Archivio articoli per la categoria ‘Rock'n'Pop’

NOLAN McKELVEY – How Small We Are

di Paolo Baiotti

27 febbraio 2026

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NOLAN McKELVEY
HOW SMALL WE ARE
Autoprodotto 2025

Attivo da trent’anni nell’area di Boston, Nolan si è spostato per esibirsi in ogni angolo degli Stati Uniti, anche in festival di prestigio come Newport, Telluride e Cambridge, toccando diversi generi musicali che oggi vengono racchiusi nel termine “americana”, dall’alternative country al rock, dal bluegrass al country. Non sono mancati gli apprezzamenti, né la possibilità di aprire per artisti prestigiosi come Greg Brown, Leon Russell, Los Lobos, Son Volt, Peter Rowan, Sam Bush e Cowboy Junkies, però questa attività continua non è bastata per emergere oltre la consueta nicchia di appassionati. Ha inciso sei album da solista, altri cinque con The Benders, ha fatto parte dei Resophonics e della band di Joel Rafael in California, poi in Arizona ha pubblicato sei album con i Muskellunge, formazione di bluegrass nella quale milita tuttora insieme ai Tramps And Thieves, che alterna con l’attività da solista. Dopo Songs Of Hope del 2020, un mini-album di sei canzoni, Into The Silence, registrato dal vivo senza pubblico durante la pandemia e Forward del 2023, l’anno scorso ha pubblicato How Small We Are, registrato a Tempe in Arizona nello studio Tone Kitchen.
McKelvey canta con voce calda, suona la chitarra acustica e il basso, accompagnato da Jeff Lusby-Breault (chitarre e tastiere) e P.H. Naffah (batteria e tastiere) che si sono anche occupati della produzione. Il rock morbido di Raised By Love apre il disco con tonalità moderate e intime crescendo nel finale, seguito da The Valley Of The Sun venata di country dalla pedal steel di Jon Rauhause (Neko Case, Calexico, Giant Sand), in cui si celebra la natura con parole che riportano il titolo del disco (“nati e rinati troviamo il nostro posto tra le stelle, quando la notte cala sul deserto saprai quanto siamo piccoli”). Anam Cara, duetto con Mandi Fer, alza un po’ il ritmo mantenendo una sensazione di malinconia, ma i toni restano sempre abbastanza discreti in tracce come la scorrevole In Front Of You, la riflessiva Lonely, Not Alone avvolta dagli archi o il mid-tempo country Preparations con Tim Kelly al dobro e Jesse Valenzuela alla chitarra. Nella parte finale si fanno notare la bluesata Mama I’ve Been Trying e la sommessa ballata Moon And Stars To Give che affronta la scomparsa di una persona cara, il dolore e il rimpianto che ne conseguono.

Paolo Baiotti

THE PARIS ROGUES – Live And Learn

di Paolo Baiotti

27 febbraio 2026

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THE PARIS ROGUES
LIVE AND LEARN
Melt Shop 2025

Nell’estate del 2023, Michael C. Parris e Peter Rogan, entrambi reduci da progetti solisti, stavano partecipando al ritiro di scrittura di canzoni “Mercyland” organizzato da Phil Madeira a Hot Springs in Carolina del Nord. I due si erano incontrati nello stesso ritiro due anni prima, provenendo dallo stesso retroterra essendo accumunati dal fatto di avere lavorato in fabbrica per mantenere le rispettive famiglie. Peter, originario della Pennsylvania, è un musicista piuttosto agile alla chitarra, istruito nel blues, nel rock e nel jazz, mentre Michael è un chitarrista autodidatta originario delle colline del North Carolina. A quel punto si sono resi conto di avere scritto un buon numero di brani insieme e hanno deciso di realizzare un album completo. Nel settembre del 2023 hanno iniziato a mettere insieme idee per gli arrangiamenti e a pianificare l’elenco delle canzoni. La registrazione è iniziata nello studio di Peter Rogan in ottobre ed è andata avanti regolarmente per alcuni mesi. L’album è stato registrato da una vera band che include Josh Kanusky (David Bromberg Band) alla batteria, Phil Madeira (Emmylou Harris) alle tastiere, Will Kimbrough (Emmylou Harris, artista solista e produttore) alla chitarra slide, Ron Stabinsky (Meat Puppets) alle tastiere, e Steve Varner al basso condiviso con Rogan (basso, chitarra, voce, mandolino, armonica, synth), mentre Parris ha cantato e suonato la chitarra. L’album contiene dieci canzoni tutte composte da Parris e Rogan con diversi co-autori. Il nome della band è stato scelto da Will Kimbrough, mentre il titolo dell’album “Live and Learn” è ispirato alla canzone con lo stesso nome che è stata scritta nel 2021 nel suddetto campo di Mercyland con Max Berueffy come co-autore. Il disco è stato anche oggetto di una campagna di sostegno su Kickstarter. Siamo in ambito di Americana, in quanto la musica di Parris e Rogan include elementi di folk, rock, blues e jazz. Nulla di trascendentale o rivoluzionario, musica suonata con una certa eleganza e discrezione, senza picchi o cadute fragorose. Tra i brani si distinguono la title track posta in apertura in cui la slide di Kimbrough ha un ruolo primario, la morbida Damn Apple basata su una poesia di Vicky Smith con Madeira alla lap steel e alla fisarmonica, la bluesata Wake Me Up, Mama, il solare reggae Another Day In Paradise, l’intima Ol’Black, il rock and roll stonesiano 16th And Haak e il curioso e ironico folk Big Bear Blues ispirato dalla visita di un orso a un B&B che Parris e Rogan avevano affittato a Woodstock, in Virginia, dove hanno trascorso un lungo fine settimana scrivendo canzoni all’inizio del 2023.

