Archivio di novembre 2019

KING OF FOXES – Salt & Honey

di Paolo Baiotti

10 novembre 2019

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KING OF FOXES
SALT & HONEY
Olivia Street 2018

Olivia Street è la cantante e leader di questa formazione di Edmonton, coadiuvata dalla chitarra di Brandon River e dal basso di Reid Thiel, con l’aggiunta della batteria di Stew Kirkwood, che ha prodotto e registrato l’Ep Salt & Honey, supportato dalla città canadese che nel 2018 ha nominato la band come “Artist To Watch” negli Edmonton Music Awards. Hanno un suono pulito, che incrocia elementi di Brit Pop e Indie Rock, guidato dalla voce tonica e melodica, a tratti sognante di Olivia, che aveva già lasciato il segno in Golden Armour, esordio del 2016.
La formazione è in attività dal 2013, sempre guidata dalla cantante, figlia di un sassofonista classico, già membro del gruppo reggae Souljah Fyah. Qualche elemento di reggae permane nell’opener Backsliders, un pop ritmato scorrevole e accattivante, mentre All I Need esplora il lato rock della band, seppur mitigato dalla voce morbida e da un break sognante, lasciando uno spazio di manovra alla chitarra di Brandon. Laundry List è una ballata pop arrangiata ed eseguita con cura, un possibile hit radiofonico, che sfuma nel breve strumentale Lost Horizon, seguito da Cartagena, una dreamy song ballabile e leggera, impreziosita dalle tastiere di Brennan Cameron, con un break in cui il suono si indurisce mettendo la chitarra in primo piano e un finale strumentale soft e da Open Room, caratterizzata da un groove trascinante tra rock e pop e da una melodia indovinata. La ballata Room With A View chiude i 22’ minuti del mini album, scorrevole e disimpegnato.

LAZY AFTERNOON – Almost Home

di Paolo Baiotti

10 novembre 2019

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LAZY AFTERNOON
ALMOST HOME
Artache/Paraply 2019

Da sempre la Svezia produce musicisti influenzati dalla musica roots americana. Questi Lazy Afternoon si presentano come gruppo di country frizzante, speziato con Tex-Mex, Irish folk, Cajun e Rock ‘n’ Roll…una definizione che effettivamente copre in modo esaustivo la loro proposta. Non sono dei ragazzini…anzi, a partire da Jorgen Ahlqvist (fisarmonica e melodeon) padre di tre figli adulti, proseguendo con Stefan Magnusson (basso e batteria, insegnante di musica), Bo Ahlbertz (bouzouki, armonica, voce solista e principale compositore), chiudendo con Cristina Safsten (voce e chitarra), coadiuvati in Almost Home, il loro secondo album, da Maria Nordseth (voce), Lars Johansson (basso) e Pontus Nordborg (chitarre e voce). Hanno esordito nel 2016 con Whatever, mantenendo lo stesso stile musicale in Almost Home con l’aggiunta della voce di Cristina, vicina alle cantanti di folk inglese. Nella loro musica la fisarmonica gioca un ruolo primario, pari a quello della chitarra (prevalentemente acustica) o della sezione ritmica, sia in ballate come Locked che richiama alla lontana gli irlandesi Pogues con un pregevole impasto vocale, sia in tracce più scattanti come All This e Almost Home o nel cajun Water. In alcuni momenti le melodie sono un po’ banali, ad esempio nell’iniziale Make Love Real o in Every Time, ma il country folk Sunshine e la reggata The World Is Her Home ci trasportano serenamente alla conclusione del disco, affidata alla morbida Those Words Are True, attraversata da venature gospel, ma ancora una volta ammantata da una melodia un po’ scontata.

TORONZO CANNON – The Preacher, The Politician Or The Pimp

di Paolo Crazy Carnevale

3 novembre 2019

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TORONZO CANNON – The Preacher, The Politician Or The Pimp (Alligator/IRD 2019)

Lunga, lunghissima gavetta quella del cinquantunenne Toronzo Cannon, bluesman chicagoano da qualche anno accasato presso l’Alligator Records. Tanto lunga che prima di incidere il suo debutto nel 2007 è arrivato alla soglia dei quarant’anni. Però bisogna dire che attenderlo è valso davvero la pena, perché quel che esce dalle corde vocali e dalla chitarra di questo talentuoso musicista è davvero un blues maturo.

