SAMANTHA FISH+CURSE OF LONO-Milano, Legend, 30/05/2019

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L’unica tappa italiana ha chiuso il tour europeo della cantante e chitarrista Samantha Fish, supportata dal quintetto britannico dei Curse Of Lono. Gran parte del pubblico, che ha esaurito il locale milanese, non era ancora arrivata quando alle 20 (un plauso agli organizzatori per la puntualità) è salito sul palco il gruppo di supporto. Nati dalle costole degli Hey Negrita, che eseguivano un mix di alternative country, blues, folk e southern rock, i Curse Of Lono (nome tratto da un libro di Hunter Thompson) sono stati formati dal cantante Felix Bechtolsheimer e dal batterista Neil Findlay; hanno esordito con l’omonimo ep seguito da due album, suscitando un notevole interesse per la loro miscela di folk-rock oscuro permeato di tonalità country, basato su tempi medi, con evidenti influenze cinematografiche testimoniate anche dai video e dai cortometraggi che accompagnano le loro canzoni. Sono melodici e ammalianti e si presentano con un look curioso, diversi uno dall’altro: il tastierista sembra uscito dai Mungo Jerry, il batterista potrebbe essere scambiato per un Ed Hollis (R.I.P.) più emaciato, la bassista rispecchia l’estetica punk con un vestitino nero scollato, il cantante è il più piacione, un Bryan Adams inglese, il chitarrista Joe Hazell sembra catapultato dalla Laurel Canyon dei seventies (e anche il suono della chitarra rispecchia questa impressione). Il loro set scorre veloce; tra i brani spiccano London Rain dal primo Ep, Welcome Home e la cadenzata Send For The Whiskey in cui il cantante suona anche un tamburo, tratte dall’album Severed, Way To Mars dedicata da Felix alla figlia che soffre quando è in tour e Valentine provenienti dal secondo album As I Fell, nonché la cover di Goin’ Out West di Tom Waits.

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Il locale si riempie gradualmente in attesa di Samantha Fish, all’esordio in Italia. Bionda, con un vestito corto in lamé che ne evidenzia le curve e un paio di stivali al ginocchio, la trentenne di Kansas Ciry imbraccia una cigar box accompagnata da tre fuorilegge scapigliati: il brillante tastierista Phil Breen, il bassista Chris Alexander e il batterista Scott Graves.
Dopo l’esordio del 2009 Live Bait, Samantha ha firmato per la Ruf incidendo cinque dischi in studio, il più recente Belle Of The West nel 2017 prodotto da Luther Dickinson (che già aveva prodotto Wild Heart nel 2015) e registrato nel suo Zebra Ranch con i musicisti del giro dell’Hill Country Blues (Lightnin’ Malcolm, Amy Lavere, Jimbo Mathus, Lillie Mae..). Il blues-rock dei primi album si è evoluto, assimilando elementi roots e rendendo più complessa e originale la musica della Fish, che ha ancora dei limiti compositivi, ma possiede un’energia contagiosa, è una chitarrista con i fiocchi ed ha una voce che, quando non esagera negli acuti come in qualche momento a Milano, incrocia Bonnie Raitt e Susan Tedeschi.

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Problemi di acustica hanno condizionato l’inizio del concerto: la voce era bassa e anche il suono della chitarra e delle tastiere non era chiaro, sovrastato dalla batteria. Ma ha destato qualche perplessità anche la qualità delle canzoni: l’aspra Bullet Proof, l’inedita Love Letters e You Can’t Go da Chills And Fever non hanno avuto l’impatto atteso. Poi le cose si sono sistemate e il concerto è cresciuto gradualmente, dalla swingata Chills And Fever in cui Breen ha affiancato con bravura la cantante, proseguendo con la ritmata Watch It Die che, come la precedente, dovrebbe far parte del nuovo album Kill Or Be Kind e con la scanzonata cover di Little Baby (The Blue Rondos, gruppo inglese dei mid-sixties), decollando con la drammatica Blood In The Water e con la bluesata Gone For Good, caratterizzata da assoli di piano elettrico e slide, entrambe da Belle Of The West.

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Per l’intima ballata Go Home da Wild Heart ha imbracciato l’acustica, una sorta di pausa prima del finale del set, comprendente il rock-blues No Angels in cui, dopo un brillante assolo di Breen, Samantha si è lasciata andare, rallentando il ritmo e ripartendo con un crescendo notevole e l’eccellente Somebody’s Always Trying, cover del cantante gospel-soul Tad Taylor in cui ha dato il meglio alla solista, chiudendo in ginocchio ed entusiasmando il pubblico milanese. In chiusura l’artista ha ripreso la cigar box per eseguire Shake ‘Em On Down, scatenata cover di Bukka White, rifatta alla maniera del Mississipi Blues di R.L. Burnside con un finale travolgente. Unico bis il trascinante rock and roll Bitch On The Run da Wild Heart, in cui ha presentato la band e coinvolto il pubblico in un call and response molto apprezzato.
Dopo il concerto, finito per una volta ad un orario decente anche per i numerosi appassionati convenuti da altre regioni, la Fish ha firmato dischi e concesso foto senza fretta, gentile e disponibile, da vera professionista.

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(foto di Michele Marcolla)

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