OUTLAWS – Dixie Highway

outlaws[373]

OUTLAWS
DIXIE HIGHWAY
Steamhammer/Spv 2020

Quando nel settembre del 2007 Hughie Thomasson, voce, chitarra solista e leader indiscusso degli Outlaws, muore per infarto, la storia della “Guitar Army” della Florida sembra giunta al capolinea. Invece Henry Paul, altro cantante e chitarrista della formazione originale con la quale aveva inciso i primi tre dischi dal ’75 al ’77 (i migliori in studio della loro discografia), lasciando per formare la Henry Paul Band, rientrando per un breve periodo negli anni ottanta e poi nel 2005 dopo avere riallacciato i rapporti con Thomasson, decide di proseguire con Monte Yoho, uno dei batteristi originali, Dave Robbins (tastiere) e Randy Threet (basso) entrambi provenienti dai Blackhawk, la band di country formata da Paul negli anni novanta. Questi quattro musicisti sono tuttora in formazione insieme ai chitarristi Steve Grisham e Dale Oliver e al secondo batterista Jaran Sorenson.
Se It’s About Pride del 2012 era un disco discreto costruito sulla voce melodica di Henry, più vicino al country che al southern rock degli anni settanta, già il doppio dal vivo Legacy Live del 2016 aveva mostrato evidenti progressi e un riavvicinamento al suono originario degli Outlaws, sia per l’incisività e lucidità delle chitarre che per la pulizia delle armonie vocali. E Dixie Highway conferma queste sensazioni positive, dimostrandosi del tutto degno della tradizione della band, la migliore della seconda generazione sudista con 38 Special e Molly Hatchet, caratterizzata dal miscelare il suono muscolare tipico del genere, testimoniato dalla presenza di tre chitarristi, con influenze country e curati intrecci vocali degni degli Eagles.
Dixie Highway era la strada che nell’ottocento collegava Chicago a Miami, Midwest e Sud, una strada della quale esistono ancora alcuni tratti e che funge da metafora del lungo viaggio della band.
Sorprende il livello qualitativo delle canzoni e delle esecuzioni. La trascinante opener Southern Rock Will Never Die è il manifesto dell’orgoglio sudista e insieme alla conclusiva malinconica ballata Macon Memories ricorda le glorie musicali del passato e le band che hanno fatto la storia del genere, dagli Allman Brothers alla Marshall Tucker Band, dai Wet Willie ai Lynyrd Skynyrd, i simboli di una fratellanza ancora viva. La cavalcata chitarristica di Dixie Highway, la ballata western Endless Ride che accelera nel finale arrembante e lo strumentale Showdown confermano l’ispirazione della formazione, che ripesca anche due brani del passato, la morbida e rilassata Heavenly Blues in una versione che non fa rimpiangere l’originale su Hurry Sundown del ’77 e l’energica Windy City’s Blues, composta dall’ex bassista Frank O’Keefe, morto nel ’95, al quale è dedicato il disco, uscita in precedenza solo in versione demo in una raccolta del 2012, rivista con una presenza più incisiva delle chitarre. Anche i brani più melodici come Over Night From Athens, Dark Horse Run (chiuso da una notevole accelerazione) e il vivace up-tempo country Rattle Snake Road non sfigurano, contribuendo alla riuscita di uno dei ritorni più sorprendenti del 2020.

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