Archivio di dicembre 2025

BORN 53 – Turnpike

di Paolo Baiotti

30 dicembre 2025

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BORN 53
TURNPIKE
Paraply/Hemifran 2025

Turnpike è il sesto album dei Born 53 dagli esordi nei primi anni 2000. Quest’ultimo disco, prodotto da Alar Suurna, avrebbe potuto essere sottotitolato “Half-American Blues”. Gran parte del suo stile e del suo cuore sono americani, con contenuti di attualità e impressioni di eventi dell’ultimo decennio che scorrono, canzone dopo canzone. La produzione del percussionista Alar Suurna porta il gruppo a un nuovo livello, dando una spinta sonora artistica e commerciale assente in precedenza.
I Born 53 sono una band svedese di Stoccolma nata nel 2005; da allora hanno pubblicato 5 album tra i quali uno interamente dedicato alle canzoni di Bob Dylan. Dal 2018 la formazione è composta da Anders Lindh alla voce e chitarra, Hans Birkholz alle chitarre e altri strumenti a corda, Åsa Källén-Lindh alla voce solista e di supporto e mandolino, Lars-Gunnar Larsson al basso e Alar Suurna alla batteria, percussioni e arrangiamento di archi. Nel nuovo album si è aggiunto anche Robert Fekete alle tastiere. Il gruppo è radicato sin dalle origini sia nella scena folk inglese degli anni ‘60 che nella tradizione della canzone d’autore americana cercando di fornire una chiave attuale, con Lindh e Birkholz autori del materiale originale che mostra una discreta varietà di argomenti e stili musicali. Tuttavia, nel loro percorso hanno flirtato con la musica di altre parti del mondo, dalla Finlandia alla Bolivia fino al blues africano.
In Turnpike l’anima roots è rappresentata dai brani cantati da Anders tra i quali la title track, Trying To Look Good che ricalca la ritmica di Not Fade Away, il mid-tempo Half-American Blues #2 in cui spicca il banjo di Birkholz e la scanzonata Short Movie con una deliziosa lap-steel, quella folk dai brani cantati da Asa con tonalità limpide e pure che non sono molti, ma emergono nello sviluppo del disco. In particolare, The Line e Walking The Lawn (con un arrangiamento prevalentemente acustico) ci riportano alla stagione d’oro del genere di matrice britannica, Song Of Hope è una folk song con tocchi di bluegrass. Tracce di pop affiorano nella scorrevole Nowhere con qualche richiamo ai californiani Long Ryders mentre in Running For My Life la ritmica accarezza il reggae.

Paolo Baiotti

NELSON WRIGHT – Ghosts On The Water

di Paolo Baiotti

26 dicembre 2025

ghost

NELSON WRIGHT
GHOSTS ON THE WATER
Fetching Grace Music 2025

Cresciuto nelle aree rurali intorno a New York dove la musica roots gli è entrata nella pelle, ma da anni cittadino di Seattle, è stato ispirato dalla prima generazione di musicisti folk locali come Dave Van Ronk, Mississippi John Hart e il giovane Bob Dylan che si faceva notare nei caffè del Greenwich Village. Ha fatto parte di gruppi roots, rock e bluegrass, finchè ha iniziato la carriera solista nel 2012 con Still Burning, un album di dieci canzoni originali che ricordavano il folk della sua gioventù. Ha proseguito nel 2014 con Orphans & Relics attingendo da vari generi: blues, rockabilly, jazz tradizionale, folk revival e blues elettrico. Passano dieci anni senza ulteriori pubblicazioni fino a Ghosts On The Water in cui, fin dalla copertina, ha voluto esprimere la sua idea di America, un mix del presente e della vecchia America mitica dell’epoca pionieristica in cui si sono svolte innumerevoli storie che hanno lasciato il segno. E proprio di alcune di queste storie parlano le nove canzoni del disco prodotto da Wes Weddell, Alicia Healey & Michael Thomas Connolly in tre studi della zona di Seattle.
Il roots rock di Alcatraz sulla fuga dal celebre penitenziario del ‘60, le influenze irish di Stony Ground e quelle di John Prine nella ballata The Natchez Trace che racconta la storia di persone allontanate dalla loro terra che cercano di tornare a casa, con un raffinato uso di piano e chitarra, danno un quadro della traiettoria seguita dal disco. L’intima The Night The Love Ran Out inquadra il momento in cui una donna prende la difficile decisione di lasciare il compagno, stufa delle frustrazioni provocate dagli inutili tentativi di mantenere accesa la fiamma dell’amore, mentre la melanconica Mobile Boy torna sul tema carcerario, questa volta raccontando le sensazioni di un detenuto in una prigione dell’Alabama che pensa alla libertà che si trova a poche centinaia di miglia attraverso il Golfo del Messico.
Ghosts On The Water è un disco che privilegia le tonalità tenui con un apprezzabile risultato finale.

