MICHAEL JEROME BROWNE – That’s Where It’s At!

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MICHAEL JEROME BROWNE
THAT’S WHERE IT’S AT!
Borealis Records 2019

Michael Jerome Browne proviene dalla vivace scena canadese. Vincitore di tre Folk-Music Awards (nel 2015 come cantante tradizionale, nel 2012 e 2008 come artista solista), per ben 32 volte nominato ai Blues Awards canadesi, è un polistrumentista e cantautore molto considerato nell’ambito della roots music. Nato a South Bend in Indiana, si è trasferito da bambino a Montreal con la famiglia entrando a far parte da adolescente della scena folk locale. Impegnato anche come session man e collaboratore, ha lavorato spesso con Eric Bibb sia in studio che dal vivo, producendo il suo Migration Blues, candidato al Grammy.
Michael ha alle spalle una decina di dischi sempre per la Borealis tra i quali Sliding Delta del 2015, un tributo al blues rurale e Can’t Keep A Good Man Down che raccoglie brani dai primi album a partire da Drive On, esordio del 2001.
That’s Where It’s At, finanziato da una campagna di crowfunding, è focalizzato sulla connessione tra blues e soul, con l’inserimento di un paio di spirituals originali e qualche blues degli anni sessanta affiancati a tracce di Stevie Wonder, Sam Cooke e Al Green, completati da qualche brano autografo, il tutto eseguito in modalità acustica e stringata, evidenziando il finger-style di Jerome, protagonista assoluto alla voce, chitarra, banjo e armonica, con l’aiuto di John McColgan alle percussioni e delle voci di Harrison Kennedy, Eric Bibb e Roxanne Potvin.
Lo strumentale Don’t Ask Me Why apre il disco mischiando venature funky e jazz, seguito dal blues Black Nights in cui spiccano la calda voce soul e la slide di Browne. Se Skeletons di Stevie Wonder ne mantiene l’andamento funky-soul, lo spiritual Pharaoh, ripreso dalla versione della cantante Sidney Carter, si giova della presenza dell’esperto Harrison Kennedy, mentre Eric Bibb offre il suo inconfondibile aiuto in Everybody Ought To Treat A Stranger Right, blues di Blind Willie Johnson. In tutto il disco si respirano passione, cultura, rispetto e conoscenza della materia, che consentono di interpretare con efficacia anche tracce che sembrano meno legate al tema, come la ballata Louisiana 1927 di Randy Newman.

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