SUGAR LIME BLUE – Narcoluptuous

narco[380]

SUGAR LIME BLUE
NARCOLUPTOUS
Autoprodotto 2019

Ashley e Dave Bett si sono conosciuti a Austin nel 1999. Si sono frequentati, innamorati, sposati e dal 2004 hanno iniziato a suonare insieme, trasferendosi in Tennessee. Hanno formato i Sugar Lime Blue nel 2007 con parecchi cambi di formazione nei primi anni, tanto da pensare nel 2010 di proseguire come duo. Invece in quel momento hanno incontrato il bassista Russ Dean con il quale hanno formato un trio acustico, unendo al basso di Russ la voce di Ashley e la chitarra di Dave. Questa formula è stata completata dall’inserimento di un batterista e di un tastierista per ritornare al suono elettrico, completando l’esordio Far From The Tree, uscito nel 2011. L’anno dopo hanno inciso alcuni brani, ma ulteriori cambiamenti dell’organico hanno allontanato il progetto di un secondo disco fino al 2015, quando è uscito Move That Earth in equilibrio tra rock, blues e country.
Con una formazione che ha aggiunto ai tre musicisti sopra citati il batterista Jeff Gaylor è stato inciso Narcoluptuous nei Bluebird Studios di Lebanon in Tennessee, prodotto da Dave con l’aiuto della band e sostenuto da una campagna su Kickstarter. Dodici tracce che spaziano tra blues e rock con qualche venatura country-jazz e frequenti abbandoni a momenti strumentali che possono richiamare le jamband. Un disco di Americana vario, rilassato e scorrevole nel quale spicca la voce rotonda e melodica dell’avvenente Ashley, accompagnata dalla chitarra liquida di Dave e da una sezione ritmica appropriata.
Il divertente rock bluesato di Dance In The Sunshine apre il disco con l’inserimento dell’armonica di Cleveland McPhee e di una brillante coda strumentale, seguito dalla ballata Willow e dalla ritmata Laying Off The Breaks che richiama i Grateful Dead degli anni ottanta (una passione dei conugi Bett). L’avvolgente ballata Keep On Keeping On è cantata con tonalità più profonde, mentre Gypsy River ha un notevole crescendo finale. Il disco prosegue senza esaltare, ma anche senza momenti di vera debolezza, passando attraverso la latineggiante title track, il pop-rock Rainbow, la jazzata Fool’s Lament (emozionante il break chitarristico) e la bluesata Brickbats per concludersi con la riflessiva Sassafras Tree e la jammata Lives In Space.

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