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MICHAEL VEITCH – Best Of Many Days

di Paolo Baiotti

6 febbraio 2021

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MICHAEL VEITCH
BEST OF MANY DAYS
Autoprodotto 2020

Suo suo sito Michael descrive così il suo approccio giovanile alla musica: “ho cantato molti canti gregoriani da bambino in chiesa e ho sentito un sacco di rock and roll crescendo. Mio fratello maggiore collezionava i 45 giri degli anni ‘50 e collegava la nostra casa con altoparlanti, così sono stato esposto molto presto a Elvis, Chuck Berry, Little Richard, The Platters e Jerry Lee Lewis. E molti altri, credo che sia nelle mie ossa. E poi sono arrivati ​​i Beatles. Penso di aver avuto la giusta progressione. L’ho sperimentato in tempo reale”. A 23 anni ha preso lezioni di canto da un insegnante che aveva lavorato con tanti artisti, da Frank Sinatra agli Aerosmith, poi si è appassionato all’attivismo ambientale e ha messo un po’ da parte la musica. Si è occupato di fotografia e di arte figurativa (è anche un valido pittore), ha collaborato con candidati progressisti lavorando per lo Stato del Vermont fino al ’94 quando ha corso per il Senato americano come candidato di Bernie Saunders, perdendo alle elezioni. A quel punto si è di nuovo focalizzato sulla musica con l’aiuto della cantautrice Shawn Colvin, portando avanti il suo messaggio pacifista e ambientalista. Dopo avere vissuto un paio di anni in Germania, alla fine dello scorso millennio si è stabilito a Woodstock incidendo parecchi dischi e partecipando a festival importanti come Newport e Kerrville. Best Of Many Days è il suo progetto più recente, scritto nel corso di parecchi anni e inciso quasi interamente da solo tra il Vermont, Monaco e Woodstock con la partecipazione di Julie Last e Kirsti Gholson alla voce e di Billy Clockel al basso e pochi altri aiuti. Un disco di folk, cantautorale, intimista, indubbiamente un po’ monocorde, anche se la voce di Michael è in grado di assumere diverse tonalità. I testi sono importanti quanto la musica, da Shame Shame Shame dedicata alle vittime e ai sopravvissuti al massacro della Parkland School in Florida ad Above The Rain scritta con una sopravvissuta all’Olocausto, arrangiata con violoncello e fisarmonica. Ma ci sono anche tracce più personali come Never Been To China, la scanzonata That Was The Summer, Edge Of This Town che si distingue anche musicalmente con la pedal steel di Rob Stein e accurati backing vocals e la conclusiva Lisa Marie dedicata alla figlia di Elvis Presley.

MICHAEL VEITCH – Wake Up Call

di Paolo Baiotti

26 luglio 2018

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MICHAEL VEITCH
WAKE UP CALL
Burt Street Music 2017

Innamorato dei Beatles già da bambino, cresciuto alternando il rock and roll ai canti Gregoriani imparati in chiesa, Michael ha affiancato alla musica la passione per l’attivismo ambientale e per la fotografia. L’attività in campo ambientale è sconfinata nell’appoggio a candidati progressisti e a concorrere come indipendente per il ruolo di governatore del Vermont parecchi anni fa. Dopo questo tentativo si è dedicato con maggiore attenzione alla musica, incoraggiato da Shawn Colvin e influenzato da artisti impegnati come Woody Guthrie, Pete Seeger e Billy Bragg. Dal ’99 si è stabilito a Woodstock, ny; dopo avere inciso due album per la Silverwolf, NY Journal prodotto da Murray Krugman e Southern Girl, ha preferito lavorare come indipendente, distribuito dal sito www.cdbabycom, con numerosi album tra i quali Painted Heart, Heartlander e il recente Box Of Letters.
Wake Up Call è un progetto particolare di carattere patriottico: un ep di cinque brani dedicato a chi ha servito il paese e in particolare ai veterani, nonché a ricordare le diseguaglianze sociali che condizionato e rallentano lo sviluppo della nazione. E proprio la delicata Veteran’s Day apre il dischetto, seguita da Pledging Allegiance sulla disillusione del sogno americano, dalla malinconica ballata Voices Of The Old Days sulla seconda guerra mondiale, da White Rose cantata con particolare intensità e da Happy Fourth Of July, ballata con accenti springsteeniani impreziosita dalla resonator di Dan Whitley, amara riflessione sugli eventi drammatici che hanno segnato la storia del paese. La voce morbida di Michael a tratti ricorda Paul Simon; l’artista suona chitarra acustica, elettrica e tastiere con uno stile fluido e comunicativo, accompagnato da un ristretto gruppo di amici tra i quali Fooch Fischetti (dobro e violino) e Luo Pappas (contrabbasso).