BARTOLINO’S – I sigari fanno male

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BARTOLINO’S – I sigari fanno male (Cromo Music/ Best-U 2017)

Avevamo perso le tracce dei Bartolino’s dopo la pubblicazione di Arthemisia Absitium, godibile album risalente ormai al 2008 che era però accreditato al cantante Alessandro Ducoli con i Bartolino’s alla stregua di backing band. Con questa nuova uscita risalente alla scorsa primavera i Bartolino’s sono invece una banda a tutto tondo.

Nella fattispecie si è ricomposto l’asse autorale Ducoli/Stivala, col secondo personaggio impegnato insieme al cantautore camuno nella scrittura di tutte le canzoni qui incluse, co-titolare a tutti gli effetti.

Il risultato è un disco altrettanto godibile, un disco in cui il Ducoli può lasciarsi andare a quelle vocazioni istrioniche che la presenza di uno sparring partner come Stivala (impegnato tra chitarra e piano elettrico Rhodes) gli concede di lasciar libere e galoppanti.

Una decina di composizioni suonate come si deve da un quintetto base che oltre ai suddetti soggetti vede la presenza della fisarmonica di Roberto Angelico, la batteria di Arcangelo “Arki” Buelli e il basso di Max Saviola (questi ultimi due già apprezzatissima sezione ritmica della Banda del Ducoli all’inizio del terzo millennio) a cui si aggiungono piano e tastiere. Il disco ondeggia così fra canzoni solide e divagazioni malinconiche a base di milonghe, tanghi e similsambe.

Con la title track fatta di autoironie e doppi sensi è già trionfo, Ducoli e Stivala conducono il gruppo attraverso una composizione senza dubbio vincente e la successiva Frivola non è da meno; segue poi Prunella modularis che al pari del brano che aveva titolato il disco precedente rispolvera gli studi botanici del Ducoli presso l’ateneo patavino, ma, soprattutto è un altro brano che conquista.

Il disco si snoda quindi tra Le donne sono fatte per giocare, la riuscita Piccoli furti estivi e la samba di Recidivo inframmezzata da un break strumentale quasi acidjazz. Ingenuo è una soffusa composizione che ricorda da vicino altre composizioni del Ducoli e lascia spazio a Stivala a funamboliche escursioni chitarristiche.

Stella di fiume è una robusta canzone d’amore, resa particolarmente solida da un gran lavoro di basso e batteria dominata ancora le inflessioni “tanguere” inferte dalla fisarmonica. Il lato più istrionico del Ducoli emerge poi con l’irrinunciabile Quante passerine che prelude alla conclusiva (autocensurata nel booklet per quanto riguarda il testo) e colossale Adorata, quasi una rock ballad irriverente che nella struttura musicale richiama l’indimenticata Amico fragile di Fabrizio De Andrè, ma nel testo si viaggia verso altri lidi, è quasi un brano recitato con Alessandro Ducoli impegnato a far uscire tutte le tinte e le sfumature di cui è capace, passando da tonalità profonde a passaggi lirici: il tutto mentre la chitarra di Stivala, sorretta da basso e batteria si divincola su un tappetto ordito da un organo insinuante.

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