Archivio articoli per la categoria ‘Attualità’

Radio 3 Vinile Day

di admin

11 marzo 2010

Martedì 23 marzo tutta la musica di Radio 3 (FM 99.4/99.9 per Milano e dintorni) andrà in onda rigorosamente da dischi in vinile.

Per tutta la giornata, dalle 6 di mattina all’una di notte, il “Radio 3 Vinile Day” vedrà sfilare la migliore classica, etnica, jazz, rock, elettronica e quant’altro di ieri e di oggi “inseguendo il culto del vinile in tutte le sue declinazioni” , come recita il comunicato stampa. Speciali dedicati agli aspetti tecnici del vinile, ai libri sul vinile, alle pubblicazioni curiose ed eccentriche.

Sul sito di Radio 3 sarà allestita una fotogallery che racconterà le passioni “viniliche” degli ascoltatori, siano esse musicali e/o grafiche per gli indimenticabili artwork delle copertine. Per essere presenti basterà inviare una foto accompagnata da una breve didascalia all’indirizzo mail radio3web@rai.it con soggetto “Vinile Day”, indicando nome cognome e città. 

Ci vediamo da quelle parti, allora…

Milano hi-end 2010

di admin

26 febbraio 2010

Sabato 27 e Domenica 28 Febbraio 2010 dalle ore 9,00 alle ore 18,00 si terrà presso il Centro Congressi NH Jolly Hotel di MilanoFiori Assago (MI) ”Milano hi-end 2010“, 11° edizione della “rassegna della sola alta fedeltà a due canali”.

L’analogico è più logico

di Roberto Anghinoni

23 febbraio 2010

In un articolo apparso sul sito del Corriere della Sera dello scorso 17 febbraio, a firma Federico Cella, l’autore fornisce le cifre del mercato della musica, numeri dichiarati da Deloitte e da Nielsen Soundscan, oltre che da Fimi – Confindustria. Forse può risultare noioso tornarci anche una volta ogni tanto su questi argomenti, ma credo che qualche spunto di riflessione, magari di condivisione così come di sana critica, sia opportuno. Noi siamo qui per salvaguardare e chissà forse anche rilanciare (se basta parlarne) il supporto fonografico vinilico, ma ragazzi viviamo in un mondo che ha perso la speranza. Intanto qualche numero: il fatturato della musica digitale, quella che viene ovviamente scaricata legalmente, i dati riguardano il periodo 2009 rispetto al 2008, ha avuto un incremento del 27% che permette di raggiungere i 21 milioni di Euro di fatturato. Per contro, i supporti tradizionali (LP e CD) hanno fatturato nel 2009 144 milioni di Euro, mentre nel 2008 i milioni erano 178, con quindi una flessione del 19%. Questi i dati ufficiali di Confindustria. Per Deloitte, la perdita dei supporti tradizionali è del 24%, una percentuale che è finita pari pari nel mercato digitale. La per noi tragica notizia è che, secondo Nielsen Soundscan, il vinile, dopo due anni di crescita, ha fatto registrare una flessione del 7%, fermando il fatturato a 1,4 milioni di Euro. Un dato che ovviamente non tiene conto (e non potrebbe) del mercato del vinile usato, che credo sia almeno cinque o sei volte superiore a quello dei dischi nuovi, non foss’altro che per la quantità di dischi esistenti nel globo.

