Archivio di ottobre 2021

NOLAN MCKELVEY – Songs Of Hope/Into The Silence

di Paolo Baiotti

23 ottobre 2021

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NOLAN MCKELVEY
SONGS OF HOPE (With Ron James)
INTO THE SILENCE (With Megyn Neff & Tim Hogan)
Get Onus Stay Onus 2020

Nel corso di una carriera che ha superato i 25 anni, Nolan McKelvey ha suonato in ogni angolo degli Stati Uniti attraversando vari generi racchiusi nell’Americana: alternative country, bluegrass, country e rock and roll. In questo percorso ha ricevuto notevoli apprezzamenti critici, aprendo per musicisti eclettici, ma sempre di qualità come Greg Brown, Peter Rowan, Odetta, Bela Fleck, Jerry Douglas, Cowboy Junkies, Leftover Salmon, Son Volt, Josh Ritter e David Grisman. E’ rimasto sempre in secondo piano, come artista di culto, sia come solista sia come membro di vari gruppi dell’area di Boston: The Benders, The Resophonics, The Vinyl Avenue String Band. In seguito si è trasferito in California dove ha suonato nella band di Joel Rafael, ha vissuto per un breve periodo alle Hawaii e poi è tornato nel 1993 in Arizona, mantenendo sempre un legame con Boston. Ha registrato con Levon Helm (The Band), Billy Conway (Morphine) e molti altri incidendo più di 20 album in studio, 5 dal vivo, 5 con The Benders, 6 con Muskellunge…per non parlare dei festival ai quali ha partecipato. Un artista attivo, instancabile e positivo, molto impegnato anche nel sociale.
Attualmente suona da solo, in trio, con i Muskellunge (un quintetto più tradizionale) e come bassista nei Tramps And Thieves, soprattutto nel sud ovest e nella east coast.
Nel 2020 ha pubblicato due progetti: il primo è Songs Of Hope, un mini album di sei canzoni con una formazione ampia nato con l’obiettivo di dare speranza ai bambini che lottano contro il cancro, in associazione con la fondazione “cure the kids”. Un disco leggero, fresco e divertente, musicalmente disimpegnato, di pop/rock melodico in cui è coadiuvato dal batterista dell’Illinois Ron James. Spiccano le influenze jazz/fusion di Root For The Holmes Team, il reggae solare di Flip The Script con i fiati in primo piano e il rock energico di C-Level con gli inserimenti del sax.
Il secondo progetto è molto diverso: si tratta di Into The Silence, registrato dal vivo senza pubblico il 18 luglio 2020 all’Orpheum Theater di Flagstaff (da qui il titolo) e trasmesso in streaming, una raccolta di canzoni cantautorali in parte già pubblicate in altra veste in cui Nolan alla voce e chitarra è accompagnato da Tim Hogan al basso e cori e Megyn Neff al violino e cori. Gli arrangiamenti sparsi e minimali mettono in luce la voce pulita e melodica dell’artista. Basta ascoltare Sweetest Dream e After The Wine, percorsa da un violino dai sapori irish, che aprono il disco. La vivace Dark Times è l’unica traccia in cui si aggiunge la batteria di Ron James, collegato in video dall’Illinois, seguita dalla dolente ballata ‘Neath a Hill in Yarnell, una delle tracce più convincenti e dal folk-roots di Embers & Ashes in cui il violino mantiene un ruolo fondamentale.
Il disco prosegue senza vette particolari, un po’ monocorde, con l’eccezione della brillante Steal From The Thief con l’inserimento di un accenno all’errebi Higher And Higher.

Paolo Baiotti

MY SWEETEST PUNCH – 2

di Paolo Baiotti

18 ottobre 2021

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MY SWEETEST PUNCH
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Westside Music/Paraply 2021

Questa band svedese guidata da Rickard Linde, autore principale e cantante, proviene dall’area di Goteborg. Oltre a Rickard che suona anche la chitarra ne fanno parte Thomas Pontén alla chitarra e voce, Jessica Bah Rosman alla voce, Ludvig Lindlof alle tastiere, Robert Olsson al basso e Martin Lillberg alla batteria. Il gruppo è nato nel 2008 per iniziativa di Linde che continua a guidarlo, scrivendo gran parte del materiale (in questo secondo album un paio di testi sono di Maria Richardsson). Sebbene sostengano di cercare di creare qualcosa di nuovo partendo dalle influenze di americana, indie, soul, rock e pop (quindi più o meno ogni genere musicale), in questo progetto, inciso cinque anno dopo l’esordio del 2015, si nota una preferenza nei confronti di tracce ritmate pop-rock come Scream, Being Me, To Someone Called My Father o All I Need Is Love in cui le tastiere e i sintetizzatori restano in primo piano con dei suoni che ricordano gli anni ottanta, pur non negando qualche momento solista alla chitarra come in Until I Die o Fight che hanno un mood americano. Non manca qualche accento country in All Over Now, un up-tempo pop in cui la voce di Rickard e i controcanti di Jessica sono accompagnati da una lap-steel intrigante, mentre nella trascinante They Tell Me, in cui Jessica affianca Rickard alla voce solista, afffiorano influenze della West Coast. Peccato che ci siano un paio di tracce più deboli come la ballata conclusiva Do You Wish It Was Me? e Afternoon In December che abbassano il giudizio su un album da consigliare soprattutto agli amanti del pop anni ottanta.

