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JOSHUA SINGLETON – The Promised Land

di Paolo Baiotti

21 luglio 2026

JoshuaSingleton

JOSHUA SINGLETON – THE PROMISED LAND Autoprodotto 2025

Joshua Singleton è un cantautore e chitarrista originario di Asheville, Carolina del Nord, capace di fondere diverse influenze che caratterizzano la sua musica, passando dal rock al funky, da ruvide tracce elettriche a momenti acustici, quindi amalgamando roots rock, blues, country e soul, ma sempre con un’attenzione particolare alla melodia, una naturale scorrevolezza e un gusto pop che rende alcune canzoni perfette per le radio rock. Figlio di un predicatore e di una cantautrice, ha iniziato a cantare in chiesa da ragazzino. A soli 12 anni suonava già in una band rockabilly, negli anni dell’università era spesso in tour. Ha girato non solo negli Stati Uniti, ma anche in Gran Bretagna, Francia e Svezia, con la sua formazione oppure collaborando con altri artisti. Nel 2017 si è trasferito a Nashville dove ha firmato un contratto editoriale; di conseguenza ha scritto brani incisi da artisti country tra i quali Bree Doster e Jason Nix. Questo periodo ha contribuito alla sua maturazione, anche se il country rimane sullo sfondo come un’influenza giovanile. The Promised Land è il suo terzo album, pubblicato 15 anni dopo King Of Hearts che risale al 2010. Il rock radiofonico di Joshua può trovare un riferimento in Bryan Adams sia per l’aspetto vocale, avendo un timbro rauco non eccessivo che lo avvicina al cantante canadese, sia per l’aspetto musicale che ha una fluidità e una leggerezza pop che rende le canzoni appetibili anche per un pubblico generalista, ovviamente se oggi le radio avessero la curiosità di cercare musica da trasmettere anche in artisti di nicchia. Esempi di questo tipo di suono sono Heart With An Arrow Tattoo che apre il disco con venature country-rock, la trascinante Still Yours e la ballata She’s On Fire. L’influenza pop è evidente in Kiss Me Back, un po’ banale e in Now And Then, mentre l’elettroacustica Southern Child sembra veramente scritta per essere un hit. Why Lie è molto scorrevole, The Promised Land una ballata di pura americana, mentre nel finale Wish I Was Lying è ammantata di suggestioni gospel che la differenziano dalle canzoni che la precedono. Il disco è stato prodotto da Joshua con David Duncan (che ha suonato tastiere e chitarra) e Thom McHugh, con Williams Coats alla batteria, Andy Dixon al basso e Al Gamble (St. Paul And The Broken Bones) alle tastiere.

Paolo Baiotti