SI SALVI CHI PUÒ

Sarà la crisi strutturale e generale che ha colpito e continua a infierire un po’ in tutti i settori merceologici della nostra economia, sarà che i dischi sono troppo cari e non c’è stato uno straccio di governo capace di abbassare almeno l’aliquota Iva, ma secondo me il problema è un altro. L’ho già scritto, lo ripeto. Oggi la musica è in ostaggio della mediocrità del mondo che la ospita. Si scarica un disco come l’orario dei treni, come una ricetta, o come una qualsiasi cosa senza valore. Stessa cosa per i film, e così via. Siamo un popolo di sprovveduti e non ce ne rendiamo conto, anzi, ogni furbata, ogni insulto al rispetto per le cose e per la gente, per l’arte nel nostro caso, è diventato un motivo di vanto, di orgoglio e del relativo apprezzamento del pubblico (non pagante). Con questa premessa è difficile che il mercato discografico possa in tempi brevi (o lunghi) ritrovare il segno + nei suoi fatturati. Non abbiamo la cultura della musica, non siamo in grado di discernere il buono dall’ignobile, ci beviamo tutte le porcate che il mercato discografico, più ignorante di noi, ci propina. E ci appassioniamo anche. Per un eccesso di snobismo mi sono sorbito in questi giorni il Festival di Sanremo. Comunico ufficialmente che il livello della nostra cultura musicale è esattamente quello di tutti coloro che, con il loro voto (ma sarà vero? Non saranno forse le case discografiche che con lauti assegni mandano avanti questa o quella canzone?) hanno mandato in finale Pupo e la sua cricca. A parte un paio di canzoni, devo dire che siamo veramente alla frutta, anzi, al caffè e, ovviamente, il paio di canzoni a mio avviso apprezzabili in finale non ci è arrivato.

CHI HA VOGLIA DI FARE QUALCOSA?
Se il trend delle vendite dei dischi, in generale, dovesse essere confermato, fra cinque o sei anni (alla media del -20%) nessuno produrrà più musica. Oppure finiremo tutti a ricoglionirci davanti al computer a scaricare a destra e manca come degli alieni. Ovviamente, in Italia e anche in altri paesi l’amore per la musica e il prodotto musicale di qualità esiste. La nicchia è sempre più piccola ma c’è. Premesso che i responsabili delle grandi case discografiche sarebbero da internare, perché sono solo dei faccendieri al servizio delle società finanziarie e non degli editori musicali e sono loro la causa del massacro del mercato discografico, a me piacerebbe molto che il nucleo sano della nostra società imprenditoriale e intellettuale trovasse la forza di unirsi. Non so in che modo, o in che forma, ma finché uno rimane piccolo non ce la farà mai. Io credo che sia una questione di sopravvivenza, la loro e quella dei prodotti che certamente con fatica e sacrifici confezionano. Qui siamo in piena “resistenza” non è difficile da capire. E sono tempi così grami che ho cominciato a guardare i CD con tenerezza. Se il 99% della gente ha deciso di abbruttirsi, non è per forza detto che il rimanente 1% debba fare altrettanto. L’obiettivo è diventare il 2% e iniziare a ricostruire, tutti insieme, una nuova sensibilità verso quello che ascoltiamo, partendo magari dal “come” lo ascoltiamo, o anche dal “perché”. Non sto facendo un discorso di generi musicali, ognuno ama la musica e gli artisti che ama, massimo rispetto sempre. Mi piacerebbe però che l’oggetto della mia passione, una passione che credo sia condivisa da moltissime persone, vivesse in un ambiente un po’ più dignitoso e rispettoso. Ma siccome dignità e rispetto difficilmente generano utili, mi sa tanto che ho scritto ancora una volta un sacco di parole per niente, e mi sa anche che fra non so quanto lo rifarò.

Un eroe dei nostri giorni…

di Marco_Tagliabue

1 febbraio 2010

Questo articolo è tratto dal sito web della Fondazione Premio Napoli e risale al 2008…

…sono passati quasi due anni e tante cose possono essere cambiate, ma spero ardentemente che Tattoo Records sia ancora al suo posto, a resistere sprezzante a tutte le intemperie con il suo fiero Nostromo sul ponte di comando…

…in ogni caso è una storia, forse di altri tempi, che merita di essere conosciuta e condivisa, perchè è grazie a quelli come Enzo che tante cose hanno ancora un senso…

 

 

 

TATTOO RECORDS
In direzione ostinata e contraria
 
 di Athos Zontini
 

Oggi Enzo ha un’aria triste, quando entro mi saluta senza sforzarsi di sorridere e mi racconta che un’ora fa sono passate in negozio tre ragazze di Avellino a prendere un’antologia di Murolo degli anni settanta, sei vinili piuttosto rari che aveva in negozio ancora nuovi. Mi devi credere, insiste Enzo, non avranno avuto più di vent’anni, le gambe più dritte che abbia mai visto.
Mentre rimpiango di non essere arrivato un’ora prima, mi dice che queste tre lo hanno appena richiamato. Sono state scippate, gli hanno preso anche una delle buste con i dischi, speravano ne avesse altre copie. Enzo non se ne fa capace, tre ragazze come quelle che invece di andare a spendere soldi per negozi a via Roma sono venute in treno da Avellino a comprare dischi d’epoca. Con tanti imbecilli che camminano in mezzo alla strada potevano scippare qualcun altro.

