THE MYSTIX – Truvine

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THE MYSTIX
TRUVINE
Mystix Eyes Records 2022

Considerati una piccola leggenda nell’area di Boston, i Mystix interpretano dal 2002 l’Americana con forti inserimenti di blues e gospel, alternando brani autografi e covers. La formazione ruota intorno a numerosi artisti con nuovi arrivi e qualche ritorno da un disco a un altro, una sorta di collettivo variabile che ha da sempre come cantante e principale animatore Jo Lily (già con Duke & The Drivers attivi fin dagli anni settanta) insieme al chitarrista Bobby Keyes, sessionman in ambito jazz e rock. Nel nuovo disco sono affiancati da Marty Ballou al basso (Duke Robillard, Roomful of Blues), Neal Pawley e Stu Kimball (Bob Dylan) alla chitarra e Marco Giovino (Band Of Joy, Emmylou Harris, John Cale) alla batteria e alla produzione. Non mancano ospiti di prestigio tra i quali Luther Dickinson, Jerry Portnoy, Spooner Oldham e Doug Lancio ed ex membri fissi come Tom West all’organo. Una formazione esperta che si diverte a proporre una miscela di soul, country e blues da bar-band (infatti vengono paragonati a The Nighthawks) caratterizzata dalla voce roca, aspra e fumosa di Lily tra Dylan, Dr. John, Captain Beefheart e Roger Chapman.
Truvine è il loro ottavo album, a due anni di distanza da Can’t Change It e contiene alcuni brani già incisi in passato sull’esordio Blue Morning, su Satisfy you e su Midnight in Mississippi in nuove versioni. Tra questi la bluesata e notturna Lifetime Worth Of Blues, morbida e sudata senza il violino dell’originale, Which Side Of Heartache, un valzer country con l’aggiunta della fisarmonica, Midnight In Mississippi con Luther Dickinson alla slide che ricorda il suono di J.J. Cale, autore della ballata I Guess I Lose eseguita in modalità pigra e paludosa con una voce fragile alla Dylan.
L’inquietante e aggressiva Satisfy You apre il disco ed è una delle tracce migliori con Up Jumped The Devil, rifacimento di un brano di Robert Johnson e l’up-tempo da juke-joint Change My Mind con l’armonica di Jerry Portnoy. Non ci sono tracce trascurabili neppure nella parte finale del disco in cui si susseguono il gospel tradizionale Devil Try To Steal My Joy in versione swamp-rock e la jazzata e notturna My Epitaph, cover di Ola Bell Reed, arricchita da una sezione fiati degna di New Orleans.
Truvine è la conferma di una band che sarebbe un piacere potere ascoltare dal vivo dalle nostre parti.

Paolo Baiotti

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