald alle chitarre, Dick Nolan al basso, Toby Baron alla batteria, e da Gunnar Frick e Ian Gibbons alle tastiere. Il coro è originario di Crouch End, un sobborgo vicino a Mushwell Hill, dove Ray è cresciuto, ed è diretto da David Temple. Ray aveva già utilizzato questo coro durante l’incisione di <em>Other People‘s Lives </em>e in alcune sue esibizioni dal vivo. Dieci brani stupendi, alcuni tratti da <em>Village Green Preservation Society </em>(ottimo disco recentemente ristampato come triplo CD in edizione deluxe), ma tutti in questa versione col coro che si amalgama perfettamente alla strumentazione elettrica. Le canzoni assumono ovviamente una prospettiva musicale diversa, mantenendo però intatto il nucleo originale della melodia. Le eterne <em>You Really Go Me </em>e <em>All Day And All Of The Night</em>, dal riff chitarristico assolutamente caratterizzante, con il coro assumono un alone di magia. Stessa sorte per le melodiche <em>Days, See My Friend, Shangri -La </em>e <em>Celluloid Heroes</em> (queste ultime due sono tra le composizioni di Davies che adoro maggiormente) che continuano sempre a incantare. Anche le famosissime <em>Waterloo Sunset </em>e <em>Victoria</em> con questo arrangiamento sembrano avere una immediatezza nuova e avvolgente. Notevole anche <em>Working Man Cafè</em>, tratta dal suo ultimo, omonimo album, che fa la sua bella figura in mezzo a tanti classici. Un cenno a parte merita il medley di <em>Villane Green</em>, con <em>Big Sky/ Picture Book/ Johnny Thunder/ Do You Remember Walter? </em>e ovviamente la title track che coinvolgono in modo sorprendente. Un grande disco che non mi stanco mai di riascoltare. Una volta i dischi preferiti che riascoltavi in continuazione si consumavano, succederà anche per questo CD? </p>
<p> <br />
 </p>
<p><strong>THE HOOCHIE COOCHIE MEN WITH JON LORD<br />
Live At The Basement<br />
2009 Edel Records CD+DVD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1998" title="hoochie" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/hoochie-150x150.jpg" alt="hoochie" width="150" height="150" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">The Hoochie Coochie Men (da una canzone di Wilie Dixon) sono un’ottima band australiana di blues, guidata dal bassista Bob Daisley che, tornato in patria dopo una incredibile militanza di oltre trent’anni con artisti del calibro di Ozzy Osbourne, i Rainbow di Ritchie Blackmore, Ronnie James Dio, Chicken Shack, Uriah Heep e Gary Moore, solo per citarne alcuni, chiama con sé vecchi come il batterista Rob Grosser e il chitarrista Tim Gaze, già con i Rose Tattoo e Jimmy Barnes (questo ultimo cantante ex Cold Chisel, altra storica band di blues australiana). Con ospiti Mike Grubb alle tastiere e Jim Conway all’armonica pubblicano l’omonimo album che contiene spettacolari cover di classici come <em>I Just Want To Make Love To You </em>e <em>You Need Love </em>di Willie Dixon, <em>Dallas</em> di Johnny Winter, <em>The Walk </em>di Jimmy Mc Cracklin, <em>Strange Brew </em>dei Cream, oltre a proprie composizioni. Nel gennaio del 2003, il giornalista Paul Hogan (niente a che vedere con l’attore di Mr. Cocrodile Dundee) convince Jon Lord che stava dirigendo alla Opera House la Sidney Symphony Orchestra, a unirsi loro per una data al mitico Basement Club. La serata, era il 7 febbraio, davanti a pochi ma competenti appassionati, diventa un evento memorabile che sorprende anche gli organizzatori per il feeling che si instaura subito tra Jon e la band, supportata da una robusta sessione fiati. Dopo l’intro e le iniziali <em>Hideway </em>di Freddie King, <em>Green Onions </em>di Booker T. e <em>Dust My Broom </em>di Ellmore James, con Gaze stupendo alla voce e alla chitarra solista, il blues entra nel sangue e tutta la serata diventa una stupenda improvvisazione, con i musicisti che si ritrovano a meraviglia. Due ore di musica, con Jon che detta i fraseggi dal suo Hammond, con Jim Conway, personaggio stupendo, che si presenta sulla sedia a rotelle alla quale è condannato per tutta la vita, a soffiare il suo dolore  nell’armonica. Poi, ancora ospiti come l’idolo locale Jimmy Barnes, a confezionare song senza tempo come <em>When A Blindman Cries </em>e  <em>The Hoochie Coochie Men Blues</em>. Incredibile come solo una serata sia riuscita a produrre una discografia del genere da parte della benemerita Edel: prima una edizione in doppio CD, poi in CD + DVD, poi in triplo CD con tutta la serata, oltre a interviste varie. Ancora, un doppio DVD. Dimenticavo: c’è anche un altro doppio DVD, sempre di quella serata, sottotitolato Danger White Men Dancing, nel quale è ospite nientemeno che Ian Gillan in <em>Over And Over </em>e <em>If This Ain’t The Bues</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">(a cura di <em>Daniele Ghisoni</em>)</p>
