JIM STANARD – Bucket List

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JIM STANARD
BUCKET LIST
Manatee Records 2017

A volte la Jstrada per incidere il disco d’esordio è piuttosto tortuosa. La storia di Jim Stanard avvalora questa affermazione. Cresciuto nella zona di Bryn Mawr in Pennsylvania frequentando il leggendario Main Point negli anni sessanta, dove ha ascoltato Tom Rush, Doc Watson e Bruce Springsteen, ha assistito al festival di Woodstock nel ’69 cercando di farsi strada nell’ambiente fino a quando, intorno ai 25 anni, ha dovuto fare una scelta. Ha smesso di suonare, dedicandosi al mondo della finanza e delle assicurazioni, dove ha avuto molto successo ottenendo posizioni di primo piano. Agli inizi del nuovo millennio, avvicinandosi la fine della carriera lavorativa, la moglie lo ha incoraggiato a coltivare nuovamente la passione giovanile; Jim l’ha ascoltata, ha preso lezioni di chitarra da Jon Skibic (già con The Afgan Whigs e Fountains Of Wayne) e vocali da Kip Winger (già con Alice Cooper e poi leader dei Winger, metallari molto popolari alla fine degli anni ottanta), ha iniziato a comporre e a cantare con convinzione, incidendo e producendo Bucket List a Nashville, con l’aiuto di Winger al basso e di Skibic alla chitarra, oltre a Scott Trammell alla batteria, Mike Rojas alle tastiere e Bobby Terry al banjo.
Bucket List è un disco di folk-roots venato di country, giocato prevalentemente su ritmi lenti e medi, ponendo attenzione principalmente ai toni melodici, adatti alla voce educata, gradevole, ma poco caratteristica di Stanard. I testi alternano osservazioni generali sulla politica e sulla società come nell’intensa ballata western Dogs Of War, forse la traccia più incisiva, nel roots-rock Can’t Happen Here e nel conclusivo rock and roll di It’s All Turtles a riflessioni più personali sulla vita e sulle relazioni come nella ballata country Meant To Say e nell’up-tempo Hard To Please, mentre l’elettroacustica Sparks, Nevada ricorda i Dire Straits più morbidi.
Jim si è tolto lo sfizio di incidere un disco che non resterà nella storia, come altri anche di musicisti molto più esperti, prodotto con cura e suonato senza strafare.

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