GUARINO-SAVOLDELLI QUINTET – Core ‘ngrato

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GUARINO-SAVOLDELLI QUINTET – Core ‘ngrato (Data Zero/Moonjune 2019)

Boris Savoldelli è un apprezzato vocalist che negli ultimi anni, parallelamente a i propri progetti solisti di assoluto interesse (che spesso lo vedono sul palco in solitudine col solo accompagnamento di una loop machine con cui genera letteralmente a voce gli strumenti d’accompagnamento), si è fatto coinvolgere in progetti di notevole spessore, sia che si sia trattato della musica de-costruita dei S.A.D.O., delle collaborazioni con musicisti americani, che dell’arguta rilettura in trio del The Dark Side Of The Moon di pinkfloydiana memoria.

Stavolta Savoldelli ha unito le forze al quartetto jazz di Corrado Guarino per mettere in piedi una performance dedicata alla canzone napoletana, rivisitata – come suggerisce il sottotitolo del CD – in modo eccentrico. Il disco è pubblicato da Data Zero, etichetta nata dalla passione di Alberto Mondinelli, da anni seguace e sostenitore della musica di Savoldelli, in collaborazione con Moonjune Records, l’etichetta di New York per cui Boris ha pubblicato già diversi dischi, cosa che garantisce la distribuzione del disco “worldwide”.

Non è sicuramente la prima volta che qualcuno si avvicina alla canzone partenopea in chiave jazz, d’altronde il jazz si è ormai accostato un po’ a tutto, la vera novità sta proprio nella rilettura molto lirica ed al tempo stesso avventurosa del quartetto di Guarino (oltre al titolare, pianista, abbiamo Guido Bombardieri, sax e clarinetto, Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso e Stefano Bertoli alla batteria) e nell’approccio vocale inimitabile di Savoldelli che invece di avvicinarsi al repertorio popolare napoletano con intonazione classica, cosa che avrebbe reso il prodotto scontatamente mainstream, ha preferito metterci del suo, dimostrando particolare intelligenza ed attenzione nel non confezionare un prodotto di troppo facile fruizione.

Ecco così sfilare classici assoluti del genere, canzoni popolari e anche un paio di brani firmati dai due leader, in linea col progetto “eccentrico”.

Scalinatella è proposta in una versione molto interessante, con rimandi mai esagerati anche a quella corrente jazz-rock tutta mediterranea degli anni settanta che aveva nei Napoli Centrale uno dei suoi baluardi. Particolarmente interessante So’ le sorbe e le nespole amare, una composizione che si apre con un’intro dal sapore rinascimentale che sfocia poi in atmosfere orientali assolutamente in tema. La versione di Tammuriata nera è una delle cose migliori del disco, un autentico viatico per la voce di Savoldelli su cui il quartetto strumentale fa scintille. Da applausi anche l’accostamento intimo a La nova gelosia; delle due canzoni originali, Cicerenella nordica contemporanea sembra quasi una dichiarazione d’intenti del quintetto, mentre Assaje assaje risulta più divertente e riuscita. Sto core mio si dipana per oltre sette minuti introdotti da un lungo intervento del contrabbasso, concedendo a Savoldelli di sbizzarrirsi con i suoi vocalizzi. C’è anche una versione quasi a la Buscaglione di Malafemmena, poi il disco, dopo un’incalzante rilettura di Cicerenella con gli strumenti che si rincorrono e la voce che fa la sua bella parte, si chiude con un breve accenno a Te voglio bene assaje.

E a questo punto, calzano a pennello le note del booklet firmato da Vincenzo Martorella: “Per slalomeggiare tra Totò, e (un presunto) Donizetti, Orlando di Lasso e la misteriosa anima popolare napoletana, tra miseria e nobiltà, amori lascivi e nascite inattese, finestre malandrine e lievi espressioni grevi, ci vuole un lessico moderno e apocrifo. E grandi idee.”

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