Paolo Baiotti

WHISKEY MYERS – Whomp Whack Thunder

di Paolo Baiotti

16 febbraio 2026

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WHISKEY MYERS
WHOMP WHACK THUNDER
Wiggy Thump 2025

Analogamente ai georgiani Blackberry Smoke, i Whiskey Myers, texani di Palestini, hanno avuto un’ascesa lenta e continua corroborata dal passaparola e dai concerti, visto che suonano un genere che in radio e nei media non è popolare, ossia un southern rock con venature country. Guidati da Cody Cannon (voce e chitarra), John Jeffers (chitarra solista, slide, lap steel e voce) e Cody Tate (chitarra), ai quali si sono aggiunti Jeff Hogg alla batteria sin dalle origini del 2007, James Gleaves al basso e Tony Kent alle tastiere e percussioni entrati prima dell’omonimo album del 2019, hanno esordito con l’autoprodotto Road Of Life, crescendo con Firewater, Early Morning Shakes e Mud del 2016. In seguito, hanno partecipato alla serie tv Yellowstone non solo con alcune canzoni, tra le quali il singolo Stone, ma anche come band in un saloon, aumentando notevolmente la loro popolarità. L’album Whiskey Myers è entrato al n.6 nella classifica di Billboard, un vero exploit per un disco di rock sudista, senza che la band ammorbidisse il proprio suono, anzi lasciando il produttore Dave Cobb. E ben nove singoli sono stati certificati d’oro o platino. Tornillo, pubblicato nel 2022, ha segnato un rallentamento, ottenenendo un riscontro inferiore forse per la difficoltà di suonare dal vivo in quel periodo. Ma anche il nuovo album Whomp Whack Thunder sembra destinato a restare un prodotto di nicchia, pur non avendo nulla da invidiare agli album precedenti. La band non inventa nulla, questo è chiaro, ma riveste di nuova freschezza un repertorio rock and roll solido e tosto, ben cantato e suonato con calore ed energia, pur essendo prodotto da Jay Joyce, associato ad artisti mainstream come Keith Urban, Carrie Underwoosd e Miranda Lambert (ma anche a nomi più interessanti come Molly Tuttle, Black Crowes e Lainey Wilson). Se è vero che ci sono un paio di brani con influenze pop-rock come Icarus, le canzoni reggono alla grande per merito della voce ruvida di Cody Cannon, dell’entusiasmo e dell’energia debordante dei ragazzi, sia che si tratti di ballate dolenti come Rowdy Days o Born To Do che di rock and roll potenti del calibro di Time Bomb e Tailspin che aprono il disco, di Midnight Woman (a un passo dall’hard rock), della più scontata Break These Chains, dell’elettroacustica Ramblin’ Jones (che potrebbe uscire dal repertorio dei Blackberry Smoke) o dell’inquieta Rock N Roll. La malinconica Monsters chiude in un clima intimo e sofferto un disco di rock da ascoltare a volume molto alto.

Paolo Baiotti

JIM WURSTER – Trascendental Inclinations

di Paolo Baiotti

16 febbraio 2026

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JIM WURSTER
TRANSCENDENTAL INCLINATIONS
Y&T Music 2025

Insegnante e musicista della Florida del Sud che, giunto al termine della carriera scolastica, si è dedicato a tempo pieno o quasi alla musica dopo 33 di lavoro, Jim Wurster dapprima con i Black Janet, poi con gli Atom Cowboys e infine da solo ha portato avanti dagli anni Novanta (quando ancora suonava nel tempo libero) la sua idea di Americana con dignità e convinzione. Dopo No Joke (2016) e Life (2018) si è fermato anche a causa della pandemia, pubblicando solo un ep digitale di tre canzoni, Threee Silly Love Songs (2023), ma preparando con cura e pazienza il nuovo album assistito dal fedele collaboratore Bob Wlos (pedal steel, chitarrre, basso, banjo, mandolino, dobro, tastiere), che ha prodotto il disco con Mike Vullo (batteria, chitarre, basso, armonica).
Nell’apertura country-rock di Tried And True Jim dichiara seccamente di amare la musica country con un’anima, non quelle schifezze che vengono programmate dalle radio, mentre la pedal steel di Wlos ricama arpeggi melodici. La title track ondeggia tra country e bluegrass con un certo gusto, guidata dal violino campagnolo di Jack Stamates, mentre I Keep Rollin’ è una ballata sempre venata di country. Il ritmo accelera con il rockabilly Tear It Up (Johnny Burnett), la prima di tre cover che richiamano le prime influenze dell’artista e che danno una maggiore vivacità al disco. La seconda è la ballata Lonesome Town di Barker Night, un hit di Billy Nelson poi ripresa da Paul McCartney e Bob Dylan, la terza è Rave On, hit rock and roll di Buddy Holly del ’58. Questi tre brani eseguiti con calore e rispetto si fondono senza scossoni con le canzoni di Wurster più vicine al country/folk tra le quali è doveroso ricordare la bluesata Wash Me In The River con venature gospel, la grintosa High Rolling Holy Roller e il bluegrass Black Queerie con testi fortemente critici sull’attuale situazione sociale degli Stati Uniti.

Paolo Baiotti

DAVID MASSEY – Man In The Mirror

di Paolo Baiotti

12 febbraio 2026

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DAVID MASSEY
MAN IN THE MIRROR
Autoprodotto 2025

Abbiamo seguito in passato l’attività musicale di David Massey, impegnato come avvocato fino al 2017 a Washington D.C. quando ha lasciato un importante studio legale per dedicarsi negli anni della maturità alla musica, sua grande passione che prima lo occupava nel tempo libero. L’esordio risale al 2004 con Blissful Of Blue, seguito da album ed Ep tra i quali citiamo il recente Darkness At Dawn, mini-album di sette canzoni. Sempre accompagnato dal valido chitarrista Jay Byrd (a sua volta cantautore solista) e dal bassista e coproduttore Jim Robeson, con Miles Lieder alla batteria e Bill Starks alle tastiere, Massey questa volta presenta otto brani registrati in uno studio del Maryland e masterizzati a Nashville che lo confermano come autore sensibile e raffinato che si muove in ambito roots rock con influenze folk e country, con una maggiore dose di malinconia rispetto al passato, forse dovuta in parte alla natura delle cose, in parte a problemi fisici che gli hanno impedito di suonare dal vivo negli ultimi anni.
Tra i brani meritano sicuramente una citazione la ballata Marianne che ricorda John Prine, dedicata alla moglie di Robeson e scritta durante la lunga malattia della donna, in cui si inserisce il violoncello di Kristen Jones, l’altra triste ballata Too Soon Gone con la fisarmonica di Shamus McRobie, tributo a due sorelle figlie di un caro amico morte troppo giovani a causa di un incendio della loro abitazione, l’up-tempo country rock Till The Evening Comes, l’intima Dawn attraversata da una soffusa pedal steel e la ritmata Fighter’s Lament con una chitarra knopfleriana, che racconta la storia di un giocatore di hockey su ghiaccio costretto al ritiro per un grave infortunio. Il disco è chiuso dalla cover acustica di Tecumseh Valley di Townes Van Zandt, eseguita in modo poco personale.

