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	<title>Late For The Sky</title>
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	<description>Il blog della Vinyl Legacy Association</description>
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		<title>I nostri 100</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 10:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Late For The Sky]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici,
stiamo preparando il numero 100 di LFTS.
Sarà un numero come gli altri, a parte un inserto di 32 pagine dove pubblicheremo 100 recensioni di dischi degli anni ’70.
L’invito, per ognuno di voi, è quello di scegliere 1,2 o 3 titoli dei quali desiderate fare la recensione.
Ogni recensione dovrà essere di 1.500 battute, non una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>stiamo preparando il numero 100 di LFTS.</p>
<p>Sarà un numero come gli altri, a parte un inserto di 32 pagine dove pubblicheremo <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/03/100-dischi-1002.xls">100 recensioni di dischi degli anni ’70</a>.</p>
<p>L’invito, per ognuno di voi, è quello di scegliere 1,2 o 3 titoli dei quali desiderate fare la recensione.</p>
<p>Ogni recensione dovrà essere di 1.500 battute, non una di più (si fa per dire) perché ci devono stare tutte e 100 e le pagine in più sono quelle che sono.</p>
<p>La data di consegna della/ delle recensioni è il 20 aprile 2010.</p>
<p>Nelle 32 pagine ci saranno anche altre cose sulle quali stiamo ancora dibattendo, vi faremo sapere.</p>
<p>Quando avete scelto i vostri titoli, per favore mandatemi una e-mail, così io aggiorno l’elenco. Ovviamente fatelo al più presto, altrimenti è possibile che il vostro /i dischi preferiti se li aggiudica qualcun altro e voi soffrite.</p>
<p>A questo indirizzo: <a href="mailto:roberto.anghinoni@lateforthesky.org">roberto.anghinoni@lateforthesky.org</a></p>
<p>Alle foto delle copertine penso io.</p>
<p>Grazie per la collaborazione, per qualcuno di voi sarà spero una simpatica rimpatriata.</p>
<p>Se qualche lettore o associato lo desidera, può partecipare, perché lo spirito sarebbe quello di pubblicare 100 recensioni di 100 persone diverse. Non ce la faremo, ma ci proviamo.</p>
<p>Ciao a tutti</p>
<p>Roberto Anghinoni</p>
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		<title>Milano hi-end 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 21:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 27 e Domenica 28 Febbraio 2010 dalle ore 9,00 alle ore 18,00 si terrà presso il Centro Congressi NH Jolly Hotel di MilanoFiori Assago (MI) &#8221;Milano hi-end 2010&#8220;, 11° edizione della &#8220;rassegna della sola alta fedeltà a due canali&#8221;.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 27 e Domenica 28 Febbraio 2010 dalle ore 9,00 alle ore 18,00 si terrà presso il Centro Congressi NH Jolly Hotel di MilanoFiori Assago (MI) &#8221;<a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/http___webmail.lateforthesky.pdf">Milano hi-end 2010</a>&#8220;, 11° edizione della &#8220;rassegna della sola alta fedeltà a due canali&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;analogico è più logico</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 07:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Anghinoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[In un articolo apparso sul sito del Corriere della Sera dello scorso 17 febbraio, a firma Federico Cella, l’autore fornisce le cifre del mercato della musica, numeri dichiarati da Deloitte e da Nielsen Soundscan, oltre che da Fimi – Confindustria. Forse può risultare noioso tornarci anche una volta ogni tanto su questi argomenti, ma credo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un articolo apparso sul sito del Corriere della Sera dello scorso 17 febbraio, a firma Federico Cella, l’autore fornisce le cifre del mercato della musica, numeri dichiarati da Deloitte e da Nielsen Soundscan, oltre che da Fimi – Confindustria. Forse può risultare noioso tornarci anche una volta ogni tanto su questi argomenti, ma credo che qualche spunto di riflessione, magari di condivisione così come di sana critica, sia opportuno. Noi siamo qui per salvaguardare e chissà forse anche rilanciare (se basta parlarne) il supporto fonografico vinilico, ma ragazzi viviamo in un mondo che ha perso la speranza. Intanto qualche numero: il fatturato della musica digitale, quella che viene ovviamente scaricata legalmente, i dati riguardano il periodo 2009 rispetto al 2008, ha avuto un incremento del 27% che permette di raggiungere i 21 milioni di Euro di fatturato. Per contro, i supporti tradizionali (LP e CD) hanno fatturato nel 2009 144 milioni di Euro, mentre nel 2008 i milioni erano 178, con quindi una flessione del 19%. Questi i dati ufficiali di Confindustria. Per Deloitte, la perdita dei supporti tradizionali è del 24%, una percentuale che è finita pari pari nel mercato digitale. La per noi tragica notizia è che, secondo Nielsen Soundscan, il vinile, dopo due anni di crescita, ha fatto registrare una flessione del 7%, fermando il fatturato a 1,4 milioni di Euro. Un dato che ovviamente non tiene conto (e non potrebbe) del mercato del vinile usato, che credo sia almeno cinque o sei volte superiore a quello dei dischi nuovi, non foss’altro che per la quantità di dischi esistenti nel globo.</p>
<p><strong>SI SALVI CHI PUÒ</strong></p>
<p>Sarà la crisi strutturale e generale che ha colpito e continua a infierire un po’ in tutti i settori merceologici della nostra economia, sarà che i dischi sono troppo cari e non c’è stato uno straccio di governo capace di abbassare almeno l’aliquota Iva, ma secondo me il problema è un altro. L’ho già scritto, lo ripeto. Oggi la musica è in ostaggio della mediocrità del mondo che la ospita. Si scarica un disco come l’orario dei treni, come una ricetta, o come una qualsiasi cosa senza valore. Stessa cosa per i film, e così via. Siamo un popolo di sprovveduti e non ce ne rendiamo conto, anzi, ogni furbata, ogni insulto al rispetto per le cose e per la gente, per l’arte nel nostro caso, è diventato un motivo di vanto, di orgoglio e del relativo apprezzamento del pubblico (non pagante). Con questa premessa è difficile che il mercato discografico possa in tempi brevi (o lunghi) ritrovare il segno + nei suoi fatturati. Non abbiamo la cultura della musica, non siamo in grado di discernere il buono dall’ignobile, ci beviamo tutte le porcate che il mercato discografico, più ignorante di noi, ci propina. E ci appassioniamo anche. Per un eccesso di snobismo mi sono sorbito in questi giorni il Festival di Sanremo. Comunico ufficialmente che il livello della nostra cultura musicale è esattamente quello di tutti coloro che, con il loro voto (ma sarà vero? Non saranno forse le case discografiche che con lauti assegni mandano avanti questa o quella canzone?) hanno mandato in finale Pupo e la sua cricca. A parte un paio di canzoni, devo dire che siamo veramente alla frutta, anzi, al caffè e, ovviamente, il paio di canzoni a mio avviso apprezzabili in finale non ci è arrivato.</p>
<p><strong>CHI HA VOGLIA DI FARE QUALCOSA?</strong><br />
Se il trend delle vendite dei dischi, in generale, dovesse essere confermato, fra cinque o sei anni (alla media del -20%) nessuno produrrà più musica. Oppure finiremo tutti a ricoglionirci davanti al computer a scaricare a destra e manca come degli alieni. Ovviamente, in Italia e anche in altri paesi l’amore per la musica e il prodotto musicale di qualità esiste. La nicchia è sempre più piccola ma c’è. Premesso che i responsabili delle grandi case discografiche sarebbero da internare, perché sono solo dei faccendieri al servizio delle società finanziarie e non degli editori musicali e sono loro la causa del massacro del mercato discografico, a me piacerebbe molto che il nucleo sano della nostra società imprenditoriale e intellettuale trovasse la forza di unirsi. Non so in che modo, o in che forma, ma finché uno rimane piccolo non ce la farà mai. Io credo che sia una questione di sopravvivenza, la loro e quella dei prodotti che certamente con fatica e sacrifici confezionano. Qui siamo in piena “resistenza” non è difficile da capire. E sono tempi così grami che ho cominciato a guardare i CD con tenerezza. Se il 99% della gente ha deciso di abbruttirsi, non è per forza detto che il rimanente 1% debba fare altrettanto. L’obiettivo è diventare il 2% e iniziare a ricostruire, tutti insieme, una nuova sensibilità verso quello che ascoltiamo, partendo magari dal “come” lo ascoltiamo, o anche dal “perché”. Non sto facendo un discorso di generi musicali, ognuno ama la musica e gli artisti che ama, massimo rispetto sempre. Mi piacerebbe però che l’oggetto della mia passione, una passione che credo sia condivisa da moltissime persone, vivesse in un ambiente un po’ più dignitoso e rispettoso. Ma siccome dignità e rispetto difficilmente generano utili, mi sa tanto che ho scritto ancora una volta un sacco di parole per niente, e mi sa anche che fra non so quanto lo rifarò.</p>
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		<title>White Lies in Concerto &#8211; Alcatraz, 17 febbraio 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Editors]]></category>
		<category><![CDATA[Interpol]]></category>
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		<category><![CDATA[Talking Heads]]></category>
		<category><![CDATA[White Lies]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo scritto da Anna Almanza
Bugie innocenti EPPURE emozionanti verità.
