PETE WAY: Addio a una vera rockstar

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Se c’è un musicista che abbia rappresentato il termine “rockstar” come è stato inteso nello scorso millennio, questo è Pete Way, bassista degli UFO per un trentennio. Esuberante, pieno di entusiasmo per la vita, dedito ad ogni tipo di eccesso senza farsi tanti problemi, generoso e disponibile con i fans, un eterno ragazzo che non voleva crescere e che trovava la sua dimensione su un palco, al pub o su un campo di calcio (era un grande tifoso dell’Aston Villa), aveva appena compiuto 69 anni, probabilmente sorpreso di esserci arrivato nonostante tutto.
Dopo avere superato un tumore alla prostata nel 2013 e un infarto nel 2016, è morto il 14 agosto scorso e non per le conseguenze degli eccessi di una vita, ma a causa di un grave incidente che due mesi prima gli aveva provocato ferite e lesioni multiple. In alcune interviste Pete ha ammesso di avere sniffato quantità enormi di cocaina e di avere sottoposto il suo cuore a ogni tipo di tensione, affermando di non rimpiangere nulla. “Non posso avere rimpianti, ho avuto una vita brillante. Non cambierei nulla di ciò che ho fatto”.

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Nato a Enfield nel Middlesex il 7 agosto del ’51, fonda gli UFO nel 1968 con gli amici Phil Mogg (voce), Andy Parker (batteria) e Mick Bolton (chitarra). Esordiscono con l’omonimo album nel ’70, seguito l’anno dopo da Flying. Due dischi di hard rock psichedelico molto validi, ignorati in patria e in Usa, considerati solo in Germania e Giappone. Dopo l’addio di Bolton i tre amici decidono di cambiare direzione, virando verso un hard rock energico e melodico allo stesso tempo. Cercano un nuovo chitarrista e dopo un breve periodo con Larry Wallis e Bernie Marsden, lo trovano nel talentuoso tedesco Michael Schenker, 18 anni, che aveva esordito con gli Scorpions. Il periodo tra il ’74 e il ’78 è quello di maggiore creatività e successo. La band diventa un quintetto con l’aggiunta di un tastierista/chitarrista ritmico e incide Phenomenon, Force It, No Heavy Petting, Lights Out e Obsession che segnano una crescita progressiva, con tour mondiali e canzoni iconiche come Doctor Doctor, Lights Out, Rock Bottom, Too Hot To Handle e Love To Love. La voce potente e melodica di Mogg, la chitarra esplosiva di Schenker, il basso pulsante di Pete e la solida batteria di Parker sono le fondamenta di un suono che ha influenzato molte band degli anni ottanta. L’epocale doppio live Strangers In The Night viene pubblicato quando l’incostante e irascibile Schenker ha già lasciato il gruppo, sostituito da Paul Chapman. La band si ammorbidisce, ma pubblica dischi di buon livello come No Place To Run e The Wild, The Willing And The Innocent. Dopo Mechanix dell’82 Pete se ne va, insoddisfatto delle scelte musicali e forma i Fastway con Eddie Clarke (ex Motorhead) e il batterista Jerry Shirley (ex Humble Pie). Ma per motivi contrattuali non può incidere e accetta un’offerta di Ozzy Osbourne per un tour. Quindi forma i Waysted che incidono tre dischi senza sfondare. Nel ’92 torna negli Ufo e rimane fino al 2009 quando non può partecipare a un tour americano per problemi di visto legati ai suoi precedenti con le droghe. Da questo momento non suonerà più con la band. Nel nuovo millennio partecipa ai Damage Control con Chris Slade e Spike incidendo due dischi, pubblica un album in studio e un live, partecipa a un disco di Michael Schenker, riforma i Waysted, crea la Pete Way Band e nel 2017 pubblica un’autobiografia.

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Oltre a suonare il basso (e a cantare nei progetti solisti), ha anche prodotto dischi dei Twisted Sister e dei Cockney Rejects.
Sempre sulla breccia nonostante gli acciacchi, aveva appena registrato l’album Walking On The Edge prodotto da Mike Clink, che verrà pubblicato postumo.

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