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BOCEPHUS KING – The Illusion Of Permanence

di Ronald Stancanelli

16 novembre 2015

bocephus

BOCEPHUS KING
The Illusion Of Permanence
2015 Appaloosa IRD

Avevamo ascoltato recentemente questo nuovo lavoro di Bocephus King che però ci aveva lasciato perplessi e lo avevamo messo da parte per riascoltarlo con calma ma onestamente era poi restato nel classico cassetto. Poi essendo il musicista canadese stato la vera anima allegra e festosa di tutto il Buscadero Days da poco svoltosi a Pusiano abbiamo rimesso il suo cd sul piatto e lo stiamo riascoltando riscoprendolo sotto un’altra luce.

Nei vari show nei quali lo abbiamo visto, due da solo e vari assieme ad altri artisti, Bocephus King ha dato l’idea di essere un vero animale da palcoscenico, superbo assieme a Bob Rondelli, e di divertirsi a fare il suo mestiere in modo impeccabile. Veramente il tocco in più che ha illuminato i due giorni di festa e musica sul lago di Pusiano. Ricordando che il suo vero nome è James Perry e che arriva da Tsawwassen, un piccolo paese canadese di pescatori sull’Oceano Pacifico che molto lo ha ispirato a scrivere le sue canzoni a volte brevi o minimali che sono un compendio di rock, blues, folk, country e dense di tante altre sfaccettature musicali. Nella stranezza di vari suoi brani e dei loro particolari arrangiamenti l’artista canadese ci ricorda sia Jonathan Richamn che Ben Vaughn e questo The Illusion of Permanence è il suo sesto lavoro. Ricordiamo anche che Bocephus, che ha trovato nell’Italia il suo secondo paese, ha prodotto i due dischi solo del cantautore Andrea Parodi e che insieme hanno partecipato con Suzanne al tributo a Fabrizio De André 1000 PAPAVERI ROSSI del 2003.

Un lavoro interessante anche se fruibile in modo più semplice solo dopo alcuni ascolti questo The Illusion of Permanence, titolo molto significativo e profondo, mescola in alcuni frangenti sonorità folkeggianti a influenze orientali talvolta lente e strascicate (The Light that has lighted the World) mentre in altri momenti una lunga distesa country illumina il percorso (Hummingbird) e ancora in altra circostanza propone una geniale ballata di estesa ampiezza con la voce in tracimante forma di gran crescendo e una chitarra acustica lancinante che ne fanno il gioiello del disco (Roadside Shrine). Disco che nel coloratissimo ed eccellente libretto ha le liriche sia in inglese che in italiano e nel quale Bocephus suona oltre una mezza dozzina di strumenti coadiuvato da altri nove artisti tra cui Max Malavasi alla batteria e percussioni che abbiamo anche sentito a Pusiano in più set musicali appunto alle percussioni.

La quasi totalità dei brani è a firma del musicista canadese o da solo o con altri artisti mentre due sono le cover, una da Reverendo G . Davies e l’altra di George Harrison. Un percorso musicale quello di Bocephus King sinceramente non facile e che ovviamente non mira certamente alla canzone da classifica e nemmeno, diremmo, alla sua orecchiabilità; ma ciò non toglie che questo disco possa essere assimilato ed apprezzato da una buona schiera di ascoltatori appassionati di buona e sperimentale musica. I testi, aiuta la traduzione, sono intelligenti e profondamente rivolti a una ricerca sia essa interiore che esteriore verso un approdo, un porto che per un attimo fermi il troubador, sognatore, viaggiatore e gli dia il tempo giusto per la riflessione. Un bel profondo lavoro che non esitiamo a consigliare. Stramba, e non poteva non essere che così, la cover nel cui interno le dediche sono rivolte per due terzi ad interlocutori del nostro paese. Prodotto dalla nostrana Appaloosa è distribuito da IRD.