La critica musicale ci aveva avvertiti: un gruppo di veri emulatori, abilmente costruiti sulla falsa riga di Joy Division &#038; Co.
EPPURE non ci avevano avvisato che questi ragazzi sanno esattamente chi sono, interpretando una musica e uno stile che loro stessi amano. Ascoltare una band dal vivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo scritto da Anna Almanza</p>
<p>Bugie innocenti EPPURE emozionanti verità.</p>
<p>La critica musicale ci aveva avvertiti: un gruppo di veri emulatori, abilmente costruiti sulla falsa riga di Joy Division &#038; Co.</p>
<p>EPPURE non ci avevano avvisato che questi ragazzi sanno esattamente chi sono, interpretando una musica e uno stile che loro stessi amano. Ascoltare una band dal vivo forse ha questo vantaggio: respirarne l’affiatamento, notarne l’abilità, la flessibilità, l’impegno e la consapevolezza di non essere superiori a nessuno, ma probabilmente solo secondi, terzi, (ma anche quarti…), insieme a molti altri.</p>
<p>Così, non mi stupisco di trovarli vestiti in camicia nera (ad eccezione del bassista che di nero aveva una maglietta…) come ci hanno abituato gli Interpol, o di notare una certa somiglianza del leader allo stile del miglior Ian Curtis, sguardo cupo e animo dannato.</p>
<p>EPPURE, il set è divertente, potente, compatto, coinvolgente e quasi genuino. Dopo i primi brani (la setlist si apre con l’energica “Farewell to the fairground”, cui seguono “Taxidermy” e la cupa “The price of love”) Harry Mc Veigh (voce e chitarra) ringrazia il suo pubblico dal quale non si aspettava probabilmente tanta accoglienza e ribadisce: “Noi siamo solo i White Lies…” quasi una dichiarazione di umiltà al cospetto dei predecessori che emulano con garbo e senza pretese, con franchezza e trasparenza, con trasporto e moltissima concentrazione.</p>
<p>La platea si scalda con l’incalzante singolo che li ha lanciati in tutto il mondo “To lose my life”, ma a cui dedicano giustamente poco spazio, (visto il consenso già fuori dal palco) e nonostante faccia ballare tutti indistintamente (anche la sicurezza batteva il tempo!).</p>
<p>Reinterpretando tutte le canzoni del loro unico album (“To lose my life”, uscito proprio a gennaio dell’anno scorso), i White Lies ci regalano la loro più personale “E.S.T., anche se probabilmente la meno coinvolgente tra il pubblico e “A place to hide” che scorre un po’ senza lasciar traccia, ma ci emozionano con “Unfinished Business” (vedi alla voce Joy Division) che preannuncia, in realtà, la fine della serata.</p>
<p>Una breve pausa fa da sponda tra uno stupendo successo del passato dei Talking Heads (“Heaven”) e un più ritmato presente che chiude con “Death”: il culmine di una perfetta sinergia tra una chitarra tagliente, intrecciata ad un basso mai banale e sintetizzatori e organi in perfetto stile anni 80.</p>
<p>Probabilmente anche questa volta la critica non esalterà le grazie di un’originalissima band; parlando di 12 tracce più o meno patinate, che omaggiano i Joy Division, passando per l’energia degli Editors e il carisma degli Interpol, saranno intitolati i “sopravvalutati” o qualcosa del genere.</p>
<p>EPPURE, mercoledì, all’Alcatraz, ci sono piaciuti davvero.</p>
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		<title>Frattaglie di (puro) vinile&#8230;5</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 22:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News from the vinyl world]]></category>
		<category><![CDATA[Black Crowes]]></category>
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		<description><![CDATA[Non so se il ritorno al vinile sia un fenomeno passeggero o modaiolo, ma è un fatto indiscutibile. Molti album vengono stampati anche in vinile (alcuni esclusivamente in questo formato), nei negozi gli scaffali si riempiono di album e anche la stampa se ne è occupata. Si tratta di edizioni limitate, spesso in materiale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se il ritorno al vinile sia un fenomeno passeggero o modaiolo, ma è un fatto indiscutibile. Molti album vengono stampati anche in vinile (alcuni esclusivamente in questo formato), nei negozi gli scaffali si riempiono di album e anche la stampa se ne è occupata. Si tratta di edizioni limitate, spesso in materiale di ottima qualità (vinile 180 gm), quasi sempre con un codice che consente di scaricare i dischi anche in formato mp3 (per avvicinare il pubblico giovanile). Un elemento negativo è il prezzo, generalmente maggiore del compact. Ecco alcune delle uscite più interessanti degli ultimi mesi.</p>
<p><strong><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/String-Cheese-Incident1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1551" title="String Cheese Incident" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/String-Cheese-Incident1-150x150.jpg" alt="String Cheese Incident" width="150" height="150" /></a>String Cheese Incident: The Best Of Trick Or Treat</strong> (2 Lp Sci 2009). Una delle migliori jam band degli ultimi anni si è riformata per il festival di Rothbury ed ha reso disponibile sul suo sito un monumentale box di nove cd che ripercorrono i concerti di Halloween tra il &#8216;98 ed il &#8216;04, famosi per le scalette uniche con covers anche improbabili, travestimenti e carnevalate. Nei negozi è reperibile il best in doppio cd ed in doppio vinile (inseriti anche nel box). Il doppio album, con una copertina apribile ed un&#8217;ottima qualità sonora, comprende sette brani (sei covers ed un originale) tra i quali una versione molto soft di Walking On The Moon dei Police, le beatlesiane Come Together e Being For The Benefit Of Mr. Kite! ed un&#8217;esilarante Get Down Tonight di KC &amp; The Sunshine Band con un finale strepitoso. La quarta facciata del doppio album è dedicata ad una versione debordante di Round The Wheel, un classico del gruppo, registrata ad Atlanta nel &#8216;98.     </p>
<p> <strong>Gov&#8217;t Mule: By A Thread</strong> (2 Lp Evil Teen 2009) in vinile giallo 180 gm. <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Govt-Mule1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1553" title="Gov't Mule" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Govt-Mule1-150x150.jpg" alt="Gov't Mule" width="150" height="150" /></a> Il<a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Govt-Mule.jpg"></a> nuovo album dei Mule è eccellente, un ritorno ai massimi livelli dopo un paio di prove in studio non del tutto convincenti. L&#8217;edizione in vinile comprende una versione alternata di Inside Outside Woman Blues (take 1).</p>
<p> <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Phish.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1554" title="Phish" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Phish-150x150.jpg" alt="Phish" width="150" height="150" /></a><strong>Phish: Joy</strong> (2 Lp Jemp 2009) in vinile 180 gm, copertina apribile, con il codice per scaricare l&#8217;album in mp3. Anche la più famosa jam band degli ultimi vent&#8217;anni è tornata con una serie di concerti trionfali ed un album in studio prodotto da Steve Lillywhite. Un bel disco focalizzato sulle canzoni, senza cercare di riproporre le improvvisazioni che rendono unici i concerti del gruppo del Vermont. La title track, la deliziosa Ocelot, la ballata Twenty Years Later e la suite Time Turns Elastic sono le tracce più convincenti di un disco di ottima qualità.  </p>
<p> <strong>Joe Bouchard: Jukebox In My Head</strong> (Lp JB Music 2009). Il primo  <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Joe-Bouchard1.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Joe-Bouchard.jpg"></a> disco solista dell&#8217;ex bassista dei Blue Oyster Cult è reperibile in vinile 180 gm. numerato e autografato (con una card per scaricare l&#8217;album in mp3 con tre bonus tracks) sul sito <a href="http://www.joebouchard.com/">www.joebouchard.com</a>.  Si tratta di un album molto vario ed interessante, da parte di un musicista che da tempo ha rinunciato alle luci della ribalta per dedicarsi alla famiglia e ad una vita meno stressante. Lasciati i BOC negli anni ottanta ha ripreso a studiare la chitarra, ha insegnato per anni nelle scuole, ha suonato con Dunaway &amp; Smith (ex di Alice Cooper) e con il fratello Albert. Ed ora ha inciso un album nel quale canta (come in alcuni brani dei BOC), suona chitarra, basso e tastiere (alla batteria c&#8217;è Michael Cartellone dei Lynyrd Skynyrd) e compone buona parte del materiale. La prima facciata parte bene con Shadows On the<a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Joe-Bouchard3.jpg"></a> Streets Of New York, ma prosegue un po&#8217; alterna. Più continuo il secondo lato con la complessa Which Road Is Mine, la raffinata Kickin&#8217; a Can scritta dal fratello Jim, lo strumentale d&#8217;atmosfera orchestrale Haunted Dance Floor e la conclusiva Dark Boat, un&#8217;intrigante ballata con un incisivo assolo di chitarra ed un coinvolgente crescendo finale con chitarra e sax in evidenza.          </p>
