JAIME WYATT – Neon Cross

Jaimie Wyatt - Neon Cross (1)

Jaime Wyatt – Neon Cross (New West Records 2020)

Una vita non facile quella di Jaime Wyatt, country girl non più di primo pelo ma comunque appena al suo secondo disco. Californiana di nascita, la Wyatt deve aver trascorso la gioventù in maniera molto pericolosa, non sappiamo a quale/i dipendenza/e fosse dedita ma sicuramente la sua strada è stata in salita, e lo si evince abbastanza dalle liriche delle undici canzoni incise in questo Neon Cross. Songwriting abbastanza felice, qua e là aggiustato con l’aiuto di qualche amico, illustre o meno, voce interessante, in bilico tra personaggi diversissimi quali Maria McKee e Lucinda Williams, la Wyatt con questo disco tenta di aprirsi la via dell’Americana una volta per tutte, con l’appoggio di una band formata da musicisti di vaglia e sotto la produzione di Shooter Jennings, e non a caso da un po’ di tempo ha trasferito la propria residenza a Nashville, anche se il disco è sicuramente più intriso di atmosfere west coast che altro: a partire dai suoni ai contenuti dei testi che rimandano spesso ad atmosfere tipiche della Los Angeles/Sin City cantata da Gram Parsons, a cui la Wyatt sembra rifarsi con gli abiti da cowgirl del Sunset Boulevard e con le croci del titolo (che Parsons aveva ricamata sulla giacca.

Il disco ha delle buone basi, alcuni brani ci sono, altri un po’ meno, la produzione di Jennings invece pecca un po’ di manierismo che depriva di anima il suono finale.

La Wyatt mette sul piatto delle buone canzoni – ma ci dicono che altre, notevoli, sono rimaste nel cassetto! –, talvolta tipicamente d’atmosfera country-rock, quelle che le riescono meglio, con la giusta spolverata di honky-tonk, tal altra più rilassate, canzoni che sono storie di donne differenti, non si capisce bene se autobiografiche o meno, certo è che quando canta di ragazze perdute sembra di vederla, persa nel limbo del suo passato, con quel lungo mento ed il cappello da cowgirl, un po’ meno la si riconosce nelle liriche di Just A Woman, che sembra figlia della celebre Stand By Your Man, uno dei testi più maschilisti del country… non deve essere un caso che Jennings vi abbia coinvolto mamma Jessi Colter per le seconde voci.
Da qui a identificare la Wyatt con una sorta di “outlaw” al femminile magari ce ne passa, ma l’intenzione parrebbe andare in quella direzione.

Il disco si apre con l’introspettiva e pianistica Sweet Mess, un po’ diversa da tutto il resto del disco, ci pensa la title track però a portarci nella giusta direzione, con la storia di una ragazza perduta con un profumo da quattro soldi, occhiali scuri e scarpe in pelle di alligatore. Jennings si occupa delle tastiere, buona parte del sound è sorretto dalla pedal steel di John Schreffler Jr., ma c’è anche la chitarra solista di Neal Casal (qui probabilmente nelle ultime sue registrazioni), per altro abbastanza sepolta nel mix finale.

L I V I N è una buona composizione, ma piacciono di più Makes Something Outta Me e By Your Side dal consistente tessuto musicale, con la voce di Jaime Wyatt che ricorda la McKee e con Casal un po’ più udibile che altrove.

La seconda facciata si apre con il duetto insieme alla Colter, una honky tonk ballad in cui si sente bene l’acustica della titolare e il tappeto è tutto affidato alla pedal steel e – ahimè – alla brutta orchestra sintetizzata ordita dalle tastiere del produttore.
Bello l’attacco di chitarra di Goodbye Queen, un gran brano che ha un andazzo che ricorda molto Warren Zevon, quello dei tempi migliori (cosa che rende inevitabile non pensare a Linda Ronstadt), con un’altra bella intuizione di Casal alla sei corde.
Mercy è una canzone lenta e Rattlesnake Girl non impressiona molto, al di là del titolo, più accattivante Hurt So Bad con begli intrecci delle chitarre, sia l’acustica di Jaime, che l’lettrica e la pedal steel, Jennings duetta con lei ma la voce resta talmente sotto che si fatica a sentirla.

Suggestivo il finale, Demon Tied To A Chair In My Brain, l’unico brano non originale (Dax Riggs e Matt Sweeney gli autori), in cui la Wyatt gioca a cantare con intonazione dolente, novella Lucinda Williams, accompagnata dal violino di Aubrey Richmond.

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