Archivio di giugno 2010

La Musica Totale

di Marco Tagliabue

28 giugno 2010

L’opera di Frank Zappa è, probabilmente, la più complessa e sterminata nella storia di quella musica che, per convenzione, ci ostiniamo a chiamare “rock”. Sterminata non tanto, o non solo, in termini di volume, quanto per la sua trasversalità, per l’ìmpossibilità di darle una sia pur generica classificazione. Non c’è genere, praticamente, in cui lo Zio Frank non abbia detto la sua, che fossero le chitarre, i fiati o gli archi a far da protagonisti, o magari tutti e tre insieme. Quella di Frank Zappa, insomma, non è (solo) musica rock, non è (solo) musica jazz, non è (solo) musica classica, e via dicendo…: è Musica Totale, e come tale va affrontata. Prendete, ad esempio, “Peaches In Regalia”, il brano di apertura di uno dei suoi album più celebri, “Hot Rats”, a proposito del quale lui stesso aveva coniato il termine di “film per le vostre orecchie”. Chi se la sente di dargli una definizione? L’unica cosa certa è che non ci si stancherebbe mai di ascoltarlo…

Rock & Pop, le recensioni di LFTS/4

di admin

23 giugno 2010

ROGER LEN SMITH
Clear Blue Skies
2009 Big Rock Entertainment CD

roger len smith clear blue skies
Ecco un disco che non troverete con facilità nei negozi: Probabilmente non lo troverete affatto, perchè Roger Len Smith, in arte Raj è un piccolo grande cantautore senza distribuzione. Eppure il suo nome al pubblico italiano non dovrebbe suonare del tutto sconosciuto. Soprattutto a chi ha seguito il rock degli anni ‘90: Roger è stato almeno quattro volte nel nostro paese, al seguito di Phil Cody, in qualità di bassista, o con la propria band. Questo Clear Blue Skies è il suo quinto CD ed è un CD bello maturo, ben registrato, ben suonato, con belle canzoni e bei suoni: se avete avuto modo di ascoltare i suoi primi lavori la cosa risulta evidente, tangibile. Roger è cresciuto, e non poco: dal 2004 si è trasferito ad Austin, si è concentrato sulla propria carriera e suona regolarmente nel circuito texano, ma di tanto in tanto si sposta a suonare anche sulla west coast da dove era partito, e anche in altre località. Il CD che sto ascoltando si divide tra canzoni rilassate (che forse gli riescono meglio) e brani più rock ed è per così dire “benedetto” dalla partecipazione di qualche soggetto di non poca rilevanza, come Peter Rowan (che canta in tre brani), Victor Bissetti (dei Los Lobos) e il polistrumentista nonché produttore Kim Deschamps. Il disco si apre con l’accattivante Blue Street Signs, un brano che predispone subito bene l’ascoltatore, la successiva Batten Down The Hatches non è da meno. Tra i brani spicca il country spedito di Rhode Island Girl ben supportato dai cori di Rowan e da una bella alternanza tra banjo e dobro. Bella anche la title track da cui si evince una delle molte fonti d’ispirazione di Roger, vale a dire Tom Petty & The Heartbreakers: perché, è bene dirlo, questo ragazzone dell’Illinois deve davvero molto ai numerosi artisti che ha ascoltato nel corso della sua vita, le influenze sono molte e si fanno sentire, da Petty e Zevon fino a certe sonorità delle jam band (senza mai arrivare a brani dalla lunghezza chilometrica). Quello che fa di questo disco un bel disco è anche il senso della misura, undici brani per una quarantina di minuti, il giusto insomma. Con Amanda Always Told Me I’d Shine ci troviamo nuovamente alle prese con un bel brano country, quasi bluegrass ma senza esagerare, e ancora fa capolino la seconda voce di Peter Rowan. Tra i brani più smaccatamente rock spicca Throw Hands, dall’incedere incalzante e si fa apprezzare Don’t Wanna Be Alone Right Now che ricorda alcune cose del vecchio compagno d’avventure Cody. I dischi di Roger Len Smith sono reperibili attraverso il catalogo on line della CD Baby: http://www.cdbaby.com/Artist/RogerLenSmith.