<p> <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Jason-Isbell.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1556" title="Jason Isbell" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Jason-Isbell-150x150.jpg" alt="Jason Isbell" width="150" height="150" /></a><strong>Jason Isbell &amp; the 400 Unit</strong> (2 Lp Lightning Rod 2009), L&#8217;edizione in doppio vinile comprende anche il cd ed è reperibile sul sito <a href="http://www.jasonaisbell.com/">www.jasonisbell.com</a> Uno dei dischi dell&#8217;anno, con alcune ballate indimenticabili come Cigarettes and Wine, Streetlights a The Last Song I Ever Wrote. Per chi ama il suono sudista e stradaiolo dei Drive by Truckers e dei Black Crowes.</p>
<p> <strong>Black Crowes: Before The Frost&#8230;Until The Freeze</strong> (2 Lp Red  <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Black-Crowes1.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Black-Crowes.jpg"></a> Distribution 2009). Lo strepitoso doppio dei Corvi è uscito in cd (Before The Frost) con un codice per scaricare gratuitamente il secondo album (Until The Freeze). L&#8217;edizione in vinile colorato li comprende entrambi e molti la <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Black-Crowes2.jpg"></a> preferiranno per questo. Sulla qualità del disco c&#8217;è poco da dire, è strepitoso. Molte tracce ricordano i tempi gloriosi della Band, da Appaloosa a Shine Along, ma non mancano nè i brani trascinanti come la controversa I Ain&#8217;t Hiding (ma il groove è irresistibile) e Been A Long Time, nè  slow da urlo come Last Place That Love Lives. Un doppio completo ed equilibrato, destinato a diventare un classico.</p>
<p> <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Mike-Farris.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1558" title="Mike Farris" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Mike-Farris-150x150.jpg" alt="Mike Farris" width="150" height="150" /></a><strong>Mike Farris: Shout! Live</strong> (2 Lp Ino/Columbia 2009). Il trascinante live di Farris, una miscela di gospel, soul e rhythm and blues entusiasmante (vedi LFTS n. 96), è reperibile sul sito <a href="http://www.mikefarrismusic.net/">www.mikefarrismusic.net</a> in una splendida edizione in doppio vinile 180 gm. con copertina aperta, comprendente anche il cd, un poster autografato e inedite note di copertina ad un prezzo ragionevole. Il doppio album ha un brano in meno (Green Green Grass Of Home).   </p>
<p> <strong>Graziano Romani: Zagor King Of Darkwood</strong> (2 Lp Coniglio Editore  <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Graziano-Romani1.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Graziano-Romani.jpg"></a> 2009). L&#8217;album del cantautore emiliano dedicato a Zagor è uscito in compact disc in edicola con copertina, disegni ed un fascicolo del disegnatore Gallieno Ferri con tavole inedite. Esiste anche una versione limitata in vinile reperibile sul sito <a href="http://www.coniglioeditore.it/">www.coniglioeditore.it</a>. Graziano è un<a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Graziano-Romani2.jpg"></a> grande appassionato di fumetti ed  ha dedicato questo album al celebre spirito con la scure, ottenendo un ottimo risultato. Brani scritti da Romani<a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Graziano-Romani4.jpg"></a> come Darkwood e la ballata Wilding&#8217;s Dream ed azzeccate covers dei tradizionali Molly Malone (con Andy White), The Willow Tree e On Top Of The Old Smoky (con Matthew Ryan) ricreano il mondo di Zagor e del suo <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Graziano-Romani3.jpg"></a>amico Cico in modo accurato e molto gradevole per l&#8217;ascoltatore. Uno dei migliori dischi italiani dell&#8217;anno.             </p>
<p>Paolo Baiotti</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Joe-Bouchard4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1574" title="Joe Bouchard" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Joe-Bouchard4-150x150.jpg" alt="Joe Bouchard" width="150" height="150" /></a></p>
<p>                                                             </p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Graziano-Romani5.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1576" title="Graziano Romani" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Graziano-Romani5-150x150.jpg" alt="Graziano Romani" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Black-Crowes3.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1575" title="Black Crowes" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/02/Black-Crowes3-150x150.jpg" alt="Black Crowes" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Un eroe dei nostri giorni&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:41:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo articolo è tratto dal sito web della Fondazione Premio Napoli e risale al 2008&#8230;
&#8230;sono passati quasi due anni e tante cose possono essere cambiate, ma spero ardentemente che Tattoo Records sia ancora al suo posto, a resistere sprezzante a tutte le intemperie con il suo fiero Nostromo sul ponte di comando&#8230;
&#8230;in ogni caso è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo è tratto dal sito web della Fondazione Premio Napoli e risale al 2008&#8230;</p>
<p>&#8230;sono passati quasi due anni e tante cose possono essere cambiate, ma spero ardentemente che Tattoo Records sia ancora al suo posto, a resistere sprezzante a tutte le intemperie con il suo fiero Nostromo sul ponte di comando&#8230;</p>
<p>&#8230;in ogni caso è una storia, forse di altri tempi, che merita di essere conosciuta e condivisa, perchè è grazie a quelli come Enzo che tante cose hanno ancora un senso&#8230;</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="650" align="center">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" align="center">TATTOO RECORDS</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" align="center">In direzione ostinata e contraria</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" align="center"> </td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2"> di Athos Zontini</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" align="center"> </td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2">
<p align="justify">Oggi Enzo ha un’aria triste, quando entro mi saluta senza sforzarsi di sorridere e mi racconta che un’ora fa sono passate in negozio tre ragazze di Avellino a prendere un’antologia di Murolo degli anni settanta, sei vinili piuttosto rari che aveva in negozio ancora nuovi. Mi devi credere, insiste Enzo, non avranno avuto più di vent’anni, le gambe più dritte che abbia mai visto.<br />
Mentre rimpiango di non essere arrivato un’ora prima, mi dice che queste tre lo hanno appena richiamato. Sono state scippate, gli hanno preso anche una delle buste con i dischi, speravano ne avesse altre copie. Enzo non se ne fa capace, tre ragazze come quelle che invece di andare a spendere soldi per negozi a via Roma sono venute in treno da Avellino a comprare dischi d’epoca. Con tanti imbecilli che camminano in mezzo alla strada potevano scippare qualcun altro.</p>
<p>Prima di vendere dischi Enzo Pone faceva il ferroviere a Milano. Per anni ha gestito gli scambi dei binari con un registratore in tasca e le cuffie all’orecchie, ne parla come una malattia della musica mentre lo immagino che cammina sulle rotaie ascoltando Coltraine e guardandosi intorno vede la vita di un altro.<br />
All’inizio degli anni ottanta ha lasciato tutto e se n’è tornato a vivere a Napoli. La musica era l’unica cosa a cui andava dietro da sempre ma non lo sapeva bene neanche lui cosa avrebbe fatto per vivere, finché dopo qualche mese ha visto un locale all’angolo di piazzetta Nilo col cartello “cedesi” sulle saracinesche, un posto ideale per un negozio di dischi.</p>
<p>Tattoo Records ha aperto nell’82. Quando gli ho chiesto perché lo ha chiamato così, Enzo ha accennato a un negozio di New York, pieno di picture disc appesi alle pareti, dove una ragazza lo ha portato una sera. I disegni sulle facciate dei vinili sembravano tatuaggi, ha detto senza dargli troppa importanza.<br />
Tattoo è stato il primo negozio a Napoli di dischi d’importazione. Enzo si rivolgeva a dei piccoli distributori indipendenti, come l’IRD, che facevano ricerca in tutto il mondo e riuscivano a procurargli titoli ignorati dai cataloghi dei grossi importatori italiani. I dischi se li faceva mandare da Milano, a spese sue, con un corriere espresso che consegnava in ventiquattr’ore. Anche due, tre volte alla settimana. Lo stesso ricambio di una salumeria. I giorni di consegna, ricorda, c’erano ragazzi ad aspettare fuori al negozio l’arrivo del camion per aprire i pacchi insieme a lui e sentire subito cos’era arrivato di nuovo. Erano gli anni ottanta, c’era ancora fame di musica.</p>
