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JOHNNY DELAWARE – On God’s Time

di Paolo Baiotti

28 settembre 2026

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JOHNNY DELAWARE
ON GOD’S TIME
Normaltown 2026

È complicato seguire gli spostamenti di Johnny Delaware, una sorta di nomade originario del Sud Dakota che nella sua avventurosa vita, dopo avere abbandonato il college, si è spostato a Nashville, Albuquerque e Austin trovando lavori occasionali e suonando ove possibile. Nel 2013 si è stabilito a Charleston in Sud Carolina dove ha iniziato la carriera musicale con l’aiuto del produttore e batterista Wolfgang Zimmerman, pubblicando Secret Wave accolto positivamente dalla critica. Prima di proseguire da solista ha incontrato Justin Osborne con il quale ha fondato i Susto, una band di indie-roots che ha pubblicato quattro album e girato in supporto a Band Of Horses, Lumineers e The Head And The Heart. Sempre disponibile a nuove collaborazioni, in questo periodo ha anche inciso due album con The Artisanals, finchè la pandemia lo ha convinto a spostarsi a Città del Messico dove ha ripreso il percorso solista nel 2022 con Energy Of Light, seguito nel 2024 da Para Llevar, considerato un mix riuscito di indie rock, Americana e folk psichedelico. In seguito, è tornato nel nativo Sud Dakota dove ha intrapreso un lavoro part-time mentre scriveva nuove canzoni, che ha parzialmente inciso in zona prima di tornare in Messico dove ha completato il nuovo lavoro On God’t Time, nuovamente aiutato da Zimmermann, che consideriamo il suo lavoro più maturo e soddisfacente.
In parte riflessione sulla mortalità o meglio sulla natura transitoria della vita, il disco scorre veloce tra roots rock, richiami alla west coast e influenze country. Johnny ha dichiarato: “La vita è meravigliosa e allo stesso tempo dolorosa e spesso non è facile, ma non è pensata per essere facile. Siamo tutti qui con una missione: realizzare ciò che abbiamo nel cuore prima che smetta di battere”. L’apertura dolente e malinconica di Sue Lee Of Bigsky desta notevole interesse con il violino di Joel Nelson e il maestoso coro del ritornello. Heaven’s Town profumata di California si lascia ascoltare come il roots-rock di Less Fear, More Soul, sostenuta dal violino e colorata dal mandolino di Ben Somerville. Il pop-rock venato di psichedelia di Crystal Ball, il folk-rock di Mistery Man percorsa dall’armonica di Johnny e il country festoso di Entertaining For Fantasy mantengono un livello di scrittura e interpretazione soddisfacente, confermato anche dalla seconda parte del disco con titoli come la briosa Regret Town e l’agrodolce New Orleans.

Paolo Baiotti