STEVE EARLE & THE DUKES – Guy

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STEVE EARLE & THE DUKES – Guy (New West 2019)

Lunga vita a Steve Earle. Sempre e comunque.
Anche se la sua musa ispiratrice sembra essersi messa comoda negli ultimi tempi, i suoi dischi sono sempre godibili, ben fatti, ma meno ispirati rispetto agli esordi, rispetto alla splendida (e piena di svolte stilistiche) rinascita negli anni novanta e anche rispetto al suo periodo più “barricadero” e politicamente impegnato dei primi anni duemila. Pretendere da certi artisti uno standard sempre elevato è lecito, come è lecito da parte di questi artisti disattenderle (valgano per tutte le immonde ultime schifezze di Springsteen). Steve Earle dal canto suo nel frattempo ha pubblicato un signor libro(“Non uscirò vivo da questo mondo”, Mondadori) e musicalmente si è limitato a stare su un livello onesto e, quando è a corto di canzoni, piuttosto che concedersi all’immondizia come Bruce si rifugia – come in questo caso – nel songbook dei suoi padri spirituali, nonché amici di vecchia data.

Earle non è più quello di dischi epocali come Train A-Comin’, El Corazon, Jerusalem: con Washington Square Serenade la sua carriera ha cominciato a declinare, lentamente, senza picchi negativi, ma il momento di stanca – che tutt’ora perdura – è evidente. Dischi come il recente live al Contiental Club di Austin, dal suono un po’ piatto, o come il tributo a Townes Van Zandt del 2007 e questo omaggio a Guy Clark sono l’occasione per testimoniare il suo grande affetto per due dei massimi protagonisti della canzone d’autore made in Texas, ma soprattutto un atto dovuto nei confronti di cari amici scomparsi. Con Clark la collaborazione/amicizia è davvero di lunga data: già negli anni settanta Earle figurava come bassista (!) nel live act del burbero Guy, lo troviamo in un vecchio doppio live uscito nel 1979 contenente contributi di artisti veri con estratti da varie edizioni del Kerrville Folk Festival. Non solo, nello splendido documentario Heartworn Highway realizzato negli anni settanta ma distribuito solo un paio d’anni fa, l’intera sequenza finale documenta una cena di natale in casa Clark con tutti i “fuorilegge” nashvilliani (quanto a residenza) a cantare insieme, tra gli altri ci sono Steve Young ed un giovanissimo Steve Earle.

Il tributo a Clark è un doppio LP o singolo CD inciso da Earle con l’attuale formazione dei Dukes ed un pugno di amici a prestare strumenti e soprattutto voci nel finale. Sedici tracce ripescate nel repertorio del maestro, con le cartucce migliori tutte sparate nella prima facciata. Dublin Blues, L.A. Freeway, Desperados Waiting For A Train sono brani talmente sentiti, risentiti, belli, che è difficile darne un giudizio. Farne delle brutte cover è cosa davvero da mettercisi d’impegno, e Steve Earle non è certo il tipo da rovinare simili gemme, così le rifà senza intaccarle, con arrangiamenti molto classici, con la sua voce unica. Sulla stessa facciata figura infine anche un altro classico del primo Clark, Texas 1947.
La side B si apre con la movimentata Rita Ballou, poi si va di grandi ballate, ben sorrette dai Dukes, con la pedal steel di Ricky Jay Jackson ed il violino di Eleanor Whitmore, che è spesso la voce di rincalzo che fa eco a quella del protagonista. The Ballad Of Laverne And Captain Flint, The Randall Knife e l’intensissima Anyhow I Love You i titoli.
Passando al secondo disco della doppia confezione, ci troviamo al cospetto della dolente e minimale (ma con una grande pedal steel) That Old Time Feeling seguita dalla più corposa Heartbroke con tutti i Dukes coinvolti nell’esecuzione. Poi è la volta di The Last Gunfighter Ballad, unico brano non inciso appositamente per il disco (e infatti è eseguito in solitudine) ma ripescato da un tributo a Clark a cui Steve aveva partecipato appunto con questa esecuzione. La facciata tre si conclude con una robusta versione di Out In The Parking Lot in cui il gruppo e il leader sembrano rispolverare certe sonorità ascoltate nei momenti migliori della loro storia.

La facciata finale comincia con una buona She Ain’t Going Nowhere, poi i Dukes virano verso il bluegrass a loro familiare con l’arrangiamento riservato a SiS Draper, Earle imbraccia il mandolino, la Whitmore il violino e la pedal steel s’infila dappertutto.
Robusta e bluegrass oriented (qui il break strumentale finale è fantastico) anche la versione di New Cut Road, che prelude al gran finale, riservato alla più intima Old Friends, cantata con un sacco di ospiti, tutti amici di vecchia data, quasi a conferma del titolo: c’è Emmylou Harris, e c’è l’armonica di Mickey Raphael, e poi le voci di Terry Allen, Jerry Jeff Walker, Rodney Crowell e Joe Harvey Allen. Insomma una sorta di definitiva elegia per il compianto Guy.
Dell’edizione in vinile esistono diverse versioni, quella normale in blue, quella in rosso, quella autografata esclusivamente per i clienti della catena di librerie Barnes & Nobles, quella in vinile trasparenti tirata solo in 200 copie e venduta in Tennessee e Texas, le due case musicali di Steve.

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