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		<title>Hallo Excentrici!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 21:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Juke Box all'Idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Neu!]]></category>

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Guardate la copertina sullo sfondo ed ascoltate la musica che esce dalle casse&#8230;è difficile immaginare che tutto ciò possa essere accaduto nel 1972&#8230;quando il rock era un grande fermento di ben altre musiche ed altre copertine&#8230; Eppure tutto ciò successe ad opera di Michael Rother e Klaus Dinger, meglio conosciuti come Neu! e lasciò tracce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZbAWBElA6dA?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ZbAWBElA6dA?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Guardate la copertina sullo sfondo ed ascoltate la musica che esce dalle casse&#8230;è difficile immaginare che tutto ciò possa essere accaduto nel 1972&#8230;quando il rock era un grande fermento di ben altre musiche ed altre copertine&#8230; Eppure tutto ciò successe ad opera di Michael Rother e Klaus Dinger, meglio conosciuti come <strong>Neu!</strong> e lasciò tracce profondissime per tutti gli anni a venire. <em>Hallogallo</em> è una lunga cavalcata giocata sulla cupa progressione di un fitto tappeto percussivo –niente basso, solo una batteria talmente poco umana da sembrare elettronica- stemperata dalle intermittenze lisergiche di una chitarra agile e sinuosa. Sembra strano, ma non c’è un inizio e non c’è una fine, non c’è nemmeno una voce o una parvenza di melodia: solo un vortice di frequenze multicolori che imprigiona fin dalle prime note.  Semplicemente, uno dei momenti più alti del (non solo kraut) rock.<br />
Sentite che ne dice Julian Cope, uno che di (non solo kraut) rock se ne intende&#8230;<br />
<em>Nel 1972, mentre me ne stavo sdraiato in una roulotte a Tamworth, nello Staffordshire, il mio atteggiamento nei confronti di TUTTA la musica cambiò per via di un pezzo suonato da John Peel e intitolato </em>Hallogallo<em>&#8230; Niente era mai suonato alle mie orecchie così alieno e finora niente lo ha superato in pura audacia. Mentre la maggior parte dei gruppi tedeschi distendeva i propri suoni in epiche stratificazioni impressioniste, il suono dei Neu! era asciutto e diretto, espressionista. Il suo mistero andava cercato nel rifiuto di essere misterioso, tutto poteva essere colto al primo ascolto ed era questa la sua qualità più seducente. Una pulsazione ritmica motoristica senza traccia di basso conduce </em>Hallogallo<em> da una lunga sfumata ad un groove senza riff in Mi maggiore. Dietro, chitarre intermittenti e riversate al contrario punteggiano il tutto come gabbiani su scogliere senza eco. Non c&#8217;è melodia. Non c&#8217;è cantato. Non c&#8217;è nulla che ti dica a che punto ti trovi in questo corridoio senza giunzioni e di cui non si vede la fine. Se i Neu! si fossero sciolti dopo il primo brano del loro primo LP, avrebbero comunque cambiato il rock&#8217;n'roll.&#8221;</em>     </p>
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		<title>Sempre a proposito di copertine&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 21:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol]]></category>
		<category><![CDATA[Mick Jagger]]></category>

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		<description><![CDATA[www.lettersofnote.com/2009/09/i-leave-it-in-your-capable-hands.html
Un carteggio interessante fra Mick Jagger ed Andy Warhol a proposito di una copertina destinata a passare alla storia&#8230;questa, naturalmente&#8230;

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lettersofnote.com/2009/09/i-leave-it-in-your-capable-hands.html">www.lettersofnote.com/2009/09/i-leave-it-in-your-capable-hands.html</a></p>
<p>Un carteggio interessante fra Mick Jagger ed Andy Warhol a proposito di una copertina destinata a passare alla storia&#8230;questa, naturalmente&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/Sticky-Fingers.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1979" title="Sticky Fingers" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/08/Sticky-Fingers-300x300.jpg" alt="Sticky Fingers" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>Frattaglie di (puro) vinile&#8230;10</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 17:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[News from the vinyl world]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8230;A venti (più uno, per la verità) anni dalla sua pubblicazione, riedizione &#8220;deluxe&#8221; dell&#8217;ultimo capolavoro dei Cure più decadenti (ma sarebbe meglio dire dei Cure&#8230;e basta), lo splendido &#8220;Disintegration&#8221; del 1989. Doppio vinile 180 gr. rimasterizzato dai nastri originali di Robert Smith (e, una volta tanto, si sente&#8230;) con l&#8217;aggiunta dei due brani presenti all&#8217;epoca, per ragioni di spazio, solo sull&#8217;edizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Radios-Appear1.