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LOLLY LEE – Everything Spins

di Paolo Baiotti

29 giugno 2026

lolly

LOLLY LEE
EVERYTHING SPINS
Admiral Bean Studio 2026

Sebbene il nome sembri più adatto ad una giovane cantante di musica pop, la nostra Lolly Lee è una cantante e polistrumentista di Birmingham, Alabama che ha pubblicato a 63 anni il primo disco solista nel 2024 dopo avere fatto parte nei decenni passati di rock band (The Mortals e Split The Dark). Scelte personali l’hanno allontanata dall’attività musicale diretta, ma è rimasta dietro le quinte del mondo della musica come compositrice. Nel 2022 ha perso il marito per malattia, il padre e il cane: questi eventi dolorosi l’hanno convinta a riprendere la penna (o il computer) per scrivere nuove canzoni. È stata affiancata dall’amico Anthony Crawford (con Neil Young in diverse occasioni) e da altri musicisti di vaglia come Vince Gill e Steve Winwood. Anche per Everything Spins l’apporto di Crawford è stato essenziale, sia in fase di produzione e mixaggio, sia in fase di registrazione (batteria, basso, chitarra acustica ed elettrica, tastiere), mentre Lolly si è occupata di chitarre, mandolino e tastiere. Come nell’esordio vengono frullati elementi di rock, folk e country creando una scaletta che scorre veloce, pur non facendo emergere particolari vette creative.
Ralph Molina dei Crazy Horse ha definito Lolly “un’artista rock and roll autentica e sottovalutata, una outsider emersa dal nulla, dalla periferia di Birmigham”. Una definizione un po’ esagerata, ma che contiene una parte di verità riguardo all’esordio tardivo come solista. Tra i brani di Everything Spins scelgo la stonesiana Sassafras (quasi un plagio di Jumpin’ Jack Flash), la ritmata Husband And Tattoos, la reggata Bar Fly con il violino di Chris Carmichael, la melodica e raffinata title track, il rock energico di Better Angels e l’ironica Shut Up Y’All nella quale è aiutata dalla chitarra di Will Kimbrough e dalle Mc Crary Sisters ai cori.

Paolo Baiotti

LOLLY LEE – Lolly Lee

di Paolo Baiotti

10 ottobre 2025

Lolly_Lee_Album_Cover

LOLLY LEE
LOLLY LEE
Admiral Bean 2024

Lolly Lee non è solo una cantante, ma una polistrumentista di Birmingham, Alabama, che ha alle spalle un lungo cammino in ambito musicale. All’età di 63 anni ha pubblicato il suo primo album solista dopo una serie di esperienze, concerti, bambini, matrimonio, cadute e risalite, alti e bassi. Negli anni ottanta ha fatto parte della rock band The Mortals come cantante solista, prendendo qualcosa dalle sue artiste preferite: Stevie Nicks, Lucinda Williams e Joni Mitchell. In seguito, è diventata chitarrista ritmica e cantante degli Split The Dark, attivi nel sud est, lasciando per diventare madre. Dopo una lunga pausa nella quale ha lavorato dietro le quinte come compositrice vivendo nell’Alabama rurale, nel 2022 ha perso il marito per malattia, il padre e il cane, riversando il suo dolore in nuove canzoni e preparando finalmente l’esordio da solista, convinta anche dall’appoggio dei quattro figli. In questa attività è stata coadiuvata dal vecchio amico Anthony Crawford, non proprio l’ultimo arrivato, collaboratore di Neil Young negli anni Ottanta in Everybody’s Rockin’, Old Ways e A Treasure (era membro degli Shocking Pinks e degli International Harvesters) e più recentemente in Prairie Wind e Fork On The Road, nonché di altri artisti tra i quali Vince Gill, Steve Winwood e Dwight Yoakam, oltre che compositore, artista solista e in coppia con la moglie Savana Lee nel duo Sugarcane Jane. Nel disco in esame Anthony, oltre a produrre insieme a Lolly Lee nello studio di proprietà Admiral Bean, ha suonato basso, batteria, chitarra, mandolino, lap steel e tastiere, mentre ai cori è stato affiancato dalla moglie, lasciando a Lolly la chitarra e la voce solista.
Mischiando elementi di rock, country e americana l’artista dimostra di avere l’energia di una giovane esordiente, una voce caratteristica, testi intelligenti e una discreta capacità di scrittura. Il rock solido di Satellite con un coro che resta in testa, il singolo Great Crusade in cui la tonalità vocale ricorda Marianne Faithfull, potente e toccante nel catturare l’essenza dell’amore, della perdita e delle difficoltà della vita quotidiana nell’Alabama rurale, l’oscura e inquietante melodia di Shot At The Devil, il country morbido di Free State Of Winston, l’animata e nostalgica Sweet Alabama Home e la rilassata I Used To Live Here emergono in un album ben costruito e prodotto con cura.

Paolo Baiotti