PAOLO BONFANTI – Elastic Blues

bonfanti[512]

PAOLO BONFANTI
ELASTIC BLUES
Rust Records 2020

Paolo Bonfanti, bluesman e rocker genovese, uno dei vanti della musica indipendente italiana, compie 60 anni decidendo di festeggiarli nel miglior modo possibile per un musicista, cioè con un disco… e che disco! Coraggioso e intransigente, spesso controcorrente, sorprende anche in questa occasione non limitandosi a celebrare la sua storia ormai lunga, piena di collaborazioni e di album di qualità, ma creando uno dei dischi più completi, sorprendenti e generosi della sua carriera, con settanta minuti che esplorano tutti i generi che lo hanno appassionato e influenzato.
Chi si aspettava un disco di blues elettrico o di bluegrass acustico rimarrà sorpreso al primo ascolto e magari un po’ deluso, ma sono sicuro che riascoltandolo scoprirà molte cose interessanti. Il cd è inserito in un pregevole libretto di ottanta pagine con un’affettuosa presentazione di Guido Harari e le note del Bonfa che racconta la sua storia partendo da Sampierdarena e dal nonno, batterista di jazz e dagli zii, anch’essi musicisti. Paolo ricorda le band con le quali ha suonato, dalla Hot Road Blues Band ai Big Fat Mama, seminali per la scena rock-blues italiana, il manager Umberto Tonello, le collaborazioni con musicisti di fama (Roy Rogers, John Popper, Gene Parsons, Martino Coppo, Fabio Treves e i colleghi del supergruppo Slow Feet), riflette sulla professione di musicista, racconta aneddoti on the road e aggiunge essenziali annotazioni su ogni canzone del disco, cantato in italiano, inglese e genovese, chiudendo con la citazione degli appassionati che hanno partecipato alla raccolta di fondi che lo ha finanziato.
Si parte con il rock ipnotico, robusto e avvolgente di Alt! in cui, oltre ai fedeli Alessandro Pelle (batteria) e Nicola Bruno (basso) è accompagnato da alcuni membri degli Yo Yo Mundi. Nell’acustica e cantautorale The Noise Of Nothing la fisarmonica di Roberto Bongianino, altro collaboratore di sempre, assume preziose tonalità malinconiche mentre Haze, unica cover del disco (un brano di Bob Weir dei Grateful Dead) dimostra l’amore per il funky, ribadito dalla jazzata Unnecessary Activities, accompagnata da sferzanti riflessioni sull’attuale società volta al profitto. La delicata Heartache By Heartache ci riporta al country-bluegrass acustico dei dischi con l’amico Martino Coppo, ma è una breve parentesi superata dalla rabbiosa Don’t Complain. Una delle tracce migliori è Fin De Zugno, sulla ribellione genovese contro il governo Tambroni nel 1960, in cui viene lasciato spazio agli archi dell’Alter Echo String Quartet. I Big Fat Mama tornano insieme per We’re Still Around, roccioso rock di stampo sudista, seguito da A O Canto, un omaggio al Miles Davis dei primi anni settanta con abbondanza di fiati e il piano elettrico di Aldo De Scalzi.
Nel segmento conclusivo, dopo la ballata Hypnosis c’è spazio per il blues texano di I Can’t Find Myself con Fabio Treves all’armonica, per il cajun di Sciorbi’/Sciuscià che unisce Genova e Louisiana, per la title track strumentale in cui la fisarmonica di Bongianino e le chitarre di Bonfa e Matteo Cerboncini si ritagliano spazi solisti, per chiudere con la nostalgica ballata Where Do We Go, seguita da una ripresa di Unnecessary Acrivities.
Elastic Blues è un disco che tiene fede al suo titolo, pieno di idee e di diverse angolazioni, che dimostra la vitalità di uno dei migliori musicisti italiani.

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