<p>Tattoo andava così bene che nel ‘91 Enzo ha aperto un altro negozio a piazza Bellini, dove adesso c’è il caffè arabo. “Il sole anche di notte” faceva orario continuato dalla mattina fino a notte tardi, sette giorni su sette, anche di domenica. L’idea era di arrivare a tenerlo sempre aperto, un negozio di dischi dove poter andare dopo cena o all’alba, che non chiudesse mai.<br />
A farlo fallire dice che è stata la guerra del golfo. Quando è scoppiata la gente ha smesso di uscire. Fino all’anno prima a Napoli c’era più vita di notte che di giorno, poi all’improvviso stavano tutti davanti alla televisione.</p>
<p>Nel giro di pochi anni le cose hanno cominciato a mettersi male per tutti i piccoli negozi di dischi, si vendeva sempre meno, anche Tattoo era sull’orlo del fallimento. Enzo è riuscito a tenerlo aperto anche in perdita solo grazie ad un’altra attività che aveva cominciato da poco. Dall’89 al 94 ha organizzato la maggior parte dei concerti jazz in Campania, portando per la prima volta a Napoli Charlie Haden, John Abercrombie, Paul Motian, Joe Lovano, Bill Frisell, Cassandra Wilson e molti altri. Per guadagnarci era costretto a comprare quattro, cinque date alla volta. Prenderne solo una sarebbe stato antieconomico. La maggior parte dei concerti venivano fissati tra Milano e Bologna e già pagando il viaggio ai musicisti fino a Napoli non rientrava nelle spese, dopodichè c’erano vitto e alloggio per il gruppo, trasporto e scarico materiali, tutto a spese sue fino all’attacchinaggio dei manifesti che si faceva da solo. Di quegli anni si ricorda quanto dormiva poco, tutto il giorno al negozio e la notte avanti e indietro in autostrada su un furgone.</p>
<p>L’unica cosa che mi importa, ripete spesso Enzo, è che Tattoo resti aperto. Da quasi trent’anni passa più tempo lì dentro che a casa sua, e non per modo di dire, fa orario continuato dalla mattina alle otto di sera, compresa la domenica fino a ora di pranzo. Da quando lo conosco questo posto è sempre lo stesso, la musica alta tutto il giorno, scatole a terra da aprire, dappertutto dischi ancora da sistemare negli scaffali e fogli sparsi sul bancone dove segna gli ordini dei clienti con una grafia illeggibile.</p>
<p>Negli ultimi anni quasi tutti i piccoli negozi di dischi hanno dovuto chiudere o si sono trasformati in qualcos’altro, costretti dalla famigerata crisi delle vendite ma soprattutto dalla presenza troppo ingombrante dei megastore, che tra Vomero e Chiaia sembra si siano spartiti definitivamente la città. Tattoo è uno degli ultimi sopravvissuti, continua ad andare ostinatamente per la sua strada con una politica irriverente, a cominciare dal costo dei dischi.<br />
Per tenere i prezzi sempre più bassi possibile, anche sulle nuove uscite, Enzo compra dalle major solo nei mesi di promozione, quando dal catalogo vengono messi in offerta gli album che stentano a vendere. Ne prende due, tremila copie alla volta, così gli durano tutto l’anno sempre a dieci euro e novanta. I dischi che ancora vendono bene e non vanno mai in promozione si rifiuta di prenderli, tanto per fare un esempio da lui non si trovano i Genesis. La stessa cosa vale anche per il vinile. Oltre all’usato, che si fa arrivare da mezzo mondo in condizioni perfette, da un po’ di tempo sta anche comprando in America edizioni nuove di vecchi album, appena ristampati, che gli costano un terzo di quanto li pagherebbe in Italia.</p>
<p>Ma non è per questo, almeno non solo, che Tattoo riesce a resistere, a rimanere ancora aperto. A fare la differenza è il modo in cui Enzo fa il suo mestiere. Oltre ad avere una cultura musicale raffinata e vastissima, passa ore a parlare di musica e far sentire dischi ai clienti. Da lui si trovano rarità come vinili di Ida Cox degli anni trenta, album fuori produzione come Mistery Lady di Etta James che reinterpreta Billy Holiday o Famous Blue Raincoat di Jennifer Warnes, cover di Leonard Cohen arrangiate dallo stesso Cohen, fino a roba d’importazione che difficilmente si vede in Italia, come Lagrimas Negras di Bebo Valdés e Diego “el cigala” o El Carretero di Guillermo Portabales, un disco di salsa campesina, la salsa malinconica dei montanari, tutto suonato con una chitarra preparata che sembra un sitar.</p>
<p>Anche oggi come al solito sono uscito da Tattoo con molti più dischi di quanti me ne posso permettere. C’era una copia ancora nuova di Anidride solforosa di Dalla che cercavo di ritrovare da anni, If I Could Only Remember my Name di David Crosby, non si sa come solo a otto euro visto che lo hanno appena ristampato, Gospel Train di Sister Rosetta Harp, A Woman Alone with the Blues di Maria Muldaur e Le Nuvole di De Andrè, tutti a prezzo speciale, i soliti dieci euro e novanta. Le Nuvole è un disco che avevo e che ho perso, tornato a casa è il primo che ho riascoltato. C’è una citazione nel libretto che non ricordavo più. Mi ha fatto pensare a Enzo e al suo negozio di dischi, alla sua resistenza appassionata. È una frase di Samuel Bellamy, pirata delle Antille del XIII secolo, che dice “…io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo quanto colui che ha cento navi in mare”.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Il Sole 24 Ore&#8230;a 33 giri</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 23:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune informazioni tratte dall&#8217;articolo &#8220;Il vinile continua a sedurre&#8221;, di Fabrizio Patti, da &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; di lunedì 11 gennaio 2010.
Dopo la vera e propria esplosione del 2008 (+220% in termini di volume rispetto al 2007, ovvero 112mila dischi contro i 35mila dell&#8217;anno precedente, e +232% in termini di fatturato, ovvero 1,515 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune informazioni tratte dall&#8217;articolo &#8220;Il vinile continua a sedurre&#8221;, di Fabrizio Patti, da &#8220;Il Sole 24 Ore&#8221; di lunedì 11 gennaio 2010.</p>
<p>Dopo la vera e propria esplosione del 2008 (+220% in termini di volume rispetto al 2007, ovvero 112mila dischi contro i 35mila dell&#8217;anno precedente, e +232% in termini di fatturato, ovvero 1,515 milioni di euro invece di 457mila euro), il mercato del vinile ha registrato nel corso del 2009 un&#8217;ulteriore crescita del 16%.  Anche negli Stati Uniti il 2009 ha visto il segmento in crescita, con un +35%. Continua invece il bagno di sangue che vede le vendite dei CD in ulteriore calo del 22%. Per avere un&#8217;idea delle dimensioni del fenomeno bisogna però ricordare che, complessivamente, l&#8217;incidenza che ha il mercato dei 33 giri sul fatturato totale dell&#8217;industria discografica è pari all&#8217;1%. Un misero 1% che, comunque, l&#8217;industria mostra di non voler certo disprezzare, soprattutto attraverso il mercato delle ristampe.</p>
<p>Qualche altro numero che farà sorridere&#8230;ma tant&#8217;è. Il vinile più venduto in Italia nel corso del 2009 è risultato &#8220;Il Mondo Che Vorrei&#8221; di Vasco Rossi, ma non ci è dato di sapere in quante copie si misuri il suo successo. In compenso possiamo svelarvi che il best seller 2009 alla Fnac Italiana, una delle catene della grande distribuzione più attente al fenomeno, è stato l&#8217;immarcescibile &#8220;Dark Side Of The Moon&#8221; dei Pink Floyd, con un totale di 174 copie vendute (!). A seguire &#8220;Working On A Dream&#8221; di Springsteen. In un negozio medio della catena francese sono presenti circa 500 dischi, prevelentemente di musica rock, corrispondenti a 300-350 titoli. Il fatturato del segmento è comunque superiore alla media del mercato, con un 1,5% contro l&#8217;1%.</p>
<p>E per finire l&#8217;identikit dell&#8217;appassionato. In base ai dati dell&#8217;osservatorio  Fimi, l&#8217;acquirente medio ha un&#8217;età compresa tra i 30 ed i 45 anni, con una concentrazione maggiore sui 40 anni. Sono però in aumento anche i giovani, che per contro sono quelli che stanno maggiormente abbandonando il CD. Le motivazioni sono diverse. Da una parte i &#8220;sofisticati&#8221;, ovvero coloro che sono convinti che il disco abbia un suono migliore del CD, dall&#8217;altra un ruolo chiave nella tendenza lo gioca l&#8217;effetto combinato del gusto per il vintage e della voglia di materialità. E poi, ma questo lo dico io, ci sono i &#8220;drogati&#8221; come noi&#8230;che sono quelli che non muoiono mai!</p>
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		<title>I magnifici dieci della Royal Mail</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 18:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[In tempi di e-mail, sms e chissà che altro ancora, il fascino ormai un po&#8217; vintage di un postino e di una lettera consegnata a mano ha forse più di un punto in comune con quello di un giradischi e qualche vecchio vinile&#8230;