Paolo Crazy Carnevale

ROGER LEN SMITH
New Dark Ages
2007 Big Rock Entertainment CDroger len smith new dark ages

Gran disco questo New Dark Ages, rispetto al suo successore pecca forse solo in eccessiva lunghezza, ma contiene canzoni, credetemi, che vale la pena di conoscere. Vale la pena anche che vi racconti un aneddoto riguardo a questo disco, che ho avuto modo di ascoltare nella sua interezza solo insieme al successivo, quando Roger me li ha spediti. All’epoca della sua uscita, un paio d’anni fa, ero relegato in casa a causa di una brutta caduta in bicicletta, barricato in compagnia di libri, dischi, DVD e naturalmente internet. Una mattina, controllando la posta quotidiana trovai una mail del giorno prima con cui Roger Len Smith partecipava agli amici il suo tour alle Hawaii e il broadcast di un’esibizione radiofonica col gruppo. Non ci misi molto a realizzare che grazie alle undici ore di fuso orario, il broadcasting sarebbe cominciato di lì a mezzora, perché alle Hawaii era ancora il giorno prima! Devo ammettere che è stato divertente poter ascoltare le canzoni di questo disco mentre Roger e il suo gruppo le suonavano dal vivo in uno studio di Maui. New Dark Ages si compone di sedici tracce, una delle quali (Another Dawn) ripetuta in chiave acustica a fine disco. Ad accompagnarlo in questo CD, il suo quarto, c’è uno stuolo incredibile di amici, a partire dal fido bassista Jay Ewell (che lo segue anche nei concerti) fino a quelli del suo periodo losangeleno, vale a dire Phil Cody (che suona l’armonica e canta nell’ottima If I Had A Boat), Steve Mc Cormick e Bryan Smitty Smith (entrambi nella rockeggiante Holding On To My Guitar For Dear Life scelta tra l’altro per rappresentare il disco in una compilation allegata alla storica rivista americana “Relix”). C’è poi, a fare da controcanto alla voce di Roger, la partecipazione, in diversi brani, a partire dalla travolgente apertura di You Don’t Get It, Jennifer Stills, il cui cognome dovrebbe dirvi tutto trattandosi della sorella di Chris, nonché figlia di Stephen e di Veronique Sanson. La Stills fa una bella parte anche su Holding On To My Guitar For Dear Life, lungo brano cadenzato sottolineato da un lancinante assolo di McCormick, e su Isn’t A Pity. Bio Willie Diesel è una canzone dedicata all’impegno ecologista di Willie Nelson. C’è poi l’ottima Cold Night In Lowell, e la memorabile The Best retta e sottolineata da uno struggente intervento alla pedal steel di Eric Heywood, sicuramente il miglior suonatore di questo strumento per quanto riguarda la sua generazione. Il disco si conclude in gloria con un altro gran brano, If I Had A Boat, in cui Roger divide le sorti vocali con Cody e con la versione solitaria di Another Dawn, che nulla ha da perdere se paragonata con l’altra versione, più country-folk, posta a metà disco.

Paolo Crazy Carnevale

 

crovella

BEPPE CROVELLA
Waht’s Rattlin’ On The Moon
2010 Moonjune CD

Un tributo alla musica di Mike Ratledge, nome di riferimento del progressive britannico da parte di Beppe Crovella, nome storico del progressive italico. Alla base di questo disco c’è la passione del boss della Moon June Records per i Soft Machine e per certi suoni a metà strada tra jazz e rock progressivo, passione che lo ha spinto a sfidare Crovella, tastierista con alle spalle una lunghissima militanza nel gruppo Arti & Mestieri, colonne sonore e molto altro a rivisitare le composizioni scritte da Ratledge per i Soft Machine. Il risultato è questo disco composto di tre parti ben distinte: la prima e principale è una sorta di lunga suite ottenuta da Crovella assemblando i brani originali e rileggendoli con le sue tastiere, mellotron, Wurlitzer, Hammond, Fender Rhodes, Farfisa e quant’altro. A questa prima parte composta di dieci capitoli, se ne aggiungono altre due ispirate alla composizione e alla musica di Ratledge. La prima intitolata Before The Moon, riguardante la genesi del progetto, la seconda realizzata successivamente e chiamata logicamente After The Moon, con tanto di brano ai due Soft Machine scomparsi Elton Dean e Hugh Hopper.

Paolo Crazy Carnevale

 

 

COODER/LINDLEY FAMILY
Live At The Vienna Opera House
1995 www.davidlindley.com 2 CDDavid_Lindley_-_Cooder-Lindley_Family_Live_At_The_Vienna_Opera_House

