GEORGE THOROGOOD – Party Of One

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GEORGE THOROGOOD
PARTY OF ONE
Rounder 2017

Che si lo sarebbe immaginato che dopo 40 anni di onorata carriera nel blues elettrico George Thorogood si sarebbe rimesso in discussione con un disco solista acustico? Nato il 24 febbraio del ’50 a Wilmington nel Delaware, da sempre associato alla sua band dei Delaware Destroyers (poi solo Destroyers), esploso nel ’77 con l’omonimo album per la Rounder, seguito da Move It On Over e da More George Thorogood & The Destroyers, il chitarrista, cantante e autore di boogie-blues-rock ha vissuto a mille all’ora questi primi anni di popolarità collezionando parecchi successi e dischi d’oro, culminati negli anni ottanta con Bad To The Bone (primo disco per la EMI). In seguito George ha proseguito mantenendo uno zoccolo duro piuttosto consistente di fans e dedicandosi soprattutto a tour americani, realizzando dischi di routine meno freschi dei primi.

Ma la sua passione per Elmore James e John Lee Hooker lo ha mantenuto fedele al blues senza particolari deviazioni e guizzi di fantasia. Nel 2011 ha inciso il valido 2120 South Michigan Ave. per la Capitol, un omaggio alla Chess Records e ai suoi artisti, un concentrato di blues e rock and roll fresco e brillante, molto apprezzato anche dalla critica. E adesso, sei anni dopo, proseguendo in qualche modo in questo ritorno alle origini, Thorogood ha deciso di tornare alla Rounder e di incidere il suo primo disco solista…e acustico! Party Of One comprende 14 tracce (una in più il cd) e non è esclusivamente un disco di blues, come vedremo parlando dei brani registrati e prodotti da Jim Gaines (già in passato al fianco di Thorogood).

L’artista ha suonato prevalentemente una Gibson acustica e slide, poca elettrica, dobro e armonica in modo fresco ed essenziale senza overdubs e in pochi giorni, ritornando ai primi anni settanta quando iniziò come chitarrista acustico ispirato da Elmore James e Robert Johnson. Se le riprese di One Bourbon One Scotch One Beer e Boogie Chillen (John Lee Hooker), di I’m A Steady Rollin’ Man (Robert Johnson) o di The Sky Is Crying (Elmore James) da sempre nel repertorio dei Destroyers non deludono (e questo in fondo era prevedibile), sorprendono altri brani che denotano le influenze folk e country come la ripresa venata di malinconia di Bad News (Johnny Cash), il country-blues No Expectations (Rolling Stones) nel quale George dimostra una raffinatezza inusuale, il dolente talkin’ country-blues Pictures From Life’s Other Side (un tradizionale associato ad Hank Williams), il blues Down The Highway (Bob Dylan, tratto da The Freewheelin’) e la melodica Born With The Blues (Brownie McGhee)

Un disco semplice, intimo, emozionante, fresco, sorprendentemente vario, interpretato con calore e convinzione, suonato con passione e gusto.

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