WEST OF EDEN – Lighthousekeeping
WEST OF EDEN
LIGHTHOUSEKEEPING
West of Music 2026
Seguiamo da qualche anno con attenzione le pubblicazioni di questa band svedese di Goteborg attiva da un trentennio con parecchi album in archivio. Con la parentesi di Taube del 2021 hanno sempre cantato in inglese, fedeli ad una matrice folk celtica che ci riporta ai migliori momenti del folk-rock britannico di band come Fairport Convention, Fotheringay e Pentangle. Dopo l’album natalizio Next Stop Christmas, nel 2024 hanno inciso Whitechapel, concept album in cui le canzoni avevano come soggetto le storie delle donne vittime di Jack lo Squartatore. Punti di forza del sestetto sono indubbiamente la voce chiara e solare di Jenny Shaub (flauto e fisarmonica) e quella del marito Martin Shaub (chitarra, mandolino, tastiere, fisarmonica). I due sono affiancati da Lars Broman al violino, Martin Holmlund al basso, Ola Karlevo alla batteria e bodhran e dall’innesto più recente datato 2016, Henning Sernhede alla voce, chitarra, banjo, lap steel e mandolino. Una formazione solida che cura molto le armonie vocali e il suono, nonché la grafica.
In questo nuovo disco, che sembra veramente di un’altra epoca e che è stato registrato in uno studio svedese situato in un faro, sono aiutati nuovamente da John McCusker al violino e flauto, noto musicista folk scozzese già con la Battlefield Band e Kate Rusby e da Michael McGoldrick, virtuoso della cornamusa dei Capercaillie. Per la prima volta la band si immerge totalmente nella tradizione celtica, tornando nella casa del guardiano del faro sita nella costa occidentale della Svezia dove tennero il loro primo concerto tanti anni fa, il giorno del matrimonio tra Jenny e Martin. Per l’occasione hanno scelto i loro brani tradizionali preferiti, fondendo strumenti tradizionali ed elettrici come avveniva nella scena folk-rock britannica e irlandese. Tra i brani emergono l’iniziale tradizionale scozzese Sir Patrick Spence, l’angelica Song From Molom che si fonde con la trascinante giga irlandese Cooley’s Reel guidata dal violino, la ballata irlandese P Stands For Paddy (Planxty), la celebre The Rocky Road To Dublin (Dubliners, Pogues, Chieftains) e due brani di derivazione americana, Little Ball Of Yarn e la delicata ballata Willie And Mary.
Disco pregevole anche nel suono e negli arrangiamenti vocali e strumentali che conferma i West Of Eden come una delle formazioni tradizionali nordiche più interessanti.
Paolo Baiotti
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