Sarà forse anche per questo motivo che le Poste Inglesi, nell&#8217;improbabile tentativo di un analogo rilancio per un sistema di comunicazione sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In tempi di e-mail, sms e chissà che altro ancora, il fascino ormai un po&#8217; vintage di un postino e di una lettera consegnata a mano ha forse più di un punto in comune con quello di un giradischi e qualche vecchio vinile&#8230;</p>
<p>Sarà forse anche per questo motivo che le Poste Inglesi, nell&#8217;improbabile tentativo di un analogo rilancio per un sistema di comunicazione sempre più desueto, e purtroppo ormai del tutto identificabile con bollette, multe, ingiunzioni e chi più ne ha più ne metta, hanno deciso di commemorare dieci copertine &#8220;storiche&#8221; di dischi, chi più chi meno, altrettanto &#8220;storici&#8221;, in una nuova emissione di francobolli da 1 penny.</p>
<p>Ecco i magnifici dieci, che non hanno certo bisogno di presentazioni&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1322" title="Primal Scream " src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/1-150x150.jpg" alt="Primal Scream " width="150" height="150" /></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/21.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1327" title="Pink Floyd" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/21-150x150.jpg" alt="Pink Floyd" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/2.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/31.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1328" title="New Order" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/31-150x150.jpg" alt="New Order" width="150" height="150" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/42.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1332" title="Mike Oldfiled" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/42-150x150.jpg" alt="Mike Oldfiled" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/4.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/51.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1333" title="Led Zeppelin" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/51-150x150.jpg" alt="Led Zeppelin" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/6.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1334" title="Blur" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/6-150x150.jpg" alt="Blur" width="150" height="150" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/7.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1335" title="Coldplay" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/7-150x150.jpg" alt="Coldplay" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/8.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1336" title="Clash" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/8-150x150.jpg" alt="Clash" width="150" height="150" /></a></p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/9.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1337" title="Rolling Stones" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/9-150x150.jpg" alt="Rolling Stones" width="150" height="150" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/10.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1338" title="David Bowie" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/10-150x150.jpg" alt="David Bowie" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Frattaglie di (puro) vinile&#8230;4</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 23:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco_Tagliabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[News from the vinyl world]]></category>
		<category><![CDATA[Atomic Rooster]]></category>
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		<description><![CDATA[Parliamo di qualche simpatico box vinilitico: Natale è ormai passato, per quanto il ricordo sia ancora abbastanza fresco, ma per un buon vinilmaniaco ogni occasione è buona per farsi qualche regalo&#8230;qui di seguito ne troverete qualcuno davvero succulento&#8230;
&#8230;Andiamo in casa Vinyl Lovers per segnalare la pubblicazione in 1000 esemplari del cofanetto di 7 LP dei Cure &#8220;Fade Away-The Early Years Vinyl [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo di qualche simpatico box vinilitico: Natale è ormai passato, per quanto il ricordo sia ancora abbastanza fresco, ma per un buon vinilmaniaco ogni occasione è buona per farsi qualche regalo&#8230;qui di seguito ne troverete qualcuno davvero succulento&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Cure2.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Cure3.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Cure4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1290" title="Cure" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Cure4-150x150.jpg" alt="Cure" width="150" height="150" /></a>&#8230;Andiamo in casa Vinyl Lovers per segnalare la pubblicazione in 1000 esemplari del cofanetto di 7 LP dei <strong>Cure</strong> &#8220;Fade Away-The Early Years Vinyl Box Set&#8221;, che contiene &#8221;Seventeen Seconds&#8221;, &#8220;Faith&#8221; e &#8220;Pornography&#8221; in edizione gatefold doppio LP comprendente il disco originale ed un intero album  di extra tracks, oltre al debutto di &#8220;Three Imaginary Boys&#8221; in edizione singola con la scaletta classica&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Fleetwood-Mac.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Fleetwood-Mac1.jpg"></a><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Fleetwood-Mac2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1291" title="Fleetwood Mac" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Fleetwood-Mac2-150x150.jpg" alt="Fleetwood Mac" width="150" height="150" /></a>&#8230;non abbandoniamo queste mura amiche per parlare del box quadruplo &#8220;<strong>Fleetwood Mac</strong> In Concert-Live At The Boston Tea Party&#8221; che riporta un vasto estratto delle tre leggendarie esibizioni che l&#8217;allora band di Peter Green tenne nelle serate del 5-6-7 febbraio del 1970 al &#8216;Boston Tea Party&#8217;. Le registrazioni vennero effettuate con tecniche professionali con l&#8217;intenzione di trarne un album ufficiale dal vivo, ma l&#8217;improvvisa defezione del leader fece accantonare il progetto. I master furono ripresi in mano nel 1998 e vennero pubblicati nel triplo CD &#8220;The Boston Box&#8221; l&#8217;anno successivo. Questa è la prima edizione in vinile con artwork completamente rinnovato&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Motorhead3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1294" title="Motorhead" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Motorhead3-150x150.jpg" alt="Motorhead" width="150" height="150" /></a> &#8230;ora spostiamoci dalle parti dell&#8217;italianissima Earmark, label specializzata in ristampe collegata alla fiorentina Abraxas Records, per segnalarvi un&#8217;appassionante serie di raccolte a 45 giri&#8230;il primo box, &#8220;Born To Lose, Live To Win&#8221;, mette insieme 7 singoli dei <strong>Motorhead</strong> del periodo Bronze (1978-1981) oltre ad un bonus disc con il brano &#8220;St. Valentine Day Massacre&#8221;. Edizione limitata a 1500 copie. Questa la track list: 1) Louie Louie 2) Tear Ya Down 3) Overkill 4) Too Late Too Late 5) No Class 6) Like A Nightmare 7) Bomber 8) Over The Top 9) Ace Of Spades 10) Dirty Love 11) Motörhead (Live) 12) Over The Top (Live) 13) Please Don’t Touch 14) Bomber, Emergency&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Uriah-Heep.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1295" title="Uriah Heep" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Uriah-Heep-150x150.jpg" alt="Uriah Heep" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&#8230;&#8221;Wake Up&#8221;, invece, raccoglie 6 fra i migliori singoli di una delle più influenti band dell&#8217;hard rock inglese, gli <strong>Uriah Heep</strong>. Inutile sprecare altre parole, la track list è più che eloquente: 1) Wake Up/ Set Your Sights (US, originally sleeveless) 2) Gypsy/Come Away Melinda (Italian) 3) Lady In Black/Simon The Bullit Freak (German) 4) Bird Of Prey / Lady In Black (Italian) 5) Look At Yourself / What Should Be Done (German) 6) July Morning/ Love Machine (Japanese)&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Atomic-Rooster.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1297" title="Atomic Rooster" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Atomic-Rooster-150x150.jpg" alt="Atomic Rooster" width="150" height="150" /></a> &#8230;è ora la volta dei magnifici e oscuri <strong>Atomic Rooster</strong> forse, insieme agli High Tide, la dark-prog band per eccellenza. &#8220;Devil&#8217;s Answer&#8221; raggruppa i primi cinque singoli dei Roosters, tutti pubblicati in Inghilterra fra il 1970 ed il 1972, più un&#8217;estemporanea collaborazione fra Vincent Crane e Chris Farlowe dell&#8217;anno successivo. Questa la track list: 1) Friday The 13th / Banstead  2) Tomorrow Night / Play The Game  3) Devil&#8217;s Answer / The Rock  4) Stand By Me / Never To Lose  5) Save Me /Close Your Eyes  6) Vincent Crane/ Chris Farlowe: Can&#8217;t Find A Reason / Moods&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Black-Widow.