Posts Tagged ‘Stefano Dylan’

STEFANO DYLAN – Rough Diamonds

di Paolo Baiotti

15 febbraio 2020

stefano[1721]

STEFANO DYLAN
ROUGH DIAMONDS
Autoprodotto 2019

Cresciuto in una famiglia in cui è sempre stata coltivata la passione per la musica Stefano Dylan, figlio di un nostro storico collaboratore, è sbarcato da pochi mesi per esigenze lavorative e famigliari in Irlanda dopo qualche anno trascorso a Malta. E in breve tempo è stato accolto con simpatia e rispetto dalla comunità musicale locale, riuscendo a incidere un album che aveva in testa da anni. L’Irlanda è uno dei pochi paesi in cui la gente ama ascoltare musica originale nei pub e nei ritrovi, non solo cover band come alle nostre latitudini. Stefano è diventato ospite fisso in più di un locale di Limerick e, con la collaborazione di alcuni colleghi tra i quali Alan Hogan al basso, Shane Wixted alla batteria e Garry Cheshire alla chitarra elettrica, ha raccolto una dozzina di canzoni intime, pervase di malinconia, cantate con voce dolente e arrangiate con cura, considerando che si tratta di una produzione indipendente realizzata senza grandi mezzi.
La raffinata Low Key Blues apre il dischetto seguita dalla ritmata Shades in cui si apprezza l’uso delle percussioni e dalla sofferta Rough Diamonds in cui si inseriscono con moderazione basso e slide. Wintertime, altro brano intimista, è presente anche in una seconda versione in italiano come traccia nascosta alla fine del disco. A questo punto si apprezza l’elettrica Help Me To Getaway, vivacizzata da un aspro assolo di chitarra. La voce matura di Stefano rende giustizia al folk romantico di Beyond The Limits, mentre nella pregevole The Road To Waterloo (con un testo ispirato da I Miserabili di Victor Hugo) si sente l’influenza di Mark Knopfler, da sempre uno dei musicisti più apprezzati dall’autore. Nella parte finale dell’album spiccano la morbida Tears Of A Clown, valorizzata dagli arpeggi della chitarra acustica di Stefano e l’accorata ballata pianistica What Shall We Ever Do rispetto alla love song Once More e a Music Pauses in cui la voce risulta un po’ forzata. Posta in chiusura di questo esordio sorprendentemente maturo Not A Day Goes By, accompagnata da un video promozionale, risulta una delle canzoni più convincenti ed espressive, anche per merito della malinconica interpretazione vocale e del ricercato arrangiamento dovuto alla presenza di violino e violoncello.