STEFANO DYLAN – Lost In The Green And Blue

stefano

STEFANO DYLAN
LOST IN THE GREEN AND BLUE
Autoprodotto 2026

In una terra nella quale la musica ha ancora importanza, in cui c’è rispetto per la tradizione e non mancano i locali per suonare, Stefano Dylan ha trovato la sua dimensione ideale. Torinese di nascita e di formazione, ma ormai irlandese d’adozione vivendo da parecchi anni nei dintorni di Limerick per motivi di lavoro e di famiglia, il cantautore e chitarrista continua a suonare con regolarità dal vivo, essendosi inserito con successo nella vivace comunità locale e a incidere in studio alternano brani tradizionali o comunque di matrice folk a tracce autografe. Questa attività gli ha consentito di crescere con costanza, affinando il suo stile di strumentista, specialmente il fingerpicking e le sue capacità vocali. Dal punto di vista discografico dopo Ouroboros e Ballads From Home del 2022, ha pubblicato The Rare Auld Times nel 2024 in cui ha alternato brani autografi a cover e brani tradizionali. Ora è il momento di Lost In The Green And Blue che, a parte la title track posta in apertura e l’ultima traccia, è composto interamente da cover interpretate con sensibilità e buon gusto.
Stefano ha suonato un po’ di tutto in questo disco: chitarra acustica, synth e percussioni, accompagnato saltuariamente da musicisti locali, con l’eccezione dell’apporto continuo alla voce della compagna Karla Segade. Il brano Lost In The Green And Blue esprime la sorpresa di trovarsi a questo punto della vita nella terra d’Irlanda, perduto nel verde della terra e nel blu del cielo, ripresi anche nella foto di copertina. Nel prosieguo si distinguono il tradizionale The Bonnie Banks Of Lock Lomond, canzone tradizionale scozzese del 1700 interpretata con grazia da Karla e arrangiata con la cornamusa di Mickey Dunne, If You Could Read My Mind, celebre ballata del cantautore canadese Gordon Lightfoot del ’70, una reinterpretazione jazzata del tradizionale Wayfaring Stranger con il flauto e il sax, il tradizionale scozzese (molto amato anche in Irlanda) The Parting Glass in cui si inserisce il violino di River McGann e Diamonds And Rust di Joan Baez in cui torna protagonista la voce di Karla affiancata dalla raffinata chitarra acustica di Stefano. Nel finale meritano sicuramente il gospel/folk Down To The River To Pray arrangiato e cantato dalla Segade, la dolente e raffinata When The Spirit Walks In The Room di Bruce Cockburn, uno dei riferimenti di Stefano e Ashokan Farewell, brano strumentale dell’82 del folksinger J. Ungar utilizzato nel ’90 nella serie documentaristica americana The Civil War di Ken Burns.
La bonus track A Christmas Lullaby, duetto vocale tra Stefano e Karla con una melodia avvolgente, chiude un disco che conferma le qualità interpretative del cantautore torinese.

Paolo Baiotti

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