BROCK DAVIS – Nothing Lasts Forever
BROCK DAVIS
NOTHING LASTS FOREVER
Raintown Records 2026
Brock Davis è stato definito “un cercatore di verità emotiva”. È un cantautore che si immerge nelle profondità dell’animo umano per poi riemergere con canzoni d’amore, perdita e redenzione, oneste e autentiche. La sua musica fonde la chitarra acustica del folk con il suono squillante dell’elettrica e l’organo Hammond B3, con inserimenti di slide e pedal steel che richiamano le atmosfere rurali del country. Dotato di una voce chiara e intonata, naturalmente melodica, è cresciuto in una cittadina nei pressi di Vancouver, ma da tempo è residente a Santa Cruz in California. Per anni è stato attivo in bar e club, finchè ha esordito nel 2022 con A Song To Be Sung, definito da un critico “una combinazione di canzoni intelligenti, profondamente personali ed emotivamente sincere, cantate con una voce calda e coinvolgente e una maestria musicale francamente superiore”. Ora giunge al suo terzo disco da solista, a un anno di distanza da Everyday Miracle, inciso a Nashville con validi session man che in parte sono presenti anche in Nothing Lasts Forever, nuovamente registrato da Zach Allen e prodotto dallo stesso Brock, accompagnato dalla chitarra di Justin Ostrander (Luke Bryan, Cody Johnson), dalla pedal steel di Russ Pahl (Robert Plant, Vince Gill), dal basso di Duncan Mullins (Crystal Gayle), dalla batteria di Marcus Finnie (Keb’ Mo’, Taj Mahal), dal mandolino di Pat McGrath e dalle tastiere di Michael Hicks (Rascal Flatts, Brooks & Dunn, Zac Brown). Nothing Lasts Forever tocca temi personali (famiglia, mortalità, trascorrere del tempo) in modo intimo e attento alle sfumature; forse da un punto di vista musicale è troppo uniforme, tanto che un paio di brani più vicini al rock come I’ll Be Your Alibi e l’ottimistica Laughing ‘Til It Hurt sembrano un po’ fuori atmosfera. Da segnalare la partenza con lo scorrevole pop-rock All Of You, la ballata malinconica Nowhere Near Ready che ricorda il connazionale Gordon Lightfoot, il country/folk Nothing Lasts Forever, l’intensa I’m Glad You Left Me sulla rottura di un matrimonio, la delicata Miracle On The Hudson, ballata contemplativa sull’atterraggio di fortuna di un aereo sul fiume Hudson, l’intima Make Your Own Change e la minimalista Til The Morning Comes, fino alla chiusura acustica di A Daughter, narrata più che cantata.
Paolo Baiotti
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