MARK ROGERS – Rhythm Of The Roads

MARK ROGERS
RHYTHM OF THE ROADS
Autoprodotto 2021

Le vicende musicali di MarK Rogers sono divise in due periodi ben distinti. Il primo è relativo agli anni ottanta quando, dopo un’esperienza a Washington DC con The Tennessee Flying Goose, si trasferisce a Los Angeles alla fine dell’82 e forma una band di Cosmic Americana influenzata dal country di Gram Parsons e dei Byrds: non viene capito e valorizzato, per cui dopo qualche anno se ne ritorna in Virginia dove si dedica a formare una famiglia e a mantenerla con altre attività. Ma se si ha una passione resta sullo sfondo e prima o poi riappare. Così intorno al 2013 riprende a suonare e a scrivere testi più profondi che risentono delle esperienze maturate in una vita. La voce è rimasta chiara e pulita, adatta al folk-rock elettroacustico, venato di pop, morbido e melodico che Mark apprezza e che forma la base del suo esordio solista Laying It Down e di Rhythm Of The Road. Canzoni semplici, quiete e gentili, che magari non colpiscono per originalità, ma si ascoltano serenamente, adatte per un lungo viaggio in macchina.
Registrato a Virginia Beach e coprodotto dall’ingegnere del suono Rob Ulsh, il disco si avvale principalmente della collaborazione del bassista Jimmy Masters, del chitarrista Larry Berwald e del batterista Powell Randolph, con Marc alla voce e chitarra acustica.
Fifty Dollars Fine è un’apertura easy, un soft-rock pulito alla Jackson Browne con una chitarra elettrica che può richiamare Mark Knopfler. Con Waiting For Maria si passa ad un ritmo sudamericano, ma il brano è troppo leggero, quasi impalpabile, a differenza di Every Once In A While, un country-rock solare con melodie byrdsiane. Just So You Know profuma di California, ma è privo di sostanza; convince maggiormente l’energica Rain Parade dall’atmosfera sognante e un pizzico psichedelica. Shake It Down è una ballata soft alla James Taylor, Strange Anticipation un’altra ballata un po’ sospesa che viene vivacizzata dal piano di John Toomey, Leaving una canzone ritmata che mi ha ricordato lo stile del Tom Petty più leggero con basso e tastiere in evidenza. In chiusura la soave Joking curata nell’arrangiamento vocale precede Flying, in cui la chitarra di Berwald aggiunge qualche tocco psichedelico a una melodia cristallina.

Paolo Baiotti

Tags:

Lascia un commento