Archivio di aprile 2026

JIMI BARBIANI BAND – Still In Love

di Paolo Baiotti

7 aprile 2026

still

JIMI BARBIANI BAND
STILL IN LOVE
Mig 2026

La Jimi Barbiani Band è il progetto di Jimi, uno dei migliori chitarristi slide rock-blues europei, un’alchimia di influenze provenienti da artisti come Jimi Hendrix (primo amore di Barbiani), Jeff Beck, Free e Gov’t Mule. Come succede quasi sempre in questo genere il suono esplosivo del power trio (o del quartetto con le tastiere) si esprime al meglio nelle esibizioni dal vivo, dove l’eterogeneità dello spettacolo e il suo impatto crescente enfatizzano la personalità di ogni membro della band, che comprende Ian Zavan alla batteria, in formazione da più di dieci anni e Andrea “Pea” Tavian al basso.
La carriera professionale di Jimi è iniziata alla fine degli anni Novanta con il trio dei W.I.N.D. guidato dalla voce e dal basso di Fabio Drusin. Con loro ha registrato tre dischi in studio e collaborato con Johnny Neel, ex della Allman Brothers Band. Lasciato il gruppo si è dedicato alla carriera solista esordendo nel 2010 con Back On The Tracks, seguito da Blue Slide (2014) e dal live Boogie Down The Road (2018).
Dopo una pausa di otto anni Barbiani ha recentemente pubblicato Still In Love per una label prestigiosa come la tedesca MIG; d’altronde il suo nome è probabilmente più conosciuto in paesi come Olanda, Germania e Austria dove il rock-blues è un genere ancora molto popolare rispetto all’Italia (escluse le regioni del nord-est).
Still In Love è un disco vario aperto da I Miss The Rock’n Roll, un brano trascinante da tempo nel repertorio della band, seguito dalla bluesata e grintosa We Must Dream, un boogie che ricorda gli ZZ Top, caratterizzata dalla slide di Jimi e dalla sua voce solista che in questa occasione è l’unica utilizzata, a differenza del passato. Il ritmo rallenta con i sapori southern della melodica e sognante Spend Me Your Light che cresce nel finale dominato dalla slide. La ruvida Going Lazy, scritta con Fabio Drusin, precede un’accoppiata di cover: il quieto strumentale acustico Little Martha di Duane Allman e la ballata Purple Rain di Prince, spesso eseguita dal vivo, in cui Barbiani non teme di confrontarsi con la chitarra solista dell’autore del brano nella brillante improvvisazione centrale.
Nella parte finale, dopo la scontata Mr. White, il raffinato slow jazzato Silent Pool e la cover acustica di As The Crow Flies (Tony Joe White) mantengono viva l’attenzione, confermando soprattutto le qualità strumentali di Barbiani.

Paolo Baiotti

WILLIE NILE: Alessandria, Ristorazione Sociale, 27/03/2026

di Paolo Baiotti

1 aprile 2026

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È difficile trovare un artista di 77 anni con l’entusiasmo di un ragazzino come Willie Nile: carico, energico, vitale, positivo. Ha mantenuto una voce all’altezza degli anni giovanili, si muove sul palco senza pause, alza il pugno, si tocca i capelli, sorride, incita il pubblico, ricorda più volte i musicisti che lo accompagnano, ringrazia affettuosamente i presenti emanando energia positiva. Tutto questo si è verificato anche ad Alessandria, seconda tappa di una serie di date in Italia che hanno seguito altrettante date in Spagna, due paesi ai quali è particolarmente affezionato. Accompagnato da una band solida comprendente due vecchi amici, Antonio “Rigo” Righetti al basso e Marco Limido alla chitarra e Alessio Gavioli alla batteria, Willie ha infiammato il folto pubblico che ha gremito il locale situato a fianco della Ristorazione Sociale di Alessandria, meritevole iniziativa gestita da una cooperativa che si occupa di reinserimento lavorativo e sociale di persone provenienti da categorie svantaggiate.

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Ci sono voluti un paio di pezzi per scaldare Nile e il gruppo: Welcome To My Head e Asking Annie Out, entrambi da Streets Of New York, lo splendido album uscito 20 anni fa che lo ha riportato sulle scene dopo qualche anno di assenza, una delle tante pause che hanno danneggiato la sua carriera, ma non gli hanno tolto entusiasmo. Tra il 1980 e il 2005 Willie ha pubblicato quattro eccellenti album, ma problemi di vario genere non gli hanno consentito di avere la necessaria continuità. Da Streets Of New York e ripartito senza più fermarsi pubblicando undici dischi in studio e alcuni dal vivo. Con la trascinante Run il concerto è cresciuto di livello; prima di Wild Wild World, un brano che richiama l’influenza dei Ramones sulla sua musica, ha ricordato la necessità di stare insieme in questo mondo impazzito. We Are, We Are è stata presentata come una canzone di resistenza per cercare di migliorare il mondo. Sono i due estratti dal recente The Great Yellow Light che hanno preceduto la parte più intensa della serata nella quale si sono susseguite Heaven Help The Lonely, le due splendide ballate Streets Of New York e Across The River con Willie al piano elettrico e Marco Limido che sale in cattedra con alcuni assoli epici, Vagabond Moon dall’esordio dell’80 e Hard Times In America in cui l’artista ha ricordato i danni che Trump sta causando al popolo americano, lasciando spazio nel break strumentale alla sezione ritmica oltre che alla chitarra solista. Il finale è stato dedicato a tre brani ritmati e coinvolgenti: House Of A Thousand Guitar, New York Is Rockin’ (ennesimo omaggio alla città che è nel suo cuore) e l’inno One Guitar. Richiamato a gran voce, Nile ha chiuso la serata con una serrata cover di Blowin’ In The Wind, ricordando il potere che la musica può ancora avere per cambiare il mondo.
Un plauso a Salvatore Coluccio, anima culturale di Alessandria, per avere organizzato un altro concerto di nicchia che è stato decisamente apprezzato dai presenti.

Paolo Baiotti

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