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MANNISH BOY – Last Ticket To Rock’n'roll Land

di Ronald Stancanelli

28 maggio 2020

Mannish Boy Last Ticket[214]

Ad onta di un entrata iniziale, pochi secondi , alla London Calling, i Mannish Boy, svedish band, di Stoccolma, non sono i Clash. Molta buona volontà per questa rock garage band decisamente tosta e piacevole, ma non da farci perdere la testa. Fermo restante che nei dodici brani che danno vita a questo Last Ticket to Rock and Roll Land ci danno dentro alla grande. Figli del rock anni settanta hanno nelle loro vene la musica con la quale sono cresciuti ovvero Mott The Hoople, Deep Purple, Thin Lizzy, Sweet, Beatles, Stones, Pugh e altri ancora. Come piace loro raccontare amano terribilmente le Fender e le Gibson guitars e gli amplificatori Marshall per creare quel connubio/suono che li tiene ancorati visceralmente ai suoni ai quale più sono attaccati.

La linearità della loro musica, qualche ballata qua e la addolcisce i toni, è totalmente basata sull’assioma classico chitarra, qui due chitarre, basso e batteria. I due leader del gruppo entrambi lead vocal sono Erik Sjogren anche alla chitarra ritmica e Anders Ekblad anche al basso mentre Par Englund è il comprovato chitarrista e Emil Olin picchia energicamente sulle pelli e ci da di percussioni. Il pezzo Rock and Roll Land viscerale turbinoso rock che caratterizza l’album ed in generale il loro mood musicale è proposto in due versioni dei quali la seconda posta a fine album è decisamente più tosta, cattiva e molto più passionale, pezzo nel quale trova anche posto Tor Lundgren con la sua armonica a bocca. Molto bella anche la ballatona alla Lee Clayton One of These Days.

Nell’ultimo periodo, ovvero da un paio d’anni hanno dato vita a questo album che promuovono con intense tournee essendo instancabili dal vivo. Questo loro Last Ticket to Rock ‘n’ Roll : Extended Tour Edition avrebbe beneficiato di un ulteriore ripartenza del tour in pieno aprile, purtroppo stoppato dalla situazione venutasi a creare col coronavirus. Tutti i brani sono a loro firma e non troviamo nell’album alcuna cover, il che va sicuramente a loro favore. Disco che esce per la Paraplay Records con distribuzione della Border Music. Il lavoro è prodotto da Par Englund e riascoltato più volte, a discapito della prima ove eravamo alquanto freddino, bisogna dire che alfin non è male e si fa ascoltare con notevole piacere. Accattivante il disegno a colori di copertina che fa molto rock perdido !!