Paolo Baiotti

EDWARD ABBIATI & RATTLING CHAINS

di Paolo Baiotti

2 febbraio 2026

ABBIATI

EDWARD ABBIATI & RATTLING CHAINS
LIVE AT NIBADA
Appaloosa 2025

Quanto mancano in questi anni di produzioni discografiche convulse i grandi dischi registrati dal vivo che abbondavano nel periodo d’oro del classic rock? Fortunatamente ci sono anche le eccezioni e proprio dall’Italia proviene una delle più recenti. Mi riferisco a Live At Nibada registrato il 7 dicembre 2024 nel locale milanese dal pavese Edward Abbiati, già leader dei meritevoli Lowlands, con la formazione dei Rattling Chains che raduna alcuni dei migliori musicisti italiani in ambito roots-rock: Maurizio “Gnola” Gliemo alla chitarra solista, Francesco Bonfiglio alle tastiere, Enrico Fossati al basso e Mattia Martini alla batteria, con l’aggiunta dei fiati di Fausto Oldani (sax) e Daniele Zanenga (trombone). Questo disco, mixato dall’amico Chris Peet in Galles, trasuda sudore, fatica, cuore, imperfezioni e divertimento come è giusto che sia. Le canzoni ripercorrono la carriera di Edward, a partire ovviamente dai Lowlands che si sono sciolti nel 2018, proseguendo con il disco inciso insieme a Chris Cacavas (Green On Red, Dream Syndicate) e con quello degli ACC in compagnia di Steve Cantarelli, per finire con i due album solisti Beat The Night (2019), intenso e sofferto e To The Light (2023), più gioioso ed energico, coincisi con problemi di salute dell’artista e con la pandemia, tour cancellati e momenti difficili superati con l’aiuto della famiglia e degli amici, una comunità che si ritrova in questo concerto pieno di spirito, vita ed entusiasmo nel nome dell’amato rock and roll. Disponibile su Bandcamp in vinile (copertina aperta con una grafica magnifica) insieme a cd (che aggiunge quattro brani) e poster oppure in digitale, si ascolta in un fiato non avendo momenti di stanca, dall’energica partenza di Three Chords And The Truth all’ottimistica chiusura di To The Light, entrambe dall’ultimo album. Dovendo scegliere tra gli altri brani, risaltano la bluesata Oh Baby Please con i fiati e tastiere alla Ray Manzarek, la sofferta ballata I Got Hurt e l’altra ballata più oscura Look At Me, entrambe rivitalizzate da vibranti assoli di Gnola. Quanto ai brani aggiunti sul cd non si possono trascurare i due richiami ai Lowlands nella vigorosa e scorrevole In The End cantata con il pubblico e nella romantica e malinconica Love Etc dall’omonimo album del 2014 con il prezioso piano di Bonfiglio, nonchè la ritmata Nothing Left To Say da To The Light che chiude un disco veramente notevole.

Paolo Baiotti

STEVE POSTELL – Walking Through These Blues

di Paolo Baiotti

28 gennaio 2026

steve p.

STEVE POSTELL
WALKING THROUGH THESE BLUES
Quarto Valley 2025

Cantante, autore, chitarrista e produttore con una prolifica carriera alle spalle, seppure spesso svolta dietro le quinte, ma in contatto con musicisti di livello eccelso, Steve ha studiato al Mannes College Of Music di New York. In seguito, è passato dal collaborare con i Pure Prairie League ad esibirsi in musical teatrali come Evita, dal guidare gruppi noti nell’area di New York (Chains Of Fools e Little Blue) a comporre per cinema e televisione, dallo scrivere jingle pubblicitari a suonare nel Tonight Show, dal comporre la musica per il documentario Dying To Know su Timothy Leary e Ram Dass narrato da Robert Redford a suonare sull’album Sky Trails di David Crosby con il quale ha scritto un brano di For Free. Da tempo si è spostato a Los Angelse dove recentemente ha realizzato questo cd a 16 anni di distanza da Time Still Knocking, con una serie di ospiti veramente incredibili: Crosby, Iain Matthews, Stevie Distanislao, Steve Ferrone, Bekka Bramlett, Jeff Pevar, Greg Leisz, Bob Glaub e Alphonso Johnson, per non parlare dei musicisti della band che ha formato da qualche anno, The Immediate Family, che comprende i leggendari session men Danny Kortchmar, Leland Sklar, Waddy Watchel e Russ Kunkel (noti come The Section), tutti presenti sul disco.
Qualche mese fa ha condiviso il palco in alcuni concerti benefici con Shawn Colvin, Stephen Stills, Neil Young, Joe Walsh, John Fogerty e Alan Parsons. Steve stava provando per un tour con David Crosby quando l’artista è deceduto improvvisamente nel 2023.
Tra i brani di un disco di stampo californiano fluido e ascoltabile (tra James Taylor e gli Eagles) con venature rock e country, spiccano nella prima parte l’apertura paludosa western-country di Bad Weather con Tony Furtado al banjo e dobro, la raffinata ballata roots-rock How Far We’ve Come con ospite alla voce Glen Phillips (Toad The Wet Sprocket), la scorrevole title track con Jeff Young e Iain Matthews, la funkeggiante Buried Stone con la voce di Bekka Bramlett e When The Lights Go Out, ballata eterea in cui svetta infondibile la voce di David Crosby. Nella seconda parte si notano la morbida Wait Until You Get Here, con un testo che riflette sulla saggezza portata dall’invecchiamento e sulle aspirazioni della giovinezza bilanciate dalla consapevolezza di vivere il presente, la bluesata In The Presence Of The King scritta con Danny Kortchmar, Pipestone Lake con la pedal steel di Greg Leisz e la conclusiva Wicked Wind che riflette sulla realtà della perdita e sulla speranza di vivere giorni migliori.

Paolo Baiotti

SLOWMAN – The Invisible Son

di Paolo Baiotti

22 gennaio 2026

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SLOWMAN
THE INVISIBLE SON
Slow Records/Paraply 2024

