GIACOMO SCUDELLARI – Lo stretto necessario

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GIACOMO SCUDELLARI
LO STRETTO NECESSARIO
Brutture Moderne/Audioglobe 2018

Lo Stretto Necessario è il lavoro di debutto sulla lunga distanza di Giacomo Scudellari, cantautore romagnolo di Ravenna, classe 1986, prodotto da Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat). Nella presentazione del disco viene contrapposta l’evidente derivazione del modo di cantare di Giacomo dai classici cantautori degli anni settanta con la differente scelta dei testi che vogliono celebrare “il gusto onesto della Gioia con la g maiuscola in nove canzoni positive e vitali, senza tonalità minori, capaci di scavare in profondità non rimanendo scioccamente in superficie”. L’ironia e la leggerezza dei testi è affiancata da scelte musicali personali che sono logiche rispetto ai musicisti che collaborano al disco: oltre a Giampaoli al basso, Diego Sapignoli (batteria) e Christian Ravaglioli (pianoforte, mellotron, fisarmonica, launeddas), tutti provenienti dai Sacri Cuori, gruppo romagnolo che si caratterizza per scelte strumentali che mischiano folk tradizionale, psichedelica, blues e suggestioni cinematografiche (colonne sonore) con un gusto raffinato, molto apprezzati anche all’estero. A loro si uniscono la chitarra acustica di Mario Bovi, i fiati di Enrico Farnedi, l’elettrica di Stefano Pilia e le tastiere di Nicola Peruch. Tra influenze caraibiche, percussioni africane, ascendenze cinematografiche (l’opera di Morricone è uno dei capisaldi dei Sacri Cuori), cori un po’ sconnessi, Scudellari ci accompagna allegramente, a partire dal Cantico Della Sambuca, profumato di calypso, seguito da Morirò In Una Taverna (che mi ricorda Francesco De Gregori) rallegrata da fiati che profumano di Louisiana. Un Mese In Provenza è una ballata tradizionale anche nell’accompagnamento acustico, nel quale si distingue una raffinata fisarmonica, ma che nella seconda parte inserisce altri strumenti e percussioni, A Poter Scegliere un brano dall’andamento marziale con tracce di elettronica. La traccia più significativa mi sembra quella centrale del disco, La Luna Ha Sempre Ragione, ballata intensa arrangiata con gusto ed evidenti richiami ai fiati morriconiani. La seconda parte dell’album convince meno, tra il country un po’ deboluccio di Chiedi e Ti Darò (filastrocca che richiama Volta La Carta di De André), le influenze centroamericane di Cose Che Sai e caraibiche di Addio Alla Tristeza, fino alla conclusiva Lo Stretto Necessario, traccia intimista con un testo di qualità. La copertina colorata di Davide Salvemini riflette le vibrazioni e la vitalità del disco, un esordio degno di attenzione.

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