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Radios-Appear.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Disintegration.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1947" title="Disintegration" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Disintegration-150x150.jpg" alt="Disintegration" width="150" height="150" /></a>&#8230;A venti (più uno, per la verità) anni dalla sua pubblicazione, riedizione &#8220;deluxe&#8221; dell&#8217;ultimo capolavoro dei <strong>Cure</strong> più decadenti (ma sarebbe meglio dire dei Cure&#8230;e basta), lo splendido &#8220;Disintegration&#8221; del 1989. Doppio vinile 180 gr. rimasterizzato dai nastri originali di Robert Smith (e, una volta tanto, si sente&#8230;) con l&#8217;aggiunta dei due brani presenti all&#8217;epoca, per ragioni di spazio, solo sull&#8217;edizione in CD, &#8220;Homesick&#8221; e &#8220;Untitled&#8221;&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Woven-Hand.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1948" title="Woven Hand" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Woven-Hand-150x150.jpg" alt="Woven Hand" width="150" height="150" /></a>&#8230;salutiamo con una lacrimuccia il ritorno della mitica label tedesca <strong>Glitterhouse</strong> alle pubblicazioni in vinile&#8230;ne sono un (ottimo) esempio recente, gli ultimi album di Woven Hand &#8220;The Threshingfloor&#8221; e Dirt Music &#8220;BKO&#8221;, oltre ai Lilium di &#8220;Felt&#8221; o al Jeffrey Lee Pierce Session Project di &#8220;We Are Only Riders&#8221;. Era più o meno dai tempi dei Nirvana (la Glitterhouse, lo ricordiamo, curava la distribuzione europea dei dischi della Sub Pop) che non giravano manufatti vinilici con il logo dell&#8217;etichetta di Beverungen&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/National.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1949" title="National" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/National-150x150.jpg" alt="National" width="150" height="150" /></a>&#8230;bellissima edizione in doppio vinile dell&#8217;ultimo, ottimo album dei<strong> The National</strong>, &#8220;High Violet&#8221;. Oltre a quella canonica, una serie limitata in vinile color -non potrebbe essere altro- viola. Davvero molto buona la resa sonora, merito anche della scarsa compressione dei solchi in poco più di quarantasette minuti di musica suddivisi in quattro facciate. Artefice di tutto ciò è la mitica 4AD, che sembra tornare prepotentemente in voga&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/The-Books.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1951" title="The Books" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/The-Books-150x150.jpg" alt="The Books" width="150" height="150" /></a>&#8230;molto curiosa l&#8217;edizione in vinile che la Temporary Residence ha approntato per il nuovissimo album del duo folktronico dei <strong>The Books</strong>.  Doppio album con l&#8217;ultima facciata &#8220;incisa&#8221;, ma non nel senso canonico del termine, e, soprattutto, con un gran numero di sticker adesivi attraverso i quali il titolo è stampato con differenti composizioni cromatiche. Alla fantasia del possessore l&#8217;ardua scelta e la minuziosa opera di composizione del titolo in copertina&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Radios-Appear2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1957" title="Radios Appear" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Radios-Appear2-150x150.jpg" alt="Radios Appear" width="150" height="150" /></a>&#8230;la 4 Men With Beards ristampa in vinile pesante 180 gr. il primo seminale album dei <strong>Radio Birdman</strong> &#8220;Radios Appear&#8221; nella &#8220;overseas version&#8221;, ovvero nella stampa approntata dalla Sire nel 1978 per il mercato inglese e americano dopo la pubblicazione della prima versione, dal medesimo titolo ma con copertina diversa, sul mercato australiano l&#8217;anno precedente. Qualche piccola variazione anche nella scaletta, priva di classici quali &#8220;Love Kills&#8221;, &#8220;Monday Morning Gunk&#8221; e la fulminante cover della stoogesiana &#8220;T.V. Eye&#8221;, ma con cinque brani di caratura non inferiore altrimenti inediti: &#8220;What Gives?