Chitarrista, cantante e compositore, Svante Torngren (conosciuto come Slowman) ha esordito nel 2008, dopo anni di silenzio dovuti all’abbandono dell’ambiente musicale negli anni ottanta. Ovviamente stiamo parlando di un artista maturo, che per anni ha suonato dal vivo soprattutto nei locali rock-blues dell’area di Stoccolma, conosciuto come adepto di Jimi Hendrix. Lentamente sono cresciute le sue composizioni originali che alla fine ha raccolto nel disco The Best Of Slowman, seguito due anni dopo da I’m Back e da un tributo a Hendrix a 40 anni dalla sua morte. Nel 2014 ha pubblicato un EP di tre canzoni in svedese, che non ha avuto seguito fino a un album del 2020. Dopo la pandemia ha rimesso in piedo la Slowman Band con nuovi musicisti, con i quali è stato registrato The Invisible Son, un album che sembra diviso a metà tra le canzoni della prima parte che hanno come oggetto frustrazione, relazioni difficili e rotture mal digerite e quelle della seconda che invece parlano di speranza, libertà, piacere della vita in comunità. In questo disco emerge la gioia di fare musica in gruppo, forse per l’alchimia che si è creata con i nuovi collaboratori della band, Owe Eriksson al basso e Thomas Bjorklund alla batteria, con l’aggiunta in alcune tracce di Thomas Wihlborg all’organo e fisarmonica e Ola Cronholm alla chitarra acustica ed elettrica.
Muovendosi tra rock bluesato e roots-rock Slowman ha inciso un disco pieno di energia e di chitarre ruggenti, che ricorda gruppi come i Georgia Satellites, i Del Lords o i Fabolous Thunderbirds. Convincono maggiormente le tracce ritmate come l’iniziale dinamica title track (anche se la voce non è un po’ anonima), la ruvida Restless, la bluesata Big Fat Ciy Blues con tocchi di armonica del cantante e una chitarra vibrante, On/Off irrorata dalla slide, la funkeggiante Let it Out (ma con una chitarra hendrixiana) e Best Years Yet To Come che potrebbe provenire dal Sud degli States.
Quanto alle ballate Crying In The Rain e Walking Down Our Streets e al mid-tempo Coffee & Perfume sembrano avere meno personalità e sfiorare il manierismo, limitandosi ad essere gradevoli mentre in Harvest Home, un caloroso tributo a un locale dove la comunità locale si riunisce per celebrare la vita, si nota il tocco roots della fisarmonica.

Paolo Baiotti

THE BRAINS BEHIND PA – Beggars Belief

di Paolo Baiotti

19 gennaio 2026

brains

THE BRAINS BEHIND PA.
BEGGARS BELIEF
Grass Magoops 2025

Bill Price è un cantautore di Indianapolis da sempre attratto dall’aspetto compositivo della musica. In un’intervista ha dichiarato: “Non so se è stata la consapevolezza che sarei sempre diventato un chitarrista mediocre o il fatto che ho sempre un’opinione che mi ha portato nella direzione di scrivere canzoni, ma per qualche motivo, ho avuto quel fuoco. Sono stato ispirato da certa musica per provare a fare una cosa simile, ma quando sono cresciuto, ciò che mi ispira altrettanto sono le idee e le esperienze non musicali”.
Price ha pubblicato fino ad oggi cinque album completi, tre EP e due CD singoli. Il suo progetto più ambizioso è I Can’t Stop Looking at the Sky, che, oltre a due album completi, include un diario personale e un libro di racconti, poesie e saggi. Tutti sono ospitati in un elaborato pacchetto progettato da Price, che è anche un graphic designer. Il suo disco più recente è L’Ep Kicking Angels del 2022.
Ma in questo nuovo Beggars Belief, Bill ha ripreso a collaborare con il side-project The Brains Behind Pa, nato come cover-band di Bob Dylan, registrando le cosiddette “The Pony Expressions Recording Sessions” a partire dall’aprile del 2019. Dopo la lunga interruzione dovita al Covid, le sessioni sono state completate incidendo 40 canzoni, in parte pubblicate adesso, in parte pronte per altri due dischi.
Le canzoni di Beggars Belief guardano al crollo della moralità, della decenza e della verità. Bill, che ha scritto oggni brano, spiega: “In termini di testi, questo album è piuttosto cinico. È un riflesso della ‘bruttezza dell’uomo’, come mi piace chiamarlo”. Anche se l’atmosfera dell’album è musicalmente cupa in alcuni punti, non è priva di umorismo. Pur essendo stati esplorati una varietà di stili musicali, il disco rientra nei generi Americana e Indie Rock ed è stato prodotto con Tyler Watkins in uno studio di Indianapolis. In vari momenti dell’album sono inseriti frammenti di piano suonati dal tastierista Garry Bole, trattati come registrazioni old-time che vorrebbero unificarne il tragitto. La sezione ritmica è formata da Jeff Stone al basso e da diversi batteristi, mentre la chitarra solista è nelle mani di Gordon Bonham, rispettato bluesman del midwest che suona abitualmente con la Gordon Bonham Blues Band, affiancato da Price alla chitarra ritmica e voce.
Curato nel suono e negli arrangiamenti e dotato di una grafica inusualmente ricca per un disco indipendente, Beggars Belief è aperto dal gospel-rock di Strike The Rock che ricorda il Dylan del periodo religioso con le coriste in primo piano e un fluido piano elettrico. Nel susseguirsi della scaletta si impongono l’inquietante Tangerine Guillotine, la raffinata Whistling Liars (peccato per la voce filtrata), la jazzata Apples To Oranges, la lunga e improvvisata Most Men profumata di sixties con gli assoli di Bonham e Bole, il rock di Maybe, Maybe Not #2 che si muove in un territorio tra Tom Petty e Steve Wynn, la malinconica ballata Strong, Silent And Sad e il mid-tempo The Wooden Horsemen posto in chiusura con un apporto notevole di hammond e piano.
Pur essendo a tratti limitato dalla voce un po’ grezza e dall’estensione ridotta di Bill e dall’eccessiva lunghezza, Beggars Belief è un disco meritevole di un attento ascolto.

