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STEVEN GRAVES – Don’t Ever Stop

di Paolo Baiotti

4 agosto 2022

graves

STEVEN GRAVES
DON’T EVER STOP (The Nashville Sessions)
Autoprodotto 2022

Ad un anno di distanza da All Alone ritorna sul mercato il californiano Steven Graves con un EP di cinque canzoni registrato agli Ocean Way Studios di Nashville, che in passato hanno ospitato famosi artisti country come Faith Hill e Kenny Chesney. Per queste incisioni Steven, che ha già pubblicato nove album in studio, si è avvalso della collaborazione di session men affidabili, vale a dire Dennis Holt (batteria), Jeff King (chitarra), Chris Donahue (basso) e Jimmy Nichols (tastiere), che si affiancano ai musicisti della sua band. Il suono non è country, ma cantautorale tra rock, soul e folk, raffinato e molto soft. Si parte con la title track, una ballata melodica e un po’ facilina, rinforzata da una steel guitar gustosa. Rich Man è un mid-tempo rilassato con un sottofondo di organo, un assolo di chitarra e cori di matrice soul apprezzabili di Ariel Theirmann e Veronica McWoodson, pur restando una composizione troppo esile. Stop Fooling Around incrementa il ritmo con piano e chitarra in primo piano e una buona prova vocale di Graves. L’energia non manca neppure a What You’re Looking For che, come la title track, ricorda il suono californiano degli anni settanta nelle melodie e nel suono della chitarra. La chiusura è affidata alla cover della delicata I’ll Have To Say I Love You In A Song (Jim Croce), interpretata con rispetto e con toni dolenti da Steven, coadiuvato dal piano di Nichols, apprezzabile anche se priva della personalità dell’originale.

Paolo Baiotti

STEVEN GRAVES – All Alone

di Paolo Baiotti

29 gennaio 2022

zz Steven Graves All Alone

STEVEN GRAVES
ALL ALONE
Steven Graves 2021

Californiano di Santa Cruz, Steven ha esordito nel 2010 con Make A New World, proseguendo a incidere con regolarità fino a All Alone, nono album registrato durante la pandemia da solo (da qui il titolo), ma con l’aiuto seppur da remoto della sua band formata da Travis Cruse alla chitarra, Robert Melendez al basso, Bryant Mills alla batteria e Russel Kreitman alle tastiere, nonché con la partecipazione di una sezione fiati, di numerosi coristi, di alcuni session men locali e di Doug Pettibone (Lucinda Williams, Marianne Faithfull, John Mayer) all’elettrica e pedal steel. Come sempre i testi di Steven affrontano temi di attualità e sociali con una vena di ottimismo, molto importante in tempi difficili e confusi come quelli che stiamo vivendo.
Dotato di una voce in grado di giocare su toni più o meno alti e di una scrittura autentica e sincera che lo pone al confine tra il cantautorato folk-rock e l’Americana, Graves parte con l’animato up-tempo Lonely Night venato di sapori caraibici, seguito dalla corale Love Conquers Fear, incitamento a superare le paure anche nei periodi problematici. e da Fire, traccia scorrevole e ritmata scritta durante gli incendi che hanno imperversato in California, con un suono che ricorda i Grateful Dead più leggeri, una delle passioni dell’artista che ha fatto parte del circuito delle jamband, essendo molto apprezzato dall’ex pubblicista del gruppo Dennis McNally. La reggata Angel Came From Heaven e il folk-rock Rita con la fisarmonica di Art Alm completano un quintetto di brani di buon livello, molto promettenti.
Nella parte centrale Steven inserisce tracce più leggere e soft, anche troppo, come You’re The One, l’errebi All Alone e So Far Away (dedicata alla madre) che annacquano l’impatto del disco. Si prosegue con l’errebi jazzato Always Here un po’ alla Steely Dan e con la frenetica I Can Be Free, mentre Rise Together è un mid-tempo che richiama gli Eagles più easy. Dopo qualche alto e basso la chiusura è affidata al roots-rock Sitting Bull con un testo sui torti subiti dai Nativi Americani e sulla necessità di superare le divisioni e alla divertente Good People con il sax di Armen Boyd e una chitarra molto vitale.

Paolo Baiotti