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1298" title="Black Widow" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Black-Widow-150x150.jpg" alt="Black Widow" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&#8230;pensavate, a proposito di dark-prog, che ci fossimo dimenticati di loro, vero? E invece no, eccoli qui i <strong>Black Widow</strong>! &#8220;Come To The Sabbat&#8221; raccoglie gli unici tre 45&#8242; pubblicati dalla band, oltre ad un paio di chicche: l&#8217;unico singolo edito dai Pesky Gee!, il gruppo dalle ceneri del quale si formarono i Widows nel 1970, e l&#8217;altrettanto unico singolo degli Agony Bag, esperienza teatral-musicale portata avanti da Clive Jones e Clive Box, in origine ai fiati ed alle pelli nei Black Widow, nel 1976. Questa la track list:  1) Single 1 &#8211; Pesky Gee: Where Is My Mind/A Place Of Heartbreak  2) Single 2 &#8211; Black Widow: Come To The Sabbat/Way To Power  3) Single 3 &#8211; Black Widow: Wish You Would/Accident  4) Single 4 &#8211; Black Widow: When My Mind Was Young/Come To The Sabbat  5) Single 5 &#8211; Agony Bag: Rabies Is A Killer/Never Never Land&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Black-Sabbath.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1300" title="Black Sabbath" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Black-Sabbath-150x150.jpg" alt="Black Sabbath" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&#8230;e visto che li abbiamo evocati, ecco i<strong> Black Sabbath</strong>. &#8220;The Singles&#8221; raccoglie sei singoli pubblicati fra il 1970 ed il 1978 in un&#8217;accuratissima confezione che prevede, per ogni dischetto, una busta che ricalca fedelmente l&#8217;artwork dell&#8217;edizione originale inglese da un lato e quello dell&#8217;edizione giapponese dall&#8217;altro. La track list:  1) Evil Woman 2) Wicked World 3) Paranoid  4) The Wizard  5) Tomorrows Dream  6) Laguna Sunrise  7) Sabbath Bloody Sabbath  8) Changes  9) Never Say Die  10) She&#8217;s Gone  11) Hard Road  12) Symptom Of The Universe&#8230;</p>
<p><a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Marc-Bolan.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1301" title="Marc Bolan" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2010/01/Marc-Bolan-150x150.jpg" alt="Marc Bolan" width="150" height="150" /></a></p>
<p>&#8230;&#8221;The Early Singles 1964-1968&#8243; raccoglie le primissime registrazioni di un<strong> Marc Bolan</strong> non ancora T.Rex e quasi non ancora Tyrannosaurus Rex&#8230;un Marc Bolan ancora lontano da tacchi alti, lustrini e paillettes, ma sicuramente più vicino alla sensibilità dei nostri cuori. Il primo demo, i primi tre singoli solisti, il primo singolo con i John&#8217;s Children ed il primo con i Tyrannosaurus Rex per un totale di sei preziosi 45 giri. Questa la track list:  1) The Road I’m On (Gloria)  2) Blowin’ In The Wind  3) The Wizard  4) Beyond The Risin’ Sun  5) The Third Degree  6) San Francisco Poet  7) Hippy Gumbo  8) Misfit  9) Sleepy Maurice  10) Cat Black  11) Hot Rod Mama  12) Sara Crazy Child&#8230;</p>
<p>&#8230;Per questa volta è tutto, con tanti saluti agli scampoli delle vostre tredicesime&#8230;</p>
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		<title>Rock &amp; Pop, le recensioni di LFTS 2</title>
		<link>http://www.lateforthesky.org/2009/12/29/rock-pop-le-recensioni-di-late-for-the-sky/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 09:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Anghinoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock'n'Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Cheap Wine]]></category>
		<category><![CDATA[Felice Brothers]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Redaelli]]></category>
		<category><![CDATA[Greg Harris]]></category>
		<category><![CDATA[Moraine]]></category>
		<category><![CDATA[Nils Lofgren]]></category>
		<category><![CDATA[Uriah Heep]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovo appuntamento con le recensioni di dischi più o meno nuovi arrivate in redazione e curate da Sonia Cheyenne Villa, Ronald Stancanelli e Paolo Crazy Carnevale. A tutti buona lettura, ma soprattutto tantissimi auguri per il prossimo anno da parte di tutti noi. E che il vinile invada i vostri scaffali e vi rimanga per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Nuovo appuntamento con le recensioni di dischi più o meno nuovi arrivate in redazione e curate da Sonia Cheyenne Villa, Ronald Stancanelli e Paolo Crazy Carnevale. A tutti buona lettura, ma soprattutto tantissimi auguri per il prossimo anno da parte di tutti noi. E che il vinile invada i vostri scaffali e vi rimanga per sempre!</p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong><strong>CHEAP WINE<br />
Spirits<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1198" title="cheapwine" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/cheapwine-150x150.jpg" alt="cheapwine" width="150" height="150" /><br />
2009 Venus CD</strong></p>
<p>I Cheap Wine sono un gruppo di Pesaro che ha deciso di acquisire un sound americano, una scelta probabilmente costata molto cara per potere andare avanti. È sicuramente più facile cantare in italiano e fare musica più commerciale, piuttosto che continuare su questa linea, forse solo per pochi, ma sicuramente affezionati fan a cui, a ogni album, se ne aggiungono di nuovi. Il primo lavoro è un mini di cinque tracce uscito nel 1997. La loro carriera inizia però dal loro secondo lavoro <em>A Better Place </em>del 1998. Il disco ricorda le atmosfere dei Green On Red (da una loro canzone prendono infatti il loro nome) e la voce di Marco sembra quella di Steve Wynn dei Dream Syndicate. Segue nel 2000 <em>Ruby Shade</em>, e da quest&#8217;album iniziano a inserire nel booklet interno i testi con la traduzione in italiano. Nel 2002 esce <em>Crime Stories </em>con copertina e artwork del batterista Francesco “Zano” Zanotti il quale, avendo scelto altre strade, non fa più parte della band ed è stato sostituito nell’ultimo album da Alan Giannini. Nel 2004 tocca a <em>Moving</em> che è, a mio parere, uno dei lavori migliori della band. Dal primo pezzo all’ultimo non ha un attimo di cedimento, la chitarra di Michele, soprattutto nel brano che chiude l&#8217;album, è a dir poco struggente. Si arriva poi a <em>Freak Show </em>del 2007, e finalmente giungiamo al superbo lavoro del 2009, <em>Spirits</em>, che è stato pubblicato verso la fine di settembre in confezione digipack e che, ovviamente, ho comprato il giorno stesso in cui è uscito. Appena preso il disco in mano, mi sono soffermata a osservarlo e ho subito notato sulla copertina la moltitudine di bottiglie impolverate le quali mi hanno fatto supporre che si trattasse di qualcosa di diverso, di più profondo. Apro la custodia, metto il CD nel lettore e iniziano a fuoriuscire dalle casse i primi accordi di <em>Just Like Animals </em>e successivamente gli ultimi di <em>Pancho &amp; Lefty</em>. Sono sembrati una manciata di secondi, da tanto sono piacevoli e orecchiabili, invece degli effettivi quarantanove minuti e rotti per undici tracce! Il commento comune di tutti quelli a cui mi sono rivolta è stato: “un album che non ha niente da invidiare ai dischi dei più stimati artisti, forse meno rock, ma più intimista e maturo degli ultimi lavori, un vera svolta, uno tra i migliori album del 2009!”. La sera stessa decido di riascoltarlo, ma questa volta per approfondire con i testi in mano. <em>Man In The Long Black Coat </em>di Bob Dylan e <em>Pancho &amp; Lefty</em> di Townes Van Zandt sono le due cover dell’album e sono eseguite divinamente, in particolar modo la prima. Infatti, sostengo che siano davvero in pochi quelli che sono riusciti a interpretarla con tale trasporto e sentimento. Poi c’è <em>Alice</em>, bellissimo pezzo strumentale e <em>Dried Leaves </em>a parer mio uno dei brani più belli dell’album. Per quanto mi sia subito piaciuto, penso non si possa completamente comprendere fino a quando non si ha davvero bisogno di riorganizzare la propria mente e se si mette, come ho fatto io, come colonna sonora ai propri pensieri, il melodico suono coinvolgerà mente e spirito, entrambi questa volta. Lo si assimila in tutti i suoi aspetti più nascosti e da quell’ascolto sembrerà quasi un altro disco. Penso che per cogliere la vera essenza di questo album si debba essere soli, seduti con un buon bicchiere di vino, quando si ha bisogno di riflettere. Con questo disco credo si siano davvero superati, il genere è chiaramente sempre il loro, ma il livello che hanno raggiunto non può certo lasciare indifferenti. Sinceri complimenti a questo gruppo italiano/ americano che riesce a coinvolgere con sempre più passione il proprio pubblico.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Sonia Cheyenne Villa</em></p>
