Posts Tagged ‘Bonefish’

BONEFISH – Atoms

di Paolo Crazy Carnevale

15 gennaio 2018

bonefish atoms[612]

BONEFISH – Atoms (NCB/Hemifran 2017)

Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il logo con la lisca (proprio come Jacovitti) il nome di questa formazione scandinava si riconduce ad un pesce in particolare, il tarpone: il quartetto ittico che con questo Atoms è giunto alla sua seconda produzione, fa capo al cantautore Bie Karlsson che vanta un passato anche in un’altra formazione svedese, i Docenterna.

Arabo, praticamente. O svedese, che è più o meno la stessa cosa visto che si tratta di nomi mai sentiti alle nostre latitudini.
I Bonefish dal canto loro probabilmente rimarranno nello stesso limbo, complice anche il fatto che dall’ascolto di questo disco l’unica cosa certa è che ci sia della grande indecisione sulle direzioni musicali da intraprendere.

E non è il solo problema.

I Bonefish nella biografia che hanno pubblicato sul loro sito spacciano questo lavoro per “americana” (un termine che non mi garba troppo come ben sapete), ma qui di “americana” c’è solo il look dei quattro, non più giovanissimi, pesci.

Non che il disco sia brutto, ma manca di sapore e direzione; in definitiva si tratta di pop di maniera, molto studiato a tavolino, con una ritmica moderna, un cantato molto british (altro che “americana”!) in odor di anni ottanta, con qualche reminiscenza dei Waterboys prima maniera (nella traccia con cui il disco si apre, Atoms). In Old Town Fishermen Blues la chitarra echeggia sonorità knopfleriane, Potential Loss Of Faith ha un riff che mi ricorda dannatamente qualcosa ma non so cosa… eppure è lì sulla punta delle dita che scorrono sulla tastiera, per non dire sulla punta della lingua. E il refrain ricorda qualcos’altro, in questo caso so cosa, Let The Sun SHine In, quella del musical Hair: peccato, perché la struttura del brano e i suoni di chitarra e organo sarebbero anche interessanti. Kissin’ In The Rain sembra Santana, ma al posto delle percussioni c’è una batteria che pare fin finta e il cantato rende il tutto piuttosto Talking Heads. Sister poi mi lascia perplesso con tutti gli echi che il produttore ha messo nelle voci. Il resto del disco scorre in maniera indolore.