&#8221;, &#8220;Non Stop Girls&#8221;, &#8220;Aloha Steve And Danno&#8221;, &#8220;Hit Them Again&#8221; ed un&#8217;incredibile cover di &#8220;You&#8217;re Gonna Miss Me&#8221; dei 13th Floor Elevators&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Spiritualized.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1958" title="Spiritualized" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Spiritualized-150x150.jpg" alt="Spiritualized" width="150" height="150" /></a>  &#8230;Plain Recordings invece si cimenta nella riedizione in doppio vinile pesante 180 gr. di un classico assoluto del rock indipendente degli anni novanta, &#8220;Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space&#8221; degli <strong>Spiritualized</strong> dell&#8217;ex Spacemen 3 Jason Pierce, edito in origine nel 1997 dalla Dedicated, che ne approntò anche all&#8217;epoca una rarissima stampa in doppio album. Un disco che ai tempi fece meritatamente sfracelli fra pubblico e critica, con buona pace dell&#8217;invidiosissimo ex socio Sonic Boom&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Faust.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1960" title="Faust" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Faust-150x150.jpg" alt="Faust" width="150" height="150" /></a>&#8230;<span>Dalla storica Recommended Records, un eccezionale programma di ristampe, limitate, in puro vinile 180gr. Con la serie &#8220;Classic Reissues&#8221;, riscopriremo le discografie di Henry Cow, Art Bears, Faust, Slapp Happy, Amm, This Heat, The Work&#8230;<strong> </strong>dagli anni settanta, il summa della più intensa stagione del rock sperimentale europeo.</span></p>
<p><span> Gruppi storici e musiche altamente <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Art-Bears3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1969" title="Art Bears" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Art-Bears3-150x150.jpg" alt="Art Bears" width="150" height="150" /></a> raccomandate,  torneranno finalmente a risuonare, attraverso la vibrazione del loro supporto originario.<a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Art-Bears.jpg"></a> La prima serie di pubblicazioni include il celeberrimo &#8220;The Faust Tapes&#8221;, il terzo e per certi versi più geniale album dei folli sperimentatori di Wumme, edito in origine nel 1973 dalla Virgin e costituito da 26 più o meno lunghi frammenti &#8220;cuciti&#8221; fra di loro in un&#8217;unica<a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Art-Bears2.jpg"></a> composizione di tre quarti d&#8217;ora. L&#8217;album più venduto dei <strong>Faust</strong>, anche grazie ad un abile strategia promozionale della label che lo vendette all&#8217;epoca a 49 pence, più o meno il prezzo di un singolo. Tocca poi a &#8220;Hope And Fears&#8221;, il primo album del 1978 degli <strong>Art Bears</strong>, band emanazione diretta degli Henry Cow <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Henry-Cow1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1963" title="Henry Cow" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Henry-Cow1-150x150.jpg" alt="Henry Cow" width="150" height="150" /></a>costituita da Chris Cutler, Dagmar Krause e Fred Frith a mezza strada fra sperimetazione e forma canzone.  Non ha invece bisogno di presentazioni la, per il momento, terza produzione, ovvero il primo omonimo album degli <strong>Henry Cow</strong>, altrimenti noto come &#8220;Leg-End&#8221;, edito dalla Virgin nel lontano 1973. Gli Henry Cow, che in questa formazione erano costituiti da Fred Frith, Chris Cutler, Tom Hodgkinson, Geoff Leigh e John Greaves, rappresentarono il perfetto trait d&#8217;union fra la scena di Canterbury ed il mondo utopico e radicale del cosiddetto &#8220;Rock In Opposition&#8221;&#8230;        </span></p>
<p><span><span><strong> &#8221;Questa musica fu concepita per il vinile, ovvero, fu equalizzata per ricevere il meglio, attraverso un sistema riproduttivo analogico, alimentato da vibrazioni fisiche&#8230;  </strong><br />
<strong>Tra trent&#8217;anni, molti cd, hard discs e ipods, saranno, talmente sorpassati, o così danneggiati, da non poter più funzionare, mentre questi LP, continueranno a mantenere salvo il loro contenuto, per secoli&#8230;&#8221;</strong></span><br />
<strong>(Chris Cutler)</strong></span></p>
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		<item>
		<title>Cover come Copertina</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 21:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dagli archivi di &#8220;Dispenser&#8221;, un programma di Rai Radio Due, un ringraziamento ad Angela Bucella per le note che seguono.
TOUCHABLE SOUND: LE MIGLIORI COPERTINE DELLA STORIA MUSICALE 
Ne esistono di colorati, dal trasparente, al giallo, passando per il rosa, il maculato, l&#8217;ocra e il nero.