Mentre la critica musicale in toto si sta adoperando ad incensare (forse in modo eccessivo) il recente disco dei Chieftains con Ry Cooder, scopro questa doppia pubblicazione ufficiale reperibile solo attraverso il sito di David Lindley. Si tratta di uno dei numerosi prodotti di Lindley che da anni ha perso ogni fiducia nei confronti dell’industria discografica e a chi vuole i suoi dischi non concede alternativa che procurarseli tramite web, a prezzo peraltro non sempre accessibile. Questo doppio realizzato dai due vecchi amici, Ry Cooder e David Lindley appunto, risale a uno dei tour effettuati con i figli al seguito, Joachim Cooder, percussionista e batterista, e Rosanne Lindley, cantante e chitarrista. Il risultato è quello che ci si può immaginare dal connubio, una serie di notevoli brani provenienti dai repertori di entrambi, con le chitarre protagoniste a 360° e i due marpioni che si divertono come i matti. Probabilmente il tipo di disco che i fan dei due vorrebbero poter trovare nei negozi, testimonianza di una serata particolarmente ispirata in cui tra slide, bajo sexto, bouzouki, mandolini e altri strumenti a corda viene rivisitato un repertorio che va dalla tradizione al moderno passando per classici immortali. Il pubblico molto compito dell’Opera House di Vienna sembra apprezzare, e vorrei vedere se fosse il contrario: il Chuck Berry di Promised Land, lo Zevon di Play It All Night Long, i classici Goodnight Irene e Vigilante Man, l’Elvis di Little Sister e All Shook Up, Merle Haggard, la colonna sonora di Paris Texas. Non manca davvero nulla in questo doppio disco, nemmeno la possibilità di far cantare qualcosa alla figlia di Lindley, che rivela di possedere una buona voce con profonde venature blues.

Paolo Crazy Carnevale

 

 

GWIN SPENCER
Addicted To The Motion
2003 Good Foot Records CD
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Non credo che ci siano in giro molte donne che suonano la chitarra elettrica come Gwin Spencer. Questa brillante musicista originaria del Mississippi, ma cresciuta a Memphis, col dna giusto, dunque, ha fatto sua la lezione dei grandi artisti che hanno caratterizzato la musica di questa città, filtrando tutto attraverso la lezione di Hendrix e di alcuni chitarristi bianchi della scuola britannica. Certo, la sua carriera discografica è piuttosto sparuta ma molto valida. L’esordio avvenne negli anni ‘90 coi miracolosi Mother Station, di cui reggeva le sorti insieme alla poderosa cantante Susan Marshall (titolare poi di tre dischi da solista e di numerose collaborazioni). Poi il silenzio, per quasi dieci anni, per tornare con questa produzione indipendente: dodici tracce piene di grinta, grandi brani d’impronta rock (la title track, Take A Little Bit, Yesterday & Days Before), ballate più lente (Waht Else Could I Say e Slave), tutto caratterizzato dalla vena compositiva di Gwin, che anche nei Mother Station era autrice delle canzoni. Il disco ha forse i limiti dell’autoproduzione, ma neppure in maniera eccessiva, l’uso di alcuni sample da parte del tastierista e produttore Eddie Wohl, paiono talvolta fuori posto, o forse troppo timidi per essere considerati voluti stilisticamente, ma la chitarra e il cantato della Spencer aiutano a superare l’impatto con questi limiti. Gli interventi sulla sei corde sono sempre convincenti, mai ripetitivi e la voce non è mai scontata, pur non essendo quella della sua ex collaboratrice Susan Marshall. C’è poi un’unica cover nel disco, una cover notevole del classico di Bill Withers Ain’t No Sunshine, riproposta in modo originale e personale, senza strafare, senza far rimpiangere la versione dell’autore, e scusate se è poco. Unico rimpianto la scarsa reperibilità del disco e il fatto che risalga ormai a sette anni fa e non ci siano notizie di nuove sortite della Spencer.

Paolo Crazy Carnevale

 

 

IRON KIM STYLE
Iron Kin Style
2010 Moonjune Records CDiron_kim_style[1]

Questo quintetto di Seattle (a vederli nella fotografia all’interno della copertina potrebbero essere un qualunque gruppo di quella città, con tanto di camicia a quadrettoni) a dispetto della provenienza e dell’aspetto è ben lontano dai suoni tipici della città del nord ovest Americano di fronte a Vancouver. Il loro verbo musicale è sì legato a suoni ben sperimentati, ma si tratta di quelli del jazz rock con più d’un riferimento a gente come Miles Davis, Terje Rypdal e altri. Sottolineato dalla tromba (a tratti western, come nella bella Don Quixotic, contrappuntata da un robusto suono di basso) di Bill Jones, il disco si lascia andare attraverso dieci composizioni non troppo ostiche in cui ha buona parte il chitarrista Dennis Rea, musicista dal lungo curriculum. Ma oltre alla passione per il jazz rock (beninteso suonato con modernità) questi cinque ragazzi sembrano raccogliere in parte anche il testimone di un certo modo di fare musica delle jam band (quello più legato a certe incursioni alla Garcia delle jam spaziali, come ad esempio in Adrift). Non ultimo c’è poi il riferimento alla propaganda politica nord coreana, a partire dal nome del gruppo che fin dal titolo richiama il figlio del celeste timoniere Kim Il Sung, Kim Jong Il, ritratto in un fotomontaggio insieme alla band. La copertina del disco deve il suo art work ai manifesti di propaganda e tra i titoli troviamo Mean Streets Of Pyongyang, Dreams Of Our Dear Leader e Jack Out The Kims. Da prendere in considerazione.