Questo disco è il secondo che pubblica con l’etichetta blues per eccellenza ed è davvero molto godibile, un disco di blues torrido e intenso, le influenze sono quelle classiche, ma nel suo blues c’è davvero soprattutto tanta anima, un’anima che sprizza da ogni fraseggio della sua sei corde e che ci regala preziose sfumature ogni volta che apre la bocca per cantare.
La formazione è stringata, essenziale, con Cannon ci sono basso (Marvin Little) e batteria (Melvin Carlisle) e tastiere Roosevelt Purifoy, ma dove necessario non mancano gli ospiti: lo stile è quello della città di provenienza, dove Cannon quando non è in giro a suonare fa l’autista sugli autobus.

E che si trattava di blues della Windy City era già chiaro dal titolo del disco precedente, The Chicago Way, nominato per i Grammy nel 2017, a ribadire il concetto in questo disco troviamo un brano dal medesimo titolo in cui Toronzo canta: “Ho infranto alcune regole/ho pagato alcuni debiti/suono il mio blues/alla maniera di Chiacago”, molto più che una semplice dichiarazione d’intenti.

Il brano – terzo del disco – è preceduto dalla title track e dall’ottimo attacco di Get Together Or Get Apart.

Su Insurance, c’è ospite l’armonicista Billy Branch, titolare dell’ottimo tributo a Little Walter di cui ci siamo già occupati, in Stop Me When I’m Lying ci sono i fiati che movimentano il tema in chiave shuffle, mentre nella lunga She Loved Me (Again) Toronzo fa ululare la sua chitarra fin dalle prime note lanciando un’introduzione strumentale di quasi un minuto, poi parte con la voce che fa il paio con la chitarra, mentre Purifoy con l’organo si occupa della tessitura di trame insinuanti.

The Silence Of My Friends è un piccolo capolavoro a cavallo tra blues e gospel, grande intro piano e voce, poi si inseriscono gli altri e soprattutto la chitarra che si lancia in un fraseggio spettacolare e il gioco è fatto, una ballata struggente ispirata nientemeno che da Martin Luther King.

Cambiano le atmosfere, Toronzo passa dall’elettrica ad una resofonica in The First 24, un brano più vicino al blues delle origini, poi in That’s What I Love About ‘Cha si fa accompagnare dalla voce della corpulenta Nora Jean Bruso, dando vita ad un blues rock guidato dal pianoforte che rimanda per certi versi (saranno le due voci) a Delaney & Bonnie, in versione black (ma quanto black erano i Bramlett, nonostante la pelle bianca?). Il blues più standard fa capolino in Ordinary Woman, vagamente jazzata nell’uso del piano, non il brano più entusiasmante del disco, che riprende però quota con Let Me Lay My Love On You, che risposta l’asse da New Orleans a Chiacgo, il tutto prima del finale, la lenta (pianistica nell’introduzione) I’m Not Scared, un brano robusto che vede schierare un bel trio di coriste, mentre a dar manforte al titolare nelle sorti chitarristiche c’è Joanna Connor, qui alla slide, rossocrinuta chitarrista definita la regina della chitarra rock blues, alla faccia di Ana Popovich! Il brano è notevole, una delle perle del disco con The Silence Of My Friends e That’s What I Love About ‘Cha, e Cannon sfodera qui influenze hendrixiane finora sopite nell’ascolto degli altri brani.

Il 9 e 10 novembre e Varese la Fiera del Disco e del CD

di admin

1 novembre 2019

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Si svolgerà come sempre all’Ata Hotel di Via Albani, 73 (nei pressi dell’ippodromo) la 40° edizione della Fiera del Disco e del CD, come sempre foriera di luculliane opportunità.

Ingresso come sempre gratuito (dalle 10.00 alle 18.00).

NON MANCATE!