Ma si possono trovare anche profumati al gelsomino, basilico, cioccolato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dagli archivi di &#8220;Dispenser&#8221;, un programma di Rai Radio Due, un ringraziamento ad Angela Bucella per le note che seguono.</p>
<p>TOUCHABLE SOUND: LE MIGLIORI COPERTINE DELLA STORIA MUSICALE </p>
<p>Ne esistono di colorati, dal trasparente, al giallo, passando per il rosa, il maculato, l&#8217;ocra e il nero.<br />
Ma si possono trovare anche profumati al gelsomino, basilico, cioccolato e ciliegia.<br />
Stiamo parlando dei dischi in vinile, ufficialmente introdotti nel 1948 negli Stati Uniti come evoluzione dei precedenti 78 giri che erano in gommalacca.</p>
<p>Nel 2002, l&#8217;artista britannico Roger Dean, conosciuto per aver realizzato le copertine di alcuni dei più grandi album della storia, ha pubblicato 45 RPM: Visual History of the Seven-Inch Record, una raccolta delle più belle copertine di 45 giri, in ordine cronologico.</p>
<p>Adesso, anche il Sound Screen Design, uno studio fotografico di New York, ha deciso di realizzare un libro simile: Touchable Sound: Twenty Years Of 7” Record Design, che rispetto al precedente analizza soltanto le copertine dei dischi usciti a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘90. </p>
<p>Il volume è stato realizzato coinvolgendo numerosi collezionisti. </p>
<p>Nel libro sono presenti più di 200 copertine di cui viene indicato anno di uscita e nome della band.<br />
L&#8217;ultima parte invece è dedicata alle venti cover più belle, delle quali viene raccontata la storia.</p>
<p>Si parte dalla Butcher Cover , copertina del macellaio, di “Yesterday and Today”, raccolta dei Beatles pubblicata esclusivamente negli Stati Uniti nel 1966.<br />
L&#8217;immagine rappresenta i membri della band con in mano dei coltelli, circondati da numerose bambole fatte a pezzi e abbondanti macchie di sangue.<br />
La particolarità sta nel fatto che la copertina, ritenuta troppo splatter, venne rifatta.</p>
<p>Al secondo posto si trova invece invece &#8220;Part One&#8221;, disco della West Coast Pop Art Experimental Band, gruppo psichedelico losangelino, pubblicato inizialmente in sole 100 copie: un’immagine astratta dai colori fluo con scritte in tipico carattere anni ’70.</p>
<p>Segue l&#8217;album “An Anthology”, dello statunitense Duane Allman, realizzato un anno dopo la morte dell&#8217;artista.<br />
La copertina mostra una foto del musicista, ritenuto uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, in jeans e petto nudo mentre pesca in un lago.</p>
<p>Nella raccolta non mancano classici come &#8220;Destroyers&#8221; dei Kiss, &#8220;Never Mind The Bollocks&#8221; dei Sex Pistols e &#8220;The Velvet Underground &#038; Nico&#8221;, album d&#8217;esordio dell&#8217;omonima band pubblicato nel 1967 dalla Verve Records.<br />
La copertina di quest&#8217;ultimo, sul quale compare una banana disegnata da Andy Warhol, ha fatto sì che il disco fosse anche conosciuto come “banana album”, riferimento esplicito al sesso maschile.<br />
Sulla cover non compare né il nome del gruppo né quello della casa discografica, ma solo la firma del famoso artista.<br />
Nella prima stampa, la banana era coperta da un adesivo con scritto peel slowly and see, sbucciate lentamente e guardate.</p>
<p>Insomma, come dichiara il team di Sound Screen Design, la musica è importante, ma l&#8217;immagine, a volte, lo è molto di più.</p>
<p>Angela Bucella</p>
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		<title>Per non dimenticare&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 21:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
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Dai Pere Ubu di &#8220;30 Seconds Over Tokyo&#8221; agli Ultravox di &#8220;Hiroshima Mon Amour&#8221; il passaggio è quasi obbligato, forse scontato ma inevitabile. Due brani splendidi che fotografano, in rapida successione, le fasi di un Olocausto, nella testa del carnefice ed in quella, ignara, delle vittime un&#8217;attimo prima del nulla. Nella melodia delicata e struggente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/LZhgjX7uxgs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/LZhgjX7uxgs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Dai Pere Ubu di &#8220;30 Seconds Over Tokyo&#8221; agli<strong> Ultravox</strong> di &#8220;Hiroshima Mon Amour&#8221; il passaggio è quasi obbligato, forse scontato ma inevitabile. Due brani splendidi che fotografano, in rapida successione, le fasi di un Olocausto, nella testa del carnefice ed in quella, ignara, delle vittime un&#8217;attimo prima del nulla. Nella melodia delicata e struggente di uno dei capolavori dell&#8217;epopea della new wave, un groppo al cuore ad ogni ascolto ed un invito a non dimenticare&#8230;</p>