<p style="text-align: left;"><em> </em></p>
<p style="text-align: left;"> <strong>FELICE BROTHERS<br />
Yonder Is The Clock<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1200" title="yonder" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/yonder-150x150.jpg" alt="yonder" width="150" height="150" /><br />
2009 Team Love Records CD</strong></p>
<p>Tra le note liete di questo fine anno, sicuramente un posto d’onore lo hanno occupato i Low Anthem ma, vorrei aggiungere un altro gruppo recentemente scoperto, anche se hanno già pubblicato vari CD. Il crinale è quello dei Low Anthem anche se i Fratelli Felici sono ancora qualche curva indietro. La prima cosa che salta agli occhi, curiosando nel libretto, è che appunto i primi tre musicisti del gruppo si chiamino appunto Felice essendo senza ombra di dubbio fratelli ma è col quarto che ci viene da sorridere essendo il suo nome di battesimo Christmas. Di conseguenza Felice Natale a tutti e andiamo ad ascoltare e riascoltare il CD. La cover è molto spartana, su carta riciclata, e ricorda tantissimo, ancora direte voi, quella dei Low Anthem. La strumentazione adottata dal gruppo non è citata nella copertina del disco, comunque si tratta di strumenti acustici con fisarmonica e piano a tessere. Tutti i pezzi sono accreditati a i fratelli Felice escluso un traditional che da loro stessi è comunque arrangiato. Le canzoni sono molto minimali, troviamo anche qualche strumentale, e si trascinano con scarno abbellimento musicale che ha dalla sua un certo fascino, sicuramente non hanno la potenzialità intellettuale di un gruppo come i Cowboy Junkies o la grinta dei Low Anthem, ma in questa loro strada del dolore percorsa con affanno ma ricercatezza gettano le basi per catturare con immediatezza un loro pubblico. <em>Sailor Song </em>sussurrata come un lamento d’oltreoceano o del mondo perduto si lascia traversare da una incipiente fisarmonica e quando la voce si fa giungere all’ascoltatore par un Tom Waits entrato nell’ade che manda un canto, un messaggio dal mondo dei defunti. Strascicatamente vetrosa una voce ci narra di Katie Dear in modo così realista che par di vederla di fronte a noi con la sua mappa stradale persa nel diluvio della sue esistenza, mentre giunge a noi che pendiamo da questo racconto che ci porta al successivo, quello del pollo che corre ma che deve correre di più, con l’inasprimento dei toni che non sono quelli dei Pogues ma la direzione sicuramente si. Introdotta da un cappello strumentale <em>Run Chicken Run </em>sveglia l’incauto ascoltatore che magari s’era perso tra i meandri anestetici di questo inizio dei Fratelli Felice che sin’ora di felice ben poco aveva. Meno male che è arrivato il chicken che ci sveglia tutti, attenti o distratti che fossimo. Sicuramente si può dire tanto di questo disco, con idee indubbiamente contrastanti, ma non che non sia un lavoro fascinoso e che ogni ascolto lo renda più palesemente vicino a noi. <em>All When We Were Young</em> nasconde tra i solchi le prime soffici e acustiche elucubrazioni di un Neil Young giovanissimo e come il brano vira e s’arricchisce ci si rende conto che ci troviamo dinanzi a un lavoro che col tempo avrà la sua collocazione e, se ci siamo chiesti qualcosa, avremo anche la sua risposta. <em>Boy From Lawrence County </em>la risposta la da, è un bel disco, invernale, intimo, interiore, interno, scavato dentro e a fondo. Con una trama dipanata tra viottoli riottosi e bugigattoli nodosi ecco un album straordinariamente in tema coll’oggi che ci sovrasta, non sai da dove venga ne dove vada, ma ti piace seguirlo.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Ronald Stancanelli</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>GIULIO REDAELLI<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1201" title="CONNEMARA" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/CONNEMARA-150x150.jpg" alt="CONNEMARA" width="150" height="150" /><br />
Connemara<br />
2008 F-Net CD</strong><br />
Questo è decisamente un ottimo disco per coloro che amano i suoni acustici con un orientamento verso le sonorità nord-americane o irlandesi. Giulio Redaelli, musicista lecchese di grande talento e già autore nel 2001 dell’album <em>Blue Eyed Duckling </em>si ripresenta con un lavoro dal titolo appunto decisamente irlandese. <em>Connemara</em> è un disco prevalentemente acustico- strumentale ove spiccano le chitarre suonate ordinatamente da Redaelli. Il Connemara è un massiccio montuoso dell’Irlanda occidentale con una limitata altitudine, non supera i mille metri, ma con un aspetto montuoso molto intenso dovuto sia al modellamento glaciale sia all’inesistente vegetazione. Il CD si avvale della collaborazione di ottimi musicisti come Socrate Verona al violino e viola, Dario Tanghetti alle percussioni, Nicola Oliva al basso e chitarra ritmica, Gisella Romeo al violoncello, Franco D’Auria alla batteria e delle voci di Elisabetta Rosa e Marco Gallo. Redaelli ci tiene a far sapere che nel CD non vi sono parti campionate ma tutto è genuinamente dal vivo. Per aiutare il lettore possiamo dire che lo stile del dischetto ricorda musicisti come il talento genovese Beppe Gambetta e anche, ma in minor misura, il didascalico toscano Untemberger o artisti stranieri quali Stefan Grossman o Leo Kottke. Tanto per non essere smentiti, tra le cover del disco una è proprio un brano di Kottke, la piacevole <em>The Ring Stealing</em>. Le altre tre sono <em>What A Wonderful World</em> di Armstrong, <em>Maple Leaf Rag </em>di Scott Joplin e <em>Doc’s Guitar </em>di Doc Watson, non Wotson come segnato sull’ultima di copertina. Il resto è a firma dello stesso Redaelli, così come gli arrangiamenti delle cover succitate. Molto suggestiva, <em>Puzzle</em> mentre evoca nostalgia la bella riproposizione del brano di Armstrong cantato da Elisabetta Rosa. Il dischetto della media e giusta durata, ovvero circa cinquanta minuti, è il trionfo del fingerpicking ove si esalta la grande produzione acustica musicale in un susseguirsi di brani uno più piacevole dell’altro e dai quali si evince la splendida padronanza allo strumento dell’artista lombardo. Arrangiato dallo stesso Redaelli, è stato registrato mixato e masterizzato all’Acoustic Design Studio di Milano ed è lavoro meritorio di notevole conoscenza e diffusione. Consigliato vivamente. Vi ricordo anche l’ottimo <em>For Guitars Clan </em>che Redaelli assieme ad altri musicisti ha inciso nel 2007 e che noi abbiamo recensito sul numero 92 di “Late for the sky” a pagina 48. Per erudirvi maggiormente vi consiglio una puntatina su <a href="http://www.giulioredaelli.com">www.giulioredaelli.com</a>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Ronald Stancanelli</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>GREG HARRIS<img class="alignright size-full wp-image-1202" title="therecord" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/therecord.jpg" alt="therecord" width="140" height="140" /><br />
The Record<br />
2009 Autoprodotto CD</strong><br />
I più se lo ricorderanno tra le file dei Flying Burrito Brothers a cavallo tra anni ‘70 e anni ‘80, periodo in cui Greg Harris ci ha consegnato anche alcuni dischi come solista che si erano fatti notare (soprattutto i primi due <em>Acoustic </em>e <em>Electric</em>) per la loro bontà. Harris in quegli anni ha girato anche in Italia, col chitarrista piemontese Ricky Mantoan e con il gruppo di cui facevano parte anche Skip Battin e Gene Parsons, ma la sua carriera discografica è andata poi via via inaridendosi e al momento della pubblicazione di questo nuovo disco, prodotto e distribuito in modo assolutamente indipendente, erano almeno dieci anni che non si sentiva parlare di lui. Si tratta di un ritorno graditissimo, soprattutto alla luce del fatto che il disco ci riconsegna Harris al top della forma, alle prese con un repertorio ispirato e con una serie di sonorità che ci confermano la grandezza di questo artista quando impugna una chitarra, elettrica o acustica che sia. Unico altro chitarrista del disco infatti è suo figlio Jesse Jay, quello dei Rancho Deluxe, che ricambia qui il favore al padre che aveva preso parte all’ottimo, secondo CD del gruppo, recensito in questo stesso sito. Quello che entusiasma maggiormente in questa produzione sono i bei suoni di chitarra che gli Harris sanno mettere insieme, al servizio di un gusto musicale che sta in bilico tra il country rock di matrice californiana e certe atmosfere più vicine allo swing. Personalmente preferisco i brani country-rock, con la voce di Harris sempre bene in mostra, quella voce