JOHN GORKA – True In Time

john gorka true in time

JOHN GORKA – True In Time (Red House/IRD 2018)

C’è qualcosa di nuovo che ci si possa aspettare dal cantautorato americano classico? La risposta probabilmente è no. Certo, ci sono le eccezioni, e ci sono le varie scuole cantautorali: ci sono i rudi texani, ci sono i californiani, ci sono quelli del midwest e ci sono naturalmente quelli metropolitani, quasi tutti sono riconducibili ora a quel genere che viene definito “americana”.
John Gorka è uno dei pionieri, uno di quelli più legati a questa denominazione, uno dei primi, sono trent’anni che porta in giro le sue canzoni e da almeno venti è legato stabilmente (anche se vi aveva esordito nel 1987) alla Red House, la label che fa capo a Greg Brown, un altro della stessa scuola musicale.

Posto, come si diceva in apertura, che è difficile attendersi qualcosa di nuovo, questo recente CD di Gorka è un disco piacevole, magari non entusiasmante e senza vibrazioni particolari: una manciata di buone – non eccelse – composizioni, qualcuna più interessante, altre più sonnacchiose (complice anche la voce del titolare), o anche tediose (la title track, che non aiuta molto essendo posta in apertura del disco e ripresa anche in chiusura in versione più lunga).
Il disco è stato registrato in pochi giorni a Minneapolis, con un ristretto gruppo di amici fidati con cui Gorka ha messo insieme una base molto fluida per le proprie composizioni, il tutto sotto la produzione di Rob Genadek, altro frequentatore abituale del nostro.
Al lavoro poi sono state aggiunte varie parti vocali registrate da altri amici/amiche di Gorka in differenti studi e stati americani: c’è Lucy Kaplanski che canta in Nazarene Guitar mentre Don Richmond e Jim Bradley sono ospiti nella border ballad Arroyo Seco, una delle cose più riuscite del disco. Tattoed è un brano dalla bella amalgama sonora, con le tastiere di Tommy Barbarella in particolare evidenza. Crowded Heart è invece una delicata ballata acustica senza particolari picchi, come la dolente Fallen For You, contrappuntata dalla pedal steel di Joe Savage. Più briose la spiritosa The Body Parts Medley, piacevole canzoncina in controtempo, The Ballad Of Iris And Pearl con la voce ospite di Eliza Gilkynson, sicuramente tra le cose più riuscite del disco.

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