Prima di vendere dischi Enzo Pone faceva il ferroviere a Milano. Per anni ha gestito gli scambi dei binari con un registratore in tasca e le cuffie all’orecchie, ne parla come una malattia della musica mentre lo immagino che cammina sulle rotaie ascoltando Coltraine e guardandosi intorno vede la vita di un altro.
All’inizio degli anni ottanta ha lasciato tutto e se n’è tornato a vivere a Napoli. La musica era l’unica cosa a cui andava dietro da sempre ma non lo sapeva bene neanche lui cosa avrebbe fatto per vivere, finché dopo qualche mese ha visto un locale all’angolo di piazzetta Nilo col cartello “cedesi” sulle saracinesche, un posto ideale per un negozio di dischi.

Tattoo Records ha aperto nell’82. Quando gli ho chiesto perché lo ha chiamato così, Enzo ha accennato a un negozio di New York, pieno di picture disc appesi alle pareti, dove una ragazza lo ha portato una sera. I disegni sulle facciate dei vinili sembravano tatuaggi, ha detto senza dargli troppa importanza.
Tattoo è stato il primo negozio a Napoli di dischi d’importazione. Enzo si rivolgeva a dei piccoli distributori indipendenti, come l’IRD, che facevano ricerca in tutto il mondo e riuscivano a procurargli titoli ignorati dai cataloghi dei grossi importatori italiani. I dischi se li faceva mandare da Milano, a spese sue, con un corriere espresso che consegnava in ventiquattr’ore. Anche due, tre volte alla settimana. Lo stesso ricambio di una salumeria. I giorni di consegna, ricorda, c’erano ragazzi ad aspettare fuori al negozio l’arrivo del camion per aprire i pacchi insieme a lui e sentire subito cos’era arrivato di nuovo. Erano gli anni ottanta, c’era ancora fame di musica.

Tattoo andava così bene che nel ‘91 Enzo ha aperto un altro negozio a piazza Bellini, dove adesso c’è il caffè arabo. “Il sole anche di notte” faceva orario continuato dalla mattina fino a notte tardi, sette giorni su sette, anche di domenica. L’idea era di arrivare a tenerlo sempre aperto, un negozio di dischi dove poter andare dopo cena o all’alba, che non chiudesse mai.
A farlo fallire dice che è stata la guerra del golfo. Quando è scoppiata la gente ha smesso di uscire. Fino all’anno prima a Napoli c’era più vita di notte che di giorno, poi all’improvviso stavano tutti davanti alla televisione.

Nel giro di pochi anni le cose hanno cominciato a mettersi male per tutti i piccoli negozi di dischi, si vendeva sempre meno, anche Tattoo era sull’orlo del fallimento. Enzo è riuscito a tenerlo aperto anche in perdita solo grazie ad un’altra attività che aveva cominciato da poco. Dall’89 al 94 ha organizzato la maggior parte dei concerti jazz in Campania, portando per la prima volta a Napoli Charlie Haden, John Abercrombie, Paul Motian, Joe Lovano, Bill Frisell, Cassandra Wilson e molti altri. Per guadagnarci era costretto a comprare quattro, cinque date alla volta. Prenderne solo una sarebbe stato antieconomico. La maggior parte dei concerti venivano fissati tra Milano e Bologna e già pagando il viaggio ai musicisti fino a Napoli non rientrava nelle spese, dopodichè c’erano vitto e alloggio per il gruppo, trasporto e scarico materiali, tutto a spese sue fino all’attacchinaggio dei manifesti che si faceva da solo. Di quegli anni si ricorda quanto dormiva poco, tutto il giorno al negozio e la notte avanti e indietro in autostrada su un furgone.

