Archivio di gennaio 2026

STEVE POSTELL – Walking Through These Blues

di Paolo Baiotti

28 gennaio 2026

steve p.

STEVE POSTELL
WALKING THROUGH THESE BLUES
Quarto Valley 2025

Cantante, autore, chitarrista e produttore con una prolifica carriera alle spalle, seppure spesso svolta dietro le quinte, ma in contatto con musicisti di livello eccelso, Steve ha studiato al Mannes College Of Music di New York. In seguito, è passato dal collaborare con i Pure Prairie League ad esibirsi in musical teatrali come Evita, dal guidare gruppi noti nell’area di New York (Chains Of Fools e Little Blue) a comporre per cinema e televisione, dallo scrivere jingle pubblicitari a suonare nel Tonight Show, dal comporre la musica per il documentario Dying To Know su Timothy Leary e Ram Dass narrato da Robert Redford a suonare sull’album Sky Trails di David Crosby con il quale ha scritto un brano di For Free. Da tempo si è spostato a Los Angelse dove recentemente ha realizzato questo cd a 16 anni di distanza da Time Still Knocking, con una serie di ospiti veramente incredibili: Crosby, Iain Matthews, Stevie Distanislao, Steve Ferrone, Bekka Bramlett, Jeff Pevar, Greg Leisz, Bob Glaub e Alphonso Johnson, per non parlare dei musicisti della band che ha formato da qualche anno, The Immediate Family, che comprende i leggendari session men Danny Kortchmar, Leland Sklar, Waddy Watchel e Russ Kunkel (noti come The Section), tutti presenti sul disco.
Qualche mese fa ha condiviso il palco in alcuni concerti benefici con Shawn Colvin, Stephen Stills, Neil Young, Joe Walsh, John Fogerty e Alan Parsons. Steve stava provando per un tour con David Crosby quando l’artista è deceduto improvvisamente nel 2023.
Tra i brani di un disco di stampo californiano fluido e ascoltabile (tra James Taylor e gli Eagles) con venature rock e country, spiccano nella prima parte l’apertura paludosa western-country di Bad Weather con Tony Furtado al banjo e dobro, la raffinata ballata roots-rock How Far We’ve Come con ospite alla voce Glen Phillips (Toad The Wet Sprocket), la scorrevole title track con Jeff Young e Iain Matthews, la funkeggiante Buried Stone con la voce di Bekka Bramlett e When The Lights Go Out, ballata eterea in cui svetta infondibile la voce di David Crosby. Nella seconda parte si notano la morbida Wait Until You Get Here, con un testo che riflette sulla saggezza portata dall’invecchiamento e sulle aspirazioni della giovinezza bilanciate dalla consapevolezza di vivere il presente, la bluesata In The Presence Of The King scritta con Danny Kortchmar, Pipestone Lake con la pedal steel di Greg Leisz e la conclusiva Wicked Wind che riflette sulla realtà della perdita e sulla speranza di vivere giorni migliori.

Paolo Baiotti

SLOWMAN – The Invisible Son

di Paolo Baiotti

22 gennaio 2026

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SLOWMAN
THE INVISIBLE SON
Slow Records/Paraply 2024

Chitarrista, cantante e compositore, Svante Torngren (conosciuto come Slowman) ha esordito nel 2008, dopo anni di silenzio dovuti all’abbandono dell’ambiente musicale negli anni ottanta. Ovviamente stiamo parlando di un artista maturo, che per anni ha suonato dal vivo soprattutto nei locali rock-blues dell’area di Stoccolma, conosciuto come adepto di Jimi Hendrix. Lentamente sono cresciute le sue composizioni originali che alla fine ha raccolto nel disco The Best Of Slowman, seguito due anni dopo da I’m Back e da un tributo a Hendrix a 40 anni dalla sua morte. Nel 2014 ha pubblicato un EP di tre canzoni in svedese, che non ha avuto seguito fino a un album del 2020. Dopo la pandemia ha rimesso in piedo la Slowman Band con nuovi musicisti, con i quali è stato registrato The Invisible Son, un album che sembra diviso a metà tra le canzoni della prima parte che hanno come oggetto frustrazione, relazioni difficili e rotture mal digerite e quelle della seconda che invece parlano di speranza, libertà, piacere della vita in comunità. In questo disco emerge la gioia di fare musica in gruppo, forse per l’alchimia che si è creata con i nuovi collaboratori della band, Owe Eriksson al basso e Thomas Bjorklund alla batteria, con l’aggiunta in alcune tracce di Thomas Wihlborg all’organo e fisarmonica e Ola Cronholm alla chitarra acustica ed elettrica.
Muovendosi tra rock bluesato e roots-rock Slowman ha inciso un disco pieno di energia e di chitarre ruggenti, che ricorda gruppi come i Georgia Satellites, i Del Lords o i Fabolous Thunderbirds. Convincono maggiormente le tracce ritmate come l’iniziale dinamica title track (anche se la voce non è un po’ anonima), la ruvida Restless, la bluesata Big Fat Ciy Blues con tocchi di armonica del cantante e una chitarra vibrante, On/Off irrorata dalla slide, la funkeggiante Let it Out (ma con una chitarra hendrixiana) e Best Years Yet To Come che potrebbe provenire dal Sud degli States.
Quanto alle ballate Crying In The Rain e Walking Down Our Streets e al mid-tempo Coffee & Perfume sembrano avere meno personalità e sfiorare il manierismo, limitandosi ad essere gradevoli mentre in Harvest Home, un caloroso tributo a un locale dove la comunità locale si riunisce per celebrare la vita, si nota il tocco roots della fisarmonica.