Paolo Baiotti

BORN 53 – Turnpike

di Paolo Baiotti

30 dicembre 2025

Born_53_CD

BORN 53
TURNPIKE
Paraply/Hemifran 2025

Turnpike è il sesto album dei Born 53 dagli esordi nei primi anni 2000. Quest’ultimo disco, prodotto da Alar Suurna, avrebbe potuto essere sottotitolato “Half-American Blues”. Gran parte del suo stile e del suo cuore sono americani, con contenuti di attualità e impressioni di eventi dell’ultimo decennio che scorrono, canzone dopo canzone. La produzione del percussionista Alar Suurna porta il gruppo a un nuovo livello, dando una spinta sonora artistica e commerciale assente in precedenza.
I Born 53 sono una band svedese di Stoccolma nata nel 2005; da allora hanno pubblicato 5 album tra i quali uno interamente dedicato alle canzoni di Bob Dylan. Dal 2018 la formazione è composta da Anders Lindh alla voce e chitarra, Hans Birkholz alle chitarre e altri strumenti a corda, Åsa Källén-Lindh alla voce solista e di supporto e mandolino, Lars-Gunnar Larsson al basso e Alar Suurna alla batteria, percussioni e arrangiamento di archi. Nel nuovo album si è aggiunto anche Robert Fekete alle tastiere. Il gruppo è radicato sin dalle origini sia nella scena folk inglese degli anni ‘60 che nella tradizione della canzone d’autore americana cercando di fornire una chiave attuale, con Lindh e Birkholz autori del materiale originale che mostra una discreta varietà di argomenti e stili musicali. Tuttavia, nel loro percorso hanno flirtato con la musica di altre parti del mondo, dalla Finlandia alla Bolivia fino al blues africano.
In Turnpike l’anima roots è rappresentata dai brani cantati da Anders tra i quali la title track, Trying To Look Good che ricalca la ritmica di Not Fade Away, il mid-tempo Half-American Blues #2 in cui spicca il banjo di Birkholz e la scanzonata Short Movie con una deliziosa lap-steel, quella folk dai brani cantati da Asa con tonalità limpide e pure che non sono molti, ma emergono nello sviluppo del disco. In particolare, The Line e Walking The Lawn (con un arrangiamento prevalentemente acustico) ci riportano alla stagione d’oro del genere di matrice britannica, Song Of Hope è una folk song con tocchi di bluegrass. Tracce di pop affiorano nella scorrevole Nowhere con qualche richiamo ai californiani Long Ryders mentre in Running For My Life la ritmica accarezza il reggae.

Paolo Baiotti

NELSON WRIGHT – Ghosts On The Water

di Paolo Baiotti

26 dicembre 2025

ghost

NELSON WRIGHT
GHOSTS ON THE WATER
Fetching Grace Music 2025

Cresciuto nelle aree rurali intorno a New York dove la musica roots gli è entrata nella pelle, ma da anni cittadino di Seattle, è stato ispirato dalla prima generazione di musicisti folk locali come Dave Van Ronk, Mississippi John Hart e il giovane Bob Dylan che si faceva notare nei caffè del Greenwich Village. Ha fatto parte di gruppi roots, rock e bluegrass, finchè ha iniziato la carriera solista nel 2012 con Still Burning, un album di dieci canzoni originali che ricordavano il folk della sua gioventù. Ha proseguito nel 2014 con Orphans & Relics attingendo da vari generi: blues, rockabilly, jazz tradizionale, folk revival e blues elettrico. Passano dieci anni senza ulteriori pubblicazioni fino a Ghosts On The Water in cui, fin dalla copertina, ha voluto esprimere la sua idea di America, un mix del presente e della vecchia America mitica dell’epoca pionieristica in cui si sono svolte innumerevoli storie che hanno lasciato il segno. E proprio di alcune di queste storie parlano le nove canzoni del disco prodotto da Wes Weddell, Alicia Healey & Michael Thomas Connolly in tre studi della zona di Seattle.
Il roots rock di Alcatraz sulla fuga dal celebre penitenziario del ‘60, le influenze irish di Stony Ground e quelle di John Prine nella ballata The Natchez Trace che racconta la storia di persone allontanate dalla loro terra che cercano di tornare a casa, con un raffinato uso di piano e chitarra, danno un quadro della traiettoria seguita dal disco. L’intima The Night The Love Ran Out inquadra il momento in cui una donna prende la difficile decisione di lasciare il compagno, stufa delle frustrazioni provocate dagli inutili tentativi di mantenere accesa la fiamma dell’amore, mentre la melanconica Mobile Boy torna sul tema carcerario, questa volta raccontando le sensazioni di un detenuto in una prigione dell’Alabama che pensa alla libertà che si trova a poche centinaia di miglia attraverso il Golfo del Messico.
Ghosts On The Water è un disco che privilegia le tonalità tenui con un apprezzabile risultato finale.

Paolo Baiotti

NATHAN McEUEN – My One And Only

di Paolo Baiotti

22 dicembre 2025

NathanMcEuen

NATHAN McEUEN
MY ONE AND ONLY
Mesa/Blue Moon 2025

Cresciuto circondato da musica e musicisti di alto livello, Nathan ha iniziato ad esibirsi da bambino con il padre John McEuen (Nitty Gritty Dirt Band). Dedicarsi alla musica è sembrato inevitabile. Il ragazzo ha inciso diversi album acclamati attraverso la sua etichetta indipendente Lint Records, tra cui Grand Design, Festival, Scrapbook, McEuen Sessions e Side by Side, condividendo il palco con musicisti del calibro di Bon Jovi, Steve Martin, Kris Kristofferson, Willie Nelson, Kenny Loggins, Leon Russell, Vassar Clements, Jay Leno, Billy Bob Thornton, John Carter Cash e Brad Paisley.
Più recentemente, Nathan ha collaborato alla scrittura e alla composizione di musica con leggende come Mason Williams (Classical Gas, Smothers Brothers, SNL) e Chris Caswell (Daft Punk, Tron, The Muppets).
L’idea di My One And Only nasce dall’omonima canzone scritta con Williams e Caswell nel 2017, alla quale è stato aggiunto il testo da McEuen nel 2023, dopo avere incontrato e sposato la moglie Tracy alla quale la canzone è dedicata. Il pubblico l’ha subito apprezzata in concerto e ha chiesto a Nathan di registrarla in studio. Da qui l’omonimo Ep che è stato completato da nuove versioni di due brani e da versioni rimixate di altre due tracce, in modo da formare una mini-raccolta dell’artista che era discograficamente fermo al già citato Side By Side del 2014.
Oltre alla love song che apre il disco in cui la voce melodica è accompagnata da chitarra acustica e piano, si apprezzano la dolce Lately (scritta nel 2009) con il piano di Jimmy Calire, la bluesata Up To No Good, il rock melodico di Sticks & Stones e Beautiful Night, influenzata dalla musica brasiliana, in cui suonano anche il padre John al mandolino e Phil Salazar al violino.
Siamo in ambito pop di scorrevole ascolto, accessibile anche per le radio, con qualche tenue traccia di rock melodico, interpretato con voce calda e testi emotivi.

