SLOWMAN – The Invisible Son
SLOWMAN
THE INVISIBLE SON
Slow Records/Paraply 2024
Chitarrista, cantante e compositore, Svante Torngren (conosciuto come Slowman) ha esordito nel 2008, dopo anni di silenzio dovuti all’abbandono dell’ambiente musicale negli anni ottanta. Ovviamente stiamo parlando di un artista maturo, che per anni ha suonato dal vivo soprattutto nei locali rock-blues dell’area di Stoccolma, conosciuto come adepto di Jimi Hendrix. Lentamente sono cresciute le sue composizioni originali che alla fine ha raccolto nel disco The Best Of Slowman, seguito due anni dopo da I’m Back e da un tributo a Hendrix a 40 anni dalla sua morte. Nel 2014 ha pubblicato un EP di tre canzoni in svedese, che non ha avuto seguito fino a un album del 2020. Dopo la pandemia ha rimesso in piedo la Slowman Band con nuovi musicisti, con i quali è stato registrato The Invisible Son, un album che sembra diviso a metà tra le canzoni della prima parte che hanno come oggetto frustrazione, relazioni difficili e rotture mal digerite e quelle della seconda che invece parlano di speranza, libertà, piacere della vita in comunità. In questo disco emerge la gioia di fare musica in gruppo, forse per l’alchimia che si è creata con i nuovi collaboratori della band, Owe Eriksson al basso e Thomas Bjorklund alla batteria, con l’aggiunta in alcune tracce di Thomas Wihlborg all’organo e fisarmonica e Ola Cronholm alla chitarra acustica ed elettrica.
Muovendosi tra rock bluesato e roots-rock Slowman ha inciso un disco pieno di energia e di chitarre ruggenti, che ricorda gruppi come i Georgia Satellites, i Del Lords o i Fabolous Thunderbirds. Convincono maggiormente le tracce ritmate come l’iniziale dinamica title track (anche se la voce non è un po’ anonima), la ruvida Restless, la bluesata Big Fat Ciy Blues con tocchi di armonica del cantante e una chitarra vibrante, On/Off irrorata dalla slide, la funkeggiante Let it Out (ma con una chitarra hendrixiana) e Best Years Yet To Come che potrebbe provenire dal Sud degli States.
Quanto alle ballate Crying In The Rain e Walking Down Our Streets e al mid-tempo Coffee & Perfume sembrano avere meno personalità e sfiorare il manierismo, limitandosi ad essere gradevoli mentre in Harvest Home, un caloroso tributo a un locale dove la comunità locale si riunisce per celebrare la vita, si nota il tocco roots della fisarmonica.
Paolo Baiotti
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