Paolo Crazy Carnevale

 

 

JUDAS PRIEST
Nostradamus
2009 SONY 2CD judas priest

La band si forma nel 1969 a Birmingham con il cantante Rob Halford, il bassista Ian Hill e i chitarristi Glenn Tipton e K.K. Dowing, mentre nella loro lunga e travagliata esistenza alla batteria si alterneranno vari musicisti. Grazie al loro omonimo hit single Metal Gods creeranno un particolare filone nella storia della heavy metal music. Chi ha amato il chitarrismo duro e sanguigno che ci ha dato album stupendi come Sin After Sin, prodotto dal mitico bassista dei Deep Purple Roger Glover, British Steel e Killing Machine qui troverà altri suoni, in quanto la band ci offre un concept album incredibile, un progetto ambizioso e di non facile ascolto ma che mi ha entusiasmato. Il disco è dedicato ovviamente alla figura inquietante e misteriosa di questo personaggio incredibile che ancora oggi divide la critica sulla attendibilità delle sue profezie: profeta, visionario o cialtrone? ci propone gli avvenimenti della sua vita, raccontata in prima persona. Infatti, la prima canzone Prophecy inizia con “I Am Nostradamus …”, le rivelazioni , la persecuzione, l’esilio, la solitudine, le visioni, fino alla morte, con messaggi lasciatisi ancora oggi incomprensibili. La band si presenta nella sua line up originale, con in aggiunta Scott Travis alla batteria e Don Airey alle tastiere, stupendo session man già con Colosseum, Black Sabbath, Gary Moore, Ozzy Osbourne, Whitesnake, Jethro Tull, Thin Lizzy e i Deep Purple dell’ultimo periodo a sostituire un certo Jon Lord, e scusate se è poco. Le registrazioni iniziano nel 2006 agli Old Smithy Studios di Londra, e produrranno diciotto brani che saranno rimixati nell’aprile dell’anno seguente, quando la band decise di pubblicare il lavoro come doppio CD e triplo LP. La rivista “Billboard” lo ha definito un gioiello della musica Heavy Metal Symphonic: stupendi impasti vocali, chitarre incredibili, una base ritmica ossessiva, le tastiere che ci riportano ad atmosfere dark classicheggianti. Per averne un’idea pensate ai Carmina Burana di Carl Orff, con Rob Halford, incredibile vocalist, coadiuvato da notevoli cori. Cosa consigliarvi? Ascoltatelo e basta! Brani come Prophecy, Revelations, Death e Solitude sono stupendi, con tastiere e chitarre sintetizzate che creano un suono unico. Nostradamus e Visions hanno raggiunto le classifiche dei Top Single in UK. La confezione è sontuosa con un booklet contenente testi, notizie e foto stupende. L’unico limite è la lunghezza, forse un doppio CD può essere esagerato, ma il prezzo è abbordabile.

Daniele Ghisoni

 

 

THE HONEY TONGUE DEVILS
All Tall And The Melting Moon
2005 Feedback Records CDhtdevils

Accattivanti, è questa la prima cosa che viene in mente ascoltando il primo disco (un secondo pare essere in gestazione) di questa band californiana che fa capo a M. Laurit e Bobby Joyner. Ricordo di averli sentiti la prima volta attraverso internet, incuriosito dal fatto che a produrli fosse Jonny Kaplan, altro notevole personaggio, transitato qualche anno fa anche nel nostro paese. Al di là delle indiscutibili doti del gruppo, va detto che la produzione di Kaplan fa la sua buona e bella parte nella riuscita di questo disco, perennemente in bilico tra suoni delicati e nervosa elettricità. Al pari del suo produttore, il gruppo si incanala decisamente nel filone rock /americana (anche se odio abbastanza queste etichettature) con le lezioni del cosmic country ben fissate in testa e filtrate attraverso altre stimolanti esperienze. La partenza è di quelle che entrano in testa subito: Down Here e Days Behind hanno la marcia giusta per farsi ascoltare e trascinare l’intero CD. Ma quando crediamo di aver capito da che parte i diavoli dalla lingua mielosa vadano a parare, i suoni mutano ed entrano le chitarre acustiche, contrappuntate dalle tastiere di Skip Edwards (ospite di lusso al pari di Doug Pettibone): Low Down Wind conquista e ancor meglio fa Grey Day, in cui le parti vocali vengono divise da Joyner col producer, la cui voce inconfondibile caratterizza il brano. Se Sunday Morning Blackout e Beautiful Mess sono intrise di suoni più duri, con tanto di richiami palesemente hard rock, la title track profuma di psichedelica all’inglese. Per riportare poi tutto a casa con la finale e intimista My Divine, a due voci con l’organo a fare da tappeto alle chitarre. Non credo che questo disco sia reperibile nei negozi, ma attraverso il web non faticherete a procurarvene una copia, merita davvero lo sforzo…

