PK GREGORY – Honkabilly Blues

PK Gregory HonkabillyBlues[1006]

PK GREGORY
Honkabilly Blues
2017 Blue Betty Records

PK Gregory si autodefinisce One Man Band e propone un songwriting di country-blues con una grande predominanza dell’armonica a bocca oltre che ovviamente della chitarra e del footdrums, caratteristica basilare per coloro che in special modo dal vivo si presentano totalmente soli. Nato ad Anchorage in Alaska, ma residente a Stavanger in Norvegia ha uno stile non molto differente da tanti altri suoi pards che girano in versione solitaria finendo le proprie serate sui palchi di chissà quanti posti dimenticati da Dio e dagli uomini. Questo suo Honkabilly Blues è il suo terzo lavoro e nonostante sia un po’ monocorde considerando tredici brani alquanto similari accatastati uno dietro l’altro, non possiamo dire sia un brutto album, certamente quelli divertenti, solari e luminosi albergano da altre parti. Comunque il suo raccontare storie alla maniera di un novello troubadour con chitarra, armonica a bocca e battute di mano sulla chitarra stessa o battiti del piede per simulare immaginifiche percussioni se fa un po’ tenerezza da una parte, dall’altra regala uno scarno ma accettabile lavoro di musica vera, vissuta e onestamente proposta. Racconta le sue storie, i brani sono a sua firma, le sue peripezie, i suoi racconti con filosofica e pacata tranquillità in solitudine e il suo country-hillbilly-rockabilly-folk-blues alla fin fine non è certo da disprezzare. Album come si evince dalle note, suonato dal vivo in studio nella formula meritevole del “buona la prima” nel Franken-Trailer Ranch presumibilmente in Germania, dischetto ad appannaggio della Blue Betty Records. Tutta la strumentazione, ovvero chitarra , armonica e colpi di percussione vari son da lui suonati simultaneamente in questo studio ove l’unico spettatore, non si sa se pagante o meno, è suo fratello Matt che si preoccupa di fargli avere cibarie e bibite e di essere a disposizione durante questa performance spartana sia nella sua musicalità che in quello che pare sia l’unico assistente di studio. Qualche tecnico o fonico indubbiamente c’era si presuppone. Per chiudere il discorso un dischetto certamente non imprescindibile sul quale vi è la scritta Like it? Tell a Friend! Qualche dubbio ci sovviene sull’avverarsi di questa operazione orale di passa parola. Che il cielo gli sia propizio e che ai suoi concerti venda più copie possibili del suo cd, glielo auguriamo di tutto cuore.

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