DAVE GREENFIELD: Quando le tastiere fanno la differenza.

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La musica sta subendo danni incalcolabili per colpa del Coronavirus: tour, concerti ed eventi di ogni genere annullati non sappiamo fino a quando (ma di sicuro gli spettacoli dal vivo saranno gli ultimi a riprendere), l’industria discografica gravemente danneggiata dalla chiusura delle aziende che producono i supporti fisici (con ritardi notevoli nelle uscite), per non parlare dei negozi di dischi costretti a mesi di chiusura. E poi ovviamente ci sono le perdite di vite umane, il tributo più sofferto e amaro a questa pandemia, che ci sta privando di protagonisti importanti della storia della musica.
Il decesso più recente è quello di Dave Greenfield, tastierista dei britannici The Stranglers, gruppo seminale dell’epoca punk ancora in attività, come da recente tour europeo di cui ci siamo occupati nel n. 139 di Late For The Sky e su questo blog lo scorso dicembre. Dave, da tempo sofferente per problemi cardiaci, è stato ricoverato in ospedale ad aprile e, nel corso del ricovero, è stato contagiato dal Covid-19. La sua morte, avvenuta la sera di domenica 3 maggio, è stata comunicata ufficialmente sul sito della band, accompagnata dalle dichiarazioni commosse dei colleghi. Ma il ricordo più incisivo è sembrato quello dell’ex voce e chitarra del quartetto Hugh Cornwell: “Sono molto dispiaciuto per la morte di Dave Greenfield. Lui ha rappresentato la differenza tra gli Stranglers e gli altri gruppi punk. Le sue capacità e il suo animo gentile hanno dato un tono particolare al nostro suono. Dovrebbe essere ricordato come l’artista che ha dato al mondo la musica di Golden Brown”. E’ giusto ricordare questo brano, il singolo di maggiore successo degli strangolatori (n.2 in Gran Bretagna nell’82), ma l’apporto di Dave ovviamente è stato molto più corposo.

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Nato a Brighton il 29 marzo del ’49, dopo varie esperienze in Germania e in Inghilterra con formazioni di rock e prog, si era unito agli Stranglers nel ’75 sostituendo Hans Warmling. La band era nata da un anno e non aveva ancora pubblicato nulla, ma era già conosciuta nel circuito dei pub per l’approccio aggressivo, irriverente e poco incline ai compromessi che contribuirà a farli considerare parte della scena punk con la quale avevano dei punti in comune, ma non solo. Per prima cosa erano musicisti già esperti e competenti, in particolare Dave e il chitarrista Hugh Cornwell che avevano 26 anni e il batterista Jet Black addirittura 38, mentre il bassista JJ Burnel era il più giovane, classe ’52. Inoltre le loro influenze erano diverse e, sebbene i primi due dischi Rattus Norvegicus e No More Heroes abbiano una forza, una rabbia e un’immediatezza tipica del punk, contengono altri elementi e si distinguono per una certa raffinatezza e varietà dovuta soprattutto alle tastiere, che verrà amplificata con i successivi Black And White e The Raven.

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Questi quattro album usciti tra il 1977 e il 1979 rappresentano il periodo d’oro del quartetto e un poker difficilmente eguagliabile. In questo contesto, sebbene sia sempre stato evidenziato il rapporto contrastato tra Cornwell e Burnel come il fulcro creativo del gruppo, in realtà la vera differenza è dipesa in gran parte dalle tastiere di Greenfield, che è stato anche voce solista in alcune tracce come Dead Ringer e Do You Wanna?. Il suo modo di suonare utilizzando principalmente il piano Hohner, l’Hammond e vari tipi di sintetizzatori, è stato paragonato a quello di Ray Manzarek dei Doors e, in effetti, se ascoltiamo brani come il capolavoro Down in The Sewer dall’esordio o la magnifica rilettura di Walk On By di Bacharach/David l’influenza è evidente, anche se Dave ha sempre sostenuto di essere stato ispirato da Rick Wakeman e da Jon Lord (con grande sconcerto dei punk rockers più rigidi!). Altre tracce come Toiler On The Sea, The Raven e la pianistica Don’t Bring Harry dimostrano la sua evoluzione, di pari passo con quella dei colleghi, verso un suono più morbido, con maggiore utilizzo del synth.

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Negli anni ottanta, dopo il pasticciato quinto album The Meninblack, gli Stranglers hanno proseguito con alti e bassi, ma in brani come la già citata Golden Brown caratterizzata dal suono barocco delle tastiere, la dolce Strange Little Girl, European Female o 96 Tears è rimasto impresso il marchio di Dave, fedele alla band anche negli anni più opachi dopo il distacco di Cornwell che, da un punto di vista discografico, non hanno prodotto nulla di veramente indispensabile. Tuttavia gli Stranglers hanno organizzato con intelligenza una struttura indipendente, mantenendo una popolarità solida soprattutto in patria e in Nord Europa e pubblicando parecchio materiale d’archivio. Nel 2015, dopo il ritiro di Jet Black, Greenfield e Burnel sono rimasti gli unici due membri originali della formazione e hanno proseguito fino all’ultimo tour che ha toccato anche l’Italia. Erano già state programmate delle date estive, probabilmente le ultime, per il 2020, ma ci ha pensato il Covid-19 a stravolgere i piani della band.

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