Paolo Baiotti

NATHAN McEUEN – My One And Only

di Paolo Baiotti

22 dicembre 2025

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NATHAN McEUEN
MY ONE AND ONLY
Mesa/Blue Moon 2025

Cresciuto circondato da musica e musicisti di alto livello, Nathan ha iniziato ad esibirsi da bambino con il padre John McEuen (Nitty Gritty Dirt Band). Dedicarsi alla musica è sembrato inevitabile. Il ragazzo ha inciso diversi album acclamati attraverso la sua etichetta indipendente Lint Records, tra cui Grand Design, Festival, Scrapbook, McEuen Sessions e Side by Side, condividendo il palco con musicisti del calibro di Bon Jovi, Steve Martin, Kris Kristofferson, Willie Nelson, Kenny Loggins, Leon Russell, Vassar Clements, Jay Leno, Billy Bob Thornton, John Carter Cash e Brad Paisley.
Più recentemente, Nathan ha collaborato alla scrittura e alla composizione di musica con leggende come Mason Williams (Classical Gas, Smothers Brothers, SNL) e Chris Caswell (Daft Punk, Tron, The Muppets).
L’idea di My One And Only nasce dall’omonima canzone scritta con Williams e Caswell nel 2017, alla quale è stato aggiunto il testo da McEuen nel 2023, dopo avere incontrato e sposato la moglie Tracy alla quale la canzone è dedicata. Il pubblico l’ha subito apprezzata in concerto e ha chiesto a Nathan di registrarla in studio. Da qui l’omonimo Ep che è stato completato da nuove versioni di due brani e da versioni rimixate di altre due tracce, in modo da formare una mini-raccolta dell’artista che era discograficamente fermo al già citato Side By Side del 2014.
Oltre alla love song che apre il disco in cui la voce melodica è accompagnata da chitarra acustica e piano, si apprezzano la dolce Lately (scritta nel 2009) con il piano di Jimmy Calire, la bluesata Up To No Good, il rock melodico di Sticks & Stones e Beautiful Night, influenzata dalla musica brasiliana, in cui suonano anche il padre John al mandolino e Phil Salazar al violino.
Siamo in ambito pop di scorrevole ascolto, accessibile anche per le radio, con qualche tenue traccia di rock melodico, interpretato con voce calda e testi emotivi.

Paolo Baiotti

CHRIS ST JOHN – Never Where I Am

di Paolo Baiotti

18 dicembre 2025

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CHRIS ST JOHN
NEVER WHERE I AM
Halo Records 2025

Dall’inizio del nuovo decennio Chris St John è sembrato colto da un’urgenza creativa che lo ha portato a incidere numerosi dischi. Il suo primo album I’m Dreaming uscito nel 2021 ha ottenuto il plauso della critica e un discreto successo commerciale raggiungendo quattro primi posti nelle classifiche World Indie Music Charts e Euro Indie Music Network, compreso il brano I Called You Rose che ha raggiunto il terzo posto. Successivamente si è trasferito a Nashville, dove ha lavorato con il leggendario produttore Stephen Wrench e con alcuni dei migliori turnisti di Music City, per registrare Fly Away uscito nel 2022. In entrambi i dischi la diversità dei brani rende difficile inquadrare la musica di Chris in un genere specifico. La sua voce è morbida e melodica nelle ballate, più energica nei brani ritmati. La sua carriera è proseguita con When Dreams End pubblicato alla fine del 2022 con il singolo Lost Without Love nominato per un Grammy come miglior brano pop, con The Sinner And The Saint del 2023, nominato come album dell’anno dalla Americana Music Association e con il mini-album With You del 2024. Nella sua vita Chris ha esercitato la professione legale e si è occupato di meritevoli iniziative benefiche con l’associazione Halo Mission.
Never Where I Am, prodotto e arrangiato da Michael Spriggs (Elton John, LeAnn Rimes) che ha suonato chitarra acustica ed elettrica affiancato da Pat Bergeson (Chet Atkins, Lyle Lovett) e James Mitchell, conferma la passione di Chris per un misto di pop, soft rock e folk con un pizzico di country. La sua voce e la sua musica si possono paragonare ad artisti come James Taylor, Jeff Larson o Christopher Cross. Da segnalare la sezione ritmica presente con discrezione formata da Alison Prestwood al basso (Faith Hill, Peter Frampton) e Steve Brewster alla batteria (Jewel, Dierks Bentley) con gli archi arrangiati da Molly CherryHolmes e la pedal steel di Steve Hinson (George Jones, Dolly Parton).
Tra i brani è doveroso segnalare la ballata Maryanne avvolta dagli archi, The End Of The Road che profuma di country melodico con la pedal steel di Hinson, An Irish Goodbye influenzata dall’isola di smeraldo anche nel testo, l’animata The Little Things e le emozionanti ballate Used To You e You’ve Got To Be Good To Be Great.
Never Where I Am è un disco gradevole indirizzato soprattutto a chi apprezza il lato più melodico dell’Americana.