Paolo Crazy Carnevale

 

 

TOM PETTY & THE HEARTBREAKERS
The Live Anthology
2009 Reprise 4CDtom petty

Lo ammetto, quando lo scorso autunno ha cominciato a girare la notizia di questo box, sono stato assalito da un sacco di perplessità: Tom Petty negli ultimi anni non ha certo lesinato quanto a pubblicazioni dal vivo (se pur sempre in formato DVD). Inoltre pur essendo nota la bontà live del suo gruppo (testimoniata da bei bootleg e dal ricordo della sua unica toccata e fuga italiana al seguito di Dylan nel 1987) l’unico live ufficiale sfornato dal rocker di Gainesville era al di sotto delle aspettative. Alla fine mi sono fatto convincere dal mio amico Bobbi (un pettyano sfegatato) e anche alla luce del buon prezzo (usato su Amazon, un vero affare!) mi sono procurato il box nella sua edizione più spartana, quella con quattro dischetti, per quasi quattro ore di ottima musica, suonata con bravura quasi unica. Già, la versione più spartana, perché ne esiste una deluxe, che costa tre o quattro volte tanto, quelle cose fatte apposta dalle case discografiche per succhiare ancor più soldi a noi pochi acquirenti superstiti. Mi sono rifiutato di cadere in questo tranello! Ma veniamo al box. Soldi ben spesi, come si suol dire. I quattro dischi dal vivo sono davvero la summa della carriera discografica degli Heartbreakers, che si dimostrano una volta per tutte una delle migliori band americane di tutti i tempi. Quarantotto canzoni suddivise un po’ per tutti i periodi, prese da concerti differenti (alla faccia dei puristi che vanno in cerca del concerto completo), con una manciata di cover di levatura, spartano booklet, come la confezione vintage, con tutto quello che c’è da sapere (date, luoghi e nomi). Come ha detto il mio amico Bobbi: “Adesso credo che non comprerò altro di Tom Petty” (io però so che ci cascherà e prenderà anche l’imminente disco di studio). Ma questo box è davvero ciò che bisogna avere di Tom Petty, perché ci sono tutte le canzoni che ci si aspetta di trovare, perché la vera dimensione di Petty e del suo gruppo è quella dal vivo e qui tutto viene confermato. Da American Girl a It’s good To Be King, da Southern Accents a The Waiting, passando per Mary Jane’s Last Dance, Spike, Refugee, Wildflowers, la sempreverde Breakdown. Persino l’odiosa Learning To Fly nella versione dal vivo esce affascinante. E qua e là omaggi sparsi a Booker T, Grateful Dead, ai film di 007, Fleetwood Mac, Bo Diddley e altri padri ispiratori. Nel bonus CD si celebrano anche i Byrds, ma attenzione, la Billy The Kid, ivi contenuta, è il brano composto da Petty per il suo Echoes, e non, come qualche poco avveduto recensore nazionale ha scritto, probabilmente senza aver ascoltato il disco(!), quella di Bob Dylan (che per altro si intitola semplicemente Billy). Lasciatevi conquistare e affascinare da questo box. Ne vale davvero la pena.

Paolo Crazy Carnevale

 

URIAH HEEP
Future Echoes Of The Past
2001 Phantom/Classic Rock Legenda 2CD uriahfuture_cov

Quando si parla di gruppi di hard rock classico, gli Uriah Heep vengono sempre trattati qui in Italia come band di secondo piano. Ed è un’ingiustizia, perché l’ensemble di Mick Box, storico chitarrista nella band fin dagli esordi, è tutt’altro che una seconda scelta, e dal debutto Very ‘Eavy … Very Umble che risale ormai a quarant’anni fa agli ultimi Wake The Sleeper del 2008 e Celebration dell’anno successivo, hanno dispensato varie perle degne di essere riscoperte. Questo Future Echoes Of The Past, doppio live del 2001, è testimonianza del tour in Germania, nazione in cui i nostri hanno sempre goduto di largo seguito, di fine 1999, con registrazioni prese dalle date del 29 e 30 novembre ad Aschaffenburg e Monaco di Baviera. La formazione è quella classica degli ultimi anni della band con Mick Box alla chitarra, il batterista storico Lee Kerslake (ora non più nel gruppo per motivi di salute e sostituito da Russell Gilbrook), il bravissimo bassista Trevor Bolder, forse uno dei più sottovalutati nella storia dell’hard rock, nel gruppo dal 1976 con una pausa fra il 1980 ed il 1983 in cui alla quattro corde c’era Bob Daisley ed il tastierista Phil Lanzon ed il cantante Bernie Shaw entrati nel 1986. La scaletta è un giusto ed equilibrato mix fra pezzi storici e altri più nuovi, e fra questi la parte del leone, come ovvio, la fanno quelli tratti da quello che all’epoca era l’ultimo lavoro in studio del gruppo, il valido Sonic Origami del 1998. Brani come le iniziali e trascinanti Between Two Worlds e I Hear Voices, la ballata Question, le ariose Heartless Land e Shelter Fron The Rain non sfigurano affatto davanti ai classici del passato e mettono in luce una band ancora in forma e con molte cose da dire. Classici che peraltro portano titoli come July Morning e Look At Yourself (con un Phil Lanzon in gran spolvero che in un paio di passaggi mi porta alla mente, ma forse ho alzato un po’ il gomito, un brano di Joe Jackson, che con gli Heep non c’azzecca nulla) del 1971, l’immancabile Gypsy, Easy Livin’ tratta da quel Demons And Wizards che può essere considerato il loro capolavoro, o Sweet Freedom dall’album omonimo del 1973, o quella meraviglia di dolcezza che porta il titolo di Rain tratta da The Magician’s Birthday. A chiudere il tutto due gioielli degli esordi. Da Salisbury ecco Lady In Black, che inizia acustica e ha un crescendo da brividi con un immenso Trevor Bolder al basso e, bonus track registrata al sound check del concerto di Monaco, una versione molto intensa e sentita di Come Away Melinda dritta dal loro esordio . Riscopriamo gli Uriah Heep, magari partendo proprio da questo ottimo doppio dal vivo, le soddisfazioni sono garantite.