L’unica cosa che mi importa, ripete spesso Enzo, è che Tattoo resti aperto. Da quasi trent’anni passa più tempo lì dentro che a casa sua, e non per modo di dire, fa orario continuato dalla mattina alle otto di sera, compresa la domenica fino a ora di pranzo. Da quando lo conosco questo posto è sempre lo stesso, la musica alta tutto il giorno, scatole a terra da aprire, dappertutto dischi ancora da sistemare negli scaffali e fogli sparsi sul bancone dove segna gli ordini dei clienti con una grafia illeggibile.

Negli ultimi anni quasi tutti i piccoli negozi di dischi hanno dovuto chiudere o si sono trasformati in qualcos’altro, costretti dalla famigerata crisi delle vendite ma soprattutto dalla presenza troppo ingombrante dei megastore, che tra Vomero e Chiaia sembra si siano spartiti definitivamente la città. Tattoo è uno degli ultimi sopravvissuti, continua ad andare ostinatamente per la sua strada con una politica irriverente, a cominciare dal costo dei dischi.
Per tenere i prezzi sempre più bassi possibile, anche sulle nuove uscite, Enzo compra dalle major solo nei mesi di promozione, quando dal catalogo vengono messi in offerta gli album che stentano a vendere. Ne prende due, tremila copie alla volta, così gli durano tutto l’anno sempre a dieci euro e novanta. I dischi che ancora vendono bene e non vanno mai in promozione si rifiuta di prenderli, tanto per fare un esempio da lui non si trovano i Genesis. La stessa cosa vale anche per il vinile. Oltre all’usato, che si fa arrivare da mezzo mondo in condizioni perfette, da un po’ di tempo sta anche comprando in America edizioni nuove di vecchi album, appena ristampati, che gli costano un terzo di quanto li pagherebbe in Italia.

Ma non è per questo, almeno non solo, che Tattoo riesce a resistere, a rimanere ancora aperto. A fare la differenza è il modo in cui Enzo fa il suo mestiere. Oltre ad avere una cultura musicale raffinata e vastissima, passa ore a parlare di musica e far sentire dischi ai clienti. Da lui si trovano rarità come vinili di Ida Cox degli anni trenta, album fuori produzione come Mistery Lady di Etta James che reinterpreta Billy Holiday o Famous Blue Raincoat di Jennifer Warnes, cover di Leonard Cohen arrangiate dallo stesso Cohen, fino a roba d’importazione che difficilmente si vede in Italia, come Lagrimas Negras di Bebo Valdés e Diego “el cigala” o El Carretero di Guillermo Portabales, un disco di salsa campesina, la salsa malinconica dei montanari, tutto suonato con una chitarra preparata che sembra un sitar.

Anche oggi come al solito sono uscito da Tattoo con molti più dischi di quanti me ne posso permettere. C’era una copia ancora nuova di Anidride solforosa di Dalla che cercavo di ritrovare da anni, If I Could Only Remember my Name di David Crosby, non si sa come solo a otto euro visto che lo hanno appena ristampato, Gospel Train di Sister Rosetta Harp, A Woman Alone with the Blues di Maria Muldaur e Le Nuvole di De Andrè, tutti a prezzo speciale, i soliti dieci euro e novanta. Le Nuvole è un disco che avevo e che ho perso, tornato a casa è il primo che ho riascoltato. C’è una citazione nel libretto che non ricordavo più. Mi ha fatto pensare a Enzo e al suo negozio di dischi, alla sua resistenza appassionata. È una frase di Samuel Bellamy, pirata delle Antille del XIII secolo, che dice “…io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo quanto colui che ha cento navi in mare”.

Il Sole 24 Ore…a 33 giri

di Marco_Tagliabue

14 gennaio 2010

Alcune informazioni tratte dall’articolo “Il vinile continua a sedurre”, di Fabrizio Patti, da “Il Sole 24 Ore” di lunedì 11 gennaio 2010.