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		<title>Verso il centro del mirino&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 21:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Rs3kKHhG4m0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Rs3kKHhG4m0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>&#8220;<em>Mi alzo in volo presto nella nebbia del primo mattino/in un drago di metallo imprigionato nel tempo/Accarezzo  le onde di un mare sotterraneo/nella strana fantasia di un mondo da sogno. Il sole descrive un cerchio di fuoco come una volta nel cielo/il 25 è un’ombra velocissima sul verde mare lucente/Oltre la macchia pallida di una terra aliena/abbiamo solo tempo di rifugiarci nelle mani di qualche strano dio. I ragni neri della contraerea esplodono nel cielo/raggiunti su ogni lato da strani artigli contorti/Non c’è tempo per scappare, non c’è modo di nascondersi/Non si può fermare questa corsa suicida. Le strade di una città giocattolo si moltiplicano sotto i miei occhi/germogliano come grappoli di funghi in un mondo surreale/Questo incubo sembra proprio non finire/e il tempo scorre lento come se non fosse mai cominciato. 30 secondi in una corsa a senso unico/30 secondi e nessuna possibilità di nascondersi/30 secondi per Tokyo.</em>&#8221;  </p>
<p>Un riff di chitarra asciutto e circolare, una linea di basso che incalza su un frusciante tappeto sintetico, la voce di Thomas che narra dal profondo. Una tensione che sale attimo dopo attimo e che trova solo una piccola valvola di sfogo nelle aperture strumentali che spezzano il brano, piccole esplosioni di psichedelia free form con  gli strumenti in caduta libera. Ma il solito riff ipnotico reintroduce nel vortice ed una nuova strofa  getta altra benzina sul fuoco. Disperazione, angoscia e claustrofobia aumentano la loro pressione, diventano quasi palpabili; la tensione emotiva giunge a livelli insostenibili fino alla liberazione finale, con la voce allucinata di Thomas che ripete all&#8217;infinito il suo tragico refrain  mentre gli strumenti esplodono ed il synth di Ravenstime sfregia la tela a colpi di lametta. Nessuno è mai andato oltre, nessuno è riuscito a rappresentare il senso apocalittico della fine e della sua ineluttabilità, a dargli un impatto visivo oltre che strumentale, come i <strong>Pere Ubu </strong>attraverso la tragica epopea del pilota che conduce se stesso ed il proprio carico di morte verso il centro del mirino. <strong>30 Seconds Over Tokyo/Heart Of Darkness</strong>, primo singolo della band autoprodotto per la minuscola Hearthan Records  vede la luce nel settembre del 1975 e per passare alla Storia, proprio quella con la esse maiuscola, David Thomas e soci davvero non avrebbero avuto bisogno di altro.  </p>
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		<title>Che la Forza sia con voi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 21:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Johnny Cash]]></category>

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Non è un mistero che una canzone possa sprigionare una forza immane senza utilizzare un briciolo di elettricità. Tanto più se a cantarla è la voce di Johnny Cash e, soprattutto, di quel Johnny Cash ormai segnato da mille battaglie che il genio e la perseveranza di Rick Rubin hanno restituito a vecchi e nuovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AxU3gXy1Qq8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AxU3gXy1Qq8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Non è un mistero che una canzone possa sprigionare una forza immane senza utilizzare un briciolo di elettricità. Tanto più se a cantarla è la voce di Johnny Cash e, soprattutto, di quel Johnny Cash ormai segnato da mille battaglie che il genio e la perseveranza di Rick Rubin hanno restituito a vecchi e nuovi fans per un mazzo di opere che, con tutta probabilità, sono da annoverarsi fra i suoi capolavori assoluti. Ma ogni volta che ascolto questo brano mi stupisco come fosse la prima volta e riesco a stento a trattenere le lacrime: la sua intensità, la sua potenza fanno vibrare le mie corde fin quasi a spezzarle. Il vecchio country man armato solo della sua voce, di una chitarra acustica e poco più che annienta la furia elettronica dei Nine Inch Nails rappresenta, secondo me, l&#8217;emblema della Forza della Musica e della Forza di un Uomo che ha lottato come un guerriero fino all&#8217;ultimo istante della sua vita.      </p>
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		<title>Frattaglie di (puro) vinile&#8230;9</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 20:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche nuova segnalazione con la collaborazione di Rock Bottom di Firenze&#8230; 