Quando il Paradiso è al 13mo piano…

di Marco Tagliabue

21 giugno 2010

In questo nostro Juke-box attraverseremo le decadi e salteremo da un genere all’altro con la facilità che la nostra posizione privilegiata ci consente…e la fantasia disinibita di una testolina difficile da mettere a posto…quindi, tanto per non smentirci, restiamo nel 1966, attraversiamo l’oceano e fiondiamoci in quelle cantine brulicanti di vita dove si cerca una risposta alla British Invasion. Una delle migliori la danno i 13th Floor Elevators di Roky Ericson con la loro “You’re Gonna Miss Me”, classico dei classici del garage psichedelico e prototipo di una serie di scorribande sonore, miste a rabbia, sudore e frustrazione, che porteranno molto, molto lontano…

Frattaglie di (puro) vinile…8

di Marco Tagliabue

21 giugno 2010

Cure Faith…La Vinyl Lovers ristampa in edizione ampliata a doppio LP il classico Faith dei Cure, secondo atto del 1981 dell’immortale trilogia “gotica” iniziata l’anno prima con Seventeen Seconds e conclusa con il successivo Pornography nel 1982. Alle due classicissime facciate del lavoro originale si aggiunge un terzo lato occupato integralmente dalla fantomatica Carnage Visors, evocativo strumentale pubblicato in origine nella versione in cassetta dell’album, ed una quarta facciata con cinque brani inediti su LP, ovvero la celeberrima Charlotte Sometimes, edita nel 1981 solo su singolo e poi inclusa in varie raccolte, le outtakes Going Home Time, The Violin Song e A Normal Story  del 1980/81 e Forever, registrata dal vivo nell’estate del 1981… 

Wilde Flowers…ancora in casa Vinyl Lovers per segnalare la pubblicazione, per la prima volta su vinile, dei leggendari demos (1964-1967) dei Wilde Flowers, il leggendario gruppo che dette vita alla scena di Canterbury nella seconda meta’ degli anni ‘60. La band, che non ha mai fatto uscire alcunche’ durante la propria esistenza, includeva Robert Wyatt, Kevin Ayers, Hugh Hopper (tutti poi nei Soft Machine), insieme ai futuri membri dell’ altra band leader del movimento, i  Caravan (David Sinclair, Richard Sinclair, Pye Hastings, Richard Coughlan, Brian Hopper). Il materiale presente e’ vicininissimo ai primi Soft Machine. L’album include 19 tracce tutte assolutamente inedite. Lato 1: Impotence 2. Those Words They Say 3. Don’t Try To Change Me 4. Parchman Farm 5. Almost Grown 6. She’s Gone 7. Slow Walkin’ Talk 8. He’s Bad For You 9. It’s What I Feel (A Certain Kind) 10. Never Leave Me 11. Just Where I Want/Lato 2: 1. Time After Time 2. No Game When You Lose 3. Why Do You Care 4. The Pieman Cometh 5. Summer Spirit 6. She Loves To Hurt 7. The Big Show 8. Memories…