Paolo Baiotti

PAUL BENOIT – Beautiful Lies

di Paolo Baiotti

13 ottobre 2021

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PAUL BENOIT
BEAUTIFUL LIES
Zabadiah Records 2021

Attivo dalla seconda metà degli anni novanta nell’area di Seattle, Paul ha condiviso la scrittura e il palco con altri autori come Chris Chandler, Dan Bern, Reggie Garrett e Laura Love. Dopo essersi laureato in musica e letteratura all’università di Washington si è unito ai Crosseyed, band di roots rock elettroacustico che ha inciso un paio di album e poi ha fondato il quartetto acustico Hanuman miscelando jazz, bluegrass, country e rock’n’roll con ritmi africani, una musica eclettica che lo ha portato ad approfondire lo studio di strumenti orientali come il sitar. Dopo quattro album con loro che gli hanno dato una notevole popolarità sulla costa ovest, si è dedicato alla carriera solista esordendo nel 2002 con Dopamine, cercando di mischiare folk, blues, country e pop e riavvicinandosi allo stile della roots music/americana dei Crosseyed. Nel 2005 è uscito Combustible seguito da numerosi altri dischi comprese colonne sonore, un album acustico e uno per bambini. Nel decimo album King Of Delusion ha inserito elementi psichedelici mettendo in primo piano il lavoro delle chitarre, mentre Lost Days Long Nights del 2019 è stato influenzato dai suoi viaggi in Sudamerica.
Ed eccoci a Beautiful Lies, in cui si mischiano nuovamente elementi folk, roots e rock con un notevole lavoro di chitarra slide e un paio di riusciti duetti. E’ stato registrato al Robert Lang Studio di Seattle e in una piccola capanna nella penisola olimpica (zona ovest dello Stato di Washington) con un ristretto gruppo di musicisti che comprende Rebecca Young al basso, Ron Weinstein all’organo hammond e Will Dowd alla batteria, con l’aggiunta di qualche ospite come Jesse Dalton al basso e tastiere e Noah Jeffries al violino e mandolino, entrambi membri di The Deer, indie folk band di Austin.
Tra i brani spiccano la ballata Beautiful Lies, un affascinante duetto con Amalia K. Spicer in cui si nota la slide di Paul oltre alla sua voce melodica ed accattivante, la ritmata The Score con un brillante assolo di elettrica, l’accoppiata folk cantautorale di Saddest Eyes e Smoke, l’energico rock Black Crow e l’acustico duetto blues Crutch con Michelle McAfee.
Beautiful Eyes è un disco breve (dieci brani per poco più di trenta minuti) che scorre piacevolmente senza scossoni, dimostrando le qualità vocali, di strumentista e di arrangiatore del suo autore.

Paolo Baiotti

STEVE WYNN: Torino, Blah Blah 7/10/2021

di Paolo Baiotti

10 ottobre 2021

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Nonostante le limitazioni e il distanziamento c’è una grande voglia di tornare ad ascoltare artisti dal vivo, anche al chiuso. Steve Wynn, leader dei gloriosi Dream Syndicate attivi negli anni ottanta e ritornati in pista dal 2012 dopo una pausa di oltre vent’anni e titolare di una carriera solista con titoli notevoli, anche se non molto conosciuti, è uno dei primi musicisti americani a tornare in Europa e in particolare nel nostro paese per l’ennesimo tour solista (è un affezionato dei nostri palchi) di un paio di settimane che, iniziato a Savona, ha toccato Torino per due set separati, entrambi sold out, nell’intimità del Blah Blah davanti a qualche decina di appassionati seduti e distanziati.

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Abbiamo assistito al primo set, iniziato puntualmente alle 20. Steve ha espresso la sua gioia per potersi esibire dopo tanti (troppi) mesi ed è subito partito con Out Of The Grey dall’omonimo album dei Dream Syndicate, con la sua chitarra acustica collegata ad un pedale Looper regalatogli dal chitarrista Jason Victor. Medicine Show, altra title track del sindacato del sogno, ha un po’ sofferto della dimensione acustica, come è logico per un brano impetuoso ed energico, a differenza di Tears Won’t Help da Kerosene Man, in cui il pedale ha consentito a Steve di esibirsi in un assolo pregevole che ha vivacizzato il brano. L’intensa That’s What You Always Say ha preceduto Cindy, It Was Always You, scritta con lo scrittore George Pelecanos per l’album Tick…Tick…Tick. Molto interessante l’inserimento di Black Light e di Glide dalla produzione più recente dei Dream Syndicate, entrambe convincenti, del vecchio singolo 50 In A 25 Zone compreso nella nuova ristampa tripla di Out Of The Grey venduta in anteprima in questo tour e di una traccia molto amata come Song For The Dreamers dal progetto Danny And Dusty del 1985 con Dan Stuart dei Green On Red. La vecchia Halloween e Shelley’s Blues Pt. 2 da Melting In The Dark del ’95 ci hanno accompagnato alla chiusura del set con la frenetica Amphetamine. Unico bis The Days Of Wine And Roses, dall’omonimo esordio della band. Grandi applausi, molto affetto e la soddisfazione per un’ora di musica di un artista che invecchia benissimo e sta affinando le sue doti di solista, anche in solitaria. Alla fine con la consueta disponibilità Steve si è concesso agli appassionati, firmando i dischi e non solo…un vero signore, che ha manifestato senza timori la gioia di essere di nuovo insieme al suo pubblico.

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Nel secondo set la scaletta è stata modificata notevolmente: solo cinque pezzi in comune e l’inserimento di brani meno sfruttati come One By One dei Gutterball, Manhattan Fault Line, Tuesday e Sustain dalla carriera solista e la cover di Let It Rain di Eric Clapton che ha chiuso la serata in accoppiata con Boston da Out Of The Grey.

Paolo Baiotti

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STEVE WYNN Live a Casnigo (BG) 8/10/2021

di admin

5 ottobre 2021

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Venerdì 8 Ottobre 2021

inizio concerto ore 21 – ingresso libero

STEVE WYNN

CASNIGO (BG)
Teatro Circolo Fratellanza

Autunno nel segno della ripresa dell’attività live della scena musicale italiana, limitata oltre misura dalla pandemia. Inizio in punta di piedi, concerti regolamentati da continue nuove norme di sicurezza ma “qualcosa si muove”. Siamo dunque lieti di partecipare a questo clima di rinascita annunciando il concerto di Steve Wynn al Teatro Liberty del Circolo Fratellanza di Casnigo(via Trento,10), borgo bergamasco che fa parte del distretto delle “Cinque terre della Valgandino”, sito a mezza Valle Seriana. L’evento programmato per venerdì 8 ottobre con inizio alle ore 21 è dovuto all’intraprendenza dell’Associazione Circolo Fratellanza, sodalizio locale che gestisce l’omonima struttura e si avvale della collaborazione di Geomusic, individuata nella figura di Gigi Bresciani, per la direzione artistica e la produzione. Il concerto è parte di un progetto ad ampio respiro per ampliare gli orizzonti di quest’entità, il Circolo Fratellanza, centro culturale e sociale dai trascorsi gloriosi e rivitalizzarla.

Protagonista il frontman dei Dream Syndicate, realtà di primo piano della scena rock underground internazionale, in dimensione acustica nell’ambito di un atteso tour europeo. Steve Wynn è uno dei veri eroi del rock underground; molti lo conoscono per l’innovativo lavoro coi Dream Syndicate, una band che insieme a REM e Replacement, ha praticamente inventato la scena indie rock americana degli anni Ottanta. Ma ci sono anche gli album solisti dei Novanta, accolti favorevolmente dalla critica e trasmessi dalle stazioni radio di Modern Rock di tutto il Paese. O il progetto parallelo Gutterball che dopo solo cinque concerti firma per la Mute/Elektra e si imbarca in un tour nazionale con i Black Crowes. Senza dimenticare la recente trilogia “Desert Trilogy” e i quasi leggendari show con la band attuale, The Miracle 3. Steve Wynn vanta grande fama ed una discografia tanto prolifica e trova anche il tempo per esibirsi in moltissimi concerti all’anno in giro per il mondo, trovandosi benvenuto a Roma, Oslo, Atene, Bruxelles, Londra e Madrid così come a Los Angeles, New York City, San Francisco, Chicago e Boston. E per i fans più devoti raccolti in queste e molte altre città, l’estesa discografia riflette il riconoscimento raggiunto quale uno dei più avventurosi, capaci ed eccitanti cantautori degli ultimi decenni.

Per le norme anticovid in atto al momento si richiede la prenotazione e si sottolinea che l’accesso sarà consentito solo a chi in possesso di green pass e sino ad esaurimento posti. E’ richiesto uso di mascherina. Capienza limitata e quindi si consiglia al prenotazione.

Confidiamo nella vostra adesione e condivisione dei nostri sforzi organizzativi per proporvi ancora una volta concerti di alto livello. Molti progetti nel cassetto che potremmo realizzare con il vostro contributo.

Seguirà degustazione di prodotti gastronomici a base di mais spinato in collaborazione con la Comunità del Mais Spinato di Gandino che v’invita all’evento “Galà dello Spinato” in programma a Gandino agli inizi di ottobre(www.mais-spinato.com)

INFO e PRENOTAZIONI:
Gigi Bresciani: 348 4466307
info@geomusic.it
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