Paolo Baiotti

THE BRAINS BEHIND PA – Beggars Belief

di Paolo Baiotti

19 gennaio 2026

brains

THE BRAINS BEHIND PA.
BEGGARS BELIEF
Grass Magoops 2025

Bill Price è un cantautore di Indianapolis da sempre attratto dall’aspetto compositivo della musica. In un’intervista ha dichiarato: “Non so se è stata la consapevolezza che sarei sempre diventato un chitarrista mediocre o il fatto che ho sempre un’opinione che mi ha portato nella direzione di scrivere canzoni, ma per qualche motivo, ho avuto quel fuoco. Sono stato ispirato da certa musica per provare a fare una cosa simile, ma quando sono cresciuto, ciò che mi ispira altrettanto sono le idee e le esperienze non musicali”.
Price ha pubblicato fino ad oggi cinque album completi, tre EP e due CD singoli. Il suo progetto più ambizioso è I Can’t Stop Looking at the Sky, che, oltre a due album completi, include un diario personale e un libro di racconti, poesie e saggi. Tutti sono ospitati in un elaborato pacchetto progettato da Price, che è anche un graphic designer. Il suo disco più recente è L’Ep Kicking Angels del 2022.
Ma in questo nuovo Beggars Belief, Bill ha ripreso a collaborare con il side-project The Brains Behind Pa, nato come cover-band di Bob Dylan, registrando le cosiddette “The Pony Expressions Recording Sessions” a partire dall’aprile del 2019. Dopo la lunga interruzione dovita al Covid, le sessioni sono state completate incidendo 40 canzoni, in parte pubblicate adesso, in parte pronte per altri due dischi.
Le canzoni di Beggars Belief guardano al crollo della moralità, della decenza e della verità. Bill, che ha scritto oggni brano, spiega: “In termini di testi, questo album è piuttosto cinico. È un riflesso della ‘bruttezza dell’uomo’, come mi piace chiamarlo”. Anche se l’atmosfera dell’album è musicalmente cupa in alcuni punti, non è priva di umorismo. Pur essendo stati esplorati una varietà di stili musicali, il disco rientra nei generi Americana e Indie Rock ed è stato prodotto con Tyler Watkins in uno studio di Indianapolis. In vari momenti dell’album sono inseriti frammenti di piano suonati dal tastierista Garry Bole, trattati come registrazioni old-time che vorrebbero unificarne il tragitto. La sezione ritmica è formata da Jeff Stone al basso e da diversi batteristi, mentre la chitarra solista è nelle mani di Gordon Bonham, rispettato bluesman del midwest che suona abitualmente con la Gordon Bonham Blues Band, affiancato da Price alla chitarra ritmica e voce.
Curato nel suono e negli arrangiamenti e dotato di una grafica inusualmente ricca per un disco indipendente, Beggars Belief è aperto dal gospel-rock di Strike The Rock che ricorda il Dylan del periodo religioso con le coriste in primo piano e un fluido piano elettrico. Nel susseguirsi della scaletta si impongono l’inquietante Tangerine Guillotine, la raffinata Whistling Liars (peccato per la voce filtrata), la jazzata Apples To Oranges, la lunga e improvvisata Most Men profumata di sixties con gli assoli di Bonham e Bole, il rock di Maybe, Maybe Not #2 che si muove in un territorio tra Tom Petty e Steve Wynn, la malinconica ballata Strong, Silent And Sad e il mid-tempo The Wooden Horsemen posto in chiusura con un apporto notevole di hammond e piano.
Pur essendo a tratti limitato dalla voce un po’ grezza e dall’estensione ridotta di Bill e dall’eccessiva lunghezza, Beggars Belief è un disco meritevole di un attento ascolto.

Paolo Baiotti