Paolo Baiotti

PATRICK RYDMAN & MARK DAVIS – You Plus One

di Paolo Baiotti

18 dicembre 2025

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PATRICK RYDMAN & MARK DAVIS
YOU PLUS ONE
Moonscape Music 2025

Lo svedese di Goteborg Patrick Rydman e il californiano Mark Davis si sono conosciuti in California nel 2011. La loro amicizia si è sviluppata negli anni finchè, dopo il trasferimento di Mark in Danimarca nel 2021, è venuto il momento di collaborare artisticamente. Nel frattempo, Patrick ha composto per artisti indipendenti, per opere teatrali, radio e film, pubblicando diversi album da solista. Dal canto suo Mark ha pubblicato cinque album, il più recente nel 2023 e ha collaborato con l’artista danese Karoline Hausted in varie occasioni.
Una prima sessione sull’isola svedese di Gotland seguita da altri momenti a casa di Mark nello Jutland hanno portato al completamento delle sei canzoni incise su questo EP di circa 25’, registrate tra Svezia e Danimarca. Da subito la loro intenzione è stata quella di cantare armonie d’impronta californiana, con testi di Patrick ispirati dall’irrequietezza personale e globale che sembra dominare questo periodo storico. La title track, un pop-rock melodico molto curato nella corale parte vocale che approfondisce il concetto della ricerca umana della realizzazione e di come raggiunto il risultato spesso ci sia comunque una sensazione di delusione, è anche il primo brano scritto in coppia. Nel prosieguo si passa dal rock ritmato di Sailing Time che ricorda i Travelling Wilburys alla ballata sognante Who’s Got The Time, dalla riflessiva The Box che cresce lenta all’emotiva ballata pianistica Ghosts, per chiudere con l’ottimistica To Be Home, ammorbidita dai fiati che accompagnano le deliziose armonie vocali, indubbiamente la parte più convincente del disco.

Paolo Baiotti

JIM STANARD – Magical

di Paolo Baiotti

8 dicembre 2025

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JIM STANARD
MAGICAL
Manatee Records 2025

