MICHAEL McDERMOTT – Orphans

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MICHAEL McDERMOTT – Orphans (Appaloosa/IRD 2019)

Il prolifico McDermott sembra ormai un fiume in piena: la sua vena compositiva è talmente ricca che dalla stesura di Willow Springs (2016) e di Out From Under (2018) sono rimasti nei cassetti abbastanza brani da mettere insieme un terzo disco, pubblicato dall’Appaloosa lo scorso febbraio.

Questo nuovo disco si compone di ben dodici brani che erano rimasti fuori dalle precedenti pubblicazioni, tutti brani comunque all’altezza della situazione, debitori come sempre a certe sonorità molto legate a Springsteen e ai suoi accoliti, siano essi Miami Steve o Johnny Lyons, brani sempre caratterizzati da liriche torrenziali, magari non lunghissimi come ci aveva abituati in passato, ma sempre intriganti, sia quando a dominare sono le atmosfere elettriche sia quando Michael si rintana in preziose nicchie acustiche con appena una spruzzata di tastiere e sezione ritmica in punta di piedi (Never Do Well, Black Tree Blue Sky e Los Angeles A Lifetime Ago, quest’ultima tra le più riuscite a livello lirico).

Rispetto ai dischi precedenti e a quello con i Westies (di fatto un disco di McDermott a tutti gli effetti) i testi sono più introspettivi, riflessivi, mancano le tragiche ballate da storyteller quale siamo avvezzi a conoscerlo, quelle storie drammatiche ed intense: qui spiccano canzoni d’amore e brani velati da un tiepido ottimismo, di speranza, così come era accaduto nel disco dello scorso anno. Con timide eccezioni, come Sometimes When It Rains In Memphis, una delle canzoni più riuscite del disco.

Tra i brani che emergono va ricordata anche l’incalzante Givin’ Up The Ghost con il controcanto della consorte Heather Lynn Horton (presente anche altrove, come backing vocalist e violinista), The Wrong Side Of Town (forse però troppo simile a Dancin’ In The Dark, pur non essendo così spudoratamente commerciale ed infausta nelle sonorità), Richmond (dal buon break strumentale nel mezzo).

Se la copertina non è particolarmente invitante (un disegno della figlia Rain), la confezione è comunque ben curata e come da tradizione apprezzatissima l’Appaloosa Records ci mette i testi con tanto di traduzione. Le note di copertina sono invece abbastanza latitanti, giusto i nomi dei musicisti, senza gli strumenti: ci sono i fedelissimi Will Kimbrough (strumenti a corda), il bassista Lex Price, John Dederick (tastiere), Steven Gills (batteria).

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