&#8230;La AMS ristampa in vinile pesante il primo omonimo album degli Analogy, originariamente edito nel 1972 solo in Italia in un migliaio di esemplari dalla fantomatica label Ventotto. Gli Analogy erano un gruppo tedesco che incise questo unico lavoro, la loro musica era un mix tra progressive e sperimentazione. L&#8217;album vede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche nuova segnalazione con la collaborazione di <strong>Rock Bottom</strong> di Firenze&#8230; </p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Analogy.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1872" title="Analogy" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Analogy-150x150.jpg" alt="Analogy" width="150" height="150" /></a>&#8230;La AMS ristampa in vinile pesante il primo omonimo album degli <strong>Analogy</strong>, originariamente edito nel 1972 solo in Italia in un migliaio di esemplari dalla fantomatica label Ventotto. Gli Analogy erano un gruppo tedesco che incise questo unico lavoro, la loro musica era un mix tra progressive e sperimentazione. L&#8217;album vede una delle prime copertine europee a raffigurare il nudo integrale dei componenti. Il suono della band era caratterizzato dalla voce unica della cantante Jutta Nienhaus, che con il chitarrista Martin Thurn-Mithoff partecipò anche alle incisioni del capolavoro di Battiato &#8221;Sulle corde di Aries&#8221; (1973), per poi trasferirsi in Inghilterra e fondare nel 1975 un nuovo gruppo, gli Earthbound, attivo per qualche anno&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Corte-dei-Miracoli.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1873" title="Corte dei Miracoli" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Corte-dei-Miracoli-150x150.jpg" alt="Corte dei Miracoli" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&#8230;ancora un prezioso recupero in vinile da 180 gr. da parte della AMS con l&#8217;unico, eponimo album dei <strong>Corte Dei Miracoli</strong>. <strong> </strong>Si tratta di un lavoro di epico rock progressivo con influenze Genesis/Yes, ma dal tipico &#8220;tocco&#8221; del rock italiano di quegli anni, caratterizzato dalla predominanza delle tastiere e dall&#8217;assenza di chitarre (con l&#8217;eccezione del brano &#8221;E verra&#8217; l&#8217;uomo&#8221;, in cui e&#8217; ospite il chitarrista dei New Trolls Vittorio De Scalzi, che si occupo&#8217; anche del missaggio dell&#8217;album). Il gruppo si formò a Savona nel 1973 e realizzò solo questo album, pubblicato in Italia dalla Grog nel 1976, sciogliendosi in quello stesso anno&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Garybaldi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1874" title="Garybaldi" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Garybaldi-150x150.jpg" alt="Garybaldi" width="150" height="150" /></a>&#8230;questa volta tocca alla Vinyl Magic, con &#8221;Astrolabio&#8221;,&#8217; il secondo album dei <strong>Garybaldi</strong>, pubblicato dalla Fonit nel 1973 dopo l&#8217;album &#8221;Nuda&#8221; dell&#8217;anno precedente. &#8221;Astrolabio&#8221;, che rimarrà anche l&#8217;ultimo album dei Garybaldi, vede il gruppo cimentarsi con due lunghi brani, ciascuno dei quali occupa una facciata, contraddistinti dai potenti assoli chitarristici di &#8221;Bambi&#8221; Fossati. &#8221;Madre di cose perdute&#8221; e&#8217; piu&#8217; strutturata e vicina al rock progressivo ed a quello piu&#8217; atmosferico e spaziale dei Pink Floyd, con sognanti tappeti di tastiera che si intrecciano con gli assoli di Fossati. &#8221;Sette?&#8221; e&#8217; incisa dal vivo in studio ed ha una forma piu&#8217; libera ed improvvisata, con la chitarra di Fossati che si fa piu&#8217; dura e prominente ed avvicina il brano all&#8217;hard rock progressivo. I Garybaldi, provenienti da Genova, si differenziano dalla maggior parte dei gruppi prog italiani del periodo per la presenza di forti elementi hard rock. Il primo album del  gruppo esce nel 1972 con il titolo &#8221;Nuda&#8221; e presenta una suggestiva copertina ad opera del fumettista Guido Crepax. Il gruppo propone un hard rock chitarristico che si fonde con il progressivo, con la potente chitarra di &#8221;Bambi&#8221; Fossati in evidenza&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Triade.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1875" title="Triade" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Triade-150x150.jpg" alt="Triade" width="150" height="150" /></a>&#8230;edizione limitata a 500 copie in vinile pesante dorato per un&#8217;altra ristampa ad opera della Vinyl Magic. Si tratta dell&#8217;album &#8220;1998: La Storia di Sabazio&#8221; dei <strong>Triade, </strong>originariamente pubblicato dalla Derby in Italia nel 1973. L&#8217;unico album del gruppo italiano e&#8217; un lavoro complesso ed ambizioso, basato su un rock progressivo con venature jazz e sperimentali dominato dalle tastiere che sulla prima facciata, completamente strumentale, mostra marcate affinità con gli ELP, mentre sulla seconda troviamo brani con interventi vocali e più prossimi alla canzone, seppure anch&#8217;essi aperti ad articolati passaggi strumentali. Questo trio fiorentino venne formato nei primi anni &#8216;70, da Vincenzo Coccimiglio (tastiere) ed Agostino Nobile (basso, già nei Noi Tre), a cui si unì il batterista Giorgio Sorano&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Aria.