NOCONA – Long Gone Song

Nocona Long Gone Song[1651]

NOCONA – Long Gone Song (Henrietta Records 2015)

Non saranno i primi, e sicuramente nemmeno gli ultimi, a coniugare le sonorità del punk con il country-rock, ma questi Nocona meritano senza dubbio attenzione per la genuinità e la schiettezza della loro produzione. La ritmica incalzante, l’armonica infuriata, le composizioni del leader Chris Isom (voce principale e chitarra solista) sono le caratteristiche dei Nocona che balzano subito all’orecchio, ma poi andando ad ascoltare con più attenzione ci sono un sacco di altre cose che vengono fuori da questo CD che contribuiscono a elevare il nome del gruppo oltre la media del genere.

Californiani, desertici, intriganti, i Nocona hanno una formazione fluttuante, possono essere un quartetto, un quintetto, probabilmente a volte solo un trio, un po’ a seconda di chi c’è a bordo, di chi è disponibile.

Oltre a Chris c’è sua moglie Adrienne che fa le seconde voci e suona la ritmica mentre il basso in questo disco è di Annie Rotschild, alla batteria c’è Justin Smith e all’armonica Elan Glasser. Tutti rigorosamente vestiti secondo i dettami dello stile di Nudie, il sarto hollywoodiano che disegnò i costumi dei Flying Burrito Brothers per la copertina del primo album, e non è un caso che recentemente i Nocona abbiano suonato proprio ad uno show commemorativo per i cinquant’anni di quel disco.

Con una voce che ricorda un po’ quella di Ray Davies e un po’ quella di Steven Predelli (il mitico cantante dei Klakson), Chris guida il gruppo tra incursioni di acustica molto evidenti e schitarrate all’insegna del suono più fuzz che si possa immaginare, proprio come ci si potrebbe aspettare da una perfetta commistione tra tradizione e ruvidità da garage. L’armonica di Glasser è sempre vibrante e strapazzata e poi, poi ci sono gli ospiti: Carl Byron alle tastiere (piano organo o wurlitzer che sia) e Greg Leisz con una pedal steel sempre adatta alla bisogna, a conferire al sound Nocona quel sapore di country psichedelico e acido che fu dei New Riders una miriade di anni fa, quando c’era Jerry Garcia ad occuparsi appunto della chitarra a pedali.

Già la title track fa capire di che stoffa sia fatto il gruppo, e poi Toothless Junkie conferma la prima impressione con un bel finale strumentale potente. In All The Victories Of The World fa la prima apparizione il tastierista, presente poi anche nella seguente e notevole Beelzebub Is Still The King, in cui c’è pure Leisz, e difatti siamo al cospetto del primo brano da applausi del disco, l’inserimento di pedal steel e tastiere dà alla musica dei Nocona il tocco giusto (non è un caso che nella formazione più attuale ci sia una pedal steel in pianta stabile, anche se non si tratta di Leisz).

I due ospiti si ritrovano anche nel brano numero sei, Knives & Cologne, dalle atmosfere più sixties garage, con il suono dell’organo a dettar legge.

Bel brano anche Beverly Hills Blues, e nella media positiva del disco è anche It’s Just; Ahh Lovey ha un break di armonica molto vibrante, in perfetta simbiosi con la solista di Chris Isom, mentre la sezione ritmica pesta indiavolatamente. Prehensile Soul (il brano più lungo del disco, ma sono poco più di quattro minuti) è di nuovo una via di mezzo tra Kinks (ascoltare il cantato per credere) e garage con grande lavoro dell’elettrica di Chris, poi, per il finale i Nocona tirano fuori dal cilindro una delle cose migliori del disco, Outside The Lines, una ballata cadenzata, perfetto mix di psichedelia e country rock che viene esaltato dal lavoro della pedal steel di Leisz, qui davvero in stato di grazia.

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