Dopo la vera e propria esplosione del 2008 (+220% in termini di volume rispetto al 2007, ovvero 112mila dischi contro i 35mila dell’anno precedente, e +232% in termini di fatturato, ovvero 1,515 milioni di euro invece di 457mila euro), il mercato del vinile ha registrato nel corso del 2009 un’ulteriore crescita del 16%.  Anche negli Stati Uniti il 2009 ha visto il segmento in crescita, con un +35%. Continua invece il bagno di sangue che vede le vendite dei CD in ulteriore calo del 22%. Per avere un’idea delle dimensioni del fenomeno bisogna però ricordare che, complessivamente, l’incidenza che ha il mercato dei 33 giri sul fatturato totale dell’industria discografica è pari all’1%. Un misero 1% che, comunque, l’industria mostra di non voler certo disprezzare, soprattutto attraverso il mercato delle ristampe.

Qualche altro numero che farà sorridere…ma tant’è. Il vinile più venduto in Italia nel corso del 2009 è risultato “Il Mondo Che Vorrei” di Vasco Rossi, ma non ci è dato di sapere in quante copie si misuri il suo successo. In compenso possiamo svelarvi che il best seller 2009 alla Fnac Italiana, una delle catene della grande distribuzione più attente al fenomeno, è stato l’immarcescibile “Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, con un totale di 174 copie vendute (!). A seguire “Working On A Dream” di Springsteen. In un negozio medio della catena francese sono presenti circa 500 dischi, prevelentemente di musica rock, corrispondenti a 300-350 titoli. Il fatturato del segmento è comunque superiore alla media del mercato, con un 1,5% contro l’1%.

E per finire l’identikit dell’appassionato. In base ai dati dell’osservatorio  Fimi, l’acquirente medio ha un’età compresa tra i 30 ed i 45 anni, con una concentrazione maggiore sui 40 anni. Sono però in aumento anche i giovani, che per contro sono quelli che stanno maggiormente abbandonando il CD. Le motivazioni sono diverse. Da una parte i “sofisticati”, ovvero coloro che sono convinti che il disco abbia un suono migliore del CD, dall’altra un ruolo chiave nella tendenza lo gioca l’effetto combinato del gusto per il vintage e della voglia di materialità. E poi, ma questo lo dico io, ci sono i “drogati” come noi…che sono quelli che non muoiono mai!

I magnifici dieci della Royal Mail

di Marco_Tagliabue

11 gennaio 2010

In tempi di e-mail, sms e chissà che altro ancora, il fascino ormai un po’ vintage di un postino e di una lettera consegnata a mano ha forse più di un punto in comune con quello di un giradischi e qualche vecchio vinile…

Sarà forse anche per questo motivo che le Poste Inglesi, nell’improbabile tentativo di un analogo rilancio per un sistema di comunicazione sempre più desueto, e purtroppo ormai del tutto identificabile con bollette, multe, ingiunzioni e chi più ne ha più ne metta, hanno deciso di commemorare dieci copertine “storiche” di dischi, chi più chi meno, altrettanto “storici”, in una nuova emissione di francobolli da 1 penny.

Ecco i magnifici dieci, che non hanno certo bisogno di presentazioni…

Primal Scream Pink Floyd

New Order

 

 

 

 

Mike Oldfiled

Led Zeppelin

Blur

 

 

 

 

Coldplay

Clash

Rolling Stones

 

 

 

 

David Bowie

Addio a Vic Chesnutt

di Marco_Tagliabue

27 dicembre 2009

Vic Chesnutt

Questa volta Vic ce l’ha fatta. Ricoverato in ospedale dopo l’ennesimo tentativo di suicidio, si è spento ad Athens, Georgia, alle 14:59 del 25 dicembre dopo due giorni di coma seguiti, a quanto pare, all’ingerimento di un eccesso di farmaci.

Finalmente è riuscito a liberarsi dal quel corpo che lo teneva intrappolato dall’età di 18 anni, costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente d’auto, e da quella malattia il cui progredire, lento ma inesorabile, lo stava conducendo ad uno stato larvale.