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1887" title="Aria" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Aria-150x150.jpg" alt="Aria" width="150" height="150" /></a>&#8230;ancora dalle parti della nostrana AMS per un altro importantissimo recupero, quello di &#8220;Aria&#8221;, il capolavoro del 1972 di <strong>Alan Sorrenti</strong>, ristampato in vinile da 180 gr.  Un disco ancora influenzato dal progressive, ma ricco di elementi di assoluta novità che lo rendono ancora di estrema originalità, primo fra tutti un utilizzo della voce in grado di tracciare, non a torto, paralleli con autentici &#8220;mostri sacri&#8221; dello strumento del calibro, ad esempio, di Tim Buckley&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Campo-di-Marte.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1898" title="Campo di Marte" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/06/Campo-di-Marte-150x150.jpg" alt="Campo di Marte" width="150" height="150" /></a>&#8230;Originariamente pubblicato dalla United Artists nel 1973, il primo ed unico LP omonimo dei <strong>Campo Di Marte</strong> nella ristampa opera della AMS. Uno dei dischi piu&#8217; considerati del rock progressivo italiano, &#8220;Campo di Marte&#8221; e&#8217; un album concettuale incentrato sulla stupidita&#8217; della guerra: il disco si suddivide in sette movimenti in cui brevi parti cantate si alternano con lunghe improvvisazioni di chitarra e tastiera, interrotte da improvvisi attimi di quiete a base di flauto, mellotron e chitarra acustica. I Campo Di Marte si formano a Firenze nel 1971 ad opera del chitarrista Enrico Rosa, del flautista Mauro Sarti e del bassista Richard Ursillo (accreditato sull&#8217;album come Paul Richard)&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Gleemen.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1900" title="Gleemen" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Gleemen-150x150.jpg" alt="Gleemen" width="150" height="150" /></a>&#8230;I <strong>Gleemen</strong> vennero Formati a Genova intorno al 1965 da Pier Nicola &#8220;Bambi&#8221; Fossati, Cassinelli e Traverso insiema al chitarrista Marco Zoccheddu (poi nella Nuova Idea). Questo loro unico album, uscito nel 1970 ed appena ristampato ad opera della Vinyl Magic, è un lavoro vicino al rock classico, con forti influenze anni &#8216;60 ed alcuni tipici elementi dei lavori successivi dei Garybaldi: lo stile chitarristico selvaggio, ispirato da Hendrix, di Bambi, il sottofondo di organo ed una solida base ritmica. La stessa formazione cambiò nome in Garybaldi nel 1971, con un suono pero&#8217; più vicino al prog, ma mantenendo lo stile del gruppo precedente, con la chitarra aggressiva di Bambi Fossati in grande evidenza&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Osanna.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1901" title="Osanna" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Osanna-150x150.jpg" alt="Osanna" width="150" height="150" /></a>&#8230;Ancora Vinyl Magic è responsabile della ristampa del secondo album degli<strong> Osanna</strong> dal titolo completo &#8221;Preludio, tema, variazioni e canzona&#8221;,  la cui prima tiratura risale al 1972 ad opera della Fonit. Uscita dopo &#8221;L&#8217;uomo&#8221; (1971) e prima di &#8221;Palepoli&#8221; (1973), nota anche per essere la colonna sonora del film &#8221;Milano calibro 9&#8221;, questa opera del gruppo napoletano venne realizzata con la collaborazione di Luis Bacalov, in qualita&#8217; di arrangiatore e direttore dell&#8217;orchestra. Si tratta di un lavoro molto variegato, con brani dai toni assai diversi fra loro, in linea con le caratteristiche di molti album usati come colonne sonore: si passa da potenti hard rock in cui si alternano flauto e chitarre distorte con reminiscenze dei Jethro Tull, con passaggi orchestrali, momenti rarefatti e notturni ed alcuni brani vicini al pop melodico, mentre il rock progressivo aleggia su gran parte del disco&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Paese-dei-Balocchi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1902" title="Paese dei Balocchi" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/07/Paese-dei-Balocchi-150x150.jpg" alt="Paese dei Balocchi" width="150" height="150" /></a>&#8230;sempre Vinyl Magic per la ristampa del primo omonimo album del <strong>Paese Dei Balocchi</strong>, gruppo di Roma formato nel 1971 e comprendente due ex-Under 2000, un gruppo che aveva realizzato alcuni singoli nel 1970. Questo loro unico album e&#8217; un tipico disco di prog sinfonico italiano con forti influenze classiche e tastiere in netta evidenza, alcuni arrangiamenti orchestrali nello stile successivamente ripreso dal Rovescio della Medaglia per Contaminazione, e parti vocali brevi. Il disco contiene due lunghe suite divise in piccoli movimenti dai titoli lunghi e complessi. Il gruppo si sciolse intorno al 1974, dopo aver registrato i demo per un secondo album mai pubblicato. Un altro gruppo chiamato Il Paese dei Balocchi ha realizzato negli anni seguenti due singoli commerciali, ma non c&#8217;e&#8217; nessun collegamento&#8230;</p>
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