Germs…la label è sempre la stessa, l’ormai benemerita Vinyl Lovers, ma il campo d’azione cambia totalmente. Dalle melliflue lande canterburiane ai torridi palchi calcati da una delle più grandi punk band americane (e non solo) di sempre, il passo sembra davvero l’equivalente di un salto triplo. Eppure anche la voce di Darby Crash e la chitarra di Pat Smear, il braccio e la mente dei fantastici Germs, hanno la loro poesia. Maledetta, probabilmente, ma comunque poesia. Media Blitz raccoglie incisioni dal vivo all’Hong Kong Cafè di Los Angeles del 1978 ed al leggendario Whisky a Go-Go del 1979, più un paio di registrazioni effettuate ai S.I.R- Studios. Punk rock della f(r)attura migliore…

Jacula…originariamente stampato in sole 300 copie e non distribuito nei negozi, ma venduto attraverso canali alternativi agli appassionati di cose ”esoteriche”, ritorna alla luce ad opera della genovese Black Widow un disco che definire di culto è puro eufemismo. Si tratta dell’album In Cauda Semper Stat Venenum, unico parto del progetto Jacula, che prese le mosse nel lontanissimo 1966 dalle parti di Milano ad opera del trio Bartoccetti/Norton/Tiring. Una sorta di “spoken word” fra atmosferiche distese strumentali in un clima fra il fantastico e l’orrorifico. Un lavoro originalissimo e “maledettamente” attuale…

Brainticket…dopo quella del terzo album Celestial Ocean del 1973, di cui vi abbiamo già riferito nelle precedenti frattaglie, la Lilith ristampa in vinile 180 gr. con accluso Cd audio anche i primi due album degli svizzeri Brainticket.  Stiamo parlando del mefistofelico debutto di Cottonwoodhill del 1971, un lungo trip acido con spiccate influenze kraute dominato dall’organo di Joel Vandroogenbroeck e dagli strani vocalizzi del cantante Dawn Muir, bandito in molti Paesi all’epoca della sua pubblicazione anche a causa dei comprovati effetti nefasti sulla psiche degli ascoltatori più indifesi, e dell’appena più canonico secondo atto di Psychonaut, nei negozi l’anno successivo ad opera di una formazione completamente rinnovata, più orientato alla forma canzone e ad un concetto un po’ meno latente di melodia, applicato con successo sia nel canto che nella struttura strumentale…

Vibrators…a quasi trentacinque anni dalla sua esplosione, i Vibrators tracciano con questo Punk: The Early Years una sorta di Bignamino del punk-rock attraverso la rilettura di una ventina di classici del periodo. Fra i nomi coverizzati senza pietà spiccano Clash, Damned, Ramones, Dead Boys, Sex Pistols, Saints, Undertones, Sham 69 oltre, naturalmente, agli stessi Vibrators, presenti con ben quattro brani. In vinile 180 gr. su etichetta Vinyl Lovers…

Johnny…e per finire, sempre in casa Vinyl Lovers, la ristampa dell’ultima, controversa, testimonianza in studio di Johnny Thunders, dal titolo poco punk di Que Sera Sera,  che raccoglie una serie di brani messi su nastro nel 1985 con l’aiuto di svariati amici per quella che sarebbe stata una delle ultime testimonianze di uno dei padri fondatori del punk rock, prima che una morte molto punk rock se lo portasse via. Un disco lontano dai canoni che i trascorsi del suo autore avrebbero contribuito ad edificare, ma non disprezzabile… 

 

Un sogno che non muore all’alba…

di Marco Tagliabue

15 giugno 2010

Il brano più rivoluzionario degli anni ‘60? Il primo, insuperato esempio di rock psichedelico? Non vogliamo farne una faccenda da Guinness dei Primati, ma i Beatles di “Tomorrow Never Knows” sono tutto questo e molto altro ancora…e ci sembra quasi un dovere serbare per loro la prima selezione del nostro Juke Box. Perchè, in un certo senso, questa canzone è l’inizio di tutto…almeno di tutto ciò che ha voluto andare OLTRE, non importa che cosa, e tutti, in qualche modo, le dobbiamo una parte del nostro sentire. Una pietra angolare del rock’n'roll che a quasi quarantacinque anni di distanza continua a diffondere meravigliose vibrazioni…
Appuntamento alla prossima settimana, è già pronta un’altra monetina…

Frattaglie di (puro) vinile…7

di Marco Tagliabue

13 giugno 2010

Neu! 86…Dopo l’inclusione nel box quadruplo Neu! Vinil Box, di cui vi abbiamo già rendicontato nelle ultime frattaglie, e dopo un’edizione semiclandestina in CD su etichetta Captain Trip nel 1995, vede finalmente la luce in vinile su etichetta Gronland Neu! 86, il fantomatico quarto album del fantastico duo di Dusseldorf rimasto per lungo tempo inedito. Si tratta di un lavoro al quale Klaus Dinger e Michael Rother misero mano fra il 1985 ed il 1986, in un tentativo piuttosto maldestro di rimettere in pista i Neu! a dieci anni dal loro scioglimento. Nulla di irresistibile, quindi, e nulla di lontanamente paragonabile allo splendore dei tre album storici Neu!, Neu! 2 e Neu! 75. Un album destinato quasi esclusivamente a fans e completisti che ha comunque messo una bella pezza su un buco nella storia dei Neu!…

