DAN KRIKORIAN – Grandeur

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DAN KRIKORIAN
GRANDEUR
Autoprodotto 2019

Musicista, autore, allenatore di basket alla Chapman University, professore, curatore di un podcast in crescita chiamato The Beautiful Work nel quale intervista artisti, sportivi, attori e scrittori, Dan è un personaggio non facile da definire. Abitualmente si divide tra le serate (e le nottate) in studio, le mattinate in palestra e i pomeriggi tra interviste e impegni promozionali. Grandeur è il quinto album di un’avventura solista iniziata nel 2008 con Oxford Street. Nel corso di una carriera ultradecennale ha suonato come spalla, tra gli altri, di Foo Fighters, Eddie Money, The Animals e ALO e ha girato non solo gli Stati Uniti, ma anche in alcuni paesi europei come Germania, Belgio e Olanda nei periodi in cui non è impegnato come allenatore, come nel corrente mese di luglio in cui sta suonando da solo in Europa, prima di affrontare una serie di date americane con la sua band.
Registrato nel corso di un lungo periodo (quasi quattro anni) a Los Angeles con l’ingegnere del suono, co-produttore e batterista Shawn Nourse , Grandeur è un disco scorrevole, nel quale spicca la voce dell’artista che richiama la morbidezza e il gusto per la melodia di Paul Simon, accompagnata da un tessuto musicale che ondeggia tra pop e jazz con venature rock, animato da un uso diffuso dei fiati che si alterna con qualche inserimento degli archi nelle ballate più intime e riflessive. Dan definisce il suo stile un mix di folk, pop e rock, un incrocio tra John Mayer e The Lumineers. Una definizione accettabile, aggiungendo echi di Paul Simon e Ryan Adams, con dei testi che richiamano grandi della letteratura come Philip Roth, James Joyce, Scott Fizgerald ed Ernest Hemingway.
Grandeur è un progetto diviso in due parti, Act 1 e Act 2. La prima è aperta dalla riflessiva Words ammantata da backing vocals avvolgenti, seguita dalla mossa e leggera Need Me Bad e dalla notturna Crazy Love. Il ritmo si impenna con la coinvolgente Don’t Look Like You, rallenta con la pianistica Monday Morning e con l’intensa 59th Street e si mantiene su tonalità quiete con la morbida Bloom che chiude il primo segmento. Il sax di Ron Dziubla introduce e punteggia la ritmata High Heels che apre la seconda parte, seguita dalla pregevole ballata The Lucky One, dal folk/pop Baby’s Got The Blues e dalla cadenzata Ulanga, dominata dalla chitarra espressiva di Bob Boulding (ex Young Dubliners), mentre nella parte finale spiccano la riflessiva ballata Joe Purdy con un notevole assolo di sax e New Dawn che chiude il disco in modo soffuso.

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