MICHAEL JOHNATHON – Legacy

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MICHAEL JOHNATHON
LEGACY
PoetMan Records 2020

Definire Michael Johnathon un artista eclettico è il minimo che si possa fare. Folksinger, chitarrista, drammaturgo, scrittore (ha pubblicato 5 libri), compositore dell’opera Woody: For The People, fondatore dell’organizzazione di artisti SongFarmers, animatore del programma WoodSongs Old Time Radio Hour trasmesso ogni settimana da 500 stazioni radio pubbliche e da numerose emittenti televisive, Michael è un uomo sempre in attività.
Nato nel 1957 e cresciuto nell’area di New York, si è trasferito a Laredo e poi a Mousie in Kentucky, che ha usato come base per girare nella zona degli Appalachi dove ha cercato e studiato decine di brani tradizionali, raccogliendoli dalla popolazione locale. Risiede tuttora ai piedi di questa zona montana, dalla quale si sposta per suonare ovunque, spesso per eventi benefici.
Legacy è il suo quindicesimo album (l’esordio è datato 1988), un disco ispirato da un’intervista del cantante Don McLean nella quale l’artista dichiarava il suo sconcerto per il tramonto dell’industria musicale e di un periodo d’oro della musica americana. La title track non a caso riprende il tema di American Pie e inserisce nel nostalgico testo riferimenti ad altri brani di grandi autori (Kingston Trio, Harry Chapin, James Taylor, Bob Dylan, Steve Goodman…). Il primo lato dell’album, diviso come un vinile, prosegue con due brani autografi, la ballata Winter Rose e l’acustica Rain arrangiata con un quintetto d’archi, alternati alle cover di Blue Skies di Irving Berlin e di Knockin’ On Heaven’s Door rallentata ad arte, con piano e mandolino in evidenza nel break strumentale. Il secondo lato è aperto da tre brani di Michael: l’intensa ballata The Coin, l’altro lento acustico Loyalty e la frizzante The Twinkie Song ondeggiante tra country e jazz e chiuso dalla cover di Like A Rolling Stone e da un medley di Woody Guthrie incentrato su Woody’s Poem, nel quale si inseriscono spezzoni di This Land Is Your Land e Ain’t Got No Home.
Legacy merita un ascolto, anche se manca un po’ di fluidità e di omogeneità tra i brani autografi e le cover.

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