che mi aveva conquistato fin da primo ascolto quando avevo comprato il live giapponese dei Flying Burrito Brothers, in cui cantava alcuni brani in maniera vibrante. Tra i brani si fanno subito apprezzare <em>The Gilded Palace Of Sin</em>, brano che fin dal titolo fa capire dove Greg stia andando a parare, e l’intro di chitarra è una citazione che conferma le promesse dal titolo, siamo in piena atmosfera FBB. Un altro gran brano è <em>The Long Road To Nowhere</em>, in cui Greg duetta alla chitarra col figlio. Tra le cose più d’atmosfera, con batteria spazzolata, c’è <em>The Sunday News</em>, country jazz in cui Harris snocciola una serie di assoli con l’acustica che ne confermano la statura come chitarrista. C’è anche una lenta ballata, <em>Mexico</em>, scritta in tandem con Rick Danko, ai tempi del Byrds Tribute Tour a cui i due presero parte nel 1985, con Gene Clark. <em>Murriettas Gold </em>è un altro bel brano acustico, su cui Harris interviene col mandolino, altro strumento di cui è maestro. All’amico Skip Battin, scomparso ormai da alcuni anni, è dedicata <em>Evergreen Blueshoes</em>, notevole composizione ispirata al gruppo in cui Skip suonava prima di entrare nei Byrds. Il disco, quaranta minuti di durata, si conclude con lo strumentale <em>Dale’s Tune</em>. E a confermare il buono stato di salute del nostro, le ultime notizie riguardano l’intenzione di Harris di venire a suonare in Italia l’anno venturo, probabilmente nientemeno che insieme a Gene Parsons!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Crazy Carnevale</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em><strong>MORAINE<br />
Density<br />
2009 Moonjune Records CD<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1203" title="moraine" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/moraine-150x150.jpg" alt="moraine" width="150" height="150" /></strong></p>
<p>Interessante questo disco, che si discosta notevolmente dai miei ascolti abituali: si tratta di una nuova produzione della casa discografica newyorkese diretta da Leonardo Pavkovic, sempre attenta, oltre alle ristampe di interessante materiale d’archivio riguardante la famiglia Soft Machine, alle nuove tendenze musicali. È il caso di questo disco strumentale del quintetto Moraine, capeggiato dal chitarrista Dennis Rea, che si propone con una bella miscela di suoni che qualcuno ha definito, a ragione, “heavy chamber music”. Il disco offre una manciata di composizioni eseguite da un’anomala formazione in cui chitarra elettrica, basso e batteria si fondono con violoncello e violino, dando origine ha un sound originale, a volte sperimentale (<em>Uncle Tang’s Cabinet Of Dr. Caligari</em> e <em>Staggerin’</em>), a tratti orientato verso il jazz-rock di stampo zappiano (<em>Nacho Sunset</em>), con improvvise virate verso la psichedelica di stampo western (<em>Disillusioned Avatar</em>), e assunzione di toni talvolta epici infusi dal cello di Ruth Davison e dal violino di Alicia Allen (<em>Kuru</em>) che provvedono anche alle influenze cameristiche (<em>Reveng Grandmother</em>), il tutto sempre senza perdere di vista il sound caratterizzante le mosse del gruppo. Ogni brano potrebbe essere parte di una ideale colonna sonora che ha l’apprezzabile qualità di lasciarsi ascoltare senza costringere l’ascoltatore a torturanti sforzi mentali spesso associati a questo genere musicale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Paolo Crazy Carnevale</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>NILS LOFGREN<br />
Sings Neil Young<img class="alignright size-thumbnail wp-image-1204" title="LOFGREN" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/LOFGREN-150x150.jpg" alt="LOFGREN" width="150" height="150" /><br />
2009 Hypertension CD</strong></p>
<p>Avevamo precedentemente recensito il tributo dei Rusties a Neil Young, ci accingiamo adesso a presentarvi quello operato dal fido Nils Lofgren, una vita col canadese e un’altra vita con Bruce Springsteen. Quindici canzoni in fase delicatamente acustica che abbracciano, e su questo non nutrivamo dubbi alcuni, il primo periodo o repertorio del musicista canadese ormai naturalizzato per usucapione yankee. Il disco è semplicemente suonato o al piano o alla chitarra acustica da Lofgren in modo pacato, sereno e decisamente suggestivo, e registrato in perfetta calma e solitudine in quel di casa sua. Fanno capolino tra i solchi, e la sua voce si trova notevolmente a suo agio con detto repertorio, splendidi tasselli della nostra esistenza che amammo e mai perdemmo come <em>Birds, Long May You Run, The Loner, Winterlong </em>e <em>Like A Hurricane </em>che in veste spoglia e acustica ci delizia oltre l’immaginabile. In effetti, un brano leggermente più recente l’abbiamo e si tratta di <em>Harvest Moon</em>. Fa piacere che in questo splendido celebrativo lavoro di passione e amore sia verso Young che verso una musica, anzi delle canzoni senza tempo, Lofgren abbia recuperato un reale capolavoro come <em>Don’t Be Denied</em>, brano facente parte dell’unico album che Neil Young per le sue solite paturnie non ha mai fatto pubblicare su CD, ovvero quel <em>Time Fades Away </em>che è uno dei capisaldi della sua discografia. Molto bella la riproposizione di <em>World On A String </em>ove ancora una volta si evidenzia la bravura di Lofgren allo strumento mentre un plauso sincero alla sua voce che a volte un po’ fuori luogo nei brani elettrici qua si trova meravigliosamente a suo agio. Teneramente bluesy la versione di <em>Mr. Soul </em>che appiana ricordi di lontana misura e proseguendo nell’ascolto del dischetto ci rendiamo conto che questo omaggio è opera non solo di mero e puro tributo a un amico, ma anche un album decisamente bello, ben suonato e ben cantato. Sicuramente uno dei suoi migliori lavori da un po&#8217; di tempo a questa parte. Bella e suggestiva la copertina cartonata. Solare e afrodisiaca come sempre <em>Winterlong</em>, uno dei brani più soavemente profumati che ci sia stato dato di sentire nella nostra lunga carriera di musicofili un po esterofili. Produzione a cura di David Briggs e dello stesso Lofgren il tutto su Hypertension, etichetta minore degna di ovvia lode.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Ronald Stancanelli</em></p>
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<p><strong>URIAH HEEP</strong></p>
<p><strong>Celebration</strong></p>
<p><strong>2009 Edel CD+DVD</strong></p>
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<p>Per celebrare il quarantesimo  anniversario della pubblicazione del primo <a href="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/huria-heep.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1581" title="Huriah Heep" src="http://www.lateforthesky.org/wp-content/uploads/2009/12/huria-heep-150x150.jpg" alt="Huriah Heep" width="150" height="150" /></a>stupendo album  “Very Heavy … Very Umble”, famoso non solo per il suono innovativo della band, ma anche per una delle copertine piu’  macabre ed inquietanti nella storia della musica rock , gli Huriah Heep, guidati da sempre dal chitarrista e mente del gruppo Mick Box, pubblicano questo “Celebration”, una vera sorpresa anche  per uno come il sottoscritto che li ha sempre  amati alla follia.</p>
<p>Completano la formazione attuale Bernie Shaw, vocals, Phil Lanzon, keys, Trevor Bolder, bass e Russell Gilbrok, drums che ha sostituito il batterista storico Lee Kerslake, che aveva lasciato per motivi di salute un paio di anni or sono; il nucleo è lo stesso da anni, ottimi strumentisti che hanno pubblicato “I Wake The Sleeper”, il buon album di studio inciso nel 2008 dopo oltre dieci anni dal precedente. Il  cantante David Byron, grande  front man, è purtroppo scomparso da anni; dopo una breve carriera solista, Ken Hensley, lo stupendo  tastierista, arrangiatore e coautore delle piu’ belle e famose canzoni della band, continua una prestigiosa carriera ricca di soddisfazioni .</p>
<p>Ma se il suono è cambiato rivolgendosi a sonorità più corpose ed avvolgenti, lo spirito degli Huriah Heep non è mai venuto meno, basta ascoltare questo lavoro che ci offre ben quattordici brani. Un paio di inediti,  “Only Human” e “Corridors Of Madness”;  mentre gli altri brani ci ripropongono canzoni immortali come  “Sunrise”, “Stealin”, “The Wizard”, “Easy Livin”, “Lady In Black”, “Gypsy”   e “Free And Easy”, tutte riproposte in una nuova versione .</p>
<p>Stupenda la confezione  in digypack del dischetto con un booklet ricco di foto , notizie   e con i testi delle canzoni; il DVD ci offre uno splendido concerto registrato al The Sweden Rock Festival dello scorso anno , con la band in forma smagliante  che ci offre quarantacinque minuti di musica che continua e continuerà a farci sognare .</p>
<p style="text-align: right;"> <em>Daniele Ghisoni</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em></p>
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