Deutsche Elektronische Musik…Rimaniamo in ambito krauto per segnalare questa interessante pubblicazione su etichetta Soul Jazz Records. In doppio Cd o in due volumi in doppio Lp ha visto la luce questa splendida antologia dal titolo programmatico di Deutsche Elektronische Musik che può rappresentare un’ottimo biglietto da visita per il neofita ma, al tempo stesso, riserverà sicuramente qualche sorpresa anche al kraut-rocker più incallito. Ciò grazie ad una cura e ad un criterio particolare nella selezione dei brani e degli autori, che affianca i classici ad artisti che hanno vissuto più nell’ombra, alternando brani manifesto ad altre perle un pò più oscure. Questa la track-list:

1. Can — Aspectacle    
2. Between — Devotion    
3. Harmonia — Dino    
4. Gila — This Morning    
5. Kollectiv — Rambo Zambo    
6. Michael Bundt — La Chasse Aux Microbes    
7. E.M.A.K — Filmmusik    
8. Popol Vuh — Morgengruss    
9. Conrad Schnitzler — Auf Dem Schwarzen Kanal    
10. La Düsseldorf — Rheinita    
11. Harmonia — Veterano    
12. Faust — It’s A Rainy Day, Sunshine Girl    
13. Neu! — Hallo Gallo    
14. Cluster — Heisse Lippen    
15. Ibliss — Hi Life    
16. Dieter Moebius — Hasenheide    
17. Amon Duul II — Fly United    
18. Popol Vuh — Aguirre 1    
19. Ash Ra Tempel — Daydream    
20. Tangerine Dream — No Man’s Land    
21. Amon Duul II — Wie Der Wind Am Ende Einer Strasse    
22. Roedelius — Geradewohl    
23. Can — I Want More    
24. Deuter — Soham

 

A Certain Ratio…Sempre su Soul-Jazz Records un altro disco che c’entra poco con quello che, secondo la denominazione, dovrebbe essere il principale campo d’azione della label. Si tratta di Early , doppio nell’edizione in vinile, preziosa raccolta dei mancuniani A Cartain Ratio, una fra le prime band a firmare per la Factory di Tony Wilson per la quale debuttarono nel 1981 con lo splendido …To Each. Il materiale raccolto spazia dal 1978 al 1985 ed include anche un libretto di 36 pagine…

Brainticket…Due interessanti pubblicazioni in casa Lilith, label che si era già fatta notare, fra l’altro, per una fedele e quanto mai necessaria ristampa del primo omonimo album dei Faust, con un artwork del tutto fedele al mitico originale (è necessario ricordarlo? Vinile trasparente in busta trasparente con radiografia di una mano, o meglio di un pugno, con inserto plastificato, anch’esso trasparente, con note e testi in caratteri rossi…quando anche l’occhio vuole la sua parte). Questa volta sono i Tangerine Dream ad essere rivisitati con l’album Run To Vegas, una compilation con rare tracce della band tedesca, comprensiva anche dei singoli realizzati da Edgar Froese con i precursori The Ones. Tocca poi ai Brainticket, svizzeri di provenienza ma certamente tedeschi d’adozione, con la ristampa del capolavoro del 1973 Celestial Ocean. In entrambi i casi edizione in vinile da 180 grammi con Cd audio accluso…

Milano New Wave 1980-83…Dopo le ristampe, in Cd e vinile limitato a 300 copie delle storiche compilation Gathered e Body Section, delle quali vi abbiamo ampiamente riportato sul numero 99 di Late For The Sky, la toscana Spittle Records getta un altro sguardo negli antri più reconditi della new wave italiana, questa volta quella di stanza nel capoluogo lomabrdo, con l’ottima raccolta Milano New Wave 1980-83, ancora in Cd e vinile limitato a 300 copie, con scaletta diversa e quattro brani nell’edizione Lp non presenti su quella in Cd. Furbacchioni…

Jeffrey Lee Pierce…Dopo il sentito omaggio di We Are Only Riders, il tributo uscito a inizio anno su Glitterhouse con materiale inedito di Jeffrey Lee Pierce scovato in soffitta e rimesso a nuovo da un prestigioso stuolo di amici/colleghi, e contemporaneamente all’ennesima ristampa del debutto capolavoro Fire Of Love dei suoi Gun Club, esce in vinile in edizione limitata a 1000 copie ad opera della label Bang, Six String Sermon, un album che indaga sull’aspetto più bluesy del compianto leader dei Gun Club con una raccolta di brani acustici e rurali che scavano come non mai nella sua anima tormentata, secondo lo stile più classico degli autori del delta del Mississippi…