Paolo Baiotti

CHRIS ST JOHN – Never Where I Am

di Paolo Baiotti

18 dicembre 2025

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CHRIS ST JOHN
NEVER WHERE I AM
Halo Records 2025

Dall’inizio del nuovo decennio Chris St John è sembrato colto da un’urgenza creativa che lo ha portato a incidere numerosi dischi. Il suo primo album I’m Dreaming uscito nel 2021 ha ottenuto il plauso della critica e un discreto successo commerciale raggiungendo quattro primi posti nelle classifiche World Indie Music Charts e Euro Indie Music Network, compreso il brano I Called You Rose che ha raggiunto il terzo posto. Successivamente si è trasferito a Nashville, dove ha lavorato con il leggendario produttore Stephen Wrench e con alcuni dei migliori turnisti di Music City, per registrare Fly Away uscito nel 2022. In entrambi i dischi la diversità dei brani rende difficile inquadrare la musica di Chris in un genere specifico. La sua voce è morbida e melodica nelle ballate, più energica nei brani ritmati. La sua carriera è proseguita con When Dreams End pubblicato alla fine del 2022 con il singolo Lost Without Love nominato per un Grammy come miglior brano pop, con The Sinner And The Saint del 2023, nominato come album dell’anno dalla Americana Music Association e con il mini-album With You del 2024. Nella sua vita Chris ha esercitato la professione legale e si è occupato di meritevoli iniziative benefiche con l’associazione Halo Mission.
Never Where I Am, prodotto e arrangiato da Michael Spriggs (Elton John, LeAnn Rimes) che ha suonato chitarra acustica ed elettrica affiancato da Pat Bergeson (Chet Atkins, Lyle Lovett) e James Mitchell, conferma la passione di Chris per un misto di pop, soft rock e folk con un pizzico di country. La sua voce e la sua musica si possono paragonare ad artisti come James Taylor, Jeff Larson o Christopher Cross. Da segnalare la sezione ritmica presente con discrezione formata da Alison Prestwood al basso (Faith Hill, Peter Frampton) e Steve Brewster alla batteria (Jewel, Dierks Bentley) con gli archi arrangiati da Molly CherryHolmes e la pedal steel di Steve Hinson (George Jones, Dolly Parton).
Tra i brani è doveroso segnalare la ballata Maryanne avvolta dagli archi, The End Of The Road che profuma di country melodico con la pedal steel di Hinson, An Irish Goodbye influenzata dall’isola di smeraldo anche nel testo, l’animata The Little Things e le emozionanti ballate Used To You e You’ve Got To Be Good To Be Great.
Never Where I Am è un disco gradevole indirizzato soprattutto a chi apprezza il lato più melodico dell’Americana.

Paolo Baiotti

PATRICK RYDMAN & MARK DAVIS – You Plus One

di Paolo Baiotti

18 dicembre 2025

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PATRICK RYDMAN & MARK DAVIS
YOU PLUS ONE
Moonscape Music 2025

Lo svedese di Goteborg Patrick Rydman e il californiano Mark Davis si sono conosciuti in California nel 2011. La loro amicizia si è sviluppata negli anni finchè, dopo il trasferimento di Mark in Danimarca nel 2021, è venuto il momento di collaborare artisticamente. Nel frattempo, Patrick ha composto per artisti indipendenti, per opere teatrali, radio e film, pubblicando diversi album da solista. Dal canto suo Mark ha pubblicato cinque album, il più recente nel 2023 e ha collaborato con l’artista danese Karoline Hausted in varie occasioni.
Una prima sessione sull’isola svedese di Gotland seguita da altri momenti a casa di Mark nello Jutland hanno portato al completamento delle sei canzoni incise su questo EP di circa 25’, registrate tra Svezia e Danimarca. Da subito la loro intenzione è stata quella di cantare armonie d’impronta californiana, con testi di Patrick ispirati dall’irrequietezza personale e globale che sembra dominare questo periodo storico. La title track, un pop-rock melodico molto curato nella corale parte vocale che approfondisce il concetto della ricerca umana della realizzazione e di come raggiunto il risultato spesso ci sia comunque una sensazione di delusione, è anche il primo brano scritto in coppia. Nel prosieguo si passa dal rock ritmato di Sailing Time che ricorda i Travelling Wilburys alla ballata sognante Who’s Got The Time, dalla riflessiva The Box che cresce lenta all’emotiva ballata pianistica Ghosts, per chiudere con l’ottimistica To Be Home, ammorbidita dai fiati che accompagnano le deliziose armonie vocali, indubbiamente la parte più convincente del disco.

Paolo Baiotti

JIM STANARD – Magical

di Paolo Baiotti

8 dicembre 2025

cd_magical

JIM STANARD
MAGICAL
Manatee Records 2025

Jim Stanard ha una storia particolare: ha iniziato a suonare negli anni Sessanta, proseguendo nei primi anni Settanta da solo nelle caffetterie dei college, senza incidere nulla. Poi ha smesso di esibirsi pur mantenendo la passione per la musica, limitandosi all’ascolto mentre, d’altra parte, si impegnava in una carriera di successo nel mondo della finanza. Solo nel 2018 ha inciso il suo esordio da solista Bucket List, aiutato e spronato da Kip Winger, ex bassista di Alice Cooper e dei Winger, ora solista e produttore, supportato anche da Peter Yarrow, nome di notevole prestigio in ambito folk essendo uno dei fondatori del trio Peter, Paul & Mary. Quindi si è creato una seconda vita che è proseguita con Color Outside The Line del 2020 e con l’Ep digitale The Soultrain Sessions con cinque covers. Dopo una pausa coincidente con la pandemia è il momento di Magical, in cui si avvale nuovamente della collaborazione di Kip Winger alla produzione e al basso, della chitarra dell’esperto Jon Skibic (The Afghan Whigs), della batteria di Aaron Sterling, del violino, dobro e mandolino di Wanda Vick. Il disco comprende dieci tracce autografe che si muovono in ambito cantautorale con influenze rock e country. Gli arrangiamenti sono puliti come la voce di Jim che però, rispetto al passato, in un paio di brani sporca un pochino il suono dando un pizzico di mordente che mancava.
A proposito della sua tardiva carriera Jim ha dichiarato: “nel mondo degli affari ho imparato il valore di avere i giusti insegnanti, i giusti mentori. Così, quando ho iniziato a scrivere canzoni, ho cercato le persone giuste per farmi guidare e ho ascoltato quello che avevano da dire, pur essendo disposto a correre qualche rischio”.
La qualità delle composizioni è discreta, nulla di clamoroso come la voce, solida e rilassata, che si dimostra particolarmente adatta a brani country-folk come The Minotaur, alla ballata Hard To Keep in cui ricorda Johnny Cash, al western swing di You Turned Red arrangiata in modo corale e alla dolente ballata country Kansas, storia di un rapinatore di banche. C’è anche un brano avvolto dagli archi, Waking Up Dead, un esperimento che sembra un po’ fuori contesto. In chiusura spicca la malinconica ballata When The West Was Won in cui Jim descrive la sofferenza delle persone sfollate senza un posto in cui scappare quando l’ovest fu conquistato, affiancando al testo le giuste venature country & western.

