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BELEDO – Dreamland And Mechanism

di Paolo Crazy Carnevale

21 marzo 2016

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BELEDO – Dreamland And Mechanism (Moonjune 2016)

Continua la ricerca di talenti nel genere fusion da parte della Moonjune Records che dopo aver portato alla ribalta svariati musicisti da differenti parti del mondo, ha messo sotto contratto il chitarrista uruguayano – ma da tempo di base negli Stati Uniti – Beledo.

Chitarrista, pianista, violinista per la verità, visto che questi sono solo alcuni degli strumenti che Beledo suona nel suo esordio (ma ha già una lunga carriera alle spalle) per la label di Leonardo Pavkovich: il tutto al servizio di un disco diretto, improntato sugli stilemi della fusion più classica e con una serie di ospiti di riguardo.

Tra le sue collaborazioni più titolate ci sono Marcus Miller, Celia Cruz e Tito Puente, ma per questo nuovo disco oltre che ad avvalersi in quasi tutti i brani di Gary Husband (batterista britannico del giro di John McLaughling) e di Lincoln Goines (bassista che ha suonato con Carly Simon, Sonny Rollins e Michael Brecker) ospita il compagno di scuderia Dewa Budejana, fantastico chitarrista che porta nella musica di Beledo anche altri artisti e suoni della sua terra contribuendo così a definire una sorta di linguaggio musicale universale che spazia dall’estremo oriente al Sud America.

In dieci tracce, il disco offre una bella panoramica che ha i suoi momenti migliori in brani come l’iniziale Mechanism in cui Beledo si mette sul piatto particolarmente come violinista, abbastanza sull’onda di gente come Jean Luc Ponty, senza però le divagazioni zappiane, e con un occhio di riguardo a quel progressive canterburiano tanto caro alla casa discografica per cui incide. Altra perla del è sicuramente Lucilia, brano in cui vengono fuori tutte le influenze della musica ispanica delle origini di Beledo, che si profonde in un’ottima prestazione chitarristica in odor di flamenco.

Meno interessante la lunga Marylin’s Escapade, dalle sonorità latin, mentre Sudden Voyage – stavolta con la sezione ritmica formata da Tony Steele e Dorn Lev – offre un approccio più hard in cui gli accompagnatori sono meno discreti rispetto alla sezione ritmica principale, Bye Bye Blues è invece un brano dalle atmosfere quasi eteree, tanto quanto sono invece terrene quelle di Big Brother Calling in cui la chitarra viaggia velocemente sull’incalzare di basso e batteria.

Dewa Budejana e i percussionisti indonesiani sono presenti in maniera massiccia in Budjanaji, il brano che precede la conclusiva Front Porch Pine.