Jim Stanard ha una storia particolare: ha iniziato a suonare negli anni Sessanta, proseguendo nei primi anni Settanta da solo nelle caffetterie dei college, senza incidere nulla. Poi ha smesso di esibirsi pur mantenendo la passione per la musica, limitandosi all’ascolto mentre, d’altra parte, si impegnava in una carriera di successo nel mondo della finanza. Solo nel 2018 ha inciso il suo esordio da solista Bucket List, aiutato e spronato da Kip Winger, ex bassista di Alice Cooper e dei Winger, ora solista e produttore, supportato anche da Peter Yarrow, nome di notevole prestigio in ambito folk essendo uno dei fondatori del trio Peter, Paul & Mary. Quindi si è creato una seconda vita che è proseguita con Color Outside The Line del 2020 e con l’Ep digitale The Soultrain Sessions con cinque covers. Dopo una pausa coincidente con la pandemia è il momento di Magical, in cui si avvale nuovamente della collaborazione di Kip Winger alla produzione e al basso, della chitarra dell’esperto Jon Skibic (The Afghan Whigs), della batteria di Aaron Sterling, del violino, dobro e mandolino di Wanda Vick. Il disco comprende dieci tracce autografe che si muovono in ambito cantautorale con influenze rock e country. Gli arrangiamenti sono puliti come la voce di Jim che però, rispetto al passato, in un paio di brani sporca un pochino il suono dando un pizzico di mordente che mancava.
A proposito della sua tardiva carriera Jim ha dichiarato: “nel mondo degli affari ho imparato il valore di avere i giusti insegnanti, i giusti mentori. Così, quando ho iniziato a scrivere canzoni, ho cercato le persone giuste per farmi guidare e ho ascoltato quello che avevano da dire, pur essendo disposto a correre qualche rischio”.
La qualità delle composizioni è discreta, nulla di clamoroso come la voce, solida e rilassata, che si dimostra particolarmente adatta a brani country-folk come The Minotaur, alla ballata Hard To Keep in cui ricorda Johnny Cash, al western swing di You Turned Red arrangiata in modo corale e alla dolente ballata country Kansas, storia di un rapinatore di banche. C’è anche un brano avvolto dagli archi, Waking Up Dead, un esperimento che sembra un po’ fuori contesto. In chiusura spicca la malinconica ballata When The West Was Won in cui Jim descrive la sofferenza delle persone sfollate senza un posto in cui scappare quando l’ovest fu conquistato, affiancando al testo le giuste venature country & western.

Paolo Baiotti

MARK SEBASTIAN – A Trick Of The Light

di Paolo Baiotti

8 dicembre 2025

Mark-Sebastian

MARK SEBASTIAN
A TRICK OF THE LIGHT
Blck Sheep 2025

Cresciuto nel Greenwich Village circondato da un mix di influenze musicali dal blues al bluegrass, dalla bossa nova ai ritmi latini, da adolescente Mark ha scritto insieme al fratello maggiore John una canzone sulla vita cittadina in agosto, Summer In The City, diventata una hit dei Lovin’ Spoonful, la band in cui militava il fratello e premiata anni fa da Billboard come la migliore canzone estiva di tutti i tempi. Dopo questo successo Mark ha proseguito in ambito musicale sia con alcune band sia da solista, aprendo per Dave Van Ronk, Tim Hardin e altri grandi del folk e del blues. In seguito, ha viaggiato in Inghilterra e Italia dedicandosi alla musica elettronica. Al rientro negli Stati Uniti si è spostato a ovest dove ha collaborato con Brian Wilson e Van Dyke Parks, registrando dei demos. Si è anche dedicato alla recitazione d’avanguardia, ma la sua principale attività è rimasta quella di compositore per la casa editrice degli Earth Wind & Fire; tuttavia, ha continuato a suonare nei locali aprendo per Parks, Beach Boys e Laura Nyro, tra gli altri.
In sostanza è rimasto dietro le quinte, acquisendo amicizie e collaborazioni importanti finchè nel 2001 ha esordito da solista con Bleeker Street, un amalgama di blues e suono californiano. Nel 2008 ha pubblicato The Real Story, infine dopo una lunga pausa è uscito A Trick Of The Light, registrato sulla costa occidentale con musicisti molto conosciuti tra i quali il batterista James Gadson (Herp Albert, Freddie King, Beck, Ray Charles), il bassista Bob Glaub (Dave Mason, Journey, Steve Miller Band, John Fogerty, Bob Dylan, Bruce Springsteen, Neil Diamond) e il chitarrista Wah Wah Watson (Funk Brothers), con Van Dyke Parks che ha arrangiato gli archi della title track, mentre i fiati sono stati affidati a Joe Sublett e Mark Pender. Sull’errebi jazzato You Made A Monkey Outta Me il piano è suonato da Bill Payne (Little Feat). Due brani sono stati prodotti da Mark con Joe Wissert (Boz Scaggs, Lovin’ Spoonful, Gordon Lightfoot). 
Riguardo alle nove canzoni dell’album, ci sono tutte le influenze del cantautore e chitarrista, dall’urban jazz al pop, dal rhythm and blues al folk-rock, interpretate con garbo e tonalità vocali soffuse, considerando che Mark non ha una grande estensione vocale. Roll With Me e Beneath The Sheets hanno un tocco sixties che ricorda i Lovin’ Spoonful, mentre Riverrun può richiamare le armonie vocali dei Beach Boys. Peccato che il funky-disco di Get Up And Move con synth e vocoder non sembri appropriato per chiudere un disco che si muove in altre direzioni.

Paolo Baiotti