Paolo Baiotti

MARK SEBASTIAN – A Trick Of The Light

di Paolo Baiotti

8 dicembre 2025

Mark-Sebastian

MARK SEBASTIAN
A TRICK OF THE LIGHT
Blck Sheep 2025

Cresciuto nel Greenwich Village circondato da un mix di influenze musicali dal blues al bluegrass, dalla bossa nova ai ritmi latini, da adolescente Mark ha scritto insieme al fratello maggiore John una canzone sulla vita cittadina in agosto, Summer In The City, diventata una hit dei Lovin’ Spoonful, la band in cui militava il fratello e premiata anni fa da Billboard come la migliore canzone estiva di tutti i tempi. Dopo questo successo Mark ha proseguito in ambito musicale sia con alcune band sia da solista, aprendo per Dave Van Ronk, Tim Hardin e altri grandi del folk e del blues. In seguito, ha viaggiato in Inghilterra e Italia dedicandosi alla musica elettronica. Al rientro negli Stati Uniti si è spostato a ovest dove ha collaborato con Brian Wilson e Van Dyke Parks, registrando dei demos. Si è anche dedicato alla recitazione d’avanguardia, ma la sua principale attività è rimasta quella di compositore per la casa editrice degli Earth Wind & Fire; tuttavia, ha continuato a suonare nei locali aprendo per Parks, Beach Boys e Laura Nyro, tra gli altri.
In sostanza è rimasto dietro le quinte, acquisendo amicizie e collaborazioni importanti finchè nel 2001 ha esordito da solista con Bleeker Street, un amalgama di blues e suono californiano. Nel 2008 ha pubblicato The Real Story, infine dopo una lunga pausa è uscito A Trick Of The Light, registrato sulla costa occidentale con musicisti molto conosciuti tra i quali il batterista James Gadson (Herp Albert, Freddie King, Beck, Ray Charles), il bassista Bob Glaub (Dave Mason, Journey, Steve Miller Band, John Fogerty, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Neil Diamond) e il chitarrista Wah Wah Watson (Funk Brothers), con Van Dyke Parks che ha arrangiato gli archi della title track, mentre i fiati sono stati affidati a Joe Sublett e Mark Pender. Sull’errebi jazzato You Made A Monkey Outta Me il piano è suonato da Bill Payne (Little Feat). Due brani sono stati prodotti da Mark con Joe Wissert (Boz Scaggs, Lovin’ Spoonful, Gordon Lightfoot). 
Riguardo alle nove canzoni dell’album, ci sono tutte le influenze del cantautore e chitarrista, dall’urban jazz al pop, dal rhythm and blues al folk-rock, interpretate con garbo e tonalità vocali soffuse, considerando che Mark non ha una grande estensione vocale. Roll With Me e Beneath The Sheets hanno un tocco sixties che ricorda i Lovin’ Spoonful, mentre Riverrun può richiamare le armonie vocali dei Beach Boys. Peccato che il funky-disco di Get Up And Move con synth e vocoder non sembri appropriato per chiudere un disco che si muove in altre direzioni.

Paolo Baiotti

RACHEL GOODRICH – Once Before

di Paolo Baiotti

27 novembre 2025

Untitled Artwork

RACHEL GOODRICH
ONCE BEFORE
Soul Selects 2025

Nativa di Miami ma da tempo residente a Los Angeles, acclamata polistrumentista, Rachel ha costruito una carriera ridefinendo i confini musicali con un approccio giocoso ed eclettico dopo la partenza indie-rock di Tinker Toys del 2008. Sono seguiti un paio di Ep e di album (notevole Baby, Now We’re Even del 2014), finchè si è fatta notare per il guitar-pop di Broken Record del 2023 pubblicato solo in vinile.
Il recente Once Before conferma le sue qualità vocali spostandosi un po’ a sorpresa in ambito jazzistico, anche se in passato la sua musica è stata definita un mix di indie pop, swing jazz e country folk. Nel nuvo disco ci sono otto canzoni per circa 20’, un mini-album sofisticato, ricercato, molto melodico e notturno in cui è accompagnata da Joe Russo alla batteria e Jon Shaw al basso, una sezione ritmica pulita e morbida al punto giusto, con il piano di Rose Droll che si inserisce con ammirevole puntualità. L’apertura è affidata al sentimentale singolo Why Do We Fall In Love? elegante e affascinante, con un pizzico di nostalgia per le atmosfere del jazz di altri tempi che si riaffacciano anche nelle altre tracce, come la swingata You Don’t Own Your Swing interpretata con grazia e vulnerabilità, in cui interviene la tromba di Joe Gullace, la mossa Art Deco Town e la ballata notturna The Moon, proseguendo con le stesse modalità fino alla raffinata e sofisticata chiusura di Dreamland.

Paolo Baiotti

JIM PATTON & SHERRY BROKUS – Two True Loves

di Paolo Baiotti

27 novembre 2025

true two

JIM PATTON & SHERRY BROKUS
TWO TRUE LOVES
Berkalin Records 2025

Il duo formato dai coniugi Jim Patton & Shelly Brokus è ospite fisso del nostro sito. Nel 2018 ci siamo occupati di The Hard Part Of Flying, il quarto disco inciso in compagnia di Ron Flynt, polistrumentista già con i 20/20 e The Bluehearts che ha prodotto e registrato nei suoi studi di Austin, nel gennaio 2020 della raccolta The Collection 2008-2018, nel 2022 di Going The Distance, qualche mese fa dei due album successivi, Big Red Gibson e Harbortowne. La loro collaborazione dura da più di 40 anni, dapprima con il gruppo folk/rock Edge City di Baltimora, poi dopo lo spostamento in Texas ad Austin con una serie di dischi in coppia, tra i quali quelli sopra citati.
In Big Red Gibson i due sono tornati ad un suono più rock, sempre elettroacustico, mentre Harbortowne ne ha rappresentato il lato più folk e cantautorale. In Two True Loves viene ricalcata l’atmosfera di Big Red Gibson, un rock leggero con venature country e folk in cui la voce solista di Patton è affiancata da Sherry ai cori. Flynt si occupa di basso, tastiere, chitarra acustica e produzione, l’amica Bettysoo dei cori, mentre la batteria è affidata a John Chipman e la chitarra solista a Jud Newcomb. Come spesso succede nei loro dischi il livello medio è discreto, ma non ci sono delle punte (e neppure delle cadute), anche perché la voce di Jim è piuttosto uniforme. Il titolo vuole significare che in alcuni momenti è necessario scegliere tra qualcosa che ami e la persona che ami. Ci sono anche altri temi che attraversano l’album: la solitudine e la paura della solitudine, così come le conseguenze che derivano dalla pura avidità. Two True Loves, concepito come un seguito di Big Red Gibson, è una combinazione di alcune vecchie canzoni degli anni ‘80 registrate in una nuova veste e di altre scritte più recentemente.
Tra i brani si fanno preferire la partenza energica di I Want It All (”I want a job that I care about/A club nearby where we can twist and shout/And a few good songs on the radio/And someone to hold me when I feel alone.”), True Two Loves profumata di anni sessanta con un suono byrdsiano, la mossa Leave Me Alone, il morbido country Why Did You Leave me For Him?, la ballata Local Yokels e She Doesn’t Want To See You Anymore scritta da Jim con Mookie Siegel (David Nelson Band, New Riders of Purple Sage).

