ANNIE KEATING – All The Best: From Brooklyn With Love

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ANNIE KEATING – All The Best: From Brooklyn With Love (Appaloosa/IRD 2018)

Credo che se qualcuno tentasse di fare un giorno un censimento dei singer/songwriter operativi sul territorio americano, verrebbe dissuaso dall’intento fin da subito, vista e considerata la mole di personaggi poco noti che si aggirano per il settore.
Personaggi che spesso e volentieri, a dispetto dell’essere dei perfetti sconosciuti o quasi, hanno una bella e ricca discografia alle spalle e, soprattutto di qualità.

Prendiamo questa recente scoperta di casa Appaloosa, chi è Annie Keating? Anche se il suo nome non mi dice nulla, l’ascolto del suo disco in questione mi dice di dolci motivi, di scorrevoli ballate all’insegna di suoni misurati, gioiellini acustici ed incursioni strumentali più corpose.

Il disco è un’antologia realizzata appositamente per il mercato italiano, con una serie di canzoni tratte dai suoi dischi precedenti (ben sette): si tratta di un best, come fa intendere il titolo, che però si riferisce anche all’unica cover inclusa nella raccolta, All The Best di John Prine, uno che sta andando per la maggiore alla faccia della vetusta età e dei malanni di salute.
La Keating è una cantautrice di razza, i brani suonano tutti bene, la voce ricorda un sacco di altre colleghe, ma che ci si può fare, sono talmente tante che essere originali anche nella voce è un po’ un’impresa. Magari i suoni non sono quelli che ci aspettiamo da un disco che porta Brooklyn nel sottotitolo, ma la Grande Mela c’è poi in realtà nei testi.

Quindici le tracce incluse nel disco, piacciono Belmont, In The Valley con un bel mandolino e la pedal steel (ma non sappiamo i nomi dei musicisti purtroppo), la dolce Sweet Leanne, la più ritmata Water Town View.

New York è protagonista in particolare della riuscita Coney Island, tra le tracce più belle, Kindness Of Strangers ha un violino dominante, presente anche in Forget My Name che però sfoggia anche un bel break di mandolino e la pedal steel.
E che dire della bella introduzione di You Bring The Sun una bella canzone d’amore, solare, con chitarra baritonale e mandolino che creano un crescendo su cui si innesta poi anche la pedal steel.

Gli arpeggi di chitarre acustiche sorrette da un bel suono di basso sono invece la caratteristica di For The Taking, poi il disco va chiudersi con reverenza con la cover di John Prine, in una versione essenziale e rispettosa.

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