Alla luce di quello che è successo, sembra quasi che l’iper-attività degli ultimi due anni, le molteplici uscite discografiche, le collaborazioni portate a termine e quelle, purtroppo, lasciate in sospeso, celassero l’urgenza espressiva di chi si è tracciato un limite e vede la linea d’arrivo avvicinarsi sempre di più.

Vic ChesnuttNon starò a ripetermi: ho già aperto il cuore a Vic, come forse un bravo scribacchino non dovrebbe mai fare, lungo una monografia a lui dedicata pubblicata in uno degli ultimi numeri di Late For The Sky.  

Dirò soltanto che considero la fortuna di aver potuto assistere ad un suo concerto una delle più grandi che mi potessero capitare, e che  la passione, il coraggio, l’energia, il carattere e la determinazione che mi sono state trasmesse da quella strana creatura con il corpo un po’ da uomo, un po’ da macchina, un po’ da strumento musicale  me le porterò dietro per tutta la vita. Una di quelle lezioni che non si imparano a scuola, ma che sono più importanti di mille corsi di laurea. 

Grazie Vic, che tu possa correre finalmente a perdifiato.

Guardatevi pure queste…

di Marco_Tagliabue

26 dicembre 2009

Un piccolo contributo anche da parte mie alla ricerca di brutture para-discografiche…

La simpatica top 25 delle peggiori copertine che trovate al link www.designer-daily.com/25-worst-album-covers-2968 (cliccate sul titolo per poter accedere direttamente) ne contiene almeno quattro o cinque da premio Oscar…anche se quella che ho in mente io, la più brutta in assoluto,  di cui mi sono dimenticato artista e titolo, non sono ancora riuscito a trovarla…magari qualcuno mi può aiutare: la vidi in un articolo su una vecchia Smemoranda (1982/83)…è sicuramente di un gruppo italiano (mi viene in mente la Schola Cantorum, ma mi sa che non sono loro…), c’è la foto di una parte non ben identificata di un corpo umano maschile racchiusa nel profilo di una valigia: uno strano orifizio in un flaccido ventre (?) peloso che potrebbe essere un ombelico o, nell’ipotesi peggiore, qualcosa di molto meno nobile…più o meno all’estremità opposta!

Guardate che brutte!

di Roberto Anghinoni

18 novembre 2009

Il nostro associato Stefano Zentilomo ci invia questa pletora di copertine di dischi  (n.b.: cliccate sul titolo per visualizzare il link), sicuramente fra le più brutte del mondo e della storia della musica. Ma, in questi casi, non è difficile scatenare la caccia alla bruttura, ognuno di noi ha la sua “orribile copertina” nel suo scaffale, quel disco che non ha mai osato mostrare a nessuno per pudore, neanche  la cover l’avesse fatta lui. Liberiamo allora la bruttezza, regaliamole per un attimo qualche minuto di onorata dignità. Riconosciamo ai creativi incidentati l’onore delle armi. Però che ci promettano che non lo faranno mai più!

Cronache Marziane

di Marco_Tagliabue

11 novembre 2009

Eravamo ormai abituati ad annunciarne, con un misto di tristezza e rassegnazione, con la dolorosa consapevolezza di un tragico senso di ineluttabilità, soltanto la chiusura. Eppure, dopo qualche inevitabile pizzicotto ed altrettante sfregatine d’occhi, nell’assoluta certezza di essere ben svegli e straordinariamente sobri (ma su questo non metteremmo la mano sul fuoco), siamo quasi commossi di segnalare l’apertura di due nuovi negozi di dischi. “Marquee Moon”, in P.zza Santa Maria Maggiore 7R a Firenze, tel. 055-211230, è addirittura dedicato -pare esclusivamente- al vinile, con importazione diretta da USA e UK, mentre “Disco Frisco”, a Bologna, via De Monari 1A 1B, tel. 051-2960976, si affianca all’ormai consolidato esercizio di Treviso: due anelli fanno già una catena? Ci auguriamo che questi (forti) segnali di coraggio ricevano la giusta risposta. Siamo pronti a dare qualche picconata ad un processo che sembra(va) irreversibile?