Paolo Baiotti

SU ANDERSSON – Postcards

di Paolo Baiotti

27 novembre 2025

Cover-Postcards

SU ANDERSSON
POSTCARDS
Firma Su 2025

È un personaggio particolare Su Andersson: nata a Goteborg, ha esordito tardivamente dopo 35 anni da architetto di successo e amministratore delegato di una società. In età matura, avendone anche le possibilità, Su riscopre la passione per la musica soffocata per anni e si dedica a questa nuova avventura, confortata da una voce di un certo spessore, facendosi aiutare da un gruppo di validi collaboratori guidati dal produttore Henning Sernhede che la segue dall’inizio anche strumentamente suonando basso, chitarra e armonica. Se l’esordio Train Stories era basato sulle sensazioni derivanti da un viaggio in treno coast to coast negli Usa, con un’atmosfera tra folk, pop-rock e country, il successivo Brave è stato influenzato dalla pandemia che ha costretto all’isolamento facendo riflettere la Andersson su questa situazione e sulla necessità di interagire con le persone.
Il recente Postcards torna sul tema del viaggio, in quanto Su, come spiega nelle note di copertina, ha voluto mandare i suoi saluti con delle simboliche cartoline da dieci località visitate durante un viaggio affrontato da sola che, nell’autunno del 2021, l’ha portata in alcuni paesi europei tra Germania, Francia e Spagna, celebrando il ritorno della speranza e della comunicazione superato il periodo peggiore della pandemia. Ogni canzone intende catturare sensazioni e sentimenti provati in una delle città del viaggio. Oltre a Henning e alla Andersson (voce, armonica, piano elettrico e chitarre) hanno partecipato alle registrazioni Malin Almgren alle percussioni e Axel Olsson alle tastiere e ai cori. Al roots-rock grintoso di Voices From The Future seguono l’atmosfera mitteleuropea di Vertigo, l’intenso mid-tempo Transit in cui si nota il sax di Axel Cronè, la ballata pianistica Pink Shelter e l’intima Reunion con tocchi di armonica e piano. Nella seconda parte dell’album spiccano la bluesata Based On A True Story con una chitarra espressiva, il folk sognante di Sunset Unlimited, l’eterea e intensa allo stesso tempo Oh La La ambientata a Parigi e la chiusura elegante di Voices From The Past che ci riporta ad Amburgo dove è iniziato il viaggio.
Da segnalare la cura posta nella grafica del cd, confezionato in digipack rigido con i testi e un disegno per ogni canzone della disegnatrice spagnola Xema Fuertes.

Paolo Baiotti

MIKE FARRIS – The Sound Of Muscle Shoals

di Paolo Baiotti

20 novembre 2025

Crop-Mike-Farris-

MIKE FARRIS
THE SOUND OF MUSCLE SHOALS
FAME/MALACO 2025

La voce di Mike Farris è una delle migliori su piazza, che si tratti di esibirla tra hard rock e blues come negli Screamin’ Cheetah Wheelies, band nella quale ha militato nei turbolenti anni novanta, sia che si districhi abilmente tra soul, gospel e rhythm and blues come è avvenuto nella successiva carriera solista che ha avuto uno sviluppo molto positivo dopo che l’artista si è liberato dalla dipendenza di alcool e droga abbracciando la fede con la pubblicazione di Salvation In Lughts nel 2007, un disco eccellente tra rock, soul e gospel. Questo momento fondamentale è proseguito con la formazione della Roseland Rhythm Revue, l’uscita dell’esuberante live Shout! e del brioso e spumeggiante Shine For All The People (Compass 2014), rinascita dopo una ricaduta nelle dipendenze che gli ha fruttato un Grammy come miglior album gospel-roots. Successivamente il cantante di Winchester, Tennessee, ha pubblicato Silver & Stone nel 2018, un disco appena più raffinato, sempre imbevuto di soul tra brani autografi e riletture di classe. Superato lo tsunami della pandemia si è riunito con i vecchi compagni degli SCW per una serie di date americane; quindi, ha deciso di fare quello che per una voce come la sua era inevitabile, un pellegrinaggio ai Fame Studios di Muscle Shoals in Alabama dove ha collaborato con membri della leggendaria sezione ritmica degli studi e con altri session men di lusso tra i quali Clayton Ivey (tastiere), Will McFarlane, Kelvin Holly e Wes Sheffield (chitarra), Jimbo Hart (basso) e Justin Holder (batteria). Con loro ha registrato un disco che si può considerare la vetta della sua produzione solista, coadiuvato dall’attenta supervisione di Rodney Hall, figlio del produttore Rick Hall, mettendo in luce quella che una rivista ha definito “una voce sovradimensionata piena dell’elettricità del sabato sera e della grazia divina della domenica mattina”.
The Sound Of Muscle Shoals comprende undici brani senza un riempitivo: la partenza travolgente con l’errebi di Ease On in cui Mike racconta la sua giovinezza in Franklin County, doppiata da Heavy On The Humble che parte acustica e si sviluppa maestosa tra soul e rock (che bel suono hanno le chitarre in questo disco!), la notevole ripresa dello slow Swingin’ di Tom Petty (era su Echo) venato di gospel nei cori e lo swamp-rock di Bird In The Rain ne caratterizzano la prima parte. La seconda non è da meno con il gospel Slow Train dal repertorio degli Staple Singers, le venature country della scorrevole Bright Lights, l’intensa ballata soul Before There Was You & I che non può non ricordare Otis Redding, per finire degnamente con Sunset Road, un rhythm and blues in cui si apprezza ancora una volta l’apporto delle coriste.
The Sound Of Muscle Shoals è la celebrazione di una delle voci migliori dell’ultimo trentennio, sicuramente meno conosciuta e acclamata di quanto meriterebbe.

Paolo Baiotti