Posts Tagged ‘Stefano Dylan’

STEFANO DYLAN – Ouroboros

di Paolo Baiotti

20 marzo 2022

ouro

STEFANO DYLAN
OUROBOROS
Autoprodotto 2022

Stefano Dylan, cantautore torinese da qualche anno residente in Irlanda per motivi di famiglia e di lavoro, si è fatto conoscere ed apprezzare nella zona di Limerick dove è domiciliato, entrando a far parte della scena locale. Sfortunatamente la pandemia ha interrotto la possibilità di suonare nei locali e nei pub che, a differenza di quanto avviene dalle nostre parti, non richiedono solo le cover band, ma gli ha dato la possibilità di preparare con calma il secondo album a due anni di distanza dall’esordio Rough Diamonds. Questa volta tra le dodici tracce ce ne sono tre cantate in italiano oltre alle otto in inglese e a uno strumentale. In realtà Endless Road è divisa in due parti poste in apertura e chiusura del disco, la prima strumentale e sognante con l’elettrica di Matt Sofianos che ricama assoli melodici che incrociano David Gilmour e Mark Knopfler intrecciandosi con l’acustica di Stefano, la seconda cantata completando una delle tracce più convincenti dell’album. La delicata e toccante The Life Before e la malinconica Fool’s Gold arrangiata con la partecipazione di due chitarre acustiche e di una chitarra classica confermano l’impronta folk del modo di comporre e cantare di Stefano, che mi sembra paradossalmente più originale nei brani in inglese rispetto alla convenzionale Asso, seppur valorizzata da un testo pregevole e alla sofferta Amarcord, in cui si notano il piano di Carlo Gaudiello e la tromba di Steffen Dix. La ritmata Flight Distances e Midlife Booze interpretata con voce più sporca e con un’elettrica aspra, testimoniano le influenze rock dell’autore, ma in definitiva l’eccellente Rain Waters cantata con l’aiuto di Karla Segade, l’acustica Moving On, morbida e triste e la pianistica Desiderio lasciano l’impressione che il tratto distintivo della scrittura di Stefano privilegi lo stile dei folksingers.
Ouroboros antico simbolo rappresentante un serpente o un drago che si morde la coda formando un cerchio senza inizio né fine, raffigurato nella copertina del disco, conferma le positive percezioni dell’esordio e la maturazione del suo autore.

Paolo Baiotti

STEFANO DYLAN – Rough Diamonds

di Paolo Baiotti

15 febbraio 2020

stefano[1721]

STEFANO DYLAN
ROUGH DIAMONDS
Autoprodotto 2019

Cresciuto in una famiglia in cui è sempre stata coltivata la passione per la musica Stefano Dylan, figlio di un nostro storico collaboratore, è sbarcato da pochi mesi per esigenze lavorative e famigliari in Irlanda dopo qualche anno trascorso a Malta. E in breve tempo è stato accolto con simpatia e rispetto dalla comunità musicale locale, riuscendo a incidere un album che aveva in testa da anni. L’Irlanda è uno dei pochi paesi in cui la gente ama ascoltare musica originale nei pub e nei ritrovi, non solo cover band come alle nostre latitudini. Stefano è diventato ospite fisso in più di un locale di Limerick e, con la collaborazione di alcuni colleghi tra i quali Alan Hogan al basso, Shane Wixted alla batteria e Garry Cheshire alla chitarra elettrica, ha raccolto una dozzina di canzoni intime, pervase di malinconia, cantate con voce dolente e arrangiate con cura, considerando che si tratta di una produzione indipendente realizzata senza grandi mezzi.
La raffinata Low Key Blues apre il dischetto seguita dalla ritmata Shades in cui si apprezza l’uso delle percussioni e dalla sofferta Rough Diamonds in cui si inseriscono con moderazione basso e slide. Wintertime, altro brano intimista, è presente anche in una seconda versione in italiano come traccia nascosta alla fine del disco. A questo punto si apprezza l’elettrica Help Me To Getaway, vivacizzata da un aspro assolo di chitarra. La voce matura di Stefano rende giustizia al folk romantico di Beyond The Limits, mentre nella pregevole The Road To Waterloo (con un testo ispirato da I Miserabili di Victor Hugo) si sente l’influenza di Mark Knopfler, da sempre uno dei musicisti più apprezzati dall’autore. Nella parte finale dell’album spiccano la morbida Tears Of A Clown, valorizzata dagli arpeggi della chitarra acustica di Stefano e l’accorata ballata pianistica What Shall We Ever Do rispetto alla love song Once More e a Music Pauses in cui la voce risulta un po’ forzata. Posta in chiusura di questo esordio sorprendentemente maturo Not A Day Goes By, accompagnata da un video promozionale, risulta una delle canzoni più convincenti ed espressive, anche per merito della malinconica interpretazione vocale e del ricercato arrangiamento dovuto alla presenza di violino e violoncello.