Posts Tagged ‘Mark Wingfield’

MARK WINGFIELD & GARY HUSBAND – Tor & Vale

di Paolo Crazy Carnevale

20 aprile 2020

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MARK WINGFIELD & GARY HUSBAND – Tor & Vale (Moonjune Records 2019)

A Maggio dello scorso anno, il chitarrista britannico Mark Wingfield si è chiuso nella suggestiva location del La Casa Murada Studio, ricavato da una vecchia masseria in Catalogna, col pianista Gary Husband per dare un seguito al disco dell’anno precedente, intitolato Tales Of The Dreaming City.

Rispetto alle precedenti produzioni di Wingfield su etichetta Moonjune, il risultato di questa session iberica con Husband sembra più fluido, più immediato, testimonianza del naturale affiatamento che si è creato tra i due: le composizione di Tor & Vale sono quasi tutte firmate da Wingfield (con l’eccezione della title track, di Shape Of Light e di Silver Sky), ma è innegabile che a livello di arrangiamento poi ci sai stato un vero e proprio lavoro d’equipe. La scelta di collaborare con Husband è stata una cosa logica per Wingfield che conoscendo il lavoro del compatriota – il cui curriculum parte dagli anni settanta e dalle collaborazioni con Allan Holdsworth – era certo che sarebbe stato in grado di seguirlo senza problemi sui sentieri di un jazz non convenzionale: “sapevo – ha detto recentemente commentando la collaborazione – che cera un potenziale da sfruttare anche se non avevo idea di dove la cosa ci avrebbe portato.”

Wingfield si è presentato in studio con cinque brani già composti, ma nel corso della session, durata un solo giorno, altre tre composizioni sono uscite dall’intesa e dal feeling sbocciati trai due britannici, in particolare la lunga, avventurosa ed elaborata title track che si snoda per ben oltre sedici minuti.

Il risultato sono otto tracce rigorosamente strumentali in cui la chitarra effettata di Wingfield duetta col piano di Husband, creando paesaggi sonori molto intriganti: non a caso il titolo del disco fa riferimento a due termini che hanno precisi riferimenti al paesaggio, e in questo caso un suo peso sembrerebbe avere anche il paesaggio della location scelta per registrare. In particolare vorremmo citare la prima parte del secondo brano The Golden Thread, in cui sono evidenti le suggestioni ispaneggianti sicuramente indotte dalla location delle session, i cui echi si fanno sentire anche, ma più alla lontana nella successiva Night Song, quasi un botta e risposta tra innamorati in cui piano e chitarra elettrica sembrano tubare come due piccioncini. Echi a mezza via tra il tango e atmosfere moresche sono invece alla base di Tryfan, almeno nella sua parte iniziale, visto che poi il brano si dipana concedendo a Husband un breve assolo, prima che la chitarra di Wingfield rientri in primo piano per tutta la seconda parte del brano. I dodici minuti di Silver Sky sono improvvisazione allo stato brado, prima della conclusiva e lirica Vaquita.

WINGFIELD/REUTER/SIRKIS – Lighthouse

di Paolo Crazy Carnevale

10 gennaio 2018

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WINGFIELD/REUTER/SIRKIS – Lighthouse (Moonjune 2017)

Curioso, quando mi è capitato per le mani questo CD non ho potuto fare a meno di pensare che si trattasse di qualcosa che avesse a che fare con l’omonimo disco di David Crosby uscito un anno prima, non solo per via del titolo, ma la foto di copertina aveva le stesse tonalità ed un’immagine molto simile… c’era poi il fatto che lì Crosby suonava con Michael League che è un musicista di estrazione jazz (ma il disco non era affatto jazz) come quelli coinvolti in questo disco prodotto da Leonardo Pavcovich.

Tutto sbagliato.

Alla radice di questo disco in trio c’è un altro disco, pubblicato sempre dalla Moonjune e registrato in Catalogna quasi contemporaneamente: col titolo di The Stone House è infatti uscito sempre lo scorso anno un acclamato progetto che oltre ai titolari di questo disco vedeva coinvolto il bassista Yaron Stavi, già con Phil Manzanera e David Gilmour. Nelle giornate precedenti alla registrazione di The Stone House, Wingfield, Markus Reuter (Stickmen e Crimson ProjeKCt) e il batterista israeliano Asaf Sirkis hanno jammato, improvvisato e naturalmente registrato tutto sotto la guida di Pavcovich e del soundman Jesus Rovira.

Il risultato sono le sette lunghe, nervose tracce incluse in questo disco, un’impellente raccolta di composizioni all’insegna del classico suono che è un po’ il marchio di fabbrica di casa Moonjune, un prog jazz molto affilato in cui la chitarra di Wingfield e la TouchGuitar di Reuter, entrambe filtrate con l’elettronica, impazzano sul robusto drumming di Sirkis.
Non un disco di facile digestione, certo, ma comunque un buon esempio della tecnica e delle capacità di questi musicisti, oltre che della straordinaria inclinazione per la label ed il suo comandante a creare situazioni propizie, incontri tra musicisti di diversa estrazione, nazionalità, esperienza, mettendoli in condizione di produrre e creare in sintonia.

MARK WINGFIELD – Proof Of Light

di Paolo Crazy Carnevale

7 marzo 2015

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MARK WINGFIELD

Proof Of Light

(Moonjune Records 2015)

  

Il 17 febbraio scorso la Moonjune ha dato alle stampe questo disco, il settantunesimo del suo catalogo, annunciando di essere orgogliosa di poter avere nella propria scuderia un chitarrista del calibro di Wingfield.

Il chitarrista britannico è sicuramente uno dei nomi più interessanti per quanto riguarda il panorama della chitarra jazz e della composizione ed il fatto che vada citando tra le proprie influenze la musica asiatica e quella africana va a chiudere il cerchio, visto che l’etichetta di Leonardo Pavkovic è da sempre proiettata verso la scoperta ed il lancio di musicisti provenienti da aree del pianeta che non sono quelle tipiche della musica occidentale. Se il genere musicale è incondizionatamente jazz del terzo millennio, in questo disco di Wingfield emergono come in altre pubblicazioni analoghe evidenti richiami alla fusion e a quel prog rock che tanto caro è a Pavkovic (il nome della label è un chiaro omaggio ai suoi amati Soft Machine) e a fare da ulteriore trait d’union nel disco c’è la presenza del bassista Yaron Stavi, che ha suonato con Robert Wyatt, Phil Manzanera e David Gilmour. Alla batteria siede invece Asaf Sirkis, dal tocco per così dire heavy jazz, che ha in curriculum collaborazioni con John Abercrombie e Larry Coryell.

Il trio appare affiatato e la musica – naturalmente tutta strumentale – non si regge solo sulla chitarra del titolare ma lascia spazio anche ai due accompagnatori, debitamente accreditati sul fronte della copertina, come co-protagonisti. “Il suono della chitarra è intrigante” recitano le note interne scritte da Anil Prasad (della rivista musicale Innerviews) “e